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Famiglia e sociologia

Cap. 1: Fondamenti di sociologia della famiglia

La famiglia è la realtà sociale che struttura la vita quotidiana di ogni singolo individuo. Ritenere che la famiglia risponda a un modello universale si basa sul fatto che condivide funzioni specifiche: la riproduzione biologica e socio-culturale dei suoi membri. Tuttavia, il valore e le forme attribuiti a tali aspetti non sono mai uguali né tra società differenti né all’interno della stessa; esistono perciò pratiche più diffuse ma non universali nella costruzione della famiglia.

L'antropologia ha contribuito alla decostruzione dell'idea universale e naturale di famiglia: la famiglia è un fenomeno culturalmente costruito, un prodotto umano nato per dare risposte a bisogni diversi. La stessa famiglia nucleare non è l'unica esistente o esistita. La caratteristica di universalità si può ridurre solo alla funzione di riproduzione biologica e di socializzazione, ma non alle forme di queste. È una costruzione sociale dove generalmente avviene l'incontro tra i sessi e le generazioni.

Il fare famiglia indica una molteplicità di modi di vivere insieme e di esperienze familiari, non statiche ma in continuo mutamento. Ci sono molte forme del "fare" famiglia. Le trasformazioni della società si riflettono sulla famiglia, ma allo stesso tempo essa è il principale attore che contribuisce a delineare i confini con il mutamento sociale.

La famiglia è il luogo privilegiato dei nuovi nati e quindi è il luogo della costruzione e della conoscenza di sé, della soggettività e dell'intersoggettività. Essa è un fattore di mediazione tra privato e pubblico, tra individuale e sociale. Ogni famiglia è unica, è una microcultura portatrice di valori suoi, e si regge da un lato sulle storie che i membri condividono e dall’altro sulle loro azioni concrete che sono pratiche ripetitive; è un teatro nel quale avviene la messa in scena di fenomeni sociali, relazioni, ruoli, finalizzati al bisogno di riconoscimento, affetto e autonomia dei membri.

La famiglia si sostanzia come fatto culturale, simbolico e come struttura di relazioni che danno ad essa coerenza, identità, dinamicità, equilibrio. Un equilibrio che si rinnova sempre secondo i cicli di vita della famiglia. In Italia, diversi tipi di famiglie: single, convivenze, matrimonio, rottura del vincolo nucleo familiare di un solo genitore, ritorno al nucleo di origine con famiglia allargata, ecc.

Ma l'idea di famiglia resta più o meno quella tradizionale, di un nucleo con o senza figli, aggregato domestico che condivide lo stesso tetto e un punto di riferimento sul piano affettivo; un luogo di protezione, l'unico che offre sicurezza, condivisione e che impedisce l'isolamento.

Fra gli studiosi di scienze sociali, sociologi, antropologi, psicoanalisti, pedagogisti, esiste una molteplicità di categorizzazioni sul concetto di famiglia che si rifà a ricerche teoriche ed empiriche sia quantitative che qualitative. Quando si indaga sulla vita familiare si guarda il microcosmo della famiglia come gruppo e viene preso in considerazione le relazioni intersoggettive, i legami familiari e le interazioni nella vita quotidiana; nella famiglia come gruppo sociale si regolano i rapporti tra coniugi, genitori figli, generazioni, età, sessi.

Quando si parla di famiglia come istituzione si rimanda a modelli sociali definiti dagli apparati di stato, da attributi giuridici, politici ed economici, ad una categoria astratta, che concepisce l'unità familiare come un tutto, socialmente collocata, diffusa dalla cultura attraverso le leggi, il costume, i canali informativi. Fa riferimento alle modalità secondo cui vengono istituzionalizzate generalmente le relazioni sessuali, la procreazione e la prima socializzazione dei nuovi nati. La famiglia è una organizzazione sociale in cui vigono delle norme e delle regole definite dalla società di appartenenza e che intrattiene rapporti con le altre istituzioni sociali.

Luciano Gallino vede la famiglia composta dall'unione di due persone, che possono essere indifferentemente di sesso uguale o diverso, che condividono la stessa abitazione e mettono in atto strategie di sopravvivenza, come la divisione del lavoro. L'autore propone una concezione di famiglia come unità organizzativa del sistema sociale di cui gli aspetti fondamentali ed interdipendenti della sua organizzazione sono la dimensione politica, economica, affettiva, riproduttiva e il ciclo vitale.

Le dimensioni di una famiglia si misurano sul numero dei membri, e sui loro gradi di parentela:

  • Famiglia nucleare: famiglia costituita da madre, padre e figli.
  • Famiglia estesa: comprende individui di più generazioni.

Organizzazione della famiglia

L'organizzazione politica di una famiglia si riferisce alla natura e alla distribuzione dell'autorità, come facoltà di dare comandi, e alla struttura del potere esercitata da uno o più membri sugli altri componenti.

Per organizzazione economica si intende la natura, la quantità e il modo di svolgimento dell'attività lavorativa all'interno e all'esterno della famiglia; i rapporti di lavoro per il mercato e il lavoro domestico; divisione del lavoro all'interno dei membri. L'uso del tempo è una risorsa scarsa.

Per organizzazione affettiva si intendono quei processi psicosociali che determinano la formazione e i cambiamenti della personalità dei membri durante il processo di socializzazione. Riguarda rapporti sessuali, amorosi, relazioni tra coniugi e genitori figli. Riguarda anche i meccanismi del controllo sociale sui comportamenti all'interno e all'esterno della famiglia.

L'organizzazione riproduttiva viene definita bio-culturale perché i fenomeni culturali condizionano la procreazione, il modo di allevare i figli, e determinano la costruzione della soggettività tramite la socializzazione.

Il ciclo vitale della famiglia si articola in una serie di fasi di espansione (nascita di figli) e di contrazione (es. uscita di casa dei figli) che dura per più generazioni e si caratterizza per i cambiamenti nella sfera politica, economica, affettiva e riproduttiva.

Due sistemi di discendenza che si fondano sul sesso: cognatico - i discendenti sono legati da vincoli attraverso sia la linea maschile che femminile, unilaterale – i discendenti di un antenato comune sono legati attraverso la linea maschile o femminile.

Tipi di unione matrimoniale

Il matrimonio implica un patto tra gli sposi riconosciuto dalla comunità di appartenenza, in cui si stabiliscono reciproci diritti e doveri, e può variare nelle diverse culture. L'unione matrimoniale implica due opposte modalità di fare famiglia: famiglia monogamica (si può sposare solo una persona) o poligamica (si può sposare più persone), può essere poliginica (un uomo con più donne) o poliandrica (donna con più uomini).

La famiglia monogamica è più sviluppata in occidente, il suo sviluppo è funzionale ai sistemi riproduttivi ed economici esistenti. Regole matrimoniali per la scelta del coniuge: endogamia - scelta deve avvenire all'interno del proprio gruppo (clan, casta, famiglia). Esogamia - all'esterno del gruppo, permette alleanze e scambi tra famiglie diverse; entrambe regolate dal tabù dell'incesto che prescrive con chi è possibile avere rapporti sessuali.

Levi Strauss: il tabù dell'incesto ha permesso il passaggio da natura a cultura, mentre vieta e obbliga con chi si possono avere rapporti, e fa creare alleanze e solidarietà. La famiglia agisce come mediazione tra società e individuo.

Autori classici della sociologia

La famiglia, campo di analisi del pensiero pedagogico e filosofico, diventa oggetto di studio sociologico a partire dalla fine dell'Ottocento. Il dibattito che si apre è incentrato sulla questione della naturalità universalità della famiglia. Tale problema nasce dalla constatazione dei cambiamenti che sono avvenuti nelle strutture familiari in seguito ai cambiamenti della società.

La rivoluzione industriale e lo sviluppo del capitalismo, con la crescente divisione del lavoro e la forte urbanizzazione, comportano mutamenti minacciando la stabilità del nucleo familiare. Un interrogativo comune a tutti gli autori è quale possa essere il destino di tale istituzione; tutti analizzano la questione partendo dalla dicotomia comunità e società di Tonnies. L'istituzione familiare viene considerata una variabile "dipendente" interna alla società: sono i cambiamenti sociali che determinano le modificazioni della famiglia e non viceversa.

La famiglia è collocata all'interno della categoria della comunità, considerata un fenomeno naturale che viene modificato dalla rivoluzione industriale; con la rivoluzione industriale la famiglia assume le caratteristiche tipiche dei valori contrattuali, e perde quelli della comunità.

Dalla famiglia agricola, autosufficiente, che nel suo microcosmo svolge funzioni economiche, politiche e affettive, si passa alla famiglia nucleare "dipendente", che svolge solo la funzione affettiva, delineando la fine della comunità e l'estendersi in tutti i campi della società. L'approccio istituzionale dell'analisi della famiglia pone attenzione sulle norme e pratiche con cui la società attraverso i legami di parentela, guida e controlla le relazioni sessuali, la socializzazione dei nuovi nati, la trasmissione ereditaria della proprietà ecc. Entro tale assetto viene indagata l'interazione tra famiglia e società, piuttosto che le relazioni tra i membri morfologia del nucleo, linee di parentela, strategie matrimoniali ecc. le trasformazioni della famiglia vengono analizzate attraverso un'analisi descrittiva di tipo storico comparativo, dalla quale risultano generalizzazioni.

I primi studi antropologici inseriti in un clima influenzato dalla teoria di Darwin evidenziano un'analogia tra il passaggio degli organismi biologici da forme di vita semplici a complesse e l'evoluzione delle istituzioni umane. Riguardo le strutture di parentela evidenziano il passaggio da forme primitive di promiscuità sessuale, alla forma poligamica, fino ad arrivare alla monogamia patriarcale.

Le prime indagini empiriche e descrittive sulla famiglia in Europa, vennero condotte dal francese Frederic Le Play; la sua opera principale "Les ouvriers européens" (1885), era composta da 36 monografie sui bilanci di famiglie operaie, scelte come tipiche dei diversi paesi europei la cui classificazione prevedeva tre tipi ideali di famiglia:

  • Patriarcale, con una forte e rigida autorità paterna e con una regola di residenza patrilocale per tutti i figli e una proprietà indivisibile.
  • Instabile, con una debole autorità del padre, proprietà divisibile al momento della successione, e una regola di residenza neolocale (i figli lasciano la casa paterna, non si legano al focolare, nel momento in cui sono autonomi, seguendo un principio di indipendenza).
  • Ceppo o dinastica in cui l'autorità del padre è intermedia. Solo a un figlio viene lasciata l'eredità e vive nella casa paterna, gli altri figli sono liberi di andarsene. Per Le Play è il migliore tra i modelli, ma quella instabile è la più diffusa sia per le trasformazioni della società ecc.

Engels propone un'analisi materialistica della famiglia. Il materialismo storico si basa sull'idea che il mondo oggettivo è condizionato dai rapporti di produzione e rapporti di forza economici. Ne "L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato" descrive il processo che porta alla nascita della famiglia monogamica borghese. L'introduzione del tabù dell'incesto, con il divieto dei rapporti sessuali tra genitori e figli, poi tra fratello e sorella, ha comportato l'uscita dalla promiscuità primitiva. Con la nascita della proprietà privata nasce la famiglia monogamica, che necessita di una "discendenza di sangue" certa, con la regolamentazione dei rapporti sessuali, alla quale fare ereditare tale proprietà privata. Le caratteristiche della famiglia borghese per Engels: rapporto di subordinazione uomo-donna, scissione tra privato e pubblico, tra società civile e Stato, contraddizione tra capitale e lavoro. Con la divisione del lavoro nasce il primo conflitto tra chi lavora e chi gode dei frutti del lavoro; dal passaggio dall'economia domestica pastorale, a una di tipo industriale il rapporto uomo donna genitori figli si trasforma in un rapporto di subordinazione.

In più l'entrata in fabbrica di donne e bambini rompe le basi strutturali dell'autorità paterna. Marx e Engels prefigurano il superamento della società capitalistica e della proprietà privata così che anche la famiglia perda le caratteristiche di istituzione repressiva e autoritaria, basata sullo sfruttamento dei più deboli da parte dei più forti. Viene proposto un nuovo modello di relazione tra i sessi una libera unione tra gli individui, parità di diritti tra uomo e donna, per creare le basi per una forma più elevata di organizzazione sociale.

Tonnies: Nell'opera "Comunità e Società" espone la sua teoria della famiglia. Allontanandosi dal materialismo sostiene che a fondamento delle diverse forme associative tra gli uomini non vi siano fattori economici, bensì culturali, i valori che sono regolati da forze soggettive: le volontà umane. Tali volontà possono creare rapporti positivi se le azioni che ne scaturiscono tendono alla conservazione, negativi se tendono alla distruzione e ai conflitti. Dai rapporti positivi hanno origine i gruppi, le associazioni, l'associazione concepita come "vita reale e organica" costituisce la comunità, come "formazione ideale e meccanica" costituisce la società.

Entro la dicotomia comunità società Tonnies propone due modelli di famiglia – la famiglia patriarcale tradizionale contrapposta alla famiglia instabile della società industriale. E due tipi di volontà: essenziale e spontanea, e arbitraria e razionale. All'interno della comunità i rapporti si costituiscono su base istintiva e naturale e i legami di parentela sono la struttura comunitaria. In esse prevalgono interessi collettivi, solidarietà globale e proprietà comune.

Per Tonnies, tre tipi di comunità: di sangue (famiglia e parentela), di luogo (vicinato) di spirito (amicizia). I vincoli di sangue sono rappresentati:

  • Dal rapporto madre figlio fondato sul puro istinto.
  • Dal rapporto uomo donna sull'istinto sessuale.
  • Dal rapporto fratelli sorelle che è la relazione più autenticamente comunitaria.
  • Dal rapporto padre figli definito come il più completo perché al legame a base organica e affettivo si unisce la volontà di educare e insegnare.

L'economia domestica si sviluppa attraverso una divisione naturale del lavoro e tutto ciò che viene prodotto viene consumato nella reciproca utilità. La vita di comunità scompare quando entra in gioco la società, la solidarietà basata sul contratto, gli interessi individuali e la proprietà privata. La nascita della fabbrica comporta la formazione della classe capitalisti lavoratori. Le donne e i bambini diventano forza lavoro e la famiglia assume il carattere di una società cooperativa, la vita comunitaria viene sostituita dalle decisioni politiche dello stato. Nei rapporti economici lo scambio avviene nei termini del profitto, attraverso il denaro.

Durkheim: La famiglia è un fatto sociale, un'istituzione in cui vengono codificati una serie di diritti e doveri socialmente condivisi e sanzionati che legano tra loro i coniugi. Egli è interessato ad osservare i cambiamenti della famiglia tradizionale patriarcale, che hanno portato alla famiglia coniugale dell'epoca industriale. Per Durkheim, la famiglia è destinata ad evolversi secondo la "legge di contrazione progressiva"; il nucleo familiare tenderebbe ad isolarsi dalla parentela e configurarsi come famiglia coniugale fondata sul matrimonio.

L'evento che ha reso la famiglia un'istituzione sociale è l'intervento dello stato nei rapporti di parentela. Il matrimonio regolato da leggi diventa un'istituzione indissolubile. Durkheim considera la famiglia un'istituzione positiva e ne sottolinea l'importanza per la coesione sociale e l'equilibrio dei singoli individui.

Simmel: dimensione soggettiva dell'individuo che è prodotto e produttore della società. La famiglia è considerata luogo principale nell'interazione sociale che implica la capacità di stabilire rapporti con altri individui permettendo di vivere nella società. La società è composta da una cerchia di individui legati da varie forme di reciprocità che agiscono, si influenzano a vicenda e allargano le cerchie di relazione di base creandone via via altre più articolate, complesse e spesso conflittuali attraverso la "sociazione".

Conflitto, scambio e lotta sono considerati positivi e fattori primari nella costruzione dei legami sociali. L'attenzione è rivolta allo studio delle interazioni, quell'aspetto microsociale senza cui la realtà macrosociale non esisterebbe. Simmel nel 1895 scrive "Sociologia della famiglia", si concentra sugli elementi essenziali che compongono tale istituzione, i quali si riscontrano in forme diverse in tutte le culture del mondo e in tutte le epoche storiche.

La famiglia per Simmel rappresenta la cerchia sociale di base, indipendente, chiusa, caratterizzata da forte coesione interna che genera relazioni di tensioni e accomodamento. I rapporti sono intimi, immediati, ripetitivi e costanti nel tempo e la spinta degli individui verso gruppi sociali esterni comporta una continua ridefinizione dei ruoli al suo interno. Simmel opera una distinzione tra la famiglia di origine, in cui si nasce, e la famiglia d'elezione, in cui l'individuo entra a far parte quando crea e dà vita a una famiglia propria. Far parte di più famiglie, quindi più cerchie sociali, aumenta il numero di relazioni.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giorgiamastro1994 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Censi Antonietta.
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