Sociologia della famiglia e dell'infanzia, Prof. Francesco Schino
Sociologia della famiglia, Saraceno C., Naldini M
Introduzione. Discorsi di famiglia
Famiglia come costruzione sociale
Spazio insieme fisico, relazionale e simbolico con la naturalezza, con la riconoscibilità senza bisogno di mediazioni, la famiglia si rivela uno dei luoghi privilegiati di costruzione sociale della realtà. È entro i rapporti familiari, infatti, così come socialmente definiti e formati, che gli stessi eventi della vita individuale che più sembrano appartenere alla natura ricevono il proprio significato e tramite questo vengono consegnati all’esperienza individuale, come il nascere e il morire, il crescere, l’invecchiare, la sessualità, la procreazione. D’altra parte, anche in una stessa società ed epoca possono convivere modi diversi di definire la famiglia non solo per motivi di valore, ma per esigenze burocratiche, amministrative, di politiche sociali. Anche a livello normativo la famiglia anagrafica non coincide necessariamente con quella definita dal Codice civile e questa con quella definita a fini fiscali o di politiche sociali.
Proprio questo statuto incerto delle definizioni e del “vocabolario” familiare è un indicatore non solo della variabilità storica e sociale in cui si è fatta e si fa famiglia, ma anche della molteplicità di discorsi che definiscono che cosa una famiglia è: discorsi religiosi, morali, legali, delle tradizioni culturali, delle politiche sociali, dei regolamenti amministrativi.
Spazio di differenze
Gli studi di storia sociale si sono incaricati di mostrare la varietà di esperienze familiari nel passato, contemporaneamente indicando l’impossibilità di ricostruire una vicenda unitaria di trasformazioni, all’interno della quale rintracciare il filo unitario della “famiglia”:
- L’esperienza familiare, che pure sembra la più comune nel tempo e nello spazio, differenzia perciò più o meno profondamente le varie culture e gruppi, ciascuno dei quali, è anche toccato diversamente dalle trasformazioni sociali.
- Non è un semplice terminale passivo del mutamento sociale, ma uno degli attori sociali che contribuiscono a definire i modi e i sensi del mutamento sociale stesso, sia pure con gradi di libertà diversi a seconda delle circostanze.
- Differenzia l’esperienza di coloro da cui è costituita: dei sessi e delle generazioni. Unità dei diversi in misura probabilmente maggiore a qualsiasi altra istituzione sociale, la famiglia è anche il luogo sociale e simbolico in cui le differenze di sesso e di generazione sono assunte come fondanti e contemporaneamente costruite come tali.
- È innanzitutto a livello della famiglia che l’appartenenza sessuale diviene un destino sociale, implicitamente o esplicitamente normato, e che viene collocata entro una gerarchia di valori, potere, responsabilità.
Anche le generazioni costituiscono un elemento di differenziazione interno alla famiglia, sia pure in modi e per motivi diversi: se i rapporti tra le generazioni e il loro succedersi costituiscono lo strumento per la continuità nel tempo, sono per ciò stesso anche l’elemento per una differenziazione delle esperienze, degli interessi, per una rottura o ridefinizione dei confini.
Da una prospettiva storica e comparativa, sia nel passato che nel presente i modi di fare famiglia sono stati e sono anche molto diversi, nonostante la comune adesione a un modello monogamico di matrimonio e nonostante vi sia stato nell’ultimo secolo un lento processo di avvicinamento per quanto riguarda i rapporti tra uomini e donne e tra le generazioni.
L’interscambio tra famiglia e società è un’altra chiave di lettura utilizzabile. Da questa prospettiva, la famiglia non è da considerarsi come sistema chiuso in sé stesso, ma come attore sociale complesso, immerso in molteplici processi interattivi con la società in cui è inserita; né puramente passiva, né totalmente autonoma.
Capitolo 1 | Di cosa parliamo quando parliamo di famiglia
La pluralità dei modi di fare famiglia è una costante dell’esperienza umana. Tale pluralità riguarda:
- La forma della famiglia;
- Il criterio, o la relazione, in base ai quali si definisce chi ne fa parte e chi no (consanguineità, co-residenza/autonomia residenziale…);
- Il modo di intendere i contenuti delle relazioni familiari, anche a parità di forma;
- Come si regola normativamente ciò che è accettabile e riconosciuto come tale.
1. Come si definisce la famiglia?
L'interrogativo su cosa sia la famiglia, se ci sia un nucleo minimo universale su cui si innestano variazioni nello spazio delle diverse società e culture e nel tempo storico, ha a lungo affannato gli antropologi che, nelle loro ricerche, si confrontano ora come in passato, con la diversità non con l'omogeneità dei modi di fare famiglia. Per diverso tempo, la loro risposta è stata affermativa: si poteva trovare un nucleo comune a tutte le forme di famiglia nonostante la loro varietà. Una varietà che si è tentato, di spiegare alla luce di una teoria evolutiva, o stadiale, al culmine della quale veniva posta la famiglia monogamica nucleare: tutte le forme familiari difformi da questa venivano interpretate come appartenenti a uno stadio precedente meno evoluto.
Tra i principali fattori che inducevano a ritenere che vi fosse un nucleo minimo universale di famiglia c’era il bisogno di cura dei piccoli. Su questa scia molti sociologi parlano di funzioni della famiglia come dimensioni, in qualche misura naturali, o comunque omogeneamente confrontabili e rinvenibili attraverso il tempo e lo spazio: riproduzione, cura, educazione, regolamentazione della sessualità, da cui deriverebbero necessariamente sia la condivisione economica che la divisione del lavoro tra i sessi. Ma le evidenze empiriche prodotte dagli stessi antropologi che si affannavano alla ricerca di "un nucleo minimo", ossia coppia eterosessuale, coppia madre-figlio, hanno smentito ogni illusione di poterlo trovare.
A diverse modalità di formazione della famiglia corrispondono anche diversi confini tra:
- Famiglia: come ambito di vita comune;
- Parentela: come insieme di persone con cui si hanno relazioni di consanguineità e affinità, ma con cui non sempre e necessariamente si convive.
In questa differenziazione dei legami di sangue gioca un ruolo importante l'appartenenza di sesso. In molte società, infatti, il sesso costituisce un criterio basilare per definire categorie distinte e specifiche di relazioni tra consanguinei: non in termini affettivi, ma di rilevanza sociale ai fini della determinazione della lealtà dovuta ai lignaggi, o delle linee di discendenza del potere sulle generazioni, e anche talvolta al fine di delimitare l'area dell'incesto.
Anche l'idea che esista un nucleo originario e universale di famiglia, perché risponde a funzioni universali, è stata smentita dalle ricerche antropologiche ed etnografiche sul piano empirico e criticato su quello concettuale. Piuttosto diviene importante individuare le regole che in culture e contesti dati presiedono sia alla delimitazione dei confini della convivenza familiare - lo spazio fisico della convivenza - sia alla definizione dei rapporti tra le diverse persone come rapporti familiari. Queste regole differiscono nel tempo e nello spazio, mostrando come la famiglia, il modo di farla e di intenderla, lungi dall'essere un fatto naturale, sia un'istituzione storico-culturale, costruita dalle norme - culturali, religiose, giuridiche - e dai rapporti sociali e di potere in cui queste sono elaborate e fatte valere.
2. Strutture e relazioni familiari: due dimensioni distinte
I criteri di formazione della famiglia, di individuazione e di chi ne fa parte sono alla base di quella che viene chiamata la struttura della famiglia (identificata dalla convivenza). Essa non si riferisce né al numero dei membri, né a una qualche attività predominante, ma al tipo di vincolo che lega i membri di una convivenza. Gli studi degli storici del gruppo di Cambridge guidati dal Laslett (1977) hanno portato alla elaborazione di una tipologia di struttura familiare che può valere solo per le famiglie coniugali, cioè fondate sulla relazione di coppia, non per quelle consanguinee, ma che si rivela molto utile per orientarsi nella mole di dati di ricerche oggi disponibili sulle famiglie coniugali. Sulla base dell'esistenza o meno di una coppia coniugale e/o generazionale (genitore-figlio), essi distinguono quattro categorie fondamentali di strutture di convivenza familiare, a loro volta articolate in sottotipi:
- I gruppi domestici senza struttura: cioè senza una coppia coniugale né una coppia generazionale. In essi vengono per lo più comprese sia le convivenze di fratelli e di sorelle, o consanguinei senza vincoli di generazione, sia coloro che vivono da soli;
- I gruppi domestici semplici: composti sia dai genitori con i figli, che da un solo genitore con i figli, che dalla coppia senza figli;
- I gruppi domestici estesi: composti, oltre che dai membri della famiglia semplice, da parenti ascendenti (un nonno/a), discendenti (un nipote) o collaterali (un fratello/una sorella del marito/ della moglie);
- I gruppi domestici multipli: dove sono presenti più nuclei coniugali, cioè più coppie, eventualmente con i loro figli.
Strutture familiari identiche possono essere caratterizzate da qualità di rapporti diversi. Barbagli (1984) propone di distinguere, tra struttura e relazioni familiari:
- La struttura designerebbe le regole con cui una convivenza si forma e si trasforma, determinandone composizione e ampiezza.
- Le relazioni designerebbero i rapporti di autorità e di affetto esistenti all'interno del gruppo di persone che vivono assieme.
Dai mutamenti a livello di struttura non discendono automaticamente mutamenti a livello di relazioni: non basta che la famiglia da multipla divenga nucleare perché i rapporti tra i sessi e le generazioni divengano più paritari. Si tratta di una distinzione analiticamente e metodologicamente importante, nella misura in cui segnala l'esistenza di dimensioni diverse entro l'esperienza familiare. Tuttavia, si tratta a sua volta di una semplificazione che rischia di nascondere i modelli di distribuzione dell'autorità, di rapporti di potere, che presiedono alla definizione della struttura familiare e che insieme ne derivano. Perciò implicano precisi rapporti e statuti di sesso.
Questioni di distribuzione dell’autorità e del potere sono ovviamente implicate anche nella definizione dei rapporti di generazione che distinguono un particolare tipo di famiglia da un altro. Sia i componenti di una famiglia che i rapporti che li legano e ne definiscono la posizione mutano con l'andare del tempo, da una fase all'altra del ciclo di vita. Ciò vale oggi come per il passato: nascite, morti, matrimoni producono un continuo mutamento nel tipo di vincoli che legano le persone in una famiglia, mentre crescita modi e invecchiamento modificano sia le competenze che l'attribuzione dell'autorità è del potere.
Il criterio del vivere sotto lo stesso tetto come individuante la convivenza familiare rispetto ai legami di parentela, non è sempre così chiaro e discriminante. Le ricerche antropologiche etnografiche e storiche hanno mostrato come il confine dell'abitazione non sempre coincida con quello della divisione del lavoro, dell'accesso al cibo, dei rapporti sessuali.
Ciò non significa che rapporti di parentela non siano importanti, sia dal punto di vista affettivo che del sostegno reciproco, anche negli altri Paesi occidentali e ancora oggi.
3. Strutture familiari nel passato europeo
3.1 Economia familiare e struttura della famiglia in varie regioni europee
Occorre ricordare che per molti secoli la famiglia come gruppo domestico (e non solo come lignaggio o parentela) ha costituito non solo il modo naturale di far fronte alla riproduzione e garantire la continuità delle generazioni ma anche una vera e propria impresa: produttiva, finanziaria, politica a seconda dei ceti, ma sempre, un'impresa. Demografi e storici sociali hanno dato vita a un ricco dibattito, sostanziato da numerose ricerche, sulla struttura della famiglia prevalente nell'Occidente europeo.
Serie critiche e smentite empiriche sono state avanzate nei confronti dell'opinione, fino ad allora corrente tra i sociologi, che nel passato europeo le famiglie fossero per lo più a struttura multipla e che avessero attraversato nel tempo quello che Durkheim (1999) aveva definito un processo di progressiva contrazione: dalla famiglia multipla del gruppo dei parenti fino alla famiglia coniugale moderna.
In questo resoconto l'industrializzazione avrebbe avuto un ruolo essenziale, quasi da spartiacque: favorendo il nascere della famiglia nucleare, coniugale, neolocale nell'Occidente capitalistico e Industriale europeo prima, favorendo poi l'esportazione di questo modello di struttura (ma anche di cultura) familiare in altre culture. In sintesi, le caratteristiche della famiglia occidentale, prevalente nelle regioni europee che stanno a ovest di una linea ideale tracciata da Leningrado a Trieste, secondo Laslett (1977), sarebbero:
- Un'età al matrimonio relativamente alta, soprattutto per le donne (attorno ai 23-24 anni);
- Una differenza di età tra i coniugi relativamente bassa e perciò un matrimonio tra adulti coetanei in grado di condurre la propria impresa familiare come contadini o artigiani, e di stabilire la propria residenza in modo separato da quella dei rispettivi genitori;
- Una fecondità ridotta (innanzitutto a causa dell'età non giovanissima al matrimonio della donna), la presenza di servi per talune fasi del ciclo di vita familiare.
Da questo tipo di famiglia si distinguevano in Europa sia il modello di famiglia orientale, a struttura multipla discendente, con un'età al matrimonio delle donne molto bassa e ad alta fecondità, sia il modello di famiglia meridionale, in cui prevalevano famiglie multiple di vario tipo: dall’orizzontale, propria di alcune zone della Francia meridionale, alla famiglia multipla discendente dei mezzadri toscani a quella accetto di certe zone dell'Asia meridionale e del Tirolo.
La nuclearità della famiglia occidentale, con la coppia coniugale che forma una famiglia tendenzialmente autonoma più che essere una conseguenza, appariva perciò piuttosto una delle circostanze favorevoli all'industrializzazione. In seguito al dibattito provocato dalle ricerche del gruppo guidato da Laslett, altri studi sono stati effettuati ed altre interpretazioni sono state avanzate.
Come conseguenza di questo dibattito e delle ricerche cui ha dato luogo, la famiglia europea ci si presenta altrettanto, se non più, diversificata nelle sue strutture nel passato che nel presente segnata da confini, distinzioni e destini diversi tra città e campagna, tra i ceti sociali, e tra forme di accesso e distribuzione della proprietà.
Per quanto riguarda l'Italia, Barbagli (1984) ha tracciato un profilo delle strutture familiari nelle regioni del Centro-Nord e delle loro trasformazioni per un arco di alcuni secoli. Egli evidenzia che è vero che per l'Italia urbanizzazione e industrializzazione sono state effettivamente decisive per l'affermazione della famiglia nucleare coniugale nel XIX e XX secolo, non è affatto vero che nella società tradizionale italiana precedente l'industrializzazione prevalesse ovunque la famiglia multipla a tre generazioni.
Non prevaleva certamente nel Meridione, ove il modello produttivo a coltura estensiva, il grosso frazionamento e la dispersione della proprietà hanno favorito l'affermazione di strutture familiari di tipo nucleare per molti secoli a prescindere dall'industrializzazione. Ma non prevaleva neppure nelle città del Centro-Nord, dove dal XIV secolo in poi la maggioranza della popolazione seguiva la regola di residenza neolocale dopo le nozze e trascorreva gran parte della propria vita in famiglie nucleari. Le strutture di tipo multiplo, pur con distinzioni a seconda del tipo di contratto che legava il contadino alla Terra, prevalevano invece nelle campagne del Centro-Nord.
3.2 L’instabilità delle strutture familiari nel passato
Il grado di casualità cui erano esposte le famiglie del passato era molto più elevato di oggi nella misura in cui il ciclo di vita familiare è individuale le strategie messe a punto erano continuamente punteggiati e scompigliati da eventi imprevisti più o meno catastrofici. Ciò aveva conseguenze non irrilevanti non solo sui destini individuali ma sulla stessa composizione della famiglia e persino sulla sua possibilità di sopravvivenza come tale.
Nonostante epidemie e carestie avessero incominciato a ridursi in Europa a partire dalla seconda metà del Seicento, ancora a metà dell'Ottocento la mortalità era molto diffusa a tutte le età. La dispersione della famiglia nella parentela - con gli orfani presi in carico da diversi parenti - o nell'emigrazione solitaria, o viceversa la sua ricomposizione in una nuova famiglia tramite un nuovo matrimonio del genitore rimasto vedovo, erano fenomeni comuni nel passato.
Sesso ed età sembrano effettivamente emergere come variabili cruciali dei destini non solo individuali ma familiari. Le donne, a differenza di oggi, avevano maggiori possibilità degli uomini di morire giovani per cause legate alla gravidanza e al parto. Perciò i figli potevano più facilmente rimanere orfani di madre da piccoli (spesso da neonati), laddove rimanere orfani di padre costituiva un rischio meno legato all'età. Perciò le matrigne erano più frequenti dei patrigni, specie nelle età infantili. Uomini e donne, vedovi e vedove non erano in uguale posizione rispetto alla possibilità di risposarsi. Una vedova non più giovane poteva risposarsi solo se la terra che
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