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Gli attrezzi per vivere

La biografia culturale degli oggetti: la mercificazione come processo

(I. Kopytoff) Per gli economisti, oggetti e diritti a essi inerenti circolano nel sistema economico poiché vengono permutati con altri oggetti, solitamente il denaro. La definizione di merce adottata dal senso comune corrisponde a un articolo con valore d’uso che ha anche valore di scambio. Da una prospettiva culturale, la produzione di merci è un processo culturale e cognitivo, in quanto le merci non sono solo materialmente prodotte come oggetti, ma anche connotate culturalmente come genere specifico di oggetti. Le differenze nel ‘se’ e nel ‘quando’ un oggetto sia una merce rivelano un’economia morale retrostante all’economia oggettiva.

Al polo opposto delle merci troviamo le persone, che rappresentano l’universo naturale dell’individuazione e della singolarizzazione. Nel corso della storia le persone sono state “mercificate” (ad esempio con la schiavitù), e trattate in termini di proprietà. Marginalità e ambiguità di status hanno costituito il nucleo dell’identità sociale dello schiavo, non fissa e unitaria, ma frutto di un processo di trasformazione sociale avviato dalla cattura o dalla vendita (che lo privano della sua precedente identità sociale e lo rendono una non-persona).

Una volta acquistato, egli viene reinserito nel gruppo ospite, risocializzato e riumanizzato (con l’attribuzione di una nuova identità sociale e una struttura di relazioni personali), sebbene egli continui ad avere un potenziale valore di scambio, in caso di rivendita. Così come l’astrazione da un contesto sociale di origine, la mercificazione e la possibilità di successiva rimercificazione dello schiavo sono parti di un processo (in cui egli viene gradualmente inserito in una società ospite e quindi individualizzato e demercificato), anche la mercificazione degli oggetti si articola in uno analogo.

La biografia degli oggetti

In antropologia, la biografia si può presentare come reale o costruire un modello biografico tipico unendo casualmente una serie di dati biografici. Un modello biografico teoreticamente consapevole è basato su un gran numero di storie di vita reale, e dipende quindi dalla gamma di possibilità biografiche offerte dalla società e dal modo in cui queste possibilità sono realizzate. Le biografie idealizzate sono considerate modelli desiderabili nella società, tanto che Margaret Mead ha affermato che è possibile comprendere una cultura dal tipo di biografia che essa ritiene manifesti una carriera di successo.

All’inizio del XX secolo, Rivers ha dimostrato che nella ricerca delle regole dell’ereditarietà, è utile analizzare il movimento reale di un oggetto, come un appezzamento di terra, ricostruendo una sorta di biografia degli oggetti in termini di possesso. È quindi possibile definire una carriera ideale per tali oggetti, osservando come cambia l’utilizzo e cosa accade quando questo non è più utile.

Per esempio, per i Suku dello Zaire, l’aspettativa di durata di una capanna è di circa 10 anni. Essa dà inizialmente alloggio a una coppia o a una moglie con i bambini, viene successivamente trasformata per gli ospiti o nella dimora di una vedova, in un ritrovo per ragazzini, in una cucina e infine in un ovile o in un pollaio, fino al crollo della struttura.

Ne deriva che alloggiare un ospite in una capanna che dovrebbe fungere da cucina fornisce informazioni sullo status dell’ospite e il fatto che non ci sia alcuna capanna disponibile per gli ospiti nel villaggio dice qualcosa sul carattere del capo. Analogamente, tramite la biografia di un’auto è possibile individuare il modo in cui è stata acquisita, come e chi ha acquisito il denaro necessario, l’uso e l’identità dei passeggeri e i luoghi in cui essa è stata riposta.

Si tratta quindi di una biografia fisica, che si distingue da quella tecnica (rappresentata dal libretto di riparazione), da quella economica (relativa ai prezzi di vendita e rivendita) e da quella sociale (che analizza le collocazioni). Ogni persona ha ugualmente più biografie: psicologica, professionale, politica, familiare, economica, ecc. a seconda degli aspetti della sua vita che vengono analizzati.

Ogni biografia può essere o meno connotata culturalmente, a seconda dei significati culturali che consentono di classificarli in categorie culturalmente stabilite. Le merci rappresentano un fenomeno culturale universale, la cui esistenza è concomitante a quella di transazioni che comportano lo scambio di oggetti (beni e servizi), caratteristica universale della vita sociale umana. Le società differiscono nel modo in cui la mercificazione è strutturata e collegata al sistema sociale (che la promuove o la frena), e nei presupposti culturali e ideologici.

La mercificazione e il sistema sociale

Una merce può essere scambiata in una transazione con un controvalore equivalente, considerato ugualmente una merce al momento dello scambio, sia esso diretto, o indiretto (attraverso il denaro). Qualunque cosa possa essere comprata con il denaro è quindi una merce, la cui vendibilità, in Occidente, indica lo status; la non vendibilità le conferisce invece una speciale aura di separazione da ciò che è ordinario e comune. Tuttavia, la vendibilità in cambio di denaro non è una caratteristica necessaria dello status di merce, data l’esistenza di economie non monetarie.

Scopo della transazione non è, quindi, aprire la strada ad altri tipi di scambio (come nel caso dei doni elargiti per dare inizio alle negoziazioni di un matrimonio), poiché ciò rappresenta solo una transizione parziale. A differenza dello scambio tra merci, il cui scopo è ottenere il valore della contropartita, esistono scambi che segnano relazioni di reciprocità (un dono genera un’obbligazione a ricambiare). Essere vendibile per denaro o essere scambiabile significa avere qualcosa in comune con un gran numero di oggetti di scambio che condividono un unico universo di valori comparabili: essere commerciabile equivale quindi ad essere comuni.

La cultura e l'economia

Filosofi, linguisti e psicologi affermano che la mente umana ha una tendenza innata a imporre l’ordine sul caos dell’ambiente circostante, classificandone i contenuti per poter conoscere il mondo e adattarsi ad esso. La cultura è al servizio della mente, in quanto impone un ordine cognitivo condiviso su un mondo eterogeneo, ritagliando aree distinte di omogeneità. Se tuttavia l’omogeneizzazione viene portata troppo avanti, ci si avvicina alla completa mercificazione di cose singolari rese cognitivamente simili, indebolendo la funzione di discernimento cognitivo della cultura, che va pertanto classificata in categorie né troppo numerose né troppo inclusive.

L’analisi di “economia multi-centrica” di Bohannan descrive il modo di operare di 3 sfere di scambio dei Tiv della Nigeria (prima della colonizzazione): la sfera degli articoli di sussistenza, degli oggetti di prestigio (bestiame, schiavi, abiti, medicine, ecc.) e dei diritti sulle persone (moglie e prole). Questi 3 universi separati di valori di scambio sono governati da una propria etica e sottoposte a una gerarchia morale: la sfera della sussistenza, con la sua etica di mercato libero, era la meno importante, mentre quella dei diritti sulle persone è legata al mondo della parentela, ed è quindi la principale.

Era possibile muoversi tra una sfera e l’altra, ma con difficoltà, essendo considerati soddisfacenti e moralmente appropriati solo gli scambi verso l’alto (si ricorreva, quindi, a scambi verso il basso, solo in casi di estrema necessità). Sebbene sia possibile confrontarle considerando il lavoro necessario a produrle, non esistono proporzioni tra il valore degli oggetti comuni e delle funzioni rituali o della parentela. La cultura si assume quindi il compito di produrre equivalenze di valori.

Ciò che per natura è un’ingovernabile massa di prodotti singolari viene semplificato, seguendo la spinta di ogni sistema di scambio verso la mercificazione ottimale, ossia all’estensione dell’idea di scambio a quanti più prodotti possibili. L’introduzione del denaro ha permesso una più ampia mercificazione e la fusione delle distinte sfere di scambio.

L'evoluzione della mercificazione

Braudel dimostrò che, alle origini dell’Europa moderna, lo sviluppo di nuove istituzioni diede vita a una nuova tecnologia di scambio, che ha portato all’esplosione della mercificazione, radice del capitalismo. Le economie moderne non capitaliste a controllo statale, tuttavia, presentano ugualmente una mercificazione estesa ad aree in cui il consumatore, per acquistare beni e servizi, deve acquisire l’accesso alle transazioni (si pensi ai mercati neri). La mercificazione si espande, quindi, in rapporto a ogni oggetto (che diventa così scambiabile con un numero sempre maggiore di cose), e sia in rapporto al sistema nel complesso (che rende scambiabili oggetti diversi).

La cultura è la spinta opposta all’avanzata della mercificazione. Laddove quest’ultima omogeneizza il valore, l’essenza della cultura sta nella differenziazione. L’eccesso di mercificazione è, quindi, anticulturale. Durkheim sosteneva infatti che le società hanno bisogno di separare una porzione del loro ambiente, connotandolo come “sacro”, attraverso la singolarizzazione e le proibizioni culturali collettivamente approvate o addirittura opera delle istituzioni delle società-Stato.

Il potere si afferma spesso simbolicamente insistendo sul diritto a singolarizzare un oggetto (ecco perché re e capi africani si riservano il privilegio su certi prodotti animali). Molte cose singolari possono tuttavia valere talmente poco da non possedere un valore di scambio pubblicamente riconosciuto (es. un fiammifero offerto). Essere una non-merce significa quindi non avere prezzo. La mercificazione finale, invece, preclude forzatamente un ulteriore scambio, come nel caso dei medicamenti venduti dagli stregoni, efficaci solo per il paziente per cui sono stati preparati, o come le indulgenze della Chiesa, acquistabili ma non rivendibili.

Le dinamiche della mercificazione in situazioni di scarsità

In periodi di scarsità dovuti alla guerra, tuttavia, ogni bene diventa una potenziale scorta e circola sul mercato. I beni durevoli sviluppano invece un mercato dell’usato, ma rimangono potenzialmente merci “disattivate” anche una volta estromessi dal circuito di scambio. Se un oggetto decorato può essere considerato un oggetto non vendibile, esiste anche il fenomeno opposto del “mercificatore ideologico” che vende terreni pubblici allo scopo di equilibrare il bilancio.

In ogni società, quindi, l’individuo si trova stretto tra la struttura culturale della mercificazione e i tentativi personali di dare un ordine di valore all’universo delle cose, che si presta a infinite classificazioni. Nelle società precoloniali, cultura ed economia erano in armonia, poiché la seconda seguiva le classificazioni della prima, che soddisfacevano i bisogni cognitivi di differenziazione dell’individuo. Nella società commercializzata, monetizzata e ampiamente mercificata, l’impulso all’omogeneizzazione del valore caratteristica del sistema di scambio incontra l’opposizione di cultura e coscienza.

Le sfere di scambio

Le sfere di scambio sono più evidenti in società non commerciali e non monetizzate. Nella nostra società, alcune sfere di scambio distinte sono unanimemente accettate e approvate: oggetti materiali e persone sono infatti separate in modo inflessibile. La sfera di scambio di favori politici e accademici, per esempio, è generalmente accettata, ma l’idea di monetizzarla è considerata inconcepibile. Una donazione diretta in denaro risulterebbe sempre sospetta e verrebbe interpretata come un tentativo di comprare l’influenza, tanto che esse sono normalmente postume o anonime.

Trasformare la donazione in un edificio congela, invece, il dono, in un’evidente irrevocabilità; apporre il nome del donatore sulla costruzione, oltre a onorarlo, libera da vincoli durevoli. I valori alla base di queste transizioni sono condivisi dall’intera società o quantomeno sostenute dai gruppi che detengono l’egemonia culturale nella nostra società e definiscono la cultura pubblica. Valori singolarizzati sono invece difesi da gruppi ristretti con precise sfere di scambio riconosciute da segmenti della società come gruppi professionali, che sottoscrivono un codice culturale comune e una morale specifica.

30 anni fa, l’arte africana raccolta casualmente nel corso della ricerca sul campo era posta in una sfera chiusa con caratteristiche di sacralità. Simili oggetti, acquistati di seconda mano, erano considerati corrotti per il fatto di aver circolato in una sfera mercificata monetizzata. Era tuttavia permesso scambiarli con altri oggetti africani, ovvero in una omogenea area di contenuto, ma non potevano essere messi in vendita se non a un museo. Solo l’estremo bisogno giustificava la “liquidazione” sul mercato d’arte commerciale.

Douglas e Isherwood dimostrano che la cultura pubblica nelle società complesse fornisce a beni e servizi dei contrassegni di valore, ovvero delle classificazioni distintive costantemente in competizione con quelle individuali.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della cultura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Bartoletti Roberta.
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