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Pragmatica della comunicazione

Presupposti teorici

Le scienze del comportamento hanno come oggetto di studio il comportamento disturbato e indagano sulla natura di tale condizione e più in generale della mente umana. Se includiamo gli effetti che tale comportamento ha sugli altri e il contesto in cui tutto ciò accade, il centro dell’interesse si posta sulla relazione tra le parti di un sistema più vasto. Si passa quindi dall’analisi deduttiva della mente a quella delle manifestazioni osservabili, veicolate dalla comunicazione.

Lo studio della comunicazione umana si divide in tre settori interdipendenti:

  • Sintassi (relativa alla trasmissione dell’informazione e di competenza del teorico dell’informazione, che si interessa ai problemi di codificazione, canali, ridondanza e proprietà statistiche del linguaggio)
  • Semantica (che analizza il significato, che, per essere trasmesso al ricevitore deve presupporre una convenzione semantica)
  • Pragmatica (così definita da Morris e relativa all’influenza della comunicazione sul comportamento)

I dati analizzati dalla pragmatica sono parole e fatti non verbali come il linguaggio del corpo. Tutto il comportamento è infatti comunicazione, così come tutta la comunicazione influenza il comportamento tramite l’effetto che la reazione del ricevitore ha sul trasmettitore.

Se riteniamo che una variabile abbia valore solo in rapporto a un’altra variabile, e non un valore indipendente, il rapporto tra le variabili è rappresentato dal concetto di funzione. Da Aristotele in poi, la mente è stata concepita come un apparato di cui un individuo era dotato in maggior o minor misura, ma alla fine del secolo scorso, concetti come sensazioni, percezioni, attenzione e memoria sono stati definiti “funzioni”.

Ashby riteneva che la memoria non fosse posseduta o non posseduta, ma un fatto oggettivo a cui l’osservatore ricorre per colmare la lacuna determinata dall’inosservabilità di parte del sistema. Tanto minore è il numero di variabili osservabili, tanto più l’osservatore sarà costretto a considerare gli eventi passati come rilevanti. Per Bateson, la situazione del gioco si può capire, infatti, esaminando esclusivamente la configurazione attuale dei pezzi sulla scacchiera. Il movimento stesso è qualcosa di relativo e percepibile solo in rapporto a un punto di riferimento: tale principio vale per ogni percezione e rapporto dell’uomo con la realtà.

Le percezioni implicano una scansione basata su prove che consentono di astrarre una relazione. La consapevolezza che l’uomo ha di sé non è altro che la consapevolezza delle relazioni in cui è implicato: ciò spiega infatti i problemi di autoconsapevolezza generati dalla privazione sensoriale.

Freud definì il comportamento una conseguenza dell’azione reciproca di forze intrapsichiche. La ricerca psicoanalitica ha tuttavia trascurato l’interdipendenza tra individuo e ambiente, sebbene lo scambio di informazione e l’informazione su un effetto, se correttamente trasmessa indietro all’effettore (feedback), garantisce la stabilità di quest’ultimo e l’adattamento.

Su tali basi sono state costruite macchine con controllo d’errore, superando l’esclusivo interesse della scienza per i rapporti lineari, unidirezionali e progressivi di causa-effetto, in favore di crescita e cambiamento. Con l’avvento della cibernetica avviene la scoperta della retroazione, cioè del fatto che il sistema deterministico (secondo cui l’evento A produce l’evento B, che produce a sua volta C), può diventare circolare se C riconduce ad A. La retroazione può essere positiva (se provoca un cambiamento con perdita di stabilità) o negativa (se caratterizza l’omeostasi, ossia lo stato stazionario, garantendo la stabilità delle relazioni), ma in entrambi i casi parte dei dati di uscita sono reintrodotti nel sistema come informazione.

I sistemi interpersonali possono essere considerati circuiti di retroazione, poiché il comportamento di ogni persona influenza ed è influenzato da quello dell’altro. I dati di ingresso possono infatti amplificarsi fino a produrre un cambiamento o neutralizzare per mantenere la stabilità.

Pribram dimostra infatti che il raggiungimento della stabilità contribuisce a formare una nuova sensibilità, in quanto fa scattare nuovi meccanismi utili a far fronte alla situazione nuova, mentre Bernard sottolinea che la stabilità del medium è essenziale per l’esistenza della vita libera. I sistemi a retroazione seguono infatti una logica distaccata dall’analisi scientifica, rifiutando convinzioni come quella di Laplace secondo cui la conoscenza completa di tutti i fatti ci permette di predire gli stati futuri.

L’omeostato di Ashby è un congegno costituito da 4 identici sottosistemi autoregolantesi e interconnessi in modo tale che una perturbazione provocata in uno di essi influenza gli altri e lo spinge a reagire. Nessun sottosistema può ottenere il proprio equilibrio isolandosi dagli altri, in un circuito che ottiene la stabilità mediante una ricerca causale delle combinazioni, simile al comportamento basato su “prove ed errori” di molti organismi in stato di tensione.

I sistemi naturali conservano l’adattamento, immagazzinando gli adattamenti precedenti per utilizzarli in futuro, dando vita a configurazioni ripetitive, simili all’uso particolare di un linguaggio che caratterizza lo stile di un autore, mostrando ridondanza, fenomeno studiato in sintassi e semantica da Shannon, Carnap e Bar-Hillel.

Un esperto dell’informazione può infatti stabilire la probabilità di ricorrenza di lettere e parole di una lingua, ma qualunque persona può essere in grado di usare la propria lingua senza conoscere grammatica e sintassi. Essendo influenzati dal contesto, i comportamenti “diversi” (fuori del contesto) o “casuali” ci colpiscono più di errori semantici o sintattici. Hora afferma che per capire se stessi, c’è bisogno di essere capiti dagli altri, cosa che implica l’aver capito l’altro. La comprensione si basa su regole precise, sebbene non si riesca quasi mai a comunicare sulla comunicazione.

I gradi di consapevolezza delle regole di comportamento sono gli stessi che Freud ha postulato per lapsus ed errori: si può averne piena consapevolezza, possiamo non rendercene conto ma riconoscerle quando ci vengono fatte notare, oppure non averne affatto consapevolezza. Se per programmare un calcolatore occorre immettervi regole che guidano operazioni eseguite sulla base di un modello, nell’interazione umana, osservando il sistema si possono fissare le regole alla base del suo funzionamento.

Un calcolo, secondo Boole, è un metodo che si basa sull’impiego di simboli le cui leggi di combinazione sono note e generali e i cui risultati consentono un’interpretazione coerente. Quando i matematici fanno di tale strumento l’oggetto del loro studio, usano un linguaggio sulla matematica, compiendo una metacomunicazione, ossia una comunicazione sulla comunicazione. La comunicazione umana non è tuttavia confrontabile con il sistema del calcolo: i matematici utilizzano infatti due linguaggi, numeri e segni algebrici e linguaggio naturale, mentre nella comunicazione tradizionale si utilizza solo quest’ultimo.

Nagel e Newman affermano che le configurazioni dei pezzi sulla scacchiera come tali sono “prive di significato”, al contrario delle asserzioni su tali configurazioni, ovvero delle discussioni sulla ragione che hanno determinato un comportamento. Tutto il materiale di cui possiamo disporre, non essendo possibile osservare la mente dall’esterno, ci proviene dalle nostre interferenze e da resoconti personali, inattendibili. Esiste tuttavia un calcolo della pragmatica della comunicazione umana le cui regole vengono osservate nella comunicazione efficace e violate in quella disturbata.

Per studiare la comunicazione umana occorrono quindi schemi concettuali analizzati dalla psicopatologia. Se in psicologia e psichiatria soggetto e oggetto sono identici, la mente umana, studiando sé stessa, fa sì che ogni ipotesi tenda ad auto convalidarsi. L’impossibilità di vedere la mente al lavoro ha portato il settore delle telecomunicazioni ad elaborare il concetto di “scatola nera”, il cui hardware elettronico è così complesso che conviene talvolta trascurare la struttura interna e studiare i rapporti specifici di ingresso-uscita, che non escludono interferenze con quanto si verifica all’interno, come nel caso di problemi psicologici e psichiatrici.

In questi casi, limitandosi ad osservare la comunicazione, la psichiatria tende a considerare i sintomi una sorta di ingresso nel sistema familiare piuttosto che l’espressione di un conflitto intrapsichico. Inoltre, se a qualcuno viene pestato un piede, questo qualcuno avrà un forte interesse a sapere se il comportamento dell’altro è stato intenzionale o involontario, ma l’opinione che si fa in proposito si basa necessariamente sulla sua valutazione dei motivi e sull’ipotesi di ciò che passa nella testa dell’altro, che lo portano a scegliere se fidarsi o meno della risposta che ha ricevuto. Il modo di attribuire un significato è indispensabile per l’esperienza soggettiva della comunicazione con gli altri, ma è oggettivamente indecidibile.

Il comportamento è inoltre determinato almeno in parte dall’esperienza precedente, sebbene sia inattendibile ricercarne le cause nel passato. Ashby afferma infatti che la “memoria” ha la tendenza a distorcere i fatti: il modo di parlare del proprio passato varia infatti a seconda del modello di comunicazione che viene adottato a seconda dell'esperienza.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Mazzoli Lella.
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