Che materia stai cercando?

Riassunto esame Sociologia della comunicazione, prof. Mazzoli, libro consigliato L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, Benjamin

Riassunto studiato per l'esame di Sociologia della comunicazione, basato sullo studio autonomo del testo consigliato dalla prof. Mazzoli: "L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica", Benjamin, Università degli studi Carlo Bo - Uniurb, facoltà di Sociologia. Scarica il file in PDF!

Esame di Sociologia della comunicazione docente Prof. G. Mazzoli

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

aggiunse, all’inizio del 19° secolo, la litografia. La trasposizione dei disegni su

pietra lasciò il posto ad incisioni in blocchi di legno e lastre di rame, finché la

grafica divenne capace di accompagnare in forma illustrativa la dimensione

quotidiana. Con la fotografia, le più importanti incombenze artistiche divennero

di competenza dell’occhio (e non più della mano), in grado di cogliere più

rapidamente e accelerare la riproduzione figurativa rendendola in grado di stare

al passo con l’eloquio. L’operatore cinematografico fissa infatti le immagini alla

stessa velocità con cui l’interprete parla.

Ciò che manca è l’hic et nunc dell’opera, ossia l’esistenza irripetibile in un luogo.

Le modificazioni della struttura sono reperibili solo mediante analisi chimiche o

fisiche che non possono essere compiute sulle copie. Le riproduzioni manuali

bollate come falsi hanno lasciato il posto a riproduzioni tecniche che permettono

di riprodurre l’opera in contesti inaccessibili all’originale, andando incontro al

fruitore. Se è possibile mantenere intatta la consistenza dell’opera, ciò che

vacilla è l’autorità, o, per meglio dire, l’aura, il cui significato travalica l’ambito

artistico. La riproduzione sottrae infatti il prodotto alla tradizione, ponendo al

posto di un evento unico una sua grande quantità.

Modi e generi di percezione si sono modificati nel corso delle epoche, tanto che

alcuni studiosi viennesi dell’epoca delle invasioni barbariche si opposero alla

tradizione classica sotto cui era stata sepolta ogni arte. Se i medium

contemporanei hanno causato la decadenza dell’aura, superandone l’unicità

tramite la ricezione della sua riproduzione e la liberazione dell’oggetto dal suo

involucro, essi hanno tuttavia avvicinato spazialmente e umanamente le opere,

rispondendo all’esigenza delle masse.

L’opera muta il suo valore a seconda della tradizione a cui è legata: da oggetto

di culto per i Greci, la statua di Venere diventò un idolo maledetto per i monaci

medievali. Le opere più antiche sorsero infatti al servizio di un rituale magico e

poi religioso, ambito in cui trova un valore d’uso. Il culto profano della bellezza

si sviluppa invece con il Rinascimento, periodo in cui la nascita del primo mezzo

di riproduzione rivoluzionario, la fotografia, provocò uno sconvolgimento e

l’avvertimento dell’arte della possibile crisi. Essa reagì con la dottrina dell’arte

per l’arte, ossia una teologia dell’arte madre di quella negativa in cui la difesa

dell’idea di arte “pura” porterà al rifiuto della funzione sociale e dei modelli

oggettivi. La riproducibilità emancipa tuttavia l’opera, dall’esistenza parassitaria

nei rituali, conferendole un fondamento politico.

La ricezione è influenzata dal valore culturale (se l’esistenza prevale sulla

visibilità) o espositivo, nel caso in cui l’oggetto sia dedicato a spiriti o

considerato come un oggetto da nascondere (magari realizzandole sottoterra o

rendendole accessibili solo ai sacerdoti).

Le nuove funzioni rendono marginale quella artistica, sebbene il valore cultuale

opponga una forte resistenza all’esponibilità grazie al ritratto, funzionale al culto

del ricordo di cari lontani o defunti. Laddove l’uomo scompare dalla fotografia, il

valore espositivo prevale su quello cultuale. Con le vedute deserte delle vie

parigine di Atget, attorno al 1900, le riprese fotografiche diventano elementi di

prova del processo storico, che esigono la ricezione. La contemplazione

divagante lascia il posto a un osservatore inquieto che cerca di accedere a

immagini di giornali illustrati in cui diventa obbligatoria la didascalia, che

prescrive l’interpretazione da seguire.

La disputa del 19° secolo tra pittura e fotografia in merito al valore artistico,

sarà sorpassata, nel 20° secolo, dallo sviluppo del cinema, definito da Mars

come un mezzo d’espressione da affidare solo a mobilissime mentalità che

possano farlo rientrare nell’”arte” attribuendogli elementi cultuali e un significato

sacrale o sovrannaturale, per evitare di limitarsi a una sterile copia del mondo

esterno.

La prestazione artistica dell’interprete teatrale presentata al pubblico si

distingue nettamente da quella dell’attore cinematografico, che sfrutta la

mediazione dell’apparecchiatura e la guida dell’operatore e dell’autore del

montaggio, che compone il materiale fornito, sottoponendolo a una serie di test

ottici. Si perde la possibilità di adeguare l’interpretazione al pubblico nel corso

dello spettacolo, costringendo il pubblico ad immedesimarsi negli interpreti solo

immedesimandosi negli apparecchi.

Pirandello fu uno dei primi ad avvertire questa trasformazione dell’interprete,

che recita per un’apparecchiatura, esiliato dal palcoscenico e dalla propria

persona, poiché l’azione viva del proprio corpo, sulla tela dei cinematografi è

sostituita dalla loro immagine colta in un momento. L’aura provata dall’attore

sul palcoscenico percepita dal pubblico, essendo legata all’hic et nunc, viene

meno, trascinando con sé anche quella che circonda il personaggio interpretato.

Arnheim, nel ’32, affermerà infatti la necessità di trattare l’attore come un

attrezzo scelto in base a determinate caratteristiche, non più chiamato a

identificarsi in una parte. La prestazione non è più unitaria, ma composta di

numerose prestazioni singole che negli studi durano talvolta intere ore ed il cui

seguito viene girato magari dopo settimane. Si impone all’attore di trasalire,

arrivando a sparare alle sue spalle un colpo d’arma, senza che egli lo sappia,

per riprenderne istantaneamente lo spavento e poi montarlo nel film.

Il disagio dell’interprete di fronte all’apparecchiatura è simile a quello provato di

fronte ad uno specchio. Egli viene trasportato davanti al pubblico di acquirenti,

che costituiscono il mercato nel quale verrà immesso con la sua forza lavoro e la

sua pelle. Il cinema risponde al declino dell’aura costruendo personalità al di

fuori degli studi, oggetto di un culto che li rende delle merci. Il cinema odierno

può tuttavia produrre una critica rivoluzionaria dei rapporti sociali. Il

cinegiornale, trasformando i passanti in comparse cinematografiche immesse

nell’opera dell’industria cinematografica, fortemente interessata ad imbrigliare la

partecipazione delle masse tramite rappresentazioni illusionistiche. Allo stesso

modo, il numero limitato di persone dedite allo scrivere di fronte a migliaia di

lettori aumentò verso la fine del secolo con l’apertura della “rubrica delle lettere

al direttore” della stampa quotidiana, che ha dissolto distinzione tra autore e

pubblico.


PAGINE

6

PESO

281.44 KB

PUBBLICATO

8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Informazione, media e pubblicità
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Mazzoli Graziella.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Sociologia della comunicazione

Riassunto esame Sociologia della comunicazione, prof. Mazzoli, libro consigliato Cross-news, Mazzoli
Appunto
Riassunto esame Sociologia della comunicazione, prof. Mazzoli, libro consigliato Sociologia della comunicazione, Paccagnella
Appunto
Riassunto esame Sociologia della comunicazione, prof. Mazzoli, libro consigliato Il patchwork mediale, Mazzoli
Appunto
Riassunto esame Sociologia della comunicazione, prof. Mazzoli, libro consigliato Pragmatica della comunicazione, Watzlavick, Beavin, Jackson
Appunto