Il patchwork mediale
Vivere la "tardo-modernità" vuol dire essere al centro di un mondo ricco di informazioni e commenti legati a modelli utilitaristici o volti a sostenere cose che spesso non ci riguardano da vicino, ma ci vengono imposte dalle mode e dall’importanza degli argomenti. L’arrivo delle grandi tecnologie ha cambiato il nostro modo di vedere il mondo, sentire le emozioni e memorizzare gli accadimenti.
I nativi digitali la utilizzano per intervenire dal basso: se da un lato viene denunciato l’avvento di un uomo di superficie poco attento ai grandi valori, dall’altro egli si riappropria degli spazi che il condizionamento operato dai media mainstream non gli consentiva più di gestire con un pensiero autonomo. La rete ha infatti la capacità, grazie all’assenza di legami permanenti e certi, di costruire reti sociali che le persone desiderano assumere come riferimento per selezionare le informazioni e prendere decisioni, offrendo anche la possibilità di trovarsi e incontrarsi.
Comunicazione e informazione: alcune questioni preliminari
All’interno della grande società della conoscenza occidentale, le fonti informative sono fornite da mezzi interconnessi e immediati. La frammentazione impedisce di ottenere indicazioni univoche, imparziali e definitive a causa di un contesto in costante cambiamento.
Simmel descriveva infatti come lo spirito calcolatore avesse fatto corrispondere all’ideale delle scienze naturali di un mondo fissato in formule matematiche, l’esattezza calcolatrice della vita pratica generata dall’economia monetaria. Le relazioni e le faccende del tipico abitante della metropoli tendono infatti ad essere molteplici e complesse, al punto che senza puntualità di accordi e prestazioni, tutto sprofonderebbe in un caos inestricabile.
Nei primi anni del Novecento, ordine e razionalità erano i tratti salienti di una civiltà basata sulla pianificazione organizzativa. Nella metropoli come nella globalizzazione attuale, le spinte di oggettivazione si affiancano a tensioni di soggettivazione, portando a convivere omologazione e diversificazione, in accordo col paradigma della complessità.
Informazione e conoscenza hanno raggiunto un grado di diffusione e accessibilità che ha permesso di coprire grandi distanze e differenze culturali attraverso la mediazione, con il passaggio dall’analogico al digitale, dal materiale all’immateriale, dalla relazione faccia a faccia alla diffusione mainstream e all’informazione lineare delle relazioni umane a quello reticolare degli utenti del web.
Benjamin aveva anch’egli posto l’accento sulle forme di mediazione che il Novecento ha introdotto, provocando la perdita dell’aura da parte dell’arte, compensata dalla diffusione a livello sociale, economico, intellettuale ma anche psicologico. Il senso delle opere va smarrendosi, a causa anche dell’intento della stampa di escludere gli eventi dall’ambito in cui potrebbero colpire l’esperienza del lettore, in quanto i principi dell’informazione giornalistica (novità, brevità, intelligibilità) le impediscono di rientrare nella “tradizione”.
La mediazione (o mediatezza) diventa perno della comunicazione umana, differenziando narrazione e informazione: se la prima presenta un carattere rituale e relazionale, in quanto il contenuto è calato nella vita del narratore che lo condivide, trasmettendo l’esperienza che funge da collante per la comunità, l’informazione ha invece funzioni più neutre e meccanicistiche, parte di un sistema tipico delle grandi comunità urbane e industriali, caratterizzate dall’atrofia progressiva dell’esperienza.
L’uomo civilizzato delle grandi metropoli ricade nell’isolamento, sostituendo il rapporto tradizionale e autentico con gli altri, con uno socialmente strutturato secondo le esigenze delle società moderne. Con l’affermazione “Il comfort isola”, si evidenzia infatti la capacità delle società moderne di fornire servizi, beni e strutture informative a discapito della qualità dei rapporti umani in senso antropologico.
Prima dell’avvento dei media di massa, la relazione prevaleva sullo sfondo di una comunità a cui sia narratore che ascoltatore appartenevano. Lo sviluppo del contenuto e il recedere della relazione ha dato vita a una comunicazione di tipo contenutistico, caratteristica della comunicazione di massa, scorporata da processi e legami sociali. L’avvento di media moderni dalla grande potenza manipolatoria portano infatti a un declino dell’esperienza a favore di un’informazione basata sul valore di novità, tanto che i media vengono sempre più riconosciuti come luoghi d’esperienza.
Per Simmel, l’isolamento rappresenta proprio un meccanismo di autodifesa che l’uomo moderno e contemporaneo utilizza per far fronte all’enorme quantità di stimoli e informazioni a cui è sottoposto, oggi soprattutto provenienti dai siti di social network, nuova frontiera del “bombardamento” mediale. Il blasé, incapace di reagire ai nuovi stimoli con l’energia che competerebbe loro, si isola dalla comunità in cui vive, sempre più caratterizzata da legami astratti da cui si libera e si rende indipendente, per poter esprimere la propria individualità nella metropoli, in cui spirito oggettivo e soggettivo si confrontano.
Benjamin evoca invece la figura del flâneur di Baudelaire, che si trova sulla soglia della metropoli e della borghesia. Il suo ambiente ideale è Parigi, in cui è ancora possibile perdersi nelle gallerie, al contrario della Londra asservita ai ritmi frenetici della civiltà industriale. Egli trova quindi rifugio nella folla, in cui si perde e da cui osserva la città. Nella nostra realtà possiamo invece rintracciare la figura di uomo “superficie”, che appare alla moda e segue i modelli, ma nasconde una convinzione semplificata e mai approfondita che lo rende certo delle sue scelte e convinto che la sua opinione sia “sua” e non indotta.
Habermas propone una concezione di sfera pubblica che nella sua prima formulazione era intesa come spazio ideale di pratiche discorsive a carattere pubblico, con confini non delimitabili. Essa è l’arena discorsiva nella quale si dibattono i problemi della società e i temi di interesse generale, seguendo il “moto di generazione” degli argomenti. Essa coinvolge quindi il potere politico ed economico, le associazioni e i singoli, in quanto ospita tutto ciò che è di dominio pubblico, ma ha la sua ragion d’essere nella controparte privata e individuale di chi costituisce la società. Nei primi circoli e caffè letterari e nelle prime riviste d’opinione si cominciò tuttavia a strutturare la sfera pubblica di matrice borghese.
Per Habermas, infatti, essa rappresenta l’insieme dei privati riuniti in forma pubblica. La dimensione di pubblicità è determinata dalla volontà borghese di rivendicare la regolamentazione della sfera, legata all’esercizio del commercio e all’amministrazione di beni familiari, in contrapposizione agli strati aristocratici che possiedono caratteri di “pubblicità” e “responsabilità” nei confronti della comunità. Essa si fa portatrice delle istanze della società civile davanti allo Stato, avvalendosi dell’autorità del “pubblico potere”, messo in discussione dall’importanza che i privati associati in formazione pubblica acquistano progressivamente.
Il valore prettamente politico emerge solo in un secondo momento, essendo la sfera pubblica inizialmente “letteraria” e fortemente legata al “mondo elegante” dell’aristocrazia. Essa si compone quindi di temi sia volatili che strutturati abbastanza da raggiungere l’importanza critica per divenire issue dominanti. Il modello della sfera pubblica viene messo a dura prova dallo sviluppo progressivo dei mass media, che impongono frame discorsivi in cui i privati possono riconoscersi ma dei quali hanno perso la paternità.
I media sono “agenzie di rappresentazione”, che lasciano poco spazio alla creazione di identità e istanze dal basso, ovvero alle conversazioni attraverso le quali i cittadini si confrontano argomentando le proprie posizioni ed esercitando una funzione di controllo sull’agire dei propri governanti. Si assiste quindi a un processo di colonizzazione per cui i meccanismi spontanei di formazione di opinione e volontà si svuotano e si inaridiscono. La sfera pubblica viene ri-feudalizzata, trasformandosi a causa del prestigio personale dell’autorità.
Lo sconfinamento della dimensione pubblica (che diventa intima) dissolve la sfera privata: le discussioni parlamentari diventano shows e la pubblicità perde la funzione dimostrativa, in quanto gli argomenti si risolvono in simboli che non offrono soluzioni ma generano solo identificazioni. L’individuo è quindi chiamato solo a “selezionare” i contenuti proposti dall’alto.
Tra luoghi fisici e cornici per eccellenza come la televisione si dispiega un sempre più ampio territorio della “performance di presentazione del sé e del mondo”. Boccia Artieri sottolinea la nuova centralità dei vissuti individuali “in pubblico” resa possibile dai nuovi media, che diventano territorio dell’abitare, cambiando i modi di conversare, ascoltare ed elaborare eventi dell’esistenza, oggetto di comunicazione pubblica.
L’informazione può essere considerata come un elemento ineliminabile da ogni processo comunicativo. L’inquadramento delle teorie sulla comunicazione operato da Morris nel ’39 individuava 3 registri: sintattico (concentrato su struttura e trasmissione del messaggio, su un piano formale), semantico (che riguarda il rapporto tra segni e significati, ovvero il processo di significazione) e pragmatico (che analizza la comunicazione contestualizzata nell’interazione sociale, focalizzandosi sulla relazione sociale concreta).
Nell’ambito del registro sintattico, la teoria matematica della comunicazione di Shannon e Weaver degli anni Quaranta si focalizzava sui problemi della trasmissione di un segnale attraverso un canale. L’economicità della trasmissione e della costruzione del segnale si realizza ottimizzando l’efficienza del canale, riducendo il “rumore” (“noise”, ossia le interferenze) per trasmettere un’informazione codificata e strutturata.
La quantità viene commisurata alla libertà di scelta dell’emittente tra un numero definito di potenziali messaggi, ottimizzando i processi di trasmissione mediati da tecnologie della comunicazione in un processo sradicato dal contesto umano, relazionale e culturale. Foerster lamentava come una miope applicazione del registro sintattico riducesse la comunicazione a un processo di trasmissione di “informazione”, esistente in autonomia dagli uomini stessi.
L’aspetto economico dei codici e della loro efficienza lascia il posto all’approccio semantico, che si preoccupa del significato edei soggetti che lo costruiscono. Per Volli, la competenza linguistica testimonia la validazione della dignità di cittadinanza di un individuo rispetto alla comunità di riferimento, distinguendo tra asse verticale semantico e orizzontale comunicativo. Il primo considera cosa viene detto e il secondo la funzione sociale del linguaggio, che aggrega gli individui attorno al discorso, sviluppando l’aspetto sociale della comunicazione.
Il soggetto comunicante, mediante regole e all’interno di spazi sociali, interagisce dando vita a significati e simboli costantemente rinegoziati con l’interazione: il sociale si caratterizza quindi attraverso la vita comunicativa, rappresentando, a sua volta, la cornice in cui si sviluppa la comunicazione. Volli include nell’atto comunicativo un significato profondamente politico, attinente alla sfera pubblica come sfera di rappresentanza.
L’individuo interagisce nella società nel gioco della cittadinanza, ovvero in aree discorsive che hanno proprie regole e convenzioni che includono o escludono certi contenuti e prevedono, per entrare, il possesso di titoli e competenze. L’interpellazione è quindi l’appello ad aprirsi ad un’occasione discorsiva in cui il soggetto può agire entro limiti consentiti, ma degenera spesso in una tecnica che lo risucchia e lo etichetta.
Quando tra stato, istituzione e sistema politico la comunicazione passa esclusivamente attraverso mezzi di comunicazione mainstream, il soggetto è infatti relegato a un ruolo di mero ascoltatore, mentre l’informazione in rete e social network crea meccanismi di mitigazione. La teoria pragmatica della comunicazione umana è invece stata elaborata dalla Scuola psicologica nordamericana di Palo Alto (con Watzlavick, Jackson e Bateson). Essa intende i processi di comunicazione come processi di interazione sociale, attraverso cui la società garantisce la propria riproduzione. Lo stesso saluto serve ad affermare la deferenza verso gli altri e il proprio contegno.
Quando l’individuo-Ego costruisce rapporti con un individuo-Alter, reciprocamente influenzati, la situazione comunicativa, oltre a produrre contenuti, definisce la stessa relazione sociale. Ogni comunicazione è composta da un livello puramente informativo (“notizia”) e uno di relazione (“comando”) meta comunicativo, nel quale si specifica come leggere il contenuto prodotto dalla comunicazione stessa. Essere in comunicazione implica quindi prendersi un impegno relazionale, data la connessione tra l’“essere in società” e l’“essere in comunicazione”.
Il “cosa” è anzi a volte un mero pretesto per la costruzione e la ricostruzione della relazione. La definizione di informazione di Bateson ne rispecchia infatti la complessità, in quanto sottolinea la presenza di una differenza che fa differenza, ossia di una differenza nell’ambiente (ossia qualcosa che viene detto da qualcuno, in un modo e in un momento) che ne produce una nel sistema (nella struttura cognitiva ed emotiva del ricevente). L’informazione è quindi il prodotto finale del processo di comunicazione, che non esisteva affatto all’inizio.
L’evoluzione delle forme di mediazione della comunicazione sono state oggetto dello studio di Luhmann, che concepisce la società come un sistema i cui eleme...
-
Riassunto esame Sociologia della comunicazione, prof. Mazzoli, libro consigliato Cross-news, Mazzoli
-
Riassunto esame Sociologia della comunicazione, prof. Mazzoli, libro consigliato Sociologia della comunicazione, Pa…
-
Riassunto esame Sociologia della comunicazione, prof. Mazzoli, libro consigliato L'opera d'arte nell'epoca della su…
-
Riassunto esame Sociologia della comunicazione, prof. Mazzoli, libro consigliato Pragmatica della comunicazione, Wa…