Cross-news (Mazzoli)
Nuove realtà e strategie di informazione
L’approvvigionamento di news produce modalità di osservazione del mondo sempre più complesse, attraverso strumenti diversi e modalità differenti di informarsi. Televisione e radio hanno infatti reso pop l’informazione, attraverso un percorso a senso unico che presupponeva uno spettatore passivo. Esse realizzavano così il loro scopo divulgativo e la funzione di scolarizzazione, attraverso tuttavia una modalità non interattiva.
Si è quindi passati a una interconnessione fra emittente e ricevente e tra persone e informazioni, grazie all’avvento del web 2.0 e dei social network, tramite i quali le informazioni non sono più subite da pochi, bensì lo spettatore può ora interagire, rispondere, commentare e far arrivare il proprio pensiero alla fonte. Ciò che viene postato online è osservabile e pubblico. Da uno scambio di opinioni prima confinato in case, piazze e caffè, il sense of place viene superato, dando vita a un sistema in cui le tecnologie influenzano le relazioni sociali e ne creano nuove forme.
Accanto all’ambito familiare e a quello professionale (i luoghi terzi), compaiono i luoghi altri, connessi in rete, in cui gli sconosciuti possono interagire contribuendo alla costruzione dell’opinione pubblica, ribaltando la logica del mainstream in cui uno parla e tanti ascoltano in quella del web 2.0 in cui parlano in tanti. Chi si informa reagisce alla pluralità di stimoli con curiosità, sebbene i tempi di fruizione siano più veloci e la minore concentrazione abbia ridotto l’attenzione verso i singoli temi.
Wolf sottolineava la tendenza del pubblico ad esporsi a informazioni congeniali alle proprie attitudini e ad evitare messaggi difformi, tendenza accentuata dalla possibilità che i nuovi media offrono di indirizzare in maniera più selettiva la ricerca di informazioni, sfruttando intermediari e catalizzatori di contatti (opinion leader).
L'avvento dei blog e del citizen journalism
Con i blog si ha la prima vera possibilità espressiva dei singoli in rete: il diario personale online, così chiamato ai suoi albori, consentiva infatti di esprimere pareri e pensieri potenzialmente visibili. Alla metà degli anni '90 è nato il web log moderno, lanciato da Open Diary e sfruttato dai professionisti del mainstream per creare veri e propri giornali digitali. A formare la nostra conoscenza non sono tuttavia solo i giornalisti ufficialmente riconosciuti, ma anche persone esperte in determinati ambiti. I social network sites (SNSs) hanno reso il pubblico interconnesso e lo scambio di contenuti più fluido.
In Italia, Facebook è utilizzato da 24 milioni di utenti e Twitter da 3,3 milioni. Pertanto, le fonti di informazione non sono più appannaggio esclusivo dei media tradizionali (e quindi di un piccolo insieme di organizzazioni gerarchiche), ma anche di un gran numero di potenziali collaboratori ed entità piccole e differenti che acquistano autorevolezza agli occhi delle persone. Accreditando anche fonti meno ufficiali, trovano spazio anche altri tipi di notizie non trattate dal giornalismo classico, ma dal nuovo citizen journalism, fondato sul paradosso della buca in strada di Johnson, secondo cui da sempre, notizie molto vicine a noi ma poco importanti per il resto delle persone hanno ricevuto una maggiore attenzione rispetto ad altre importanti ma più lontane.
La social tv e il consumo dei contenuti
Ogni cosa può diventare notizia, tanto che i professionisti sono costretti ad aggiornarsi e imparare a usare strumenti come la social tv, ovvero le interazioni generate sui social network il cui tema è la programmazione televisiva, sfruttata da alcuni programmi per creare una conversazione continua. Il consumo dei contenuti non è quindi più limitato a fasce orarie prestabilite, grazie al second screen, ovvero a smartphone, tablet e altri strumenti leggeri e facili da maneggiare, che consentono di essere sempre collegati e superare il modello mainstream travalicando la volontà delle emittenti televisive e rendendo protagonisti diretti i singoli spettatori-utenti.
La televisione, riproducendo il mondo, ne offre una rappresentazione che non può essere considerata la realtà, ma una sua forma mediata. La formazione dell’opinione pubblica si modifica ancora attraverso il secondo schermo, poiché nel caso dei social network si ha una sfera pubblica in cui l’opinione si forma a partire dai singoli individui, mentre la social tv rappresenta invece una strategia del mondo mainstream, che dà vita a diversi prodotti ed opinioni.
Socievolezza e sfera pubblica
Come sosteneva Simmel, non esiste società senza socievolezza, poiché gli uomini, pur non rinunciando alla propria individualità, si mettono in continua relazione con gli altri, assumendo un atteggiamento “socievole” che implica la rinuncia, almeno in una certa misura, all’affermazione unilaterale della loro individualità, in vista di uno spazio comune in cui l’interazione è fonte di piacere reciproco. Gli individui scompaiono in quanto tali per appagare l’impulso alla socialità.
Se nell’Ottocento le idee sviluppate nelle corti, sebbene nate da una componente ristretta della società, erano ritenute generalmente valide, successivamente saranno i caffè a diventare i “luoghi terzi”. Oggi quell’omofilia si ritrova in corti mediatiche in cui ci si incontra attorno a un leader che se prima era rappresentato da una personalità di spicco che filtrava le discussioni per gli ospiti, oggi è invece riscontrabile nel blogger.
Con il progredire della società, la sfera pubblica ha ridefinito più volte confini e poteri anche in rapporto all’evolversi delle tecnologie. Il concetto di socievolezza (ossia di interazione fine a sé stessa, che mira solo a costruire un mero contatto fra gli interlocutori) di Simmel può quindi essere inteso come precursore di quello di sfera pubblica, in cui le conversazioni sono maggiormente orientate ai contenuti e alla razionalità discorsiva.
Per Turkle, nella sfera pubblica si realizza la pratica contemporanea di creare identità nuove, collettive e condivise, che porta alla perdita di legame tra persone. Per altri, invece, le nuove conversazioni rappresentano un arricchimento e offrono nuove possibilità di entrare in relazione. Nel concetto di sfera pubblica di Habermas, invece, il pubblico viene inteso come uno spazio di interazione tra cittadini privati, che diventa sfera pubblica quando la conversazione acquista caratteri di condivisione e interesse generale, evolvendo di pari passo con i luoghi ad essa adibiti, in cui si sviluppano credenze e ideologie non verificate dall’alto ma condivise dai più a partire da privati privi di poteri politici.
Se nell’Ottocento troviamo la sfera pubblica conclamata, a inizio Novecento la statalizzazione della società elimina la distinzione tra pubblico e privato, stabilendo il tempo libero da destinare al consumo di cultura (che diventa azione condivisa da molti) in modo pubblico. La sfera pubblica nata su base privata si sposta nella collettività, per poi essere trasportata dalle discussioni tipiche dei caffè ai mass media, in cui diventano bene di consumo. La vita privata diventa condivisa e i prodotti di massa sono sentiti e fruiti come fossero intimi con la fine della sfera pubblica borghese, in cui i privati riuniti in pubblico erano dotati di poteri decisionali: il suo posto viene preso da una sfera pubblica formata da pochi enti che si innalzano sopra la massa e la governano.
Nuove dinamiche sociali e media
Di pari passo con l’evolvere dei media, si assiste alla nascita di individui più forti che riescono a far prevalere i propri interessi, proponendoli non come soggettivi, ma come se appartenessero alla collettività. Con l’esplodere della pubblicità, i mass media non propongono più semplici oggetti ma stili di vita e modalità di consumo, agendo in modo massiccio sulla mente dei consumatori per orientarne l’opinione. Non si parla più infatti di pubblico passivo ma di sfera pubblica attiva che fruisce dei nuovi prodotti in modo volontario, convinti di essere portatori di un’opinione pubblica autonoma che in realtà asseconda la generale omologazione, perdendo così il suo potere politico. Dell’unione che gli garantiva una rappresentatività generale resta solo un insieme di privati riuniti in pubblico, chiamati a dare la propria approvazione fittizia su argomenti già decisi.
Il sistema sociale, secondo Habermas, mostra dinamiche interne rintracciabili nel sistema attuale, fondate sul loro essere ancora nascoste ai più: tutto viene infatti proposto dall’alto, a discapito del libero dibattito. Partiti, ceti e Stato diventano i veri possessori dell’opinione pubblica, che segue criteri tutt’altro che pubblici. I nuovi media rovesciano invece le dinamiche classiche di fruizione, rendendo il pubblico un soggetto attivo della comunicazione, che acquista potere dal basso ed offre una democraticità impensabile fino a poco tempo fa. L’opinione pubblica può quindi ora tornare a formarsi autonomamente dal singolo dibattito.
Se lo Stato novecentesco di Habermas acquistava potere entrando nella mente del pubblico e guidandone le opinioni senza manifestare la manipolazione, oggi il mainstream fa proprie le pratiche di partecipazione e si mostra efficace grazie al fatto che i nostri interessi vengono direttamente palesati dal basso grazie ad esempio ai sondaggi. Coinvolgendo dal basso, il mainstream riesce a cogliere i gusti e proporsi come risposta ai bisogni dei seguaci, convinti di scegliere personalmente grazie alla continua richiesta della loro opinione in un nuovo frame socio-comunicativo.
La frattalizzazione della privacy
Il passaggio da luoghi relativamente chiusi in cui i temi erano trattati in modo più diffuso a una ibridazione fra pubblico e privato dà vita alla frattalizzazione della privacy, concetto di Nissenbaum poi ripreso da Lange nell’analisi del rimodellamento tra pubblico e privato. Gli individui scelgono infatti autonomamente cosa rendere privato o pubblico, con confini suscettibili di modifiche da parte degli stessi utenti e resi sempre più labili dai social network. I social media ripristinano infatti i luoghi terzi in cui proporre alla collettività le proprie esperienze e confrontarle con le cerchie mediali.
Network society e costruzione identitaria
Un gran numero di stimoli sono soggetti a diverse interpretazioni e spesso decodifiche aberranti, tanto che i produttori di contenuti sono consapevoli che, pur proponendo tutto, l’audience comprenderà solo una parte dei contenuti. Anche il modo di relazionarsi interno ai pubblici è cambiato grazie a reti mediali che connettono persone e idee da ogni parte del mondo, accentuando le connessioni tra micro e macro livelli e dando vita a network society e figure come opinion leader e prosumer, simbolo di una nuova forza partecipativa dal basso. Si sono inoltre affermate nuove pratiche per la costruzione identitaria, in quanto la sfera pubblica offre molte più possibilità di appartenere a differenti cerchie mediali e modifica il concetto di intimità a causa del desiderio di sovraesposizione e pubblicizzazione.
Ogni medium rappresenta un frame socio-comunicativo preciso: internet può essere definito un meta-medium poiché racchiude in sé tutti gli altri mezzi (e quindi tutti gli altri frame), creando diversi rapporti di potere e cambiando pubblici e prodotti, attraverso le narrazioni transmediali. Nascono sfere pubbliche connesse, che ospitano al loro interno un numero maggiore di individui in modo da rappresentare opinioni diverse e molteplici punti di vista. Temi sia pubblici che privati sono potenziali oggetti di dibattito attivo nella rete, il nuovo frame in cui si costruiscono significati e condividono vissuti. L’opinione pubblica si sposta online, grazie a persone con una nuova capacità riflessiva che producono contenuti nuovi partendo dalle proprie soggettività.
Produzione e consumo di informazioni
È possibile distinguere fra produzione, consumo e pratiche di spettatorialità: i livelli di produzione e consumo riguardano la circolazione delle informazioni, mentre la spettatorialità si basa sull’osservazione del contesto in cui il pubblico si relaziona con le informazioni, ovvero sul rapporto fra dimensione pubblica/privata (l’informazione avviene infatti in un contesto semipubblico). Lakoff definisce il frame come una serie di schemi interpretativi alla base di processi cognitivi, derivanti dalle nostre esperienze. Essi ci portano a percepire, identificare e catalogare ogni elemento secondo modelli mentali precisi. Frame diversi possono quindi dare vita a interpretazioni diverse dello stesso concetto.
Il processo di framing consiste infatti nel creare cornici contestuali all’interno delle quali interpretare ogni elemento, orientando percezioni ed emozioni, nonché l’idea che si forma prima che avvenga un’analisi più dettagliata dell’oggetto. L’apertura della fase di produzione al pubblico incide non solo sull’esperienza del singolo fruitore ma anche sulle dinamiche proprie dei media mainstream, che sfruttano commenti e opinioni del pubblico. La costruzione di contenuti dal basso, secondo Boccia Artieri, contribuisce infatti al rovesciamento del senso della posizione nella comunicazione dei pubblici.
Molte testate hanno chiuso le versioni cartacee dei giornali per tenere in vita quelle online, così come le tv stanno puntando sulla trasmissione in streaming. Se per i prodotti riprodotti in serie, Benjamin parlava di perdita dell’aura e di un’alienazione vicina a quella descritta da Marx, i prodotti della rete, condivisi e ripresi, perdono completamente l’autonomia intellettuale.
Se, come sostenuto da McLuhan, il medium fosse il messaggio, la mescolanza di diversi frame può quindi distrarre e portare ad attribuire sensi diversi. La definizione di homo democraticus si appoggia sulla spinta all’iperconsumo, ma sottolinea il bisogno di autocostruzione e gestione dei singoli, anche attraverso le loro abitudini di consumo. La presa di posizione delle persone e l’ampliata possibilità di far sentire la propria voce è resa evidente dalla possibilità di scegliere e usare le informazioni per determinare la propria identità. Essendo riformulate in ulteriori informazioni, si dà vita a una catena informativa partecipativa e creativa. La condivisione permette infatti il passaggio di prodotti e informazioni, purché i due attori siano presenti nello stesso luogo: nella rete, tuttavia vengono spezzati i confini fra luoghi ed eliminati i tempi, creando un ambiente unico abitabile da tutti.
Turkle sottolinea come ciò spinga a costruire rapporti fittizi in rete, basati su valori effimeri (come il numero di contatti e “mi piace” su Facebook) e identità multiple non autentiche. Gli individui diventano quindi produttori di contenuti mediali incarnandone tecniche e logiche fino, secondo Boccia Artieri, a “farsi media”.
Ogni medium è caratterizzato da regole interne proprie, secondo cui si sperimentano varie forme di identità e metodi di gestione dell’informazione. Gli individui si propongono non come singolo sé, ma come “sistema multiplo definito” di sé, ovvero come più identità legate a account diversi e appartenenti a una finestra diversa, attualizzando possibilità che prima rimanevano in potenza grazie alla connessione con altri sé multipli. L’idea di network si basa infatti sulla possibilità di tutti gli attori di essere nodi della rete, comunicando non più da uno a molti, ma da nodo a nodo. Le gerarchie si annullano, pur mantenendo dei punti focali, ovvero nodi più ampi con più connessioni. La Teoria del mondo piccolo di Milgram spiega infatti come ogni persona possa connettersi a chiunque altro.
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