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Prima dei mass media

Stefano Cristante

Tre questioni decisive per la comunicazione umana

Tre questioni sono decisive per capire il peso della comunicazione nell’avventura umana:

  • La creazione delle reti: riguarda gli aspetti relativi all’interazione tra l’individuo e gli altri all’interno dello stesso ambito di interazione. Le reti, intese come collegamenti tra singoli fruitori e contributori di mezzi e tecnologie, rispondono alle esigenze di comunicazione, cui si affianca la ricerca di un contesto in cui si determinano nodi della rete.
  • La costruzione del sapere: cogliere come i mezzi di comunicazione abbiano permesso l’accumulazione di conoscenze umane, facendo riferimento soprattutto alla scrittura alfabetica, che ha costruito una piattaforma di saperi che va oltre lo spazio e il tempo, opponendosi all’oralità.
  • L’esercizio di potere: i mezzi inventati e perfezionati nelle diverse società sono stati usati per organizzare le società e per governare.

La storia della comunicazione

La comunicazione è attiva fin dal periodo in cui un ominide sarà riuscito a scheggiare una selce nel modo giusto. La comunicazione ha sempre avuto un ruolo strategico, per esempio nell’organizzazione della battuta di caccia.

Fino alla rivoluzione francese non si può parlare di esistenza di mezzi di comunicazione di massa perché il mezzo più utilizzato di quell’epoca era il giornale, diffuso tra pochissime persone. Per il resto, c’erano tutti i mezzi che c’erano anche prima: scrittura, oralità, e per il trasporto c'era anche il cavallo. Durante la rivoluzione francese è stato inventato il telegrafo ottico, su cui veniva posto un militare addestrato per imparare dei segni con delle bandierine che riproduceva il segnale a un’altra torretta, che a sua volta comunicava ad un’altra e così via.

Nell’800 comincia la normale industria dei media che conosciamo anche oggi. Il dagherrotipo venne consegnato come regalo al parlamento francese e nell’800 compare il cinema. Il primo filmato fu "La sortie des usines Lumières".

Il modo in cui comunichiamo può variare il modo in cui ci sviluppiamo come società in mille modi. Il linguaggio, che è una parte della comunicazione, è già una variabile determinante. Secondo McLuhan, dipende dal mezzo che usiamo perché i mezzi modificano la percezione delle cose, estendendo i nostri sensi: la scrittura estende la vista, la musica estende l’udito, la ruota il piede, ecc.

Capitolo 1

La comunicazione tra individui

La comunicazione tra individui non è da sempre avvenuta come la conosciamo oggi. Essa va interpretata come una vera e propria invenzione collettiva al fine di mettere in comune forme e significati la cui condivisione è di fondamentale importanza per la sopravvivenza del gruppo. Inizialmente non è un fatto naturale; man mano, però, l’agire comunicativo si fa via via sempre più strutturato nel tempo, diventando intenzionale e consapevole.

L’arco temporale coperto dai mezzi di comunicazione nel loro complesso (dal grido alla posta elettronica) coincide con l’intera storia dell’uomo. La prima comunicazione si fonda su gesti (tatto), versi, grida, ecc. Non esistono prove certe dell’esistenza del linguaggio orale nella preistoria. Alcuni studiosi sostengono che parola e abilità manuale siano collegati. La costruzione manuale di utensili permette di capire che dall’Homo erectus è cominciata una trasformazione della bocca e dell’apparato dentario che non viene più utilizzato come strumento di difesa poiché viene incrementato l’uso della mano (Lo strumento tecnico prioritario dell’antenato privo di linguaggio verbale sviluppato è la sua stessa mano).

L’elaborazione dell’oralità avviene in un lasso di tempo lungo in cui si rafforza l’apparato fonetico dell’Homo sapiens il quale si organizza facendo affidamento al senso del tatto, del gusto e dell’odorato; quindi la possibilità di accumulare e comunicare conoscenza è ancora limitata. Gli individui sono organizzati in bande nomadi (gruppi da 5 a 80) che si muovono collettivamente. Successivamente riescono a sedimentarsi con l’ausilio di mezzi comunicativi pre-verbali (cioè mezzi comunicativi espressivi precedenti la verbalizzazione del linguaggio orale strutturato) transitando verso un nuovo tipo di società, quella tribale, che era in grado di esprimersi attraverso la mimica e i versi in base alle situazioni.

Si sviluppano forme di rappresentazione artistica della realtà come le statuette rappresentanti donne risalenti a 23,000 anni fa. Esse hanno un significato simbolico, rappresentano la fertilità. L’arte rupestre non è altro che la rappresentazione di simboli sacri utili alla costruzione sociale. Nella tribù, quindi, la comunicazione è determinata dalla oralità integrale, cioè dal linguaggio verbale affiancato da gesti e produzione artistica e grafica.

La comunicazione dell’oralità è costruita sulla paratassi, al cui interno vi è una forte ripetizione di alcuni termini che servono per mantenere saldo l’ascoltatore. La capacità di esprimersi, inoltre, è in grado di modificarsi funzionalmente all’ambiente restando in equilibrio con lo stesso, si può, quindi, definire omeostatica. Successivamente si crea il sistema tribale delle chefferies, in cui alcuni capi attraverso la parola iniziano ad amministrare.

Nella transizione tra entità proto-statali e stati veri e propri si sviluppa il medium della scrittura. Oralità e scrittura hanno raggiunto la maturazione attraverso fasi e processi lunghi. La scrittura umana viene determinata a partire dalla pittografia, cioè scrittura dei segni, segni che rappresentano l’oggetto a partire dalla stilizzazione delle sue forme. Un esempio di pittogramma è la tavoletta di Uruk la cui decifrazione fa emergere il bisogno di organizzare la società del tempo in quanto rappresentano una sorta di documento contabile burocratico.

Con il tempo la scrittura si sviluppa e comincia a farsi strada l’idea di creare simboli convenzionali, per esempio i segni mnemotecnici, capaci di richiamare alla memoria un significato diverso dalla loro immediata intuizione. Un esempio è legato proprio alla pratica in uso ancora oggi di fare un nodo al fazzoletto per ricordare una certa cosa da fare. Il nodo in sé non assomiglia in alcun modo alla nostra azione da ricordare, ma è in grado di sollecitarla e di farla venire immediatamente a galla. I pittogrammi si basano su un sistema di codifica convenzionale e quindi prestabilito.

Ai pittogrammi si affiancano poi i caratteri ideografici, dove un simbolo può rappresentare una parola o un verbo come, per esempio, la scrittura cinese. Intorno al 1200 a.C. emerge la scrittura egizia, conosciuta con il termine geroglifico il cui significato è sacra incisione. Pensando che l’utilizzo sia esclusivamente religioso, incappiamo in un errore. In realtà il potere della scrittura affidato agli scribi è sacro poiché questi erano protetti da un punto di vista sia politico che religioso. Gli scribi utilizzano la scrittura per la rappresentazione burocratica dello stato e la gestione dello stesso. Nel geroglifico, tra i vari segni presenti, troviamo la rappresentazione del suono, consonanti e sillabe in grado di ridurre la complessità del testo. Questa tecnica non avrà successo immediato.

Prima di arrivare a parlare propriamente di alfabeto, bisognerà attendere l’esito di una complessa rete di eventi di guerra e di pace, di scambio e di contaminazione tra culture diverse. Marshall McLuhan ha definito la scrittura alfabetica un occhio per l’orecchio. C’è un’inversione sensoriale: si passa dall’utilizzo dominante dell’udito all’utilizzo prevalente della vista. Grazie ai lavori di McLuhan e Innis è più semplice differenziare la cultura dell’oralità dalla cultura alfabetica.

La cultura orale è ricca di ripetizione, mentre la scrittura tende alla concisione; mentre il discorso orale è costituito in modo prevalentemente paratattico, cioè con frasi brevi e coordinate tra loro, il discorso scritto è prevalentemente ipotattico, con diverse proposizioni subordinate e una proposizione principale. Con la scrittura vediamo nascere una nuova casta, quella degli scribi, la cui funzione è di creare documenti informativi a disposizione della burocrazia e dello Stato.

Successivamente si passa dalla pietra (incisione a mano) al papiro, più comodo e facile da trasportare. L’alfabeto greco è innovativo perché prevede l’uso delle vocali, negli altri sono sottintese. L’alfabeto latino deve la sua diffusione proprio al papiro e alla creazione di reti stradali da parte dell’Impero Romano sulle cui strade veniva trasportata una mole enorme di documenti. Con il distacco dell’impero romano dall’Egitto ci fu il blocco di rifornimento di papiro e dunque si ritornò all’utilizzo del...

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Saxbrina97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Cristante Stefano.
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