Concetti preliminari
Comunicazione di massa: (def. Thompson) "La produzione istituzionalizzata e la diffusione generalizzata di merci simboliche attraverso la fissazione e la trasmissione di informazioni e contenuti simbolici".
Caratteristiche
- Tecnologie della comunicazione: Fausto Colombo distingue tra:
- Tecnologie di trasmissione: sono quelle che annullano, o comunque riducono decisamente, la distanza spaziale.
- Tecnologie di rappresentazione: quelle che "forniscono rappresentazioni parziali del reale" (es. cinema, fotografia, televisione). Esse attivano la nascita di nuove competenze tecniche e professionalità, determinano la nascita di organizzazioni professionali, contribuiscono allo sviluppo di nuove forme artistico-culturali.
- Tecnologie di riproduzione: quelle che permettono la riproduzione in serie sostanzialmente infinita di prodotti culturali. Secondo Benjamin tale riproducibilità modifica il rapporto tra masse e arte, nonché la natura del prodotto culturale stesso che diventa bene di consumo.
- Mercificazione delle forme simboliche: cioè l'assegnazione ai beni simbolici (che hanno un significato) di un valore economico, un valore grazie al quale possano essere scambiati nel mercato. I meccanismi di valorizzazione sono molteplici: es. per i libri la mercificazione si fonda sulla vendibilità di un numero elevato di copie, per le radio sulla vendita di spazi pubblicitari.
- Separazione strutturale tra la produzione e la ricezione delle forme simboliche: il contesto di produzione (es. studio televisivo) e quello di ricezione (es. salotto privato) sono disgiunti. Il rapporto tra emittente e ricevente è allora fortemente strutturato e le dinamiche di controllo avvengono mediante forme di feedback mediato o di decodifica anticipatoria (uso di formule sperimentate). La produzione è però sempre preceduta dalla creazione e dalla pianificazione (previsione degli effetti sul mercato del consumo). Inoltre, nonostante l'asimmetria, il ricevente non ha comunque un ruolo passivo.
- Estesa accessibilità delle forme simboliche nello spazio e nel tempo: questo è strettamente legato alla separazione produzione/ricezione e alla riproducibilità, che permettono che le forme simboliche siano accessibili a distanza di tempo e non solo di spazio. Ciò ha due conseguenze importanti:
- Distanzione spazio-temporale: questa espressione è stata usata inizialmente da Giddens, poi ripresa da Thompson. Per Giddens, nella high modernity si ha un distacco tra spazio e tempo: la distanzione spaziale non implica allora necessariamente quella temporale e si possono sviluppare anche interazioni a distanza in quanto le relazioni sociali si staccano dai contesti di interazione.
- Despazializzazione della simultaneità: non è necessaria la compresenza per esperire la simultaneità degli avvenimenti.
- Circolazione pubblica delle forme simboliche: grazie all'accessibilità di queste. Nota bene: Questa caratteristica è stata ridotta dall'introduzione di tecnologie (es. TV digitale satellitare, Internet) che consentono la personalizzazione dei processi comunicativi.
Tre tipi di interazione comunicativa secondo Thompson
- Interazione faccia a faccia: si svolge in un contesto di compresenza, è dialogica, fa ricorso a meccanismi indiziari di tipo simbolico (non verbali es. gesti e linguistici).
- Interazione mediata: interazione che necessita di un medium, un mezzo tecnico. In questo modo, si permette l'interazione a distanza spazio-temporale. Qui gli elementi indiziari sono numericamente inferiori. Esempio: telefonata (non vedo sorriso).
- Quasi-interazione mediata: quella tipica dei media. Si è svincolati dallo spazio e dal tempo; le forme simboliche non hanno riceventi specifici; i riceventi sono potenzialmente infiniti (anche a distanza di tempo); non è dialogica: si basa su meccanismi di flusso e gli unici meccanismi indiziari sul pubblico provengono da forme di generalizzazione a posteriori, ad esempio indici di ascolto (Si ha dunque un feedback deduttivo). Tuttavia, questa definizione non riesce a cogliere certe complessità di questo tipo di interazione, ad esempio qualora si mettano insieme piattaforme diverse, es. trasmissione radiofonica che si appoggia sull'uso di SMS o siti internet.
Cosa sono i media
Definizione McLuhan: I media non sono solo quelli che, in un'accezione molto riduttiva, vengono definiti mezzi di comunicazione, ma anche tutti gli artefatti e le tecnologie umane; queste sia in senso materiale (strumenti, macchine, congegni ecc.), sia in senso culturale (teorie filosofiche, forme poetiche ecc.). È tuttavia una definizione troppo ampia.
Definizione Colombo: La definizione parte dalla considerazione che i media possono essere catalogati sia in base alle caratteristiche linguistiche, che riguardano "l'interfaccia tra il ricettore e il messaggio codificato che egli riceve", sia in base agli aspetti tecnologici, che riguardano la produzione, la distribuzione, il consumo o tutte queste. Ciò da vita ad una serie di difficoltà concettuali, per cui Colombo elabora la seguente definizione: "I media sono apparati socio-tecnici che svolgono una funzione di mediazione nella comunicazione tra soggetti".
Diverse prospettive sui media
- Apparati socio-tecnici: i media si pongono non come mere tecnologie, ma come veri e propri sistemi socio-economici di uso delle tecnologie.
- Rapporto con i soggetti sociali: i media si muovono all'interno delle relazioni sociali, di cui sono al tempo stesso prodotto e cornice.
- Dello sviluppo delle reti: i media si muovono all'interno di uno spazio che non è affatto cancellato dalle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Se è vero che i moderni media producono una simultaneità despazializzata, al tempo stesso, lo spazio continua ad essere una variabile tecnologica (es. c'è lo "spazio del sapere").
- Rapporto tra attore e società: si possono studiare all'interno del tema sociologico del primato fra attore e società.
- Tecnologie e circuiti culturali al tempo stesso: i media fanno parte del sistema dell'industria culturale e dell'insieme dei diversi circuiti culturali comunicativi.
È importante sottolineare che nella definizione di Colombo si sottolinea un'idea che è alla base dei media studies, ma che spesso è implicita: il concetto di funzione di mediazione, che Silverstone definisce come qualcosa di simile alla traduzione, un processo di trasformazione che non è mai soddisfacente, completo e che supera la traduzione in quanto ha a che fare con i meccanismi di rappresentazione e con le forme dell'esperienza.
Media e società
Questo rapporto è un tema importantissimo nelle scienze sociali ed è una relazione molto forte. Burton sostiene che gli operatori dei media e i membri della società condividano, ad esempio, ideologie. Tuttavia, "gli operatori dei media hanno il controllo delle tecnologie attraverso cui mediano esperienze sotto forma di testi. I testi costituiscono rappresentazioni, usando discorsi, e così promuovono miti ed ideologie". I media giocano quindi un ruolo importante nella società.
Queste considerazioni ci portano a considerare il concetto di potere, definibile come un processo in cui la fonte (le istituzioni) può esercitare una forza o un'influenza su altre istituzioni o sull'oggetto raggiunto dall'istituzione mediale (l'audience). Garnham distingue due tipi di potere:
- Potere strutturale: riguarda l'allocazione delle risorse e opera all'interno delle istituzioni.
- Potere economico: agisce dentro le regole definite dai mercati e dai quadri normativi.
Queste due forme di potere, inoltre, possono essere già esistenti oppure potenziali (non nel senso di teorici, ma nel senso che esistono a determinate condizioni e in certi contesti). Lo schema (fonte: Burton) evidenzia le forme di potere che vengono esercitate sulle istituzioni mediali e, nel contempo, su cui i media intervengono e con cui intrattengono logiche di reciproca influenza. Particolare importanza assume il rapporto tra istituzioni mediali e audience, che riguarda uno specifico potere dei media, il potere di costruzione del significato.
Due tipologie di potere dei media secondo McQuail
- Modello dell'egemonia:
- La fonte sociale è l'élite dominante.
- I media sono controllati da forme di concentrazione.
- La produzione è standardizzata.
- La visione del mondo è selettiva e decisa dall'alto.
- Il pubblico è rappresentato come passivo e di massa e si ipotizzano effetti di tipo conformistico.
- Modello del pluralismo:
- La fonte è costituita di diversi gruppi sociali e politici che rappresentano interessi diversi.
- La produzione è libera e creativa.
- La visione del mondo è aperta al pluralismo e all'antagonismo sociale.
- Il pubblico è attivo, frammentato e selettivo.
- Gli effetti sono attenuati dalle competenze del pubblico o addirittura assenti.
Da questi due modelli McQuail deriva sei caratteristiche principali del potere dei media:
- Capacità di attrazione e direzione dell'attenzione del pubblico.
- Capacità di persuasione in questioni riguardanti opinioni e credenze.
- Capacità di influenzare comportamenti.
- Capacità di strutturare i meccanismi di definizione della realtà.
- Capacità di conferire status e legittimazione sociale.
- Capacità di fornire informazione rapidamente e in modo estensivo.
Queste caratteristiche possono essere utilizzate anche da coloro che sostengono la teoria dell'imperialismo culturale dei media di Schiller. Questi sosteneva che la forza economica delle grandi imprese transnazionali con sede negli USA aveva attivato forme di dipendenza economica e culturale, con un certo effetto di omologazione e massificazione delle culture locali agli standard della cultura occidentale. Questa teoria è stata fortemente ridimensionata, anche dallo stesso Schiller, per effetto dell'internazionalizzazione delle istituzioni mediali e dello sviluppo di dinamiche glocal (globalizzazione e localizzazione). D'altra parte, la teoria di Schiller non è in grado di spiegare fenomeni come la specificità del mercato indiano dell'audiovisivo (Bollywood). Hesmondhalgh muove una critica a Schiller: egli avrebbe infatti spesso usato come intercambiabili le espressioni "dominazione culturale" e "imperialismo culturale".
Media e modelli sociali
Ci sono vari modelli che hanno cercato di spiegare le complesse relazioni tra media e società. Tali modelli possono essere classificati in base al tipo di legame che intercorre tra media e società:
- Modelli macro-sociali: Considerano i media in grado di imporsi sulla società, influenzandola o determinando effetti specifici. In questo ambito si inseriscono approcci quali funzionalismo, determinismo e marxismo.
- Modelli micro-sociali: La società usa i media, essi vivono nelle dinamiche sociali e costituiscono strumenti di connessione e auto-rappresentazione che la società utilizza in modo più o meno consapevole. In questo ambito occorre collocare approcci quali gli studi sulla ricezione, i cultural studies, il post-modernismo e gli audience studies.
- Modelli dinamici: I media e la società sono connessi in modo interattivo, si tratta di una influenza reciproca. I media non sono più quindi delle variabili indipendenti, ma non si può nemmeno dire che vengano usati dalla società senza conseguenze. Qui si collocano approcci quali i più recenti audience studies, l'interazionalismo e il realismo discorsivo.
I modelli macro-sociali fanno riferimento all'idea di comunicazione come trasmissione, mentre i modelli micro-sociali e quelli dinamici fanno riferimento all'idea di scambio relazionale, di dialogo. Possiamo quindi classificare questi approcci in due categorie: le teorie della trasmissione (1) e le teorie del dialogo (2-3). Ci sono poi altre teorie che spesso mantengono l'impianto delle teorie della trasmissione, ma rappresentano un passo avanti verso le teorie del dialogo. Queste prendono il nome di teorie di mezzo.
Teorie della trasmissione
Nascono nei primi anni '30 del '900. Gli eventi che influenzano queste teorie sono:
- Società industrializzata ed urbana: si sviluppa l'industria capace di produrre in serie, che è legata alla comunicazione in quanto lo sviluppo tecnologico/industriale mette a disposizione radio, libri, giornali ecc. Si ha quindi la nascita e l'affermazione di nuovi media.
- Nascita della società di massa: Per alcuni questo significa l'ingresso della maggioranza della popolazione nella società: la popolazione, grazie allo sviluppo industriale, ha il benessere e può dunque accedere alla cultura. Questa è quindi una concezione democratica. Altri autori sottolineano invece come il potere sia rimasto nelle mani di pochi, i quali però hanno più strumenti e strumenti più forti per controllare e influenzare la società (attraverso i mezzi di comunicazione di massa).
- Prima guerra mondiale: La guerra coinvolge l'intera popolazione e, una volta scoperto il potere di persuasione dei media, nasce la propaganda. Questa, con la prima guerra mondiale, viene per la prima volta usata sul fronte interno. Infatti, la Bullet Theory usa esempi tratti dalla prima guerra mondiale. Il potere di persuasione è usato anche dall'industria americana per incrementare i consumi grazie alla scoperta della pubblicità.
- Totalitarismi: usano in modo massiccio i media che, a questo punto, vengono usati anche in politica.
Sono quelle teorie che spiegano il processo comunicativo riferendosi principalmente all'idea di trasmissione. "I concetti di comunicazione soggiacenti fanno riferimento all'idea di "trasporto del segnale" e di "trasmissione" di informazione da un soggetto ad un altro (o ad un gruppo). Possiamo individuare tre fasi nell'ambito di queste teorie.
Prima fase
L'idea che prevale è quella che i media possano cambiare la mente. In questa fase incontriamo la teoria dell'ago ipodermico (o del proiettile magico): è la prima espressione delle teorie della trasmissione e domina tutti gli anni '30.
- Società sempre più atomizzata: il presupposto è che la società sia sempre più atomizzata: si vive insieme, ma i legami si allentano, si è soli e le relazioni sono superficiali. Al contrario nascono dei grandi oligopoli economici (si sviluppano le teorie delle élites, es. Pareto, Mosca, Michels) e si crede che ciò avvenga anche nel mondo dei media (idea sostenuta ad es. dalla Arendt).
- Media onnipotenti: I media hanno il potere enorme di cambiare la mente, il pensiero della gente; ciò non accadrebbe se le persone avessero legami forti. Vi è quindi l'idea di media onnipotenti, che possono cambiare il pensiero e hanno potere di omologazione: se tutti sono sottoposti alla stessa influenza, penseranno tutti allo stesso modo. "The tradition that never was" è come studiosi successivi hanno definito questa idea perché era comunemente accettata, ma non aveva una base empirica. Questo fatto è sottolineato soprattutto da Kurtland. Era quindi un'idea di senso comune, ma non sociologica. Ciononostante condizionerà le teorie successive.
Seconda fase
Questa fase va dagli anni '40 agli anni '60. Negli anni '40, infatti, iniziano studi empirici sui media e quindi si può propriamente parlare di uno studio sociologico. Gli autori subivano comunque le influenze di questo clima, di questa percezione che si aveva sui media e tentano di verificare queste ipotesi. Qui si collocano le prime tre teorie della trasmissione.
Teoria funzionalista dei media
Nella prima metà del '900 la corrente dominante è la mass communication research, che ha inizio con la pubblicazione del libro: Propaganda techniques in the world war, di Laswell nel 1927. Il libro raccoglie approcci differenti, accomunati dall'attenzione al tema degli effetti. Le radici culturali sono la psicologia delle folle di Le Bon, il comportamentismo di Watson, le teorie sul condizionamento di Pavlov. Questo porta ad una riflessione sulla assoluta determinazione di ogni comportamento, secondo lo schema stimolo-risposta. Il libro propone quella che viene identificata come la prima teoria della trasmissione.
Lasswell si chiede poi quali siano le funzioni dei media, intesi come sistema, nella società. È un funzionalista, per cui ricerca l'equilibrio nel sistema. Egli individua tre funzioni:
- Vigilanza sull'ambiente: i media controllano le informazioni utili al funzionamento di un sistema; servono quindi ad avere informazioni su ciò che accade nel mondo, nell'ambiente.
- Mediazione tra le componenti sociali: i media svolgono un ruolo di integrazione. Tengono insieme i vari segmenti sociali perché essi ascoltano, imparano le stesse cose e dunque è facile che si intendano, che siano uniti (ciò a livello individuale, di comunità, di sistemi).
- Trasmissione dell'eredità culturale: ci connettono al nostro passato, permettono una continuità culturale. (es. enfasi sui 150 anni d'Italia).
Per studiosi successivi...
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