Capitolo 1: Perché studiare la teoria dell'organizzazione
Fonti d'ispirazione della teoria organizzativa
4 fasi:
- Preistoria (1900-1950)
- Modernismo (1960-1970)
- Simbolismo (1980)
- Postmodernismo (1990)
Differenze filosofiche
Prospettiva moderna
Ontologia: Esiste una realtà esterna e oggettiva, la cui esistenza è indipendente dalla sua conoscenza.
Epistemologia: Positivismo: La verità può essere conosciuta attraverso una corretta concettualizzazione e una misurazione affidabile, che ci consentano di testare la conoscenza che abbiamo di un mondo oggettivo. La conoscenza si accumula, consentendo all'umanità di progredire ed evolversi.
Le organizzazioni sono: Entità reali oggettive, che operano in un mondo reale. Se ben progettate e gestite sono dei sistemi di decisione e azione che ispirano ai criteri della razionalità, dell'efficienza e dell'efficacia.
Focus della teoria organizzativa: Trovare leggi universali, metodi, tecniche per il controllo e l'organizzazione. Promuovere le strutture razionali, le regole, la standardizzazione delle procedure e la routinizzazione delle pratiche.
Prospettiva simbolica
Ontologia: Esiste una realtà esterna e soggettiva. Ciò che esiste è ciò che noi crediamo esistere.
Epistemologia: Interpretativismo: La verità è una costruzione sociale, frutto della molteplicità di interpretazioni degli oggetti del conoscere (essa è quindi mutevole nel tempo). La conoscenza dipende dal soggetto che conosce e può essere compresa solo dal punto di vista degli individui che ne sono direttamente toccati.
Le organizzazioni sono: Continuamente costruite e ricostruite dai loro membri, attraverso delle interazioni mediate simbolicamente. Sono realtà costruite socialmente, nelle quali i significati emergono dalla comprensione di sé e degli altri all'interno dei contesti organizzativi.
Focus della teoria organizzativa: Descrivere il modo in cui le persone attribuiscono un significato e ordinano le proprie esperienze in contesti specifici, attraverso delle azioni e dei processi simbolici e di interpretazione.
Prospettiva postmoderna
Ontologia: Il mondo ci appare attraverso il linguaggio ed è collocato in un discorso. Ciò di cui si parla esiste e quindi ogni cosa che esiste è un testo che deve essere letto o rappresentato.
Epistemologia: Postmodernismo: La conoscenza non può costituire una rappresentazione fedele della verità, in quanto i significati non possono essere definiti stabilmente (la conoscenza è una questione di potere). Non esiste una realtà indipendente e non esistono fatti, ma solo interpretazioni.
Le organizzazioni sono: Siti in cui si sviluppano rapporti di potere, fenomeni di oppressione, irrazionalità, cattiva comunicazione o arene di divertimento e ironia. Sono dei testi prodotti da e nel linguaggio. È possibile riscriverli per emanciparli dalla follia umana e dalla degradazione.
Focus della teoria organizzativa: Decostruire i testi organizzativi. Destabilizzare le ideologie manageriali e i modelli modernisti di organizzazione e teorizzazione. Incoraggiare forme di organizzazione riflessive e comprensive.
Capitolo 2: Una breve storia della teoria dell'organizzazione
I padri fondatori della teoria organizzativa utilizzavano:
- Metodi induttivi: Sviluppare la teoria partendo dalla pratica
- Metodi deduttivi: Testare una teoria nella pratica
Alla base della teoria organizzativa ci sono 2 correnti di pensiero:
- Corrente sociologica (teoria): Analizza il cambiamento delle forme e del ruolo delle organizzazioni formali. Analizza l'influenza dell'industrializzazione sulla natura del lavoro e sulle conseguenze che portava.
- Teoria classica del management: Studia i problemi pratici che i dirigenti delle organizzazioni dovevano affrontare.
Entrambe si rifanno alle idee di Adam Smith
Primo studioso a sviluppare una teoria secondo cui la divisione del lavoro rende più efficace la produzione. Descrive le tecniche di produzione di una fabbrica di spilli: nella fabbrica lavorano 10 uomini che, grazie alla divisione del lavoro, producono 48 mila spilli al giorno.
Autori della corrente sociologica
Karl Marx
- Teoria del capitale: Il capitalismo si basa su un fondamentale antagonismo tra gli interessi dei capitalisti e quelli dei lavoratori per due ragioni: per le modalità di divisione dei profitti in eccesso (surplus) e per la necessità di assicurare un determinato margine di profitto. Ciascuna parte sostiene che il surplus le appartenga. La competizione tra le imprese tende a far abbassare i prezzi e di conseguenza a ridurre i costi di produzione. I capitalisti fanno pressione sui lavoratori perché lavorino in modo più efficiente, inventando nuove forme di controllo manageriale. Arriva a parlare di alienazione: il lavoro si trasforma in merce che può essere comprata e venduta sul mercato. I manager possono così sfruttare il lavoro esclusivamente per il suo tornaconto economico. I lavoratori devono creare una resistenza per far sì che questo fenomeno non dilaghi.
Emile Durkheim
- Estese il concetto di divisione del lavoro alla spiegazione del mutamento strutturale tra società agricola e società industriale.
- Distinse gli aspetti formali da quelli informali nelle organizzazioni.
- Sottolineò la necessità di venire incontro alle esigenze dei lavoratori.
Max Weber
Secondo lui, vi erano prima dell'industrializzazione:
- Potere carismatico: È una forma di autorità che viene riconosciuta agli individui che riescono ad esercitare una leadership senza bisogno di riconoscimenti formali.
- Potere tradizionale (o autorità): È uno status ereditario che si definisce in base alla tradizione.
Dopo l'industrializzazione si crea potere legale-razionale: Terza forma di autorità superiore alle due precedenti. Viene attribuito attraverso leggi prestabilite.
Autori della teoria classica del management
Frederick Taylor
- Applicare metodi scientifici ai processi lavorativi.
- Teoria del management scientifico: Così si massimizzano i vantaggi che l'impresa può offrire alla società e si aumenta la cooperazione tra manager e lavoratori.
Mary Follett
- Promuove forme organizzative più democratiche. I membri di un gruppo, attraverso l'interazione diretta, riescono a soddisfare se stessi e far crescere il gruppo. Si hanno così organizzazioni autogestite. Il potere è con e non sulle persone.
Henri Fayol
I suoi principi si riferivano a:
- Estensione del controllo: quanti subordinati potevano essere controllati da 1 manager.
- Gestione dei casi eccezionali: subordinati casi di routine, manager casi eccezionali.
- Integrazione: si dividono e raggruppano le attività simili entro un determinato reparto.
- Unità di comando: ogni subordinato deve obbedire ad 1 solo capo.
- Gerarchia: tutti i membri dell'organizzazione sono collocati in maniera scalare uno rispetto all'altro.
Luther Gulick
- Il lavoro va coordinato attraverso la supervisione, una chiara divisione dei compiti, istruzioni e indicazioni.
- Descrive il lavoro di un dirigente con uno schema: Planning (progettare), Organizing (organizzare), Staffing (reclutare), Directing (dirigere), Coordinative (coordinare), Reporting (riferire), Budgeting (preventivare).
Chester Barnard
- Evidenziò i diversi modi in cui i dirigenti potevano trasformare le proprie organizzazioni in sistemi sociali di cooperazione.
Influenze moderniste
Teoria generale dei sistemi
- Un sistema è composto da sottosistemi correlati tra loro. Ogni sottosistema provvede ad una particolare funzione. Tutti i sistemi possono essere scomposti per indagarli meglio, ma la loro vera essenza si ha solamente considerandoli come un tutto organico.
- Possono essere trattati a loro volta come sistemi. Per la gerarchia dei sistemi: se non si esaminano i livelli inferiori non si comprendono quelli superiori.
Teoria dei sistemi sociotecnici
Ogni cambiamento nella tecnologia incide sulle relazioni sociali, sulle opinioni, sui sentimenti riguardanti il proprio lavoro e viceversa. EMERY suggerì che i sistemi di produzione dovevano essere ridefiniti per lasciare spazio al lavoro di squadra, alla polivalenza e all'autorganizzazione.
Teoria delle contingenze
La progettazione di un'organizzazione è legata in maniera contingente a diversi fattori:
- Ambiente
- Obiettivi
- Tecnologia
- Persone
Influenze simboliche
Teoria della costruzione sociale della realtà
La realtà è oggettivata (costruita socialmente in modo che sembri oggettiva). Se le organizzazioni sono costruite socialmente, noi possiamo cambiarle grazie alle nostre interazioni con gli altri.
Limiti:
- Tendenza umana a ripetere comportamenti passati.
- Natura collettiva delle relazioni intersoggettive offre stabilità alle realtà costruite socialmente.
Teoria dell'enactment e del sensemaking
Le organizzazioni esistono prevalentemente nelle menti dei loro membri, sotto forma di mappe cognitive. L'ambiente organizzativo è continuamente costruito e ricostruito socialmente. La mappatura e i discorsi che si fanno sull'organizzazione e il suo ambiente rendono reali le organizzazioni.
Processo della reificazione (= all'oggettivazione)
Istituzionalismo
L'idealizzazione del ruolo e delle sue caratteristiche aumentano il senso di appartenenza dei membri all'organizzazione ma sviano l'organizzazione dalla sua funzione.
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