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La filosofia del denaro e la società oggi

L’uomo moderno e una società perennemente in movimento

Valentina Galdo | Sociologia del Turismo | 29 maggio 2019

Introduzione

Il saggio che tratterò vuole esaminare il pensiero di Georg Simmel ne La Filosofia del denaro e come questo possa ricondursi alla società in cui viviamo oggi: «l’uomo, oggi da che cosa è dominato? Il denaro è ancora così presente nelle nostre vite?»

Il saggio approfondirà queste tematiche, in particolare, si concentrerà sulle paure ed angosce che dominano l’uomo nella postmodernità.

Il pensiero di Georg Simmel

Georg Simmel, nel suo libro La Filosofia del denaro, dimostra come è presente una connessione tra l’economia monetaria e lo sviluppo della libertà personale. Con il termine economia monetaria si intende l’utilizzo del denaro come forma di scambio, facile da produrre, misurare, trasferire e conservare al posto del «baratto», pratica utilizzata anticamente negli scambi commerciali.

La libertà individuale è, invece, la libertà che il singolo uomo deve possedere con i diritti a lui conferitogli: libertà d’espressione, di parola, di culto e di opinione. Tale diritto è presente nell’articolo quattro della Costituzione italiana.

Secondo Simmel: «La dipendenza personale del servo della gleba, a cui toccava seguire il suo signore terriero lavoro prestabilito ovvero “non misurato”, oppure consegnarli una determinata quota del prodotto del suolo, si fece meno pressante man a mano che quegli obblighi vennero convertiti in azioni monetarie. A questo punto, in effetti, il contadino si trovava libero quanto meno nella scelta di come occuparsi, purché ne derivassero le somme richieste.»1

L’autore fa un confronto, rapportandolo al lavoro moderno: come il servo della gleba è legato alla gleba, anche il lavoratore è legato al proprio lavoro. Ma in quest’ultimo caso, la libertà personale del lavoratore è maggiore. Se un tempo il servo si metteva in gioco personalmente, il lavoro moderno conferisce più libertà: «[…] l’economia monetaria ha reso possibili innumerevoli associazioni […] Il denaro ha permesso a organizzazioni orientate a fini specifici di raggiungere la loro forma più pura – un tipo di organizzazione che per così dire raggruppa in un agire comune ciò che vi è di impersonale negli individui, e che ci insegna come sia possibile alle persone di unificarsi pur tenendo per sé quanto vi è in esse di personale e specifico.»2

Da quando il denaro esiste si vende di più e si compra di meno. Con il «nascere» di aziende e negozi, il commercio prende una nuova forma: si produce per consumare e si consuma per produrre. Siamo, dunque, nell’epoca del consumismo. Quest’ultimo è un’arma a doppio taglio: le tecniche pubblicitarie vogliono mandare il messaggio che quell’«oggetto» è indispensabile nelle nostre vite, può essere che lo sia, ma può essere che a fine acquisto, ci si pone la domanda: «Perché l’ho comprato? Mi serviva davvero?»

È indispensabile analizzare, da che cosa è dominato l’uomo e secondo Georg Simmel, «[…] come tutte le altre forme di vita, deve mantenere la propria esistenza rapportandosi attivamente all’ambiente; l’azione è la forma di attività specifica dell’uomo. […] L’azione può aver luogo soltanto in un universo che venga attraversato e strutturato da relazioni tra soggetto e oggetto e per quanto ci risulta relazioni del genere sono un’esclusiva degli esseri umani.»3

L’essere umano, per mantenersi «vivo», deve costantemente rapportarsi con l’ambiente: essere attivo, dispendere delle energie ed utilizzare dei «mezzi» per raggiungere il proprio obiettivo.

«La nozione di mezzo caratterizza la posizione dell’uomo nel mondo. A differenza dell’animale l’uomo non è legato al meccanismo della vita istintiva e non è legato esclusivamente a un desiderio e a un godimento immediato, ma d’altra parte egli non possiede nemmeno quel potere immediato che attribuiamo a Dio, grazie al quale la sua volontà si identifica con la propria realizzazione.»4

Simmel parla di «catene di fini», con questo concetto, vuole intendere come l’allungamento delle catene, pone una condizione fondamentale: l’evoluzione del processo di civilizzazione, sia per il singolo individuo che per la collettività. Quest’ultimi, ponendosi un obiettivo riescono a dare contributo allo sviluppo di sé stessi e della società.

Un altro termine per comprendere il pensiero dello studioso è quello della mediazione. L’uomo deve mediare, è in grado di farlo, rispetto le altre specie animali, può trovare un equilibrio, rendersi inventivo, risolutivo, obiettivo e capace, senza la mediazione, l’uomo risponde direttamente alla necessità del puro bisogno fisiologico, come farebbe un animale. La mediazione genera «seitá», ossia la consapevolezza di sé, che porta autocontrollo e crea le basi per poter vivere in armonia all’interno della società.

L’azione che l’individuo attua può generare una possibilità positiva o negativa: «[…] da una parte possibilità come espressione di effettiva potenzialità, quella che si può cogliere nella radice latina possum, che vuol dire “sono capace di” […]. Dall’altra possibilità suggerisce contingenza e incertezza: qualcosa che potrebbe succedere non è detto che debba succedere. Che questo effettivamente succeda è il compito dell’azione.»5

L’agire dell’uomo è dettato da una componente egoistica e altruistica. Ma secondo Simmel, è presente un te...

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vale_uniud di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del turismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Orioles Marco.
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