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Riassunto esame sociologia del territorio, prof Manella, libro consigliato Chicago e gli studi urbani, Manella

Riassunto per l'esame di sociologia del territorio e del prof. Manella, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Chicago e gli studi urbani, Manella, dell'università degli Studi di Bologna - Unibo. Scarica il file in PDF!

Esame di Sociologia del territorio docente Prof. G. Manella

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Conservatorismo: città e suoi mutamenti come esito di processi naturali e pertanto non

• controllabili né modificabili, i chicaghesi sarebbero quindi fatalisti.

Faziosità: ricerche che “compiacciono” i finanziatori, in particolare Rockfeller.

• Trascurare le questioni politiche, difesa dello status quo.

• Scarso riconoscimento del ruolo delle donne nella Scuola.

• Anni ’60/’70: emergono conflitti etnici, conflitti razziali, deindustrializzazione, crisi fiscale.

• Questi fattori indeboliscono l’idea di città come prodotto di forze naturali, mentre prende

piede quella di una città come espressione spaziale delle disuguaglianze insite nel modo di

produzione capitalista; da più attenzione ai processi politici, alle relazioni di potere e ai

conflitti di classe (Léfèbvre).

Manuel Castells, La questione urbana (1974): il modello a cerchi concentrici è “ingenuo”,

• la sua “universalità” cade una volta cambiate alcune condizioni socioeconomiche.

Michael Dear, From Chicago to L.A. (2002): le tendenze che caratterizzano Los Angeles

• sono più rappresentative della città attuale rispetto a Chicago.

IL DEPARTMENT OF SOCIOLOGY E LA SCUOLA: IL PASSATO E IL PRESENTE

Nascita Università di Chicago: 1890

• Nascita Departmentof Sociology: 1892

Secondo Rauty questa università è il risultato di un triplice impulso presente nella società

americana di allora:

1. Processo consociativo in atto (progresso economico)

2. Tradizione battista (progresso sociale)

3. Filantropismo (convertire parte del guadagno capitalista in aiuti sociali)

PRIMI ANNI DEL DIPARTIMENTO

Protagonisti dei primi anni del Dipartimento:

Albion Small (fondatore e primo direttore fino al suo pensionamento nel 1924)

• William Thomas

• Charles Henderson

• Graham Taylor

• George Vincent

• WILLIAM I. THOMAS

Per molti è considerato il progenitore della Scuola; è lui il pioniere del tentativo di collegare teoria e

ricerca empirica attraverso un approccio che in qualche modo unisce micro e macro. Thomas

dedica particolare attenzione ai numerosi immigrati europei in arrivo nell’Illinois tra fine ‘800 e inizio

‘900, con una serie di contributi poi raccolti in:

Gli immigrati in America: tra il vecchio mondo e il nuovo (1997)

• Il contadino polacco in Europa e in America, studio di 2.244 pagine con Florian Znaniecki e

• pubblicato in cinque volumi tra il 1918 e il 1920 e tuttora è una pietra miliare della ricerca

sociologica soprattutto per il ricorso a documenti personali e alle storie di vita.

Un momento chiave per il destino di Chicago e della Scuola è il 1912 quando Thomas conosce

Park all’International Conference on the Negro del Tuskegee Institute. Si tratta di una iniziativa

organizzata da Park impeganto nella causa a difesa dei diritti degli afro-americani.

PARK & BURGESS

1914: Park arriva al Dipartimento

• 1915: primo articolo di Park sulla città

• 1916: Burgess rientra a Chicago (aveva fatto lì il dottorato)

• 6

1921: Park e Burgess scrivono Introduction to the Science of Sociology.

• 1925: Park, Burgess e McKenzie scrivono The City.

Oggetto di studio e di approccio della Scuola Ecologica

“Proporre la realtà e la problematicità della città americana all’interno del processo del

cambiamento storico che si viene realizzando, come prodotto naturale dell’interazione di fattori

economici e culturali, dei quali erano complessivamente protagonisti gli uomini, i quali si

insediavano in un ambiente fisico (in una dimensione spaziale) e in un tempo sociale,

modificandoli e restandone a loro volta modificati” (Rauty, 1999: XI-XII).

Park formula un approccio che presuppone la città non come un semplice fenomeno geografico

ma come un organismo sociale; l’ecologia umana diventa la chiave attraverso cui leggerla.

LUOGHI SIGNIFICATIVI DELLA SCUOLA

Laura Spellman Rockfeller Memorial e Society for Social Research: cooperazione tra

• facoltà e studenti

1923: apre il Local Community Research Committee, con il compito di programmare la

• ricerca a livello individuale o di gruppo dei membri della facoltà

1929: apertura Social Science Research Building School of Social Service

• Administration

Hull House.

• Juvenile, Institute of Juvenile Research.

ALCUNI STUDI DELLA SCUOLA

Chicago Commission on Race Relations, The Negro in Chicago: a study of race relations

• and a race riot (1922): parte dalla rivolta razziale a Chicago.

Nels Anderson, The Hobo: the sociology of the homeless man (1923): il primo vero studio

• del Dipartimento, su lavoratori saltuari e nomadi che vivevano a Chicago

Norman Hayner, Hotel Life (1936): studio vita d’albergo all’interno dello sviluppo

• dell’interazione urbana, vedendo i frequentatori come individui che cercano novità ed

eccitazione, ma anche come blasé e cinici.

Walter Reckless, Vice in Chicago (1933): studio prostituzione nell’area urbana negli anni

• ’20.

Louis Wirth, The Ghetto (1927): ricerca sul ghetto ebraico e la sua funzione di simbolo

• della comunità, nonché di luogo di identificazione e non solo di isolamento.

Frederic Thrasher, The Gang: a study of 1313 gangs in Chicago (1927): ricerca che

• censisce 1313 bande giovanili di Chicago. Alla base c’è l’idea ecologica di gradiente; un

certo fenomeno sarà più diffuso nel centro e via via più raro allontanandosi dal centro

Ruth Cavan, Suicide (1928): distribuzione suicidio a Chicago per zone, correlandola ad

• altre variabili e a dati statali e nazionali. Tasso più alto nel Loop e nelle aree di transizione

e quindi di maggiore disorganizzazione.

Paul Cressey, Taxi-Dance Hall: a sociological study in commercial recreation and city life

• (1932): atteggiamento verso la danza attraverso l’osservazione di alcune ballerine di locali

notturni

Harvey Zorbaugh, The Gold Coast and the Slum (1929): segregazione sociale nel Near

• North Side, dove in un’area relativamente piccola (un miglio di larghezza e uno e mezzo di

lunghezza) si passa dal lusso della Gold Coast alla miseria ed emarginazione dello slum,

passando per l’area delle camere ammobiliate.

7

IL DIPARTIMENTO NEGLI ANNI ’20

Acquista importanza Robert Faris: prende il posto di Thomas ed è a Chicago dal 1920 al

• 1940, direttore Dipartimento dal 1925 ed editore dell’American Journal of Sociology dal

1926.

1927: arrivo di William Ogburn nel 1927 dalla Columbia University , più attenzione alle

• tecniche quantitative. IL DIPARTIMENTO TRA GLI ANNI ’30 E ’40

Acquistano importanza alcuni ex-studenti come Louis Wirth e Herbert Blumer.

• Avvicinamento di Shaw e McKay, afferenti all’Institute for Juvenile Research (studi

• criminalità e devianza giovanile).

Il Dipartimento si ingrandisce e aumentano i temi e gli approcci di ricerca, ma Chicago

• perde di importanza. IL DIPARTIMENTO NEGLI ANNI ’40

Whyte, Street Corner Society. The Social Structure of an Italian Slum (1943): osservazione

• partecipante nel West End di Boston.

Drake e Cayton, Black Metropolis. A Study of Negro Life in a Northern City (1945): svolto

• nell’ambito delle attività della Work Progress Administration , studio nel South Side (quasi

interamente abitata da afro-americani), tra la 39ma e la 47ma strada.

IL DIPARTIMENTO NEGLI ANNI ’50

Si continua la strada intrapresa dall’arrivo di Ogburn: l’apertura ad altre tecniche ed ambiti

• di ricerca.

Tesi di dottorato a Chicago tra la fine degli anni ’40 e i primi anni ’60: rispetto alle altre

• università americane, una quota solo leggermente più alta di studi qualitativi e una

leggermente più bassa di survey.

Sono in generale anni difficili per il Dipartimento chicaghese, per la perdita della

• supremazia nazionale e una serie di eventi interni.

Abbott (1999: 62) divide il periodo tra il 1945 ed il 1960 in tre fasi:

• 1. Emergere della fazione di Wirth e Blumer contro quella di Hughes e Llloyd

2. Polarizzazione tra Hauser e Riesman

3. Egemonia di Hauser

1945-1951: il legame con la tradizione urbana della Scuola viene tenuto soprattutto da

• Burgess e Wirth.

Anni ’50: crisi per il venir meno di esponenti di punta (Ogburn e Burgess in pensione nel

• 1951, Wirth muore nel 1952 e nello stesso anno Blumer si sposta a Berkeley)

Molti poi si fermano a Chicago solo per brevi periodi: Whyte dal 1945 al 1948, Reiss dal

• 1948 al 1952, Duncan dal 1951 al 1957, Strauss dal 1952 al 1958, Shils dal 1945 al 1947

(anche se tornerà nel 1957).

Arrivo di molti studiosi formatisi alla Columbia e di orientamento quantitativo: Peter Blau

• (1954-1963), Allan Barton (1957), Peter Rossi (1956-1967), Elihu Katz(1955-1970) e

James Coleman (1957-1959, per poi tornare nel 1973).

Herbert Gans (a Chicago da studente nel 1944): Hughes come simbolo della Scuola, tiene

• anche il corso Introduction to Field Studies.

8

Oltre a Gans molti studenti saranno importanti nel Dipartimento e nel continuare la

• tradizione della Scuola: Becker, Strauss, Goffman, ma anche Fred Davis, Eliot Friedson e

Joe Gusfield.

Nasce la Society for Study of Social Problems, casa dell’Old Chicago style negli anni ’50.

• L’idea della Scuola rimane come “pulsione” che porta alcuni studiosi a vedere la sociologia

• come commitment, impegno nei problemi sociali del territorio.

IL DIPARTIMENTO NEGLI ANNI ’60

• Ci sono però tante incertezze per la continuazione della tradizione chicaghese.

• Si rafforza comunque il rapporto tra Dipartimento e alcune istituzioni di ricerca:

National Opinion Research Center (NORC).

Ø Industrial Relations Center.

Ø Committee on Education, Teaching and Research in Race Relations.

Ø Chicago Community Inventory.

Ø IL DIPARTIMENTO NEGLI ANNI ’60: DONALD BOGUE

Arriva a Chicago negli anni ’50, di formazione demografica, comincia a interessarsi di

• sociologia urbana nei ’60.

Pubblica Skid Row in American Cities (1963), rapporto su 41 quartieri malfamati di città

Ø americane e approfondimenti su 3 a Chicago: 613 interviste con i senza dimora e operatori

che ci lavorano a stretto contatto. Ricerca che combina survey e presenza sul campo.

Contributions to Urban Sociology (1967): curato con Burgess, sarà anche libro di testo in

Ø molti corsi sociologici e metodologici negli anni successivi.

IL DIPARTIMENTO NEGLI ANNI ’60: MORRIS JANOWITZ

Già studente a Chicago, torna nel 1962, promuove l’approccio etnografico e gli studi di

• comunità, non solo e non tanto svolgendoli direttamente ma addestrando una generazione

di studenti che sarà determinante nel continuare quel modo di fare ricerca.

Per Abbott è il più operoso “creatore retrospettivo” della Scuola fino al 1979, anno del suo

• pensionamento.

Continuazione Scuola favorita anche di studiosi di altre discipline ma tutti interessati alla

• ricerca diretta sul campo: Clifford Geertz e Lloyd Fallers da Berkeley, Robert Le Vine dalla

Northwestern University.

IL DIPARTIMENTO NEGLI ANNI ’60: GERALD SUTTLES

Suttles: altro erede della Scuola, soprattutto negli anni ’70

• Il suo studio The Social Order of the Slum: Ethnicity and Territory in the Inner City (1968).

• Si tratta di uno studio 4 gruppi (italiani, messicani, portoricani, afro-americani) nel West

Side, zona degradata e ad alta criminalità dove Suttles vive 3 anni

Dallo studio emerge l’ importanza della località e cultura nel creare una ordered

• segmentation tra i gruppi stessi.

Recupero idea ecologica dei quartieri come risultato della competizione per le risorse,

• nonché di processi di invasione e successione.

Janowitz a Suttles:«Ora facciamo rivivere la Scuola di Chicago di sociologia, e lo facciamo

• grazie a te» 9

IL DIPARTIMENTO NEGLI ANNI ’70-’80

Gli studi quantitativi trovano decisamente più spazio a livello di ricerca e più seguito a

• livello di studenti.

1973: torna a Chicago James Coleman, tra i protagonisti del Dipartimento con le ricerche

• su educazione e capitale sociale e l’impegno nel NORC.

Leo Goodman, altro fautore del quantitativo: a Chicago dal 1950 al 1986, sviluppa l’analisi

• di dati statistici legata alle survey assieme a Peter Rossi e dal 1952, dirige il Chicago’s

Population Research Center e il Community and Family Studies Center.

Edward Laumann: studi su struttura e organizzazione sociale.

• IL DIPARTIMENTO NEGLI ANNI ’80 E ’90: CONTINUAZIONE DELLA SCUOLA

William Wilson

• Douglas Massey

• Robert Sampson

• Alcuni dottorandi: Elijah Anderson, Mitchell Duneier, Loic Wacquant

• Andrew Abbott

• IL DIPARTIMENTO NEGLI ANNI ’80 E ’90: CONTINUAZIONE DELLA SCUOLA

Marta Tienda (a Chicago dal 1987 al 1997): immigrazione e lavoro, “incrocia” gli studi

• urbani occupandosi di underclass e problematiche di quartiere nella inner city di Chicago.

Saskia Sassen (a Chicago dal 1999 al 2007): approccio molto meno legato al territorio,

• studio globalizzazione e suoi risvolti a livello di cittadinanza, sovranità statale e

disuguaglianza (global city).

Irving Spergel (a Chicago dal 1991 al 2003): gran parte della carriera alla School of Social

• Service Administration, si interessa di delinquenza giovanile e prevenzione. The Youth

Gang Problem. A Community Approach (1995).

SOCIOLOGI URBANI A CHICAGO OGGI: TERRY CLARK

New Chicago School etichetta per indicare Studiosi accomunati anche dalla

• partecipazione al Fiscal Austerity and Urban Innovation Project.

Questo gruppo, più che l’approccio della Scuola, si riprende l’idea di Chicago come

• modello di città americana.

Sottolinea anche le peculiarità di Chicago: forte componente cattolica, diffusione

• corruzione e clientelismo, debolezza governo nazionale, importanza vita comunitaria e

di quartiere, stabile coalizione politico-economica che Clark chiama “New Chicago

Machine”.

Possiamo vedere in Clark un orientamento ecologico in due sensi:

1. Il primo come interesse alla questione ambientale ed alla sostenibilità

2. Interesse alla dimensione di quartiere ed alla distribuzione di servizi e risorse sul territorio.

Il primo aspetto è presente nel volume Community and Ecology. Dynamics of Place,

• Sustainability and Politics (2006).

Il secondo aspetto in City as an Entertainment Machine: risorse di quartiere.

• Urban Scenes: progetto sui quartieri città americane.

• 10

SOCIOLOGI URBANI A CHICAGO OGGI: KATHLEEN CAGNEY E STEPHEN RAUDENBUSH

Cagney: accomunata alla Scuola dall’attenzione al quartiere cioè nel modo in cui influisce

• su tante variabili che nei suoi studi sono legate alla salute e al benessere. Neighborhood

effect chiave interpretativa di molti fenomeni social.

à

Raudenbush: approccio quantitativo, elaborazione modelli statistici (ecometric approach

• con Sampson), studi su rapporto tra neighborhood e violenza.

SOCIOLOGI URBANI A CHICAGO OGGI: RICHARD TAUB

Si occupa di sviluppo economico urbano, focalizzandosi sulla natura della impresa e sulle politiche

pubbliche locali. I suoi interessi sono comunque quelli legati al quartiere, alle dinamiche ad ai

rapporti di vicinato. Tutti questi aspetti sono stati sviluppati in due volumi:

Paths of Neighborhood Change (1984)

Ogni quartiere percorre una sua strada verso il cambiamento: alcuni sembrano gestirlo

• meglio di altri, affrontando meglio la criminalità e sfruttando meglio i servizi.

There Goes the Neighborhood (2006)

4 quartieri di Chicago (Beltway, Dover, Archer Park, Groveland), con varie risposte dalle

• comunità locali ai cambiamenti e ai nuovi arrivi.

SOCIOLOGI URBANI A CHICAGO OGGI: OMAR MCROBERTS

Streets of Glory: Church and Community in a Black Urban Neighborhood (2006)

Studio svolto a Four Corners a Boston a maggioranza afro-americana e si concentra sugli

• edifici religiosi e sul tipo di impatto sociale della attività religiosa sul territorio. Le chiese

sono state a lungo considerate linfa vitale dei quartieri afro-americani, ma dallo studio

emerge una realtà ben diversa; se la densità di congregazioni è molto elevata, gran parte

di esse non ha neppure la forma architettonica della chiesa. Inoltre rileva che queste chiese

sono frequentate in gran parte e gestite da persone di altri quartieri mentre la presenza dei

residenti è scarsa. La concentrazione di chiese in quell’area non è dovuta dal legame con

quel territorio né dallo sviluppo ma da una pura convenienza legata ai bassi costi

immobiliari e di gestione.

Primo lavoro ricerca etnografica, poi sempre più lontano da quell’approccio.

• SOCIOLOGI URBANI A CHICAGO OGGI: MARIO SMALL

Attuale Direttore del Dipartimento, ora preside della Social Sciences Division

• Debitore evidente (ma critico) verso la Scuola.

• Le ricerche empiriche si Small cominciano a Boston. Si dedica molto all’osservazione dei

• Childcare centers a Boston e New York, centri per assistenza infantile collocati in alcuni

quartieri poveri. Nota come questi centri diventino spesso d’aiuto e d’incontro tra le famiglie

povere. Uno studio condotto a NY con Laura Stark porta a conclusioni analoghe: i childcare

centers non forniscono solo dei servizi alle famiglie con bambini ma accrescono anche il

loro capitale sociale. Questo tema che Small ha deciso di approfondire ulteriormente, trova

la consacrazione con la pubblicazione di Unanticipated Gains, 2009 dove emerge

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l’importanza delle reti nella creazione di capitale sociale ma anche tutte le disuguaglianze

in quest’ambito.

Villa Victoria: The Transformation of Social Capital in a Boston Barrio (2004). In questo

• volume Small non privilegia tanto gli aspetti materiali della povertà urbana, quanto quelli

relazionali e culturali, concentrandosi sul capitale sociale ancora una volta.

VILLA VICTORIA. POVERTÀ E CAPITALE SOCIALE IN UN QUARTIERE DI BOSTON

Introduzione

Mario Small è originario di Panama ma ha svolto tutta la sua formazione universitaria e la

• carriera accademica negli Stati Uniti: Princeton nel 2001, Chicago nel 2006 ed attualmente

a Harvard.

Arrivo a Chicago come “segno del destino”; per diversi aspetti si avvicina alla Scuola

• Ecologica.

Comincia a fare ricerca a Boston, studiando i childcare centers e rilevando come si rivelino

• punti d’aiuto e d’incontro tra famiglie povere con problemi simili. Unanticipated Gains:

Origins of Network Inequality in Everyday Life (2009).

Il lavoro più famoso è Villa Victoria: The Transformation of Social Capital in a Boston

• Barrio.

Robert E. Park Award della Community and Urban Sociology Section dell’American

• Sociology Association, C. Wright Mills Award della Society for the Study of Social

Problems, Mirra Komarosky Award dell’Eastern Sociological Society ecc.

È uno studio che brilla per sistematicità, completezza e coerenza metodologica.

• Dimostra come ricerca etnografica e rigore scientifico possano andare di pari passo.

• Utilizza molteplici fonti (osservazione etnografica di due anni, interviste con testimoni

• chiave, dati del censimento e dati di archivi, articoli di giornale). È una ricerca di territorio

nel senso pieno del termine, nella tradizione della Scuola Ecologica.

Osservazioni e descrizioni puntuali delle strade e degli edifici, delle piazze (Plaza

• Betances), dei parchi (O’Day Park) e delle valenze simboliche che assumono. Importanza,

spesso trascurata, dell’analisi descrittiva nella ricerca sociale.

Rilevanza specificità territoriali (in cui dimensione spaziale e simbolica si coniugano) come

• chiave interpretativa dei fenomeni sociali.

Capacità di ricostruire il dibattito su povertà, cultura, organizzazione sociale e

• partecipazione, Precisando sempre quali elementi di novità sono apportati al dibattito.

Combinazione dimensione ecologica e culturale (in particolare l’approccio narrativo).

La specificità territoriale viene valorizzata a scapito della creazione di modelli e tipizzazioni.

• Approccio standard: nei ghetti (considerati più o meno simili in tutti gli Stati Uniti) povertà,

• assenza di capitale sociale e isolamento sociale sono significativamente correlati e i

meccanismi che producono questi effetti sono gli stessi ovunque.

Eterogeneità delle risposte alla povertà del quartiere come punto di partenza dell’analisi.

• Fattori di quartiere: disponibilità di risorse, tipo di confini (rigidi o flessibili) tra zone povere e

• non povere, composizione etnica e di classe di una zona e di quelle adiacenti,

caratteristiche della coorte degli abitanti.

Fatti a livello individuale: età, status di migrante, quello professionale, attaccamento al

• quartiere e narrazioni che portano alla percezione di sé e del quartiere stesso.

Non c’è omogeneità tra i quartieri poveri né tra gli individui poveri.

• Small definisce questa prospettiva, che non è né universalistica né particolaristica,

• condizionale; il caso di Villa Victoria serve per capire alcune condizioni attraverso cui la

povertà si relaziona con il capitale sociale.

Approccio condizionale: non rinuncia alla ricerca di regolarità generalizzabili, pur

• focalizzandosi sul contesto si «concentra su quelle condizioni che, almeno teoricamente, si

possono manifestare in diversi contesti di quartiere» (p. 180).

Un universalista cercherà il «tipico quartiere povero assumendo che i suoi meccanismi

• possano essere poi testati sull’universo dei quartieri poveri» (logica della rappresentatività

campionaria). 12

Il particolarista non cercherà il quartiere, ma selezionerà sulla base delle specificità (il caso

• è l’universo): «I casi studiati in questo approccio sono importanti in sé e per sé;

chiaramente, il limite è che così abbiamo pochissimi elementi per applicare quel caso ad

altri contesti» (p. 182).

Il condizionalista cerca un quartiere che «non è né un campione né l’universo ma un caso

• con condizioni specifiche» (ibidem). Pur nell’unicità del quartiere le condizioni rilevate

possono essere riscontrate anche in altri casi.

Ricostruzione del presente alla luce degli elementi del passato, elementi continuamente

• invocati a livello individuale e collettivo.

Storia, racconti e narrazioni: ricostruzione valenza emozionale dei luoghi.

• Il ricercatore si cala empaticamente nella realtà che studia, riuscendo a cogliere le

• ambivalenze dell’attaccamento a luoghi più significativi del quartiere ed al quartiere stesso.

Dilemma del rendere riconoscibili le aree oggetto di studio: Small rende noto il nome del

quartiere (protegge invece l’anonimato delle persone coinvolte nello studio).

Solo così è possibile pensare al quartiere come a un caso concreto, con una sua storia e con

• le sue dinamiche di organizzazione sociale consentendo poi, in un’ottica condizionale, la

sua comparabilità con altri casi.

PREFAZIONE

La prima cosa che mi ha colpito di Villa Victoria, un complesso abitativo di edilizia sovvenzionata

(housing complex) nel South End di Boston, è stato il “paesaggio”:

file e file di case in cemento a tre piani, con grandi ingressi, tetti spioventi e manufatti di

o ferro che facevano da contorno a una piazzetta lastricata di mattoni

attorno alla piazzetta i maceteros, vasi pieni di terra con dentro dei piccoli alberi e

o arbusti.

tavoli e panchine ovunque.

o un piccolo paseo di ciottoli.

o nei 20 acri dell’housing complex, solo una torre supera i 5 piani.

o certamente l’arredo urbano di Villa Victoria aveva visto tempi migliori: eppure, la

o struttura aveva sempre una certa dignità.

Unicità di Villa Victoria anche per le relazioni sociali:

abitata quasi solo da portoricani, pur in una città dove sono poco numerosi;

• la sua costruzione non è il risultato di una decisione politica ma di una lotta dal

• basso, portata avanti negli anni ’60 da un gruppo di immigrati dalle campagne di

Porto Rico;

non è gestita da una anonima burocrazia ma da un gruppo di abitanti residenti

• ed ex-abitanti assieme a uno staff di professionisti;

• non si tratta di un ghetto abbandonato a sé stesso, ma di un posto di

• partecipazione, con centinaia di eventi culturali e artistici La Villa – è chiamata

così – non ricorda i grandi complessi di Chicago e New York che associamo

solitamente all’idea di case popolari (housing projects). Per anni gli studiosi

hanno concordato sul fatto che la concentrazione di povertà negli housing

projects producesse mancanza di fiducia, alienazione, apatia e isolamento

sociale; insomma, la scomparsa di quello che i sociologi chiamano “capitale

sociale”.

The Truly Disadvantaged di William Wilson (1987): il livello di povertà del quartiere esercita una

sua influenza indipendentemente dai livelli di povertà individuali.

- Molti studi hanno confermato questa teoria; tuttavia, alcuni ricercatori hanno preso in

esame come la concentrazione di povertà in una zona influisca sul capitale sociale,

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studiando se il semplice fatto di vivere in un quartiere povero porti di per sé apatia,

isolamento e altri effetti negativi.

- “Scatola nera” dell’effetto di quartiere (neighborhood effect). Villa Victoria è un’occasione

eccezionale per aprire questa scatola nera.

- Se comprendiamo come i suoi abitanti mantengono il capitale sociale pur essendo in un

quartiere povero, forse possiamo prevenire il deterioramento delle relazioni sociali in altri

quartieri poveri.

- La Villa è anche una realtà eterogenea e dinamica.

- Alcuni abitanti perfettamente integrati nella middle class, altri molto isolati dal resto della

società.

- Il quartiere ha vissuto momenti di grande partecipazione, ma anche periodi di apatia e

alienazione.

- A prima vista, molto di quanto ho trovato a Villa Victoria sembra controintuitivo: la

presenza per lungo tempo di un’elevata partecipazione, oppure l’esistenza di legami con la

middle class da parte di molti dei suoi abitanti.

- Eppure, è anche logico. Per esempio molti abitanti, nonostante vivano in un quartiere

povero, fanno tante cose fuori da Villa Victoria, in quartieri della middle class.

- Se il mio obiettivo fosse stato quello di trovare che la povertà della Villa produce apatia,

non avrei avuto difficoltà, in quanto ho conosciuto molti abitanti senza alcun interesse a

partecipare alla “comunità”; quando però si tratta di spiegare perché molti non siano

apatici, allora emerge che le teorie esistenti si basano su assunti poco chiari e forse

infondati. Invece di essere uno studio di comunità, basato su una descrizione generale

della vita nella Villa, è una critica alle teorie sugli effetti della concentrazione di povertà in

una zona.

-

CAP. 1: letteratura sulla povertà nel quartiere, evidenziando alcune teorie generali come quelle

sull’isolamento o sull’organizzazione sociale. Tocco inoltre la questione della cultura e dell’agency

(la capacità di agire autonomamente, esercitando la propria volontà e il proprio desiderio).

CAP. 2: riassunto di come questo housing complex povero e a maggioranza portoricana sia sorto

negli anni ’70 proprio nel South End, una delle zone più ricche di Boston.

Negli anni ’60, quella che oggi è Villa Victoria si chiamava Parcela 19, e venne designata come

area soggetta a un piano di rinnovamento urbano (urban renewal): gli abitanti dovevano essere

spostati altrove, gli edifici abbattuti e al loro posto dovevano sorgere condomini di lusso e spazi

commerciali.

Qualcosa di simile a quanto accaduto circa dieci anni prima nel West End a maggioranza italo-

americana, efficacemente descritto nel classico di Herbert Gans Urban Villagers (1962).

Tuttavia, se gli abitanti del West End erano stati mandati via dal loro quartiere, i portoricani della

Parcela 19 riuscirono a organizzarsi ed evitare questa soluzione, non portando a condomini di

lusso ma a un complesso di edilizia popolare: Villa Victoria.

Cap. 3: declino inaspettato del livello di partecipazione nel quartiere, che raggiunge il suo apice a

metà degli anni ’80.

Basandosi sugli assunti della teoria della disorganizzazione sociale, le condizioni strutturali del

quartiere erano tali che la partecipazione sarebbe dovuta aumentare o quantomeno rimanere

stabile; il livello d’istruzione è cresciuto molto, così come la stabilità residenziale, mentre il livello di

povertà è rimasto simile.

Cap. 4: il ruolo delle coorti e quello dell’immagine (frame) culturale. Nella Villa, a una coorte molto

partecipativa ne è seguita una non partecipativa. Per capire perché, si prende in considerazione la

loro concezione del quartiere.

Coorte più giovane: sporcizia e muri scrostati associati all’idea di ghetto.

14

Coorte precedente: vede la stessa cosa ma percepisce la Villa come una comunità “bellissima”.

NB: nei periodi di forte partecipazione, solo una piccola parte degli abitanti della Villa sono

“attivisti” nel senso pieno del termine.

La partecipazione può anche essere quella che gli economisti chiamano un “fenomeno 80/20”:

gran parte dell’attività (l’80% ad esempio) è portata avanti da una piccola parte della popolazione

(il 20% ad esempio).

I capitoli 5, 6 e 7 sono più etnografici nel senso classico del termine.

Cap. 5: distinzione tra isolamento sociale individuale e collettivo.

La Villa è piuttosto isolata dal resto del South End. Pur avendo attorno migliaia di persone della

middle class di idee liberali e tendenzialmente socievoli, gli abitanti non hanno quasi alcun contatto

con loro.

Le caratteristiche ecologiche del quartiere – la struttura di strade e edifici, la configurazione delle

case e la loro distribuzione nei vari isolati – sono parte del motivo per cui gli abitanti interagiscono

pochissimo con i loro vicini della middle class.

Cap. 6: relazione tra capitale sociale e presenza di risorse istituzionali e attività nel quartiere.

Wilson (1987) descrive efficacemente come l’abbandono della middle class porti al venir meno di

risorse nel Chicago South Side, e cioè alla scomparsa di negozi di alimentari, banche, chiese e

luoghi di svago.

Eppure, Villa Victoria è ricco di risorse. Paradossalmente, questa ricchezza contribuisce

all’isolamento sociale, in quanto riduce la possibilità di interagire con gente di altri quartieri.

Cap. 7: legami sociali a livello individuale.

Alcuni abitanti della Villa sembrano isolati, altri sono in stretti rapporti con la middle class.

Storie di vita di cinque abitanti: perché alcuni sono socialmente isolati e altri no?

Importanza dello status generazionale (generational status), di quello occupazionale (employment

status) e dell’attaccamento al quartiere come variabili chiave per la possibilità di sviluppare legami

fuori del quartiere stesso.

“Labirinto di fedeltà” (loyalties) che aiuta a capire molto del dilemma che hanno gli abitanti, divisi

tra curarsi delle faccende locali e perseguire opportunità di mobilità orizzontale e verticale.

Cap. 8: utilità della prospettiva “condizionale” (conditional). Gli studiosi tendono a considerare gli

studi di comunità su singoli quartieri come indicatori grossomodo rappresentativi del “ghetto.

Forse ciò avviene perché ci sono pochi studi al riguardo, ma forse anche perché il ghetto è visto

come un’istituzione che mantiene le stesse caratteristiche di base in qualsiasi città.

Viceversa, altri studiosi leggono queste ricerche come casi a sé, senza applicabilità generale.

Un’alternativa che non è né particolarista né universalista, che prende sul serio il contesto

specifico del quartiere senza cedere troppo ai particolari.

Questo approccio sostiene che i casi andrebbero considerati come resoconti “condizionali”, in cui i

modelli di relazione osservati non siano dovuti alla povertà in astratto ma alle condizioni in cui si

manifesta nel quartiere stesso, che potrebbero manifestarsi anche in altri contesti.

Gli studi di comunità toccano tutta una serie di questioni come le gravidanze tra adolescenti, la

dispersione scolastica e la criminalità, che riguardano questo e molti altri quartieri.

15

Small si concentra esclusivamente sulla relazione tra la povertà dell’area e il suo capitale sociale.

Chi si aspetta una tradizionale “etnografia” di Villa Victoria rimarrà probabilmente deluso.

Inoltre, anche se l’identità degli abitanti e la loro auto-percezione è considerata nella sua

importanza per capire il capitale sociale, non si tratta di uno studio sulla “identità portoricana” o

sulla “identità latina” nel centro città.

Le vite degli abitanti di Villa Victoria ci dicono molto sull’immigrazione portoricana, ma sono solo un

caso in una singola città di una cultura comunque molto ricca e complessa.

Quello che ci insegna Villa Victoria non sono previsioni sui portoricani negli housing complexes o

nei quartieri poveri in generale. Piuttosto, ci offre delle ipotesi su come la concentrazione di

povertà riguardi il capitale sociale, e come questo processo sia condizionato da:

- l’idea che hanno gli abitanti del proprio quartiere

- l’influenza delle coorti

- le caratteristiche ecologiche del quartiere stesso

- l’abbondanza di risorse istituzionali

- lo status generazionale

- lo status lavorativo

- la complessità dei sentimenti degli abitanti verso il luogo in cui vivono.

L’ATTUALITÀ DELLA SCUOLA: LA PISTA ETNOGRAFICA

Obbiettivi:

Evidenziare alcuni contributi etnografici svolti dai dottorandi del Dipartimento negli ultimi

• decenni

Vedere come quest’orientamento della ricerca è stato “esportato” altrove.

L’etnografia secondo Robert Park:

«Vi è stato detto di rovistare nella biblioteca per accumulare

una massa di appunti e un abbondante strato di polvere. Vi è

stato detto di scegliere problemi dove possiate trovare pile

ammuffite di documenti ordinari. Questo viene chiamato

“sporcarsi le mani con la ricerca vera”. Chi ve lo consiglia

sono uomini saggi ed onorevoli, ma c’è un’altra cosa

indispensabile: l’osservazione in prima persona. Andate a

sedervi negli atri degli hotel di lusso e sui gradini all’ingresso

delle flophouse, sui muretti Gold Coast e i letti di fortuna degli

slum; sedetevi all’Orchestra Hall ed allo Star and Garter

Burlesque. Insomma, signori, andate a sporcare i vostri

pantaloni nella ricerca vera».

L’etnografia: una definizione

Martyn Hammersley e Paul Atkinson (2007), ricordano che l’etnografia prevede che il ricercatore

partecipi, in modo palese o nascosto, alla vita quotidiana di un gruppo di persone per un esteso

periodo di tempo. Implica quindi osservare ciò che succede ed ascoltare ciò che viene detto,

facendo domande e raccogliendo direttamente tutti quei dati e quegli elementi che possano fare

luce sul focus della ricerca. 16

L’etnografia a Chicago: alcune influenze

Dottorati dal 1980 ad oggi: molto variabile il numero di tesi sull’argomento Cities,

• Neighborhoods & Communities

Molte tesi su aspetti problematici della città: casi di studio di slum e ghetti, analisi della

• criminalità di quartiere, ecc.

In misura crescente tesi sulla rivitalizzazione dei quartieri e sul ruolo della comunità locale

• in questo senso.

Molte tesi quantitative, che considerano il quartiere ed i movimenti di popolazione

• attraverso l’analisi di dati.

Antropologi di fine ’800 e inizio ’900 (Malinowski e Radcliffe-Brown in primis).

• Correnti letterarie americane come il naturalismo ed il realismo.

• Giornalismo muckraking, specializzato in inchieste sulle realtà depresse ed emarginate

• delle grandi città americane;

lavori come quelli di Jacob Riis a New York (1892, 1970).

• Ruth Horowitz

È professore di sociologia all’università di New York, i suoi principali temi di ricerca sono:

• devianza giovanile e comunità urbane nonché del rapporto tra servizi sociali e utenti.

Molti suoi studi sono caratterizzati dall’osservazione compreso “Honor and the American

• Dream: Culture and Identity in a Chicano Community (1983) e si tratta della sua tesi di

dottorato la quale ha ricevuto anche l’Honorable Mention C.Wright Mills Award.

In questo studio svolge un’osservazione partecipante di tre anni, dal 1971 al 1974,ncon

• un’integrazione nel 1977. Lo studio nella parte centro-sud della città, attorno alla 32ma

strada, in una comunità immigrata ispanica di etnia chicano.

Il progetto fa parte dei compiti previsti dal corso di Urban Sociology, tenuto allora da Gerald

• Suttles.

Grazie all’aiuto dell’Institute for Juvenile Research, Horowitz riesce ad avvicinarsi a quella

• strada ed a fare le prime “esplorazioni” prendendo confidenza con un mondo caratterizzato

da valori contrastanti.

La compresenza e la combinazione di culture diverse è il risultato più evidente della

• ricerca, in un quartiere dove si scontrano continuamente vita di strada e speranze di

ascesa sociale.

Honor and the American Dream: Durante la ricerca Horowitz segue un iter tipico dell’osservazione

partecipante:

Frequentazione feste di quartiere.

• Frequentazione locali, scuole e associazioni.

• Sosta su panchine dei parchi, passeggiate per le strade,

• Conoscenza graduale degli abitanti.

C’è attenzione dedicata alle fatiche e resistenze tipiche della ricerca etnografica:

prendere appunti fino a notte fonda su quanto visto e sentito durante la giornata, sopportare il peso

di lavorare sola, superare la barriera linguistica. La Horowitz affronta il problema di essere

“straniera in terra straniera”.

Ruolo da outsider della Horowitz rispetto alla popolazione del quartiere, che le consente di

chiedere cose che a un abitante non sarebbero forse concesse. Questo vale per i membri gang

Lions e per il suo leader

Gilberto, per i contatti con le giovani donne del quartiere che frequentano la gang implica una

negoziazione di identità, chiarendo il suo ruolo di studiosa.

NB: Un territorio problematico e apparentemente disorganizzato nasconde in realtà un ordine, un

sistema di valori, personaggi e istituzioni, proprio come la Little Sicily studiata da Zorbaugh o il

ghetto studiato da Wirth. 17

Ruth Horowitz: altre studi con osservazioni:

Street Kids, Street Drugs, Street Crime: An Examination of Drug Use and Serious

• Delinquency in Miami (1992). È il risultato di uno studio di quattro anni di osservazione

partecipante e più di 600 interviste; il focus è la delinquenza giovanile nei quartieri della

città.

Teen Mothers: Citizens or Dependents? (1995) si concentra sulla relazione servizi

• sociali/utenti. Studio svolto in 1 anno osservazione partecipante con madri che non hanno

finito la high school. Elijah Anderson

Consegue il Dottorato alla Northwestern University, dove segue Howard Becker.

• A Chicago è comunque graduate student ed è in rapporto costante con alcuni personaggi

• di quegli anni come Suttles.

Anderson effettua un’osservazione per la sua tesi di dottorato; la tesi, poi pubblicata con il

• titolo “A Place on the Corner: a Study of Black Street Corner Men (1978)” è ritenuta un

classico della sociologia urbana. Lo studio durato 3 anni di osservazione nel South Side di

Chicago, zona notoriamente povera e malfamata, nel Liquor store frequentato da afro-

americani.

Qualcosa di analogo a Street Corner Society di Whyte; mostrare cioè come i clienti del

• locale creino un sottogruppo ed una subcultura che influenzano il loro modo di vivere e i

rapporti con gli altri.

Streetwise: Race, Class, and Change in an Urban Community (1990)

Si occupa di gente di strada ma questa volta si focalizza sulla sicurezza e sul controllo

• sociale.

Lo studio si basa su materiale raccolto in 14 anni.

• Vengono considerati due quartieri:

1. The Village, (giovani professionisti, manager e molti studenti universitari).

2. Northon (ghetto afro-americano: diffusione di alcool, droga, famiglie monoparentali e

dipendenza dall’assistenza pubblica).

Se il primo vive un processo di “gentrification”, il secondo diventa sempre più povero, degradato e

e nero. Anderson fa emergere le strategie degli abitanti per sopravvivere in un contesto difficile.

I risultati sono simili a The Code of The Street e, per certi versi, a The Ghetto di Wirth: aree che da

fuori sembrano solo disordine e degrado hanno proprie regole interne e proprie istituzioni.

The Code of the Street: Decency, Violence, and the Moral Life of the Inner City (1999)

E’ l’osservazione partecipante di un gruppo che passa in strada gran parte della sua

• giornata.

Lo studio considera molti temi: moralità, gravidanza fra gli adolescenti, campagne per

• promuovere opportunità economiche e senso civico

Il risultato principale è la distinzione tra decent families e street oriented families; seppur

• accomunate dalla povertà, le famiglie del primo tipo hanno stili di vita e valori molto simili

alla classe media americana, mentre le seconde si discostano in gran parte.

I due tipi interagiscono costantemente per le strade, parchi pubblici o in altri luoghi come le

• scuole dei rispettivi figli.

Anderson mette in evidenza il rispetto come valore cercato costantemente ed ovunque.

• Loiç Wacquant

18

È Professor of Sociology and Research Associate all’Earl Warren Legal Institute, University

• of California di Berkeley

• Membro del Center for Medical Anthropology e del Center for Urban Ethnography

• Ricercatore al Centre de Sociologie Européenne di Parigi.

Prenderemo in considerazione:

• La tesi di dottorato Urban Outcasts

• Etnografia Corps et âme.

Loic Wacquant: Body and Soul

• Anima e corpo si focalizza su una delle istituzioni principali del ghetto: la palestra di

pugilato.

• la ricerca si sviluppa come un resoconto della sua esperienza di apprendista pugile, iniziata

nel 1988 in un club di Woodlawn nel South Side e conclusasi nel 1992 quando la palestra

viene chiusa

• Dopo le prime difficoltà, riesce ad approfondire la vita dei pugili afro-americani sul ring,

negli spogliatoi e nella vita.

• Fa da tre a sei allenamenti a settimana, svolge incontri e pensa addirittura di diventare

pugile professionista. Ha un rapporto quasi paterno con l’allenatore, DeeDee Armour.

Urban Outcasts. A Comparative Sociology of Advanced Marginality (2007)

• La sua tesi di dottorato dove mette a confronto il ghetto americano e banlieu francese:

South Side di Chicago e Quatre Mile a La Courneuve, sobborgo parigino.

• C’è assonanza con la Scuola per il tema scelto e la combinazione di strumenti qualitativi e

quantitativi: survey, interviste in profondità ed un’osservazione etnografica svolta tra il 1987

e il 1991.

• Ghetto e carcere come due facce di una stessa medaglia: esclusione degli afro-americani

dal resto della società.

• Approccio neo-istituzionalista al ghetto: concatenazione di meccanismi di controllo etnico e

razziale che ha un’origine storica ed una manifestazione geografica nella città.

• In questo senso si distacca dalla tradizione chicaghese, affermando anche di voler rompere

con i concetti di disorganizzazione sociale e underclass.

• Attenzione alla storia del ghetto americano e francese: impossibile comprenderli senza

considerare cos’erano nel periodo in cui sono sorti e tramontati l’industria fordista e il

welfare state keynesiano.

• Advanced marginality: non residuo né fenomeno congiunturale ma tendenza intrinseca

della città moderna, sempre più competitiva e portata a produrre esclusi.

Sudhir Venkatesh

• Professor of Sociology and African-American Studies alla Columbia University

• A Chicago ha ottenuto una M.A. e dottorato, 1992 e 1997.

• Interessi di ricerca: gang, quartieri poveri, economia sommersa.

• Wilson: collabora su un suo progetto per valutare la differenza, di successo scolastico e

professionale, tra vivere o no in un housing project per i giovani afro-americani.

• Wilson incentiva e sostiene Venkatesh nella sua ricerca al Robert Taylor Homes,

complesso di case popolari.

Sudhir Venkatesh e il Robert Taylor Homes 19

• Complesso di case popolari con 28 grattacieli di 16 piani, costruito nei primi anni ’60 e

demolito completamente tra il 1998 ed il 2007. Progettato per 11.000 persone, ne accoglie

oltre 27.000 trasformandosi in un concentrato di povertà, criminalità e problemi sociali.

• Venkatesh trascorre circa un decennio a contatto in vario modo con quest’area ed i suoi

abitanti. Pubblica tre libri:

American Project: The Rise and Fall of a Modern Ghetto (2000)

v Off the Books: The Underground Economy of the Urban Poor (2006)

v Gang Leader for a Day: a Rogue Sociologist Takes to the Street (2008)

v

American Project

• Senz’altro il volume più legato alla tesi di dottorato e per certi aspetti quello più completo

• Oltre alla parte etnografica, offre una ricostruzione storica del fenomeno dell’housing

complex a partire dalle prime costruzioni nel Dopoguerra.

Off the Books

• Strategie di sopravvivenza” degli abitanti della zona studiata

• Economia sommersa di Maquis Park (pseudonimo)

• Spaccio, prostituzione, “trafficoni”, lavori saltuari ecc

Gang Leader for a Day

• Prima parte: Venkatesh descrive il percorso che l’ha portato ad interessarsi di queste case

popolari ed a studiarle in modo così radicale.

• Insoddisfazione per il taglio delle lezioni universitarie seguite

• Edificio 4040 a South Lake Park, nel quartiere Oakland, tra i più poveri e degradati del

South Side per un quastionario ricerca Wilson; al suo arrivo viene accolto in malo modo

• J.T., giovane leader dei Black Kings, legge il questionario, ascolta il progetto di ricerca ed

accetta di collaborare.

• «Stai con i negri poveri se vuoi capire qualcosa di loro»

• Venkatesh dichiara subito di essere un ricercatore. Comincia a frequentare alcune attività

nel Robert Taylor Homes: riunioni, gruppi di auto-aiuto di vario tipo. Gli abitanti non si

considerano una comunità vera e propria. Vede anche aspetti sgradevoli della vita della

gang: spaccio, pestaggi punitivi e sparatorie

• J.T. gli concede addirittura di fare il leader per un giorno, senza svolgere attività illegali ma

mostrandogli cosa implica il ruolo a livello di decisioni e relazioni.

• Stretto legame tra Venkatesh e tradizione etnografica chicaghese: lunga permanenza in

prima persona sul territorio, attenzione per gli aspetti più problematici ecc.

• Poca propensione a quella che Guidicini chiama l’analisi d’ambiente (1998), cioè ai luoghi

significativi della zona, alla loro conformazione architettonica ed al modo in cui influenzano

chi ci vive.

Sudhir Venkatesh: dopo il Robert TaylorHomes

• A Chicago: coordina uno studio con Steven Levitt sull’economia clandestina legata al

mondo della prostituzione. Decine di ex sex workers coinvolte, assegnando a ciascuna di

loro una porzione di territorio in cui osservare le interazioni prostitute-clienti, i locali e altri

luoghi di esercizio dell’attività.

• Alla Columbia: altri progetti etnografici tra cui uno sulla vigilanza al Department of Justice di

New York. Film e documentari tra cui Dislocation (2005), in cui segue alcune famiglie

sfollate dopo la demolizione del Robert Taylor Homes.

Mitchell Duneier

• Professor of Sociology alla Princeton University e Distinguished Professor of Sociology al

Graduate Center della City University of New York

• Dottorato a Chicago nel 1992.

«Scelgo i miei progetti etnografici con un occhio che riveli sia

gli elementi comuni che quelli distintivi dell’umanità che

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Dafne29

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8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Dafne29 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del territorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Manella Gabriele.

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