Chicago e gli studi urbani
Ray Hutchison descrive la scuola di Chicago come “lavoro di alcuni studiosi e graduate students della University of Chicago dal 1915 al 1935, con particolare riferimento alle figure di Park e Burgess. Si tratta di una realtà piuttosto piccola, grande affinità di gruppo. Oltre a queste caratteristiche che per quanto interessanti, non evidenziano l’unicità della scuola, Ray Hutchison ne ricorda un’altra: quella di individuare un territorio di azione preciso.
Chicago si propone come un laboratorio per capire la città di allora attraverso i suoi mix etnici e razziali, i suoi numerosi problemi sociali, la sua morfologia e le tante comunità locali che la caratterizzano. Chicago è un insieme di tutte le tendenze della città moderna:
- Industrializzazione
- Immigrazione massiccia
- Sviluppo dei trasporti
- Dilagare della corruzione e della criminalità, povertà e disuguaglianza
- Promozione di grandi eventi
- Crescente segregazione etnica e razziale
La crescita di Chicago
La metropoli dell’Illinois nasce tra la fine del '700-'800:
- 1840: abitanti 4.470
- 1860: abitanti 109.260
- 1870: abitanti 298.977
- 1920: abitanti 2.185.283
- 1930: abitanti 3.375.329
L'ascesa di Chicago è dovuta a molti fattori:
- Posizione strategica nei traffici (centro dell’unica linea ferroviaria che collega gli Stati Uniti dal Nord al Sud) sulle rive del lago Michigan (grande traffico di merci).
- Boom industriale
- 1893: World’s Fair
- 1906/1909: Burhnam Plan (ridisegna la struttura della città e delle sue direttrici di trasporto).
Chicago attrae tutti, meta di grande immigrazione:
- Emigranti europei
- Braccianti americani espulsi dalla meccanizzazione dell’agricoltura
- Afro-americani reduci dalla schiavitù
Tutto questo sviluppo fa anche sì che a Chicago si concentrino una serie di problemi sociali:
- Alcolismo
- Malattie mentali
- Omicidi, suicidi
- Devianza giovanile
- Degrado lavorativo
- Gangsterismo, racket e corruzione
Importanza di Chicago nella letteratura
Lincoln Steffens: prima per violenza, la peggiore sporcizia, rumorosa, senza regole, con una costante puzza di malattie ma anche nuova. Marco D'Eramo, Il maiale e il grattacielo (1995): Chicago come la Manchester descritta nello studio di Friedrich Engels (1972): canali, ferrovie, Borsa, mercato del grano e del legno, mattatoi, segherie, fabbriche di mietitrici e di vagoni, acciaierie, operai stipati in slums sovraffollati e mal ventilati, senza servizi igienici né acqua corrente.
Hutchison sottolinea come alla base della scuola ci siano: ricerca scientifica + riformismo sociale.
- Studi elaborati nel Dipartimento già tra fine ’800 e inizio ’900.
- Figure extra-accademiche come Jane Addams.
- Pragmatismo che prende piede negli Stati Uniti (Charles Dewey: approccio induttivo, non tanto come inferire un’idea generale da casi particolari bensì come individuare un caso esemplare rappresentativo di tutti gli altri).
Chicago School of Sociology
Ma quando si comincia a parlare di Chicago School of Sociology?
- Primo articolo: Luther Bernard, Schools of Sociology (1930).
- Primo contributo sistematicamente dedicato ai chicaghesi: Milla Alihan, Social Ecology: a Critical Analysis (1938).
- L’etichetta “Scuola di Chicago” stenta a diffondersi nel dibattito scientifico per tutti gli anni ’40 e ’50.
- Anche negli anni ’60 solo quattro articoli sull’argomento e l’unico volume è di Edward Shils, The Present State of American Sociology (1948).
- International Index (precursore del Social Science Index) e Sociological Abstracts: non hanno voci relative alla Chicago School of Sociology prima del 1964.
Letteratura sulla Scuola di Chicago
Primo periodo
Il primo periodo coincide grosso modo con gli anni ’60-’70 e come punto di riferimento vede il lavoro di Robert Faris, Chicago Sociology, 1920-1932 (1967) e quello di James Carey, Sociology and Public Affairs: The Chicago School (1975). Questi volumi non solo identificano i punti di riferimento della Scuola (Park, Burgess e Thomas) ma ne sottolineano la natura plurima, in cui si possono identificare tre “anime”: ecologia sociale, studi urbani e psicologia sociale. Sottolineano inoltre che i Chicaghesi sono accomunati dal numero grandissimo di contatti al di fuori dell’università.
Altro contributo: James Short, The Social Fabric of the Metropolis: Contributions of the Chicago School of Urban Sociology (1971). Meno attento ai primi passi della Scuola ed ai legami tra Dipartimento e resto della città evidenzia la parte urbana, le persone che la costruiscono e il contesto in cui si sviluppa. Evidenzia Chicago come uno straordinario laboratorio.
Altro contributo da ricordare: Herman e Julia Schwendinger (1974): The Sociologists of the Chair. Un libro di transizione dalla prima alla seconda fase (alla ricostruzione accompagna un forte taglio critico). Descrive la Scuola di Chicago come “serva” del capitalismo e volta al mantenimento dello status quo.
Secondo periodo anni ’70 - primi anni ‘80
- Fred Matthews, Quest for an American Sociology (1977): ampio spazio alla figura di Park.
- David Lewis e Richard Smith, American Sociology and Pragmatism (1980): più focalizzato sulla psicologia sociale chicaghese.
- Paul Rock, The Making of Symbolic Interactionism (1979): identifica nell'interazionismo simbolico l’anima di Chicago, ma dà ampio riconoscimento al ruolo di Park per avere introdotto Simmel nella sociologia americana.
Pubblicazioni su alcuni autori o periodi chicaghesi:
- Joseph Blake: teoria comportamento collettivo di Park (1978).
- Annie Laperrière: seconda Scuola di Chicago (1982).
- Gary Jaworski: influenza di Simmel su Small, Park e Hughes (1995), e sull’impatto di questi ultimi due su Goffman (1996).
- Tony Burns (1996): articolo sul rapporto tra Scuola di Chicago e positivismo.
- Lester Kurtz (1984): probabilmente il lavoro bibliografico più completo sugli scritti della Scuola e dei continuatori numero monografico Urban Life curato da Jim Thomas, The Chicago School: the Tradition and the Legacy (1983): contributi Nels Anderson e Ruth Cavan su storia ed atmosfera della Scuola negli anni ’20, intervista al protagonista di The Jack Roller di Clifford Shaw, ricordo di Bulmer sulla Society of Social Research, riflessioni di Albert Hunter, James Thomas e Lyn Lofland sull’impatto della Scuola sulla sociologia attuale.
- Numero monografico Sociological Perspectives curato da Fred Lindstrom, Waving the Flag for Old Chicago (1988).
Terzo periodo da metà degli anni ’80 e si consolida negli anni ’90
- Primo contributo importante: Lee Harvey, Myths of the Chicago School of Sociology di Harvey (1987): Scuola come realtà coesa ma non per questo monotematica, anzi molto articolata.
- Mary Jo Deegan (1988): libro dedicato a figure “esterne” alla Scuola come Jane Addams e altri della Hull House.
- Dennis Smith, The Chicago School: come avevano fatto gli Shwendinger, contesta alla Scuola il suo atteggiamento “servile” nei confronti del capitalismo e di chi detiene il potere in quel sistema.
- Gary Allan Fine (1995): A Second Chicago School? The Development of a Postwar American Sociology, sull’esistenza di una seconda Scuola nel Dopoguerra.
- Andrew Abbott ed Emanuel Graziano, Transition and Tradition: Departmental Faculty in the Era of the Second Chicago School: Dipartimento più grande e articolato nel Dopoguerra. La Scuola perde peso ma “sopravvive” con Hughes, Becker e Goffman; nessuno fa però studi urbani ma su organizzazioni e lavoro.
- Da metà anni ’90: crescente attenzione alla Scuole in Europa tale attenzione sembra particolarmente viva nel Dibattito francese (Chapoulie, 2001; Topalov, 2003; Guth, 2008).
- Dibattito italiano (Gubert, Tomasi, 1995; Tomasi, 1997; Rauty, 1999).
- Alcuni studiosi fanno ampio riferimento alla Scuola e al suo approccio (Guidicini, Pieretti, 1992; Pieretti, 2000).
“Sporcarsi le mani ed i pantaloni”
I chicaghesi cercano costantemente di unire la teoria alla ricerca empirica. Impiegano concetti legati all’ecologia, alla psicologia sociale e alla teoria dell’organizzazione. Legame tra chicaghesi e sociologia europea: Georg Simmel è importante per la storia della Scuola, così come Wilhelm Windelband e altri esponenti del dibattito tedesco.
Gli approcci più sviluppati negli studi chicaghesi sono quello etnografico e quello ecologico. Riguardo a quest’ultimo, la sua origine è fonte di un ampio dibattito, ma è indubbio che a Chicago viene sviluppato principalmente da Park, Burgess e McKenzie. Tale approccio prende forma dapprima nell’articolo di Park, The City: Suggestions for the Investigation of Human Behavior in the Urban Environment (1915) e poi dall’omonimo volume scritto con Burgess e McKenzie (1925).
L’approccio alla città che viene proposto come “ecologia umana”, si basa sull’idea di matrice spenceriana e botanica per cui gli individui occupano inconsapevolmente lo spazio urbano secondo un ordine dettato da mezzi di trasporto e mezzi di comunicazione e che tende alla loro segregazione. L’approccio si basa su una serie di analogie con l’ecologia vegetale e animale per considerare lo sviluppo e l’organizzazione urbana, quindi, le città e comunità come prodotto di processi di accomodamento e competizione, che influiscono sulle distribuzioni spaziali e temporali di popolazioni e fenomeni sociali. Collegato a questo c’è il modello a cerchi concentrici di Burgess sullo sviluppo della città, che come noto avrà grande fortuna e verrà ripreso in molti studi chicaghesi di quegli anni e degli anni successivi.
Tecniche di ricerca della scuola
L’uso di documenti personali e di storie di vita è spesso combinato con l’osservazione partecipante. Tuttavia, molti chicaghesi non ricorrono all’osservazione.
Esempi:
- Thomas, Znaniecki: Il contadino polacco in Europa e in America.
- Clifford Shaw: The Jack Roller.
Questi due non fanno nessun tipo di osservazione partecipante, eppure è uno studio qualitativo con un grandissimo ricorso a documenti personali, storie di vita, consultazione della stampa locale e molto altro.
Molti, comunque, sottolineano anche l’importanza della parte quantitativa negli studi chicaghesi, dalla mappatura dei quartieri all’analisi di dati statistici, oltre all’osservazione partecipante, evidenzia la coesistenza tra aspetti qualitativi e quantitativi a Chicago. Diverse tecniche senza un predominio di una in particolare. In alcuni casi ci sarà un approccio che viene chiamato Mixed Method Studies cioè ricorrere a più tecniche integrandole fra loro per analizzare in profondità il territorio e/o il fenomeno che interessa. Lo dimostra lo studio di Nels Anderson sugli hobo, fortemente orientato all’osservazione partecipante, prevede comunque il ricorso a informazioni tratte dagli archivi di istituzioni ed agenzie sociali.
I temi di ricerca della scuola: l’attenzione ai problemi della città
Abbott individua tre grandi ambiti di studio della Scuola:
- Psicologia sociale: studi di Thomas e di Dewey, poi James Tufts, James Angell ed Herbert Mead, così come Charles Horton Cooley ed Ellsworth Faris. Va ricondotta al pragmatismo l’insistenza sulla relazione dialettica tra la teoria e pratica, pensiero e azione, tra il sé e società, nonché l’idea che la scienza non debba essere un mero strumento di conoscenza della realtà ma vada applicata alla comprensione e soluzioni di problemi sociali.
- Organizzazione sociale: parte anch’esso da Thomas, ma trova sviluppo in Park, Burgess e loro studenti nonché, dalla seconda metà degli anni ’30, in Hughes e Lloyd Warner.
- Ecologia: legato anch’esso a Park, Burgess e McKenzie, così come ai loro studenti a partire da Zorbaugh.
NB: Se gli studi urbani sono i protagonisti della Scuola, i temi di ricerca chicaghesi sono assai diversificati già negli anni ’20.
Louis Wirth, “Urbanism as a way of life”. Come Kurtz sottolinea (1984: 63), probabilmente nessun altro articolo di sociologia urbana ha generato così tanto dibattito nella storia.
Lodi e critiche
Variabili discriminanti per parlare dell’urbanesimo (densità, eterogeneità, ampiezza) modo di vedere l’evoluzione della città stessa, spazio residuo per la comunità in ambito urbano, ruolo delle variabili culturali, vedere la città come fenomeno collegato a dinamiche più ampie piuttosto che locali.
Scuola di Chicago e immigrazioni
Ci sono anzitutto gli studi dedicati all’immigrazione e al fattore razziale, che in realtà caratterizzano il Dipartimento fin dagli inizi da Thomas e Znaniecki sui contadini polacchi ad Anderson sui senzadimora, da Wirth sul ghetto ebraico a Thrasher sulle gang giovanili, tutti mettono in qualche modo al centro gli immigrati, la loro integrazione e le seconde generazioni. Questi temi, per molti si aspetti, sovrappongono e confondono con quelli urbani; d'altra parte Chicago si rivela un punto di riferimento non solo per lo studio della città e dei movimenti di popolazione ma anche per tutte le dinamiche che riguardano gli immigrati i quali, com’è noto, costituiscono gran parte dei suoi abitanti dell'epoca.
Concetti come disorganizzazione sociale, successione ecologica e differenziazione sociale regolata dal mercato diventano fondamentali proprio per capire la distribuzione spaziale degli immigrati e molte dinamiche socio-culturali del loro insediamento. Il capostipite di questi studi è naturalmente Thomas, seguito da molti altri a partire da Park. È interessante notare che Chicago in quegli anni diventa anche un luogo di attrazione e formazione per alcuni studenti che afro-americani scriveranno pagine importanti nella sociologia, come Charles Johnson e Franklin Frazier.
A Johnson si deve The Negro in Chicago: A Study of Race Relations and a Race Riot (1922); si tratta di un rapporto sull'immigrazione afro-americana dal sud degli Stati Uniti, le loro istituzioni di riferimento e il modo in cui sono considerati dall'opinione pubblica. A Frazier dobbiamo il rapporto The Negro Family in Chicago (1932) e The Negro Family in the United States (1949).
Scuola di Chicago: altri temi di ricerca
- Comunicazione e opinione pubblica
- Istituzioni: famiglia, militari
- Relazioni industriali
Disorganizzazione sociale
Introdotta da Thomas e Znaniecki, sviluppata da Park e Burgess. È un fenomeno tipico delle metropoli, attraverso cui le società tradizionali sono “disintegrate”. Le regole di comportamento di un gruppo perdono, in parte o del tutto, l’influenza sui membri del gruppo stesso; Si crea un “vuoto” riempito nella riorganizzazione, in cui si creano nuovi valori, relazioni e istituzioni. La disorganizzazione diventa la chiave di lettura per tanti problemi sociali di quegli anni a Chicago: povertà, delinquenza giovanile, disturbi mentali, problemi familiari.
Scuola di Chicago: alcune critiche
- Maurice Davie (1937): critica a Delinquency Areas di Shaw (1929), ma in realtà critica al modello a cerchi concentrici di Burgess in quanto quella ricerca secondo Davie mostra che le aree di maggiore delinquenza non hanno una distribuzione radiale rispetto al centro ma sono sparse irregolarmente, tendendo a coincidere con le zone di degrado architettonico-urbanistico e di forte presenza immigrata.
- Eccessiva “vocazione empirica”: mancanza di una vera e propria teoria di riferimento.
- Etnocentrismo: ritenere Chicago un caso rappresentativo quando i fenomeni studiati sono tipici solo di quella realtà.
- Determinismo legato all’approccio ecologico: ritenere che queste “forze” orientino fenomeni e popolazioni senza tenere conto di valori, simboli e sentimenti.
- Conservatorismo: città e suoi mutamenti come esito di processi naturali e pertanto non controllabili né modificabili, i chicaghesi sarebbero quindi fatalisti.
- Faziosità: ricerche che “compiacciono” i finanziatori, in particolare Rockfeller.
- Trascurare le questioni politiche, difesa dello status quo.
- Scarso riconoscimento del ruolo delle donne nella Scuola.
- Anni ’60/’70: emergono conflitti etnici, conflitti razziali, deindustrializzazione, crisi fiscale. Questi fattori indeboliscono l’idea di città come prodotto di forze naturali, mentre prende piede quella di una città come espressione spaziale delle disuguaglianze insite nel modo di produzione capitalista; da più attenzione ai processi politici, alle relazioni di potere e ai conflitti di classe (Léfèbvre).
- Manuel Castells, La questione urbana (1974): il modello a cerchi concentrici è “ingenuo”, la sua “universalità” cade una volta cambiate alcune condizioni socioeconomiche.
- Michael Dear, From Chicago to L.A. (2002): le tendenze che caratterizzano Los Angeles sono piuttosto diverse.
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