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L'utopia del tempo libero

Introduzione

La società è ammalata di disoccupazione e, per guarire, alcuni propongono la crescita delle ricchezze, altri l'aumento del tempo libero degli attivi e altri ancora la dissociazione di reddito e lavoro. Il progresso andrebbe quindi doppiamente inteso in termini di crescita del PIL che di tempo libero. Alcuni studiosi sostengono che il tempo libero abbia un effetto civilizzatore, altri ritengono che l'autoregolazione tra i tempi di costrizione e di libertà si realizzerà grazie all'intervento dello Stato, mentre altri ancora puntano su un cambiamento ideologico.

Presupposto comune è la necessità di ridurre le ineguaglianze sociali, in un periodo caratterizzato dall'inquietudine generale per la perdita del lavoro anziché dall'ansia per il tempo libero (che ha contrassegnato invece il '68). Oltre a privilegiare la coesione sociale riducendo il consumo di beni dei più ricchi e delle classi medie e a ricercare modi di indennizzo e ripartizione giuridica del lavoro, è necessario attirare popolazioni verso un mondo del non lavoro che offra gli stessi vantaggi del primo. Il problema centrale riguarda infatti le modalità in cui questo tempo sarà utilizzato da coloro che non possono accedere a beni ludici e culturali, dal momento che lo spazio del tempo libero è lasciato nelle mani del mercato privato. Va inoltre ricordato che la valorizzazione del tempo libero è inseparabile dalla svalutazione del valore-lavoro.

Capitolo 1 – Dalle critiche del lavoro

La critica del lavoro è innanzitutto un luogo comune, un modo per avviare la conversazione, essendo esso il luogo in cui si manifestano più difficoltà relazionali e si passa più tempo in rapporti obbligati. Gli aspetti critici riguardano essenzialmente i rapporti di dominio nell'ambito di un'organizzazione gerarchica tra dominati e dominanti. Esiste tuttavia una popolazione crescente di disoccupati e non attivi che esprime sofferenze opposte.

Continuare a considerare il lavoro salariato come se fosse ancora identico a quello criticato da Marx è contestabile, in virtù del progredire del lavoro intellettuale rispetto al lavoro manuale, che richiede tuttavia molto spesso anche conoscenze astratte. Gorz traccia una frontiera tra attività condannabili dette “eteronome” (con funzioni svolte coordinate dall'esterno da un'organizzazione prestabilita) e un lavoro non remunerato chiamato “lavoro per sé” (legato alla produzione di valore d'uso). Un criterio soggettivo del lavoro è invece la sua capacità di essere “umanamente arricchente per la persona che lo svolge”. Se per Marx i rapporti di produzione determinano la coscienza di appartenere a un insieme sociale, per Gorz i rapporti di lavoro eteronomo non hanno l'aspetto positivo di socializzazione, poiché è in quanto individuo (e non in quanto membro di una classe o un gruppo), che il lavoratore vive la propria soggettività. Gli altri appaiono quindi solo al di fuori dei rapporti di lavoro eteronomi, nell'ambito di una convivialità associata al tempo libero.

Tuttavia, ogni valore che gli individui cercano di realizzare devono necessariamente passare per il lavoro. I racconti degli operai e degli agricoltori esprimono infatti allo stesso tempo la durezza del loro compito e la soddisfazione che ne traggono, attraverso ricordi vissuti con grande umanità e nobiltà. L'iperspecializzazione risulta invece oggi essere una forma di alienazione forte, poco socializzante quanto i lavori semplici non qualificati, nella misura in cui allontanano l'attività dei salariati dalla finalità del prodotto. Sulla base degli studi effettuati in Francia, che confermano che la riabilitazione delle persone più colpite dall'esclusione sociale ha potuto realizzarsi mediante lo svolgimento di una professione, i lavoratori sociali sostengono che gli esclusi dal lavoro ritroveranno la loro identità solo attraverso l'inserimento economico.

Sebbene la parcellizzazione riduca l'attività dell'operatore a brevi cicli di sequenze gestuali, lo stereotipo dell'attività produttiva su cui si fonda la critica del lavoro risulta essere sempre più minoritario da quando le attività meccanizzabili possono essere effettuate dalle macchine. L'organizzazione del lavoro costringe infatti ormai i salariati a comunicare intensamente e continuamente le loro informazioni, offrendo spesso luoghi di responsabilità e autonomia collettiva. Ai salariati viene quindi richiesta sempre più competenza intellettuale, e si valorizzano maggiormente operatori in grado di apportare argomenti critici, proprio in virtù del fatto che cura e attenzione all'opinione dei subalterni fruttano all'impresa stessa.

Al fine di concedere ai salariati la possibilità di intervenire sulla concezione del lavoro, non appena salita al potere, la sinistra ha trasformato tali dibattiti in una legge sul loro diritto di espressione. Nell'attuale periodo in cui i disagi più gravi sono stati soppressi e la stanchezza fisica non è più la specificità del lavoro per la maggioranza dei salariati, diventa prioritario il riconoscimento sociale. Chi si dedica all'esercizio di un'unica attività che non ama, può infatti provare un senso di frustrazione da compensare.

Il riconoscimento sociale può essere ottenuto sul luogo stesso di lavoro da parte dei propri pari e superiori. Dato che piacere e costrizione saranno sentiti in funzione delle condizioni a cui danno accesso, i datori di lavoro che hanno compreso l'importanza del rapporto tra salariato e progetto imprenditoriale, hanno promosso azioni riguardanti la cultura d'impresa. Le tecniche servono da legame sociale poiché situano gli attori in un rapporto strumentale in cui possono riconoscersi e differenziarsi.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del tempo libero e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Russo Massimo.
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