Consumare/investire il tempo libero
Il tempo è una rappresentazione che caratterizza i passaggi del mondo nel suo divenire e manifestarsi. Esso ha bisogno di essere riconosciuto e di avere assegnazione di senso. Mano a mano che il tempo ha acquistato un valore di carattere economico, è emersa la necessità di quantificarlo utilizzando unità di misura e strumenti per organizzare la vita quotidiana scandita dalla temporalità contestualizzata.
La calendarizzazione e il tempo libero
La calendarizzazione è da sempre legata a cicli religiosi, quindi basata su riti di passaggio e differenziazione del tempo della festa da quello lavorativo, ma anche da quello spirituale dedicato a silenzio e meditazione. Acquistando valore in termini di misurazione, la velocità del tempo aumenta: il tempo libero presuppone quindi la ricerca della vita attiva, contrapposta alla lentezza dei “tempi morti”.
Da un punto di vista storico sociale, il concetto di tempo si è modificato nel corso degli anni. Le nuove tecnologie hanno scatenato variabili che incardinavano l'individuo in uno spazio circoscritto. Si verifica quindi una degenerazione dal tempo naturale e ciclico delle società tradizionali (legato alle tappe biologiche) a uno meccanico, differenziato nelle varie dimensioni, con particolare riferimento al valore del passato e della memoria, legata all'oralità fino alla nascita della scrittura, che introduce la riflessione sul ricordo (soggetto comunque a cambiamenti nel tempo, influenzati anche dal vissuto soggettivo).
Consapevolezza e valore del tempo libero
Il tempo libero, per esistere, richiede una consapevolezza dell'importanza del tempo stesso. Esso è legato ai contesti di festa ed eccezione, sfugge alle istituzioni e agli obblighi e si trasforma in tempo di consumo di carattere economico. La letteratura italiana sul tempo libero risulta essere marginale, in quanto manca una vera tradizione che ritroviamo invece in Francia, dove la parola tempo libero non esiste, ma si utilizza il termine “loisir”, fortemente legato a divertimento e gioco, liberi da impegni ed obblighi (in cui rientrano anche le attività domestiche). Il tempo libero per eccellenza è infatti quello che i bambini dedicano al gioco. L'otium latino era invece dedicato alla cura della persona e alla soddisfazione di bisogni e piaceri, ma anche ad aspetti religiosi.
Il tempo nelle culture diverse
Mentre nella cultura occidentale si ha una concezione lineare del tempo, simbolizzata dalla freccia, la cultura orientale vede i ricordi degli eventi storici che si ripetono in un ciclo. Il tempo dedicato al magico e poi al sacro non appartiene all'uomo ma alla divinità, con cui si entra in relazione attraverso i riti. Esso era tuttavia riservato alle classi superiori, che esercitavano attività pubbliche.
Modernità e organizzazione sociale del tempo
Con la modernità, il tempo inizia ad essere organizzato socialmente: il tempo collettivo diventa la componente che identifica la società, poiché i rituali in esso compiuti consentono il formarsi delle relazioni che lo costituiscono. La giornata lavorativa viene scandita, e si assegna materialmente un prezzo al tempo speso. Se Durkheim analizzava il tempo legato alla ritualità (contrapposto all'anomia, ovvero all'assenza di norme che consentano all'individuo di vivere il proprio tempo in modo socialmente accettato), Taylor e Marx effettuano ora un'analisi economica materialista del “feticismo delle merci” utilizzate per sviluppare la propria identità e suscitare un senso di soddisfazione momentanea. La religione protestante ha infatti introdotto una concezione del tempo razionalizzato che genera ricchezza e benessere individuale e collettivo, e non va quindi sprecato con l'inattività e la conseguente frustrazione. Il tempo della borghesia è quindi rivolto al guadagno e alla produzione di ricchezza da reinvestire per generare ulteriore ricchezza (non solo materiale ma anche spirituale).
Trasformazioni economiche e culturali dal 1970
Dagli anni '70 si osserva inoltre come le trasformazioni economiche e culturali abbiano generato nuovi bisogni e consumi, soprattutto per le donne, che escono dalle mura domestiche per riversarsi nei luoghi pubblici. Investire nel tempo libero diventa in questo periodo un concetto culturale: si va alla ricerca di spazi e momenti di arricchimento spirituale ideale e acquisizione di conoscenza, ma con valore anche sociale e politico: l'investimento nel tempo libero aumenta infatti quando la partecipazione associativa viene sentita come determinante per la società. Si verifica quindi un riconoscimento del valore del tempo libero, che viene messo a disposizione degli altri per rinsaldare il capitale sociale.
Il tempo libero nella società tecnologica
Nella società tecnologica, infine, l'uomo è libero dalla schiavitù del lavoro tradizionale, ma imprigionato in catene più astratte: pertanto, malgrado la disponibilità di tempo libero in cui realizzare la propria individualità sia maggiore, si verifica oggi una maggiore perdita di tempo, di cui l'individuo è espropriato da norme e convenzioni e virtualmente connesso in un tempo astratto. Il tempo libero può ancora quindi diventare oggetto di costrizione nella “società eterodiretta” di Riesman, in cui le azioni sono considerate autonome ma sono condizionate da consumi ed esigenze della società: esse sono infatti “occupazioni” imposte, che si differenziano dalle attività libere in cui si seguono percorsi non indicati e formali (da ciò nasce l'idea di “utopia del tempo libero”).
Si parla quindi di una “folla solitaria” di individui che cercano soddisfazione di bisogni materiali e astratti attraverso le merci, prodotte per stimolare gli utilizzatori con proposte personalizzate sulla base dei dati acquisiti. Viene meno il tempo libero inteso come convivialità: non ci si relaziona più tra individui, bensì con i contenuti. Gibson parla infatti di come cyberspazio e cybertempo abbiano cambiato le percezioni tradizionali di tempo, sapere e realtà, con quest'ultima che si fonda ora sull'immaginazione e sul carattere visivo delle immagini e su un linguaggio sintetico ma impoverito dal carattere simbolico, che rende necessaria la traduzione. Affinché non diventi inconsapevole, futile e screditato, il tempo tecnologico deve essere eccezione.
Laddove l'individuo non sappia impiegare correttamente il proprio tempo, ha spesso la sensazione di non avere tempo, malgrado in passato la disponibilità di esso fosse inferiore: egli reagisce quindi riducendo i tempi di reazione agli stimoli ricevuti. La dimensione sociale del tempo diventa evidente nelle “banche del tempo”, ossia nel tentativo di dare una risposta sociale ai tempi delle città metropolitane mettendo a disposizione della comunità il proprio tempo attraverso forme di assistenza.
Le tecnologie comunicative sono infatti sempre più presenti nei momenti di tempo libero poiché permettono scambi immediati prima impensabili, che superano le dimensioni spazio-temporali ma rischiano di arrivare a un livello di saturazione, ossia di eccesso di informazione di cui si perde consapevolezza. Si comunica sempre di più e si parla sempre meno: la comunicazione diventa ora chiacchiera, generando un senso di perdita di tempo simile a quello provato durante le pause imposte (es.: file negli uffici) o quando non si è in relazione con ciò che si sta facendo. Al contrario, può capitare di perdere la cognizione del tempo in quanto immersi in una temporalità attiva in cui si esercitano forme di conoscenza e apprendimento, affermando potenzialità ed espressività, senza però essere in grado di controllare le ricadute dell'utilizzo in attività che potrebbero essere svolte anche senza l'ausilio di tecnologie.
Il tempo libero deve quindi costituire la base di una nuova cultura che lo consideri un fattore di arricchimento e condivisione della conoscenza, senza banalizzare l'uso di strumenti tecnologici e determinando così la riduzione del pensiero, ma senza far sì che le attività ludiche vengano sostituite da mezzi per l'intrattenimento (videogiochi) dai quali nascono alienazione e isolamento, esaltando la conflittualità.
Parte prima – Cornici
- Mcdonaldizzazione, ikeaizzazione, appleizzazione del leisure time: È abbastanza cool il nostro leisure time?
I recenti studi sul tempo libero e la sua relazione con il lavoro evidenziano che a fronte di una riduzione del numero di ore destinate alle attività lavorative si è diffusa la percezione di una pressione sulla vita quotidiana, dovuta a una scarsità di tempo a disposizione (soprattutto per il genere femminile). Al crescere di produttività e ricchezza di beni che consentono il risparmio di tempo, il consumo diventa sempre più eccessivo e inutile. La pressione sarebbe quindi dovuta a un’eccessiva abbondanza di possibilità rispetto alle risorse disponibili per acquisire le competenze necessarie per coltivare pratiche piacevoli. Si preferisce quindi consumare il tempo libero in attività che non implicano un impegno fisico e mentale, autoregolando l’investimento di tempo e risorse.
Le differenze di orientamento sono dovute non solo al tipo di attività lavorativa che si svolge, ma anche a genere, età, titolo di studio e vita familiare. Inoltre, le pratiche un tempo a elevata “sociabilità” (ossia in grado di attivare network sociali), oggi sono svolte soprattutto in solitudine. La “de-differenziazione” della relazione lavoro-tempo libero ha determinato lo spostamento da una visione “ricreativa” con obiettivo di regolazione sociale, a un tempo “per sé” che risponde al bisogno di autenticità, unicità, autonomia e identità. La classe sociale non ostacola più il tempo libero, lasciando spazio alla contingenza, alla possibilità di essere temporaneamente altro, in un susseguirsi rapido di esperienze belle e intense, ma diversificate ed illusorie.
Per spiegare l’estremizzazione del processo di standardizzazione delle società occidentali, Ritzer ha parlato di “mcdonaldizzazione”, ossia del predominio di efficienza, calcolabilità, prevedibilità e controllo nel consumo quanto nelle relazioni. Tali regole socializzano consumatori ed erogatori alla modalità di fruizione ed erogazione dei servizi, creando una sorta di “patto” che rassicura il cliente riguardo alla soddisfazione delle sue aspettative. Luoghi e modalità di offerta rendono evidente la standardizzazione di tali processi, a cui gli individui sembrano non cercare delle alternative.
Oggi si assiste invece, secondo Blackshaw, al processo di ikeaizzazione del tempo libero, con al centro il concetto di “home”: il mondo diventa intimo e accogliente. Fondamentale è il carattere di democraticità che IKEA rappresenta, essendo accessibile a chiunque, ma anche l’incalcolabilità e imprevedibilità data dalle combinazioni possibili. Il processo di globalizzazione viene negato dal nome svedese dei prodotti, e ci richiama invece all’etica protestante del lavoro, che riduce i costi chiedendo al consumatore di contribuire alla produzione attraverso il montaggio.
Sia McDonald's che Ikea vengono definiti non luoghi, luoghi altri, in cui non c'è una tradizione, ma un flusso non identificato di persone. Si tratta di spazi senza storia, costruiti solo in funzione della massa all'interno di quella che Bauman definisce “società liquida”, in cui i punti di riferimento sono scardinati.
L’appleizzazione consiste invece in un altro tipo di patto consumatore-corporation, descrivibile attraverso alcuni imperativi:
- Costruisci la tua piccola comunità iniziatica ed entra a far parte della grande. Contribuisci, cioè, a costruire l’immagine di una comunità di consumatori di nicchia, colti, innovativi e consapevoli della vision dell’azienda.
- Seleziona fonti, informazioni e frame. La non elevata velocità con cui il viral marketing ingrandisce la comunità è giustificata dalla fidelizzazione dei membri, gratificati dalla coerenza del frame e dei contenuti che esso rende credibili.
- Costruisci la tua libreria, siine tu il regista. Per utilizzare l’offerta di tecnologie Apple occorre infatti possedere una competenza “combinatoria”, giustapponendo ogni file.
- Stupisciti e attendi di stupirti ancora. L’appleizzazione, come tutti i processi di “standardizzazione ciclica” dell’offerta di beni e servizi, necessita di spinte innovative continue soprattutto nel campo della comunicazione, al fine di stupire con informazioni eccentriche, o offrendo ciò di cui il consumatore non era consapevole di aver bisogno, rinsaldando così il patto attraverso la gratificazione emotiva che lo spinge a continuare a coltivare quel tipo di attività.
- Fai interagire ciò che guardi con ciò che ascolti, con un touch. Il polisensualismo è uno dei tratti che connotano la contemporaneità, poiché la possibilità di guardare, ascoltare, ecc. attraverso uno stesso medium accresce l’intensità dell’esperienza e l’informazione emotiva stimolata.
- Sii policronico e multi task. Il tempo sociale è un costrutto che si istituzionalizza attraverso l’azione sociale, che varia a seconda della cultura. Distinguiamo tuttavia una modalità monocronica (in cui le attività sono ordinate gerarchicamente, a partire dalla considerazione del tempo come un bene tangibile da dividere in quote programmate) e una “policronica” (in cui si svolgono più attività contemporaneamente, dando maggiore rilevanza al contesto). Oggi il tempo libero si situa prima, dopo e durante l’attività lavorativa, in quanto la relazione con gli altri può diventare prioritaria rispetto ai compiti da svolgere.
Lo stress da traguardo viene quindi sostituito dalla ricerca della coolness, che Blackshaw definisce come una “disposizione elusiva”, né seria né superficiale, non da tutti perché anticonformista e caratterizzata da pratiche che forniscono identità specifica a chi le sceglie, e diventano cool proprio in quanto sono scelte da tali soggetti. La percezione di routinizzazione dell’impiego di tempo libero e la tendenza a un consumo vorace e frammentato si contrappongono, quindi, al crescente peso che esso riveste nella valutazione del senso della propria vita quotidiana e al bisogno di originalità della stessa.
Le emozioni del/nel leisure time: una rassegna
Pochi sono stati i sociologi a considerare le emozioni come fattori determinanti dell’agire e dei fenomeni sociali, anche a causa del pensiero filosofico occidentale, che ha teorizzato per anni il divorzio tra mente e corpo. La stessa religione cristiana ha da sempre sottolineato la debolezza rispetto alla forza dello spirito, raccomandando di affidarsi alla ragione per tenere sotto controllo le emozioni. Il luogo di origine di sentimenti e ragione è per entrambe il cervello, mentre il corpo si modifica solo in seguito allo stimolo emotivo ricevuto (ciò spiega perché la personalità si modifica a seguito di lesioni cerebrali), sebbene i sentimenti ricoprano un ruolo non indifferente nei processi di cognizione e scelta. La negligenza sociologica nei confronti delle emozioni si è ridotta a partire dagli anni Settanta.
Durkheim considera le emozioni come effetti intra-sistemici di coesione sociale, che contribuiscono al formarsi di solidarietà e morale, attraverso l’esposizione a riti collettivi che ricreano l’appartenenza. Tuttavia, mentre le società tradizionali si fondavano sulle relazioni personali e i vincoli affettivi, oggi la base emozionale che guida le dinamiche sociali è rappresentata dai sentimenti di orgoglio e vergogna, prodotti dell’autovalutazione fondata sulle risposte degli altri nelle interazioni sociali: la paura delle sanzioni e dell’emarginazione spingono infatti gli attori ad evitare i costi delle emozioni negative che provano. Solo il sentimento d’amore è tuttavia capace di far intraprendere strategie non solo a breve ma anche a lungo termine, in quanto è capace di durare più a lungo di ogni stato impulsivo.
Mentre nel mondo tradizionale l'individuo operava scelte e usciva a cercare il tempo libero, diventa ora sommerso da contesti che non necessitano di una scelta e in cui si manifestano impulsi e passioni irrazionali che non possono emergere durante il tempo razionale del lavoro: nella città il tempo è quindi rincorso, muovendosi secondo ritmi non propri ma necessari al mantenimento della vita e dell'evoluzione della specie. Le emozioni risultano essere fondamentali anche in settori come scienza e politica, nonché nei processi di legittimazione e istituzionalizzazione dei valori.
Simmel differenzia inoltre le emozioni primarie che producono interazione dalle secondarie, frutto di interazioni. La sofferenza relazionale è quindi proprio il frutto della coscientizzazione che rende gli individui capaci di svincolarsi dai sentimenti, promuovendo la sfiducia a sentimento guida, in lotta con la fiducia e la reciprocità su cui si fonda il reticolo di relazioni che costituisce il capitale sociale, ossia un insieme di rapporti di fiducia acquisita con aspettativa di corrispondenza. La coesione si crea quindi a partire dalla discrezione, che consente di accettare l’altro, seppur mai in modo definitivo.
Definire un’emozione da una prospettiva sociologica è difficile proprio a causa dei differenti piani di realtà a cui essa appartiene (biologico, neurologico, sociale, psicologico). Ad un livello di analisi individuale, l’emozione comporta una modificazione dello stato fisiologico dell’attore sociale, risultando in esperienze che possono arricchire la comprensione e l'interazione sociale.
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