La tirannia del tempo
Introduzione
Gli strumenti del tempo
Il tempo, a quanto pare, è diventato un lusso. La sensazione è che oggi tutto vada molto più in fretta rispetto al passato. Più le tecnologie proliferano, più ci accorgiamo che il tempo a disposizione per noi stessi non solo non è aumentato, ma in molti casi è addirittura diminuito. È difficile concepire il nostro modo di rapportarci al tempo senza tener conto della tecnologia, proprio perché difficilmente abbiamo la possibilità di vivere in una realtà che ne ignori l’esistenza.
Il tempo è un’entità sociale definita dai ritmi collettivi di individui che interagiscono con il mondo. Ma se il tempo non può essere separato dai ritmi collettivi, dal sistema di valori e dalle speranze degli esseri umani, lo stesso vale per quelle tecnologie che influenzano sempre più il nostro modo di percepire il tempo. La tirannia dell’orologio, con la sua misurazione lineare delle ore del giorno, è un tema che ricorre in ogni riflessione su questo nostro mondo accelerato. Le tecnologie prendono vita e significato solo quando la gente le adotta e le usa. Creiamo il mondo insieme alla tecnologia, e lo stesso vale per il tempo.
Si è registrato un aumento nelle diagnosi psicologiche e psichiatriche associate allo stress dovuto ai ritmi troppo frenetici. Il tempo libero sembra essere sempre di meno e più impegnativo. Il divario tra la quantità di tempo libero o discrezionale di cui effettivamente disponiamo e questo nostro sentirci sempre trafelati e stressati è stato definito il paradosso della pressione del tempo. Il tempo che una persona ha a disposizione e il modo con cui lo investe possono essere compresi soltanto come il risultato di determinati modelli sociali ed economici.
Il modo in cui le persone percepiscono e utilizzano il tempo dipende dal valore e dal significato che attribuiscono ai vari tipi di attività. Oltre a essere lo scenario dei lavori domestici, la sfera privata è quella in cui prendono forma i rapporti personali più significativi: è la dimensione dell’intimità. Le tecnologie di per sé non portano né a un’accelerazione né a un rallentamento. I dispositivi digitali possono rivelarsi dei validi alleati in questa nostra ricerca di controllo sul tempo.
Capitolo primo
Società ad alta velocità
Sembra che oggi tutto proceda a un ritmo forsennato, permeandoci di un nuovo senso del tempo. La nostra epoca è letteralmente ossessionata dalla velocità. La smania di fare più cose contemporaneamente è sintomatica del ritmo frenetico della vita.
Il primo e più misurabile processo di accelerazione è quello che interessa i trasporti, le comunicazioni e la produzione, e può essere definita accelerazione tecnologica. Il secondo è l’accelerazione dei mutamenti sociali, che sottintende che anche il ritmo del cambiamento sociale stia accelerando. Il terzo processo è l’accelerazione del ritmo di vita, ed è soprattutto su questo che si concentra gran parte delle riflessioni sull’accelerazione culturale e sulla presunta necessità di una decelerazione.
Per ritmo di vita si intende la velocità e la compressione delle attività e delle esperienze nell’esistenza quotidiana. Il cosiddetto capitalismo veloce annulla lo spazio e il tempo. Le distanze che una volta rallentavano il commercio globale sarebbero diventate meno importanti da quando gli esseri umani tendono sempre più a comunicare tramite tecnologie “in tempo reale”.
Le informazioni sono l’ingrediente base delle organizzazioni aziendali, e i flussi di messaggi e immagini elettronici tra le reti costituiscono ormai la trama della nostra struttura sociale. L’età dell’informazione segna l’inizio di un’era del tutto nuova nell’esperienza umana. Ci stiamo allontanando sempre di più dal tempo dell’orologio, tipico dell’epoca industriale.
Non sorprende che l’esistenza stessa sia trasformata in una corsa affannosa in cui, grazie alla tecnologia, gli individui si dedicano a più cose contemporaneamente, per raggiungere un tempo senza tempo. La “dromologia” di Virilio, termine di derivazione greca “corsa”, è una teoria sulla natura della velocità, le condizioni in cui emerge, le sue possibili declinazioni, i suoi effetti.
Per Virilio, la velocità, il culto della velocità, è la propaganda del progresso e le sue conseguenze saranno devastanti. I tempi di attesa non penalizzano tutti in egual misura, visto che le persone ricche-di-denaro ma povere-di-tempo possono far leva sul loro potere economico per assicurarsi una maggiore velocità. Virilio sottolinea che la tendenza all’accelerazione porta a nuove forme di decelerazione.
Il tempo cronoscopico, l’istante ad alta intensità, comporta un tale sovraccarico di informazioni che la capacità di sfruttarne anche una minima parte non soltanto fa esplodere le comunicazioni in tempo reale ma rallenta tutti coloro che vi operano, fino a perdersi nell’eternità delle informazioni elettronicamente in rete, un buco nero di connettività globale. Virilio riconosce che, nella vita di tutti i giorni, l’individuo diventa sempre più statico: fermo davanti a uno schermo.
Stiamo cercando di fermare il tempo. Il tempo tecnologico dobbiamo concepirlo come un tempo cronoscopico. Questo nuovo tempo comprende i tempi morti del viaggio, il tempo ad alta intensità della connettività elettronica e la sensazione che il tempo sia sempre troppo poco.
Questa smania di velocità sempre più compulsiva diventa patologica: una dipendenza invincibile che ci obbliga a correre ancora più forte solo per restare fermi. Il principio fondante degli studi su scienza e tecnologia è che le tecnologie abbiano una natura intrinsecamente sociale, poiché sono progettate, prodotte, utilizzate e governate dagli esseri umani. Tendiamo a sopravvalutare l’impatto delle nuove tecnologie, anche perché quelle meno recenti fanno ormai talmente parte del corredo delle nostre vite da risultare quasi invisibili.
Più che comprimere il tempo, le tecnologie dell’informazione alterano la struttura stessa e il significato dei compiti e delle attività professionali. Il fattore tecnologico non è riducibile al fattore sociale, e viceversa. Per quanto le caratteristiche tecniche dei dispositivi abbiano un ruolo decisivo, alla fine la vita delle macchine dipende dai significati contingenti attribuiti loro dai soggetti che li utilizzano. La tecnologia e la società trovano attuazione insieme, tramite un processo relazionale dinamico nell’agire quotidiano. Non possiamo comprendere l’organizzazione sociale del tempo.
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