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Come fare per avere più tempo?

Introduzione

Prima o poi, saremo tutti morti. Ci è stata data la facoltà mentale di elaborare piani infinitamente ambiziosi, ma non il tempo sufficiente per realizzarli. Vivere non è altro che gestire il tempo. I sondaggi mostrano che la sensazione di non avere tempo sufficiente è sempre di più un chiodo fisso. Nel 2013, un team di ricercatori olandesi ha addirittura sollevato l'ipotesi che molte persone si sentono troppo indaffarate anche per rispondere ai sondaggi.

A mano a mano che si invecchia, il tempo scorre sempre più velocemente, finché i mesi si avvicendano nel giro di pochi minuti. Il nostro rapporto con il tempo è sempre stato burrascoso. Nel 2020, quando ogni routine è stata sospesa a causa del lockdown per la pandemia di COVID-19, in molti hanno avvertito il tempo sgretolarsi: i giorni sembravano simultaneamente trascorrere in un istante e trascinarsi all'infinito. Sembrava che il futuro fosse in pausa e siamo rimasti bloccati in una nuova specie di eterno presente. Soprattutto nei giovani adulti, sono sempre più frequenti gli episodi di burn-out generale caratterizzati dall'incapacità di portare a termine le attività quotidiane di base.

Tentare di essere più produttivi non fa che esacerbare tale sensazione, perché allontana ciò che è davvero importante. Di certo, qualcuno beneficia dai nostri affanni; lavorare più a lungo e usare i soldi extra per acquistare altri beni di consumo ci rende rotelle migliori nell'ingranaggio economico, ma non ci fa raggiungere la serenità. La produttività è una trappola. L'efficienza non fa che aumentare la fretta. Fare tutto oggi non significa che saremo liberi domani.

Parte prima

Scegliere di scegliere

La vita che accoglie i limiti

Il problema non è che il nostro tempo è limitato. Il problema è che abbiamo inconsapevolmente ereditato una serie di idee problematiche su come sfruttarlo al meglio. Per capire come siamo arrivati a questo dobbiamo riportare indietro le lancette fino a prima dell'invenzione degli orologi. C'è un problema che non avremmo conosciuto: quello del tempo. Anche se la morte era una presenza costante e la durata media della vita decisamente inferiore a oggi, non ci sarebbe sembrato di avere poco tempo, né avremmo avvertito la pressione di conservarlo.

Il tempo non passava più lentamente all'epoca. Semplicemente non concepivamo il tempo come un'entità astratta, come una cosa a sé stante. Ciò sembra strano perché la nostra concezione del tempo ha radici così profonde che dimentichiamo che in fondo si tratta di un'idea. Pensiamo il tempo come qualcosa di separato da noi e da ciò che ci circonda. I contadini medievali si alzavano con il sorgere del sole e si coricavano al tramonto, la lunghezza delle giornate cambiava a seconda delle stagioni. Il tempo non era qualcosa di astratto e separato dalla vita.

Nei giorni precedenti agli orologi, l'unica opzione per spiegare la durata era riferirsi ad attività concrete. Per coordinare le azioni di un numero crescente di persone, sono necessari metodi affidabili e condivisi. È per questo che si pensa siano stati inventati i primi orologi meccanici. Alla fine del Diciottesimo secolo per garantire il funzionamento dei macchinari di fabbriche e stabilimenti tessili, era necessario coordinare centinaia di persone secondo orari specifici, molto spesso per sei giorni alla settimana.

Se il tempo è qualcosa a sé stante, è naturale iniziare a vederlo come una risorsa che può essere acquistata, venduta e sfruttata nel modo più efficiente possibile. Prima dell'invenzione dell'orologio, il tempo era il mezzo in cui la vita si svolgeva. Da quel momento in poi, i concetti di "tempo" e "vita" iniziarono a essere separati e il tempo diventò una cosa da usare. Invece di seguire il naturale sviluppo della vita, invece di essere il tempo, siamo portati a valutare ogni momento in funzione della sua utilità per uno scopo futuro, o a metterlo in relazione con un'oasi di relax che speriamo di raggiungere quando avremo sbrigato tutto il resto.

Lottiamo mentalmente contro la realtà dei fatti per non essere costretti a partecipare consapevolmente al senso di claustrofobia, imprigionamento, impotenza e disagio che questa vita provoca. Dal punto di vista pratico, un'attitudine che accoglie i limiti si traduce nell'organizzare le giornate sapendo che non avremo tempo a sufficienza per fare tutto ciò che vogliamo o tutto ciò che gli altri ci chiedono. Questo confronto con i limiti svela anche che la libertà, a volte, non sta nella sovranità assoluta sui nostri orari ma nei vincoli dovuti ai ritmi della comunità, nel prendere parte a forme di vita sociale in cui non possiamo decidere cosa fare e quando farlo.

La produttività ricca di significato non si ottiene con la fretta, ma concedendo a ogni cosa il tempo necessario. La pressione viene principalmente da forze esterne a noi: da un sistema economico spietato.

La trappola dell'efficienza

Dover fare più del possibile è una contraddizione pura e semplice. Il problema del cercare di fare spazio per tutto quello che c'è di importante, o per abbastanza cose importanti, è che non ci riuscirete mai. A mano a mano che vi sforzate di più, le carte in tavola cambiano: altre cose inizieranno a sembrare importanti, significative o imprescindibili. Il lavoro si espande fino a occupare tutto il tempo disponibile e ciò non si applica solo al lavoro, ma a tutto ciò che va fatto.

Diventare più efficienti, tramite l'implementazione di determinate tecniche o lavorando più sodo, di solito non restituisce la sensazione di avere tempo a sufficienza. Invece vi creerete nuove cose da fare. Se abbandoniamo l'idea di questa serenità ipotetica sarà più facile essere sereni nel presente. Quando si capisce che anche sul tempo è impossibile evitare le decisioni difficili, è più facile prenderne di migliori.

Molti consideravano il mondo come qualcosa di immutabile o governato da fasi cicliche prevedibili. Le visioni immutabili o cicliche della storia non prevedono occasioni nuove e interessanti. L'appagamento sembra sempre dipendere dal fare più del possibile. Tentiamo di divorare le esperienze offerte dal mondo per sentire di aver vissuto, ma, dato che sono infinite, accumularne qualcuna qua e là non sortisce l'effetto sperato. Internet non fa che peggiorare le cose, perché promette di essere d'aiuto nella gestione del tempo mentre ci espone a nuovi potenziali modi di impiegarlo.

Quando ci viene sottoposto un nuovo elemento da aggiungere all'elenco o al calendario, siamo tentati di accettarlo, perché non pensiamo di dover rinunciare ad altre opportunità o attività per accomodarlo. Più efficienti siamo, più diventiamo uno sconfinato bacino per le aspettative altrui. Bisogna imparare a convivere con l'ansia di essere sopraffatti e di non avere il controllo senza provare automaticamente ad adattarsi. È necessario voler resistere al consumo sempre maggiore di esperienze, dal momento che questo non fa che aumentare la nostra insoddisfazione.

C'è un altro stratagemma con cui la ricerca dell'efficienza a tutti i costi plasma il nostro rapporto con il tempo: è il richiamo seducente della comodità. La comodità rende tutto più semplice, ma non è detto che la semplicità sia sempre la caratteristica più preziosa. Al contempo, gli aspetti della vita che non possono essere ottimizzati iniziano ad apparire fastidiosi. La cultura della comodità ci spinge a immaginare che sia possibile fare spazio per tutte le cose importanti eliminando le attività più tediose. L'ineluttabile finitezza della vita significa che una scelta va per forza compiuta.

Affrontare la finitudine

La cosa fondamentale che spesso ci sfugge del mondo, afferma Heidegger, è il fatto che ci sia qualcosa invece del nulla. Secondo la sua interpretazione, il nostro essere è collegato a doppio filo con la finitezza del tempo. Essere, per gli umani, significa prima di tutto esistere nel tempo, nell'intervallo tra la vita e la morte, sapendo che, in un momento che non è dato conoscere, ci sarà una fine. Siamo un tempo limitato. Secondo Heidegger la finitudine è la sfida centrale dell'esistenza umana. Dobbiamo vivere, per quanto ci è possibile, guardando negli occhi i nostri limiti.

Non affrontare la finitudine, ma evitarla e negarla è un procedimento che Heidegger chiama "cadere". Invece di rivendicare la proprietà della nostra vita, cerchiamo distrazioni. Se ci fosse un numero infinito di vacanze estive, nessuna sarebbe particolarmente preziosa; è solo la certezza che finiranno a renderle tali. È proprio dare valore alle cose in virtù della loro finitezza. È affrontando consapevolmente l'inevitabilità della morte e quello che ne consegue che diventiamo davvero presenti nella vita. La notizia occupa l'intervallo tra un momento e il successivo.

Come procrastinare meglio

La sfida principale nella gestione del tempo non è fare tutto, che è impossibile, ma scegliere nel modo più accurato possibile.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sofiasgarzini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del tempo libero e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Russo Massimo.
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