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Questioni di genere – Raewyn Connell

La questione del genere – Capitolo 1

Riconoscere il genere

Le donne sono una parte sostanziale della forza lavoro salariata, ma si trovano un gradino più in basso nelle gerarchie, ricoprendo ruoli di servizio, come ad esempio segretarie e centraliniste, o svolgono lavori dedicati alla cura di bambini e malati, come insegnanti e infermiere. Anche se, in alcune parti del mondo le donne sono anche apprezzate come lavoratrici dell’industria.

Nonostante ciò, gli uomini predominano nell’industria pesante, nei trasporti, in generale nella maggioranza dei lavori che richiedono l’uso di macchinari. In tutto il mondo, gli uomini rappresentano la grande maggioranza della forza lavoro nelle amministrazioni, nelle attività di ragioneria, nelle professioni giuridiche e in quelle tecniche, come l’ingegnere e il programmatore.

Dietro questa forza lavoro salariata, se ne nascondono altre non retribuite, ossia quello domestico e quello di cura. Sono le donne a svolgere questi compiti. Questo tipo di lavoro è spesso associato a una definizione culturale della donna, che comprende la cura degli altri, la dolcezza, il sacrificio di sé e l’industria, che si può tradurre con il concetto di ‘buona madre’.

Essere un ‘buon padre’ è raramente associato ad attività come la preparazione dei pasti, la pulizia della casa, il prendersi cura dei figli. Di solito si suppone che i padri siano coloro che prendono le decisioni, portano i soldi a casa, consumano i servizi offerti dalle donne, e rappresentano la famiglia al di fuori delle mura domestiche.

Quasi ovunque nel mondo è più facile per gli uomini avere un lavoro retribuito, poiché, anche se il tasso di attività economica femminile sia salito, è ancora due terzi del tasso maschile. A trent’anni dalla ratifica da parte delle Nazioni Unite della Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, in nessuna parte del mondo i salari femminili equivalgono a quelli maschili.

La maggior parte delle donne nel mondo, specialmente quelle con bambini, è dipendente dagli uomini dal punto di vista economico. Questo porta gli uomini a credere che le donne siano di loro proprietà, specialmente nei casi di violenza domestica. In questi casi, le donne possono scegliere se rimanere con i mariti o andar via, perdendo però la casa, il supporto economico e il loro status nella comunità.

La maggior parte dei detenuti nelle prigioni è composta da uomini; a morire in guerra sono soprattutto gli uomini, poiché sono loro a comporre la grande maggioranza degli eserciti e dei corpi speciali; sono più coinvolti in incidenti sul lavoro, poiché costituiscono la quota più ampia della forza lavoro nelle attività più pericolose. Gli uomini sono i protagonisti della maggioranza dei casi di violenza perché sono preparati alla violenza sin da piccoli.

Però sono soprattutto le donne ad essere assunte per quelle occupazioni volte a porre rimedio alla conseguenze della violenza, come l’assistente infermieristica e psicologica o i servizi sociali.

Capire il genere

Uomini e donne indossano per esempio scarpe con forme diverse, abbottonano la camicia in modo diverso, si fanno tagliare i capelli da un parrucchiere diverso, acquistano pantaloni in negozi diversi, utilizzano bagni diversi. Una simile impostazione è così familiare da sembrare parte dell’ordine naturale delle cose.

È proprio la credenza che la distinzione di genere sia qualcosa di ‘naturale’ a rendere scandaloso il comportamento di chi non si attiene a questo modello, come accade, per esempio, quando due persone dello stesso sesso si innamorano l’una dell’altra. Così, l’omosessualità viene definita ‘innaturale’ e considerata come qualcosa di negativo.

Le idee sul comportamento più appropriato per ciascun genere vengono fatte circolare continuamente, da legislatori, preti, genitori, insegnanti, pubblicitari, negozianti, conduttori di talk show. L’identità comprende le nostre concezioni del significato dell’appartenenza e del tipo di persone che siamo in conseguenza del fatto che siamo uomini o donne.

Queste concezioni si sviluppano gradualmente e vengono via via raffinate nel dettaglio nell’arco di diversi anni durante la crescita. Non possiamo pensare all’essere uomo o donna come ad una condizione stabilita dalla natura, allo stesso modo non dovremmo considerarla come una condizione che viene imposta dall’esterno, dalle norme sociali o dalla pressione delle autorità. Sono le persone stesse a costruirsi come maschili o femminili.

Talvolta lo sviluppo di un’identità di genere è il risultato di modelli intermedi, confusi, contraddittori, per cui utilizziamo termini come ‘effeminato’, ‘strano’, ‘queer’ e ‘transgender’. La grande maggioranza della persone combina in modi diversi tratti maschili e femminili, anziché presentare in maniera esclusiva solo gli uni o solo gli altri. Per questo, l’ambiguità di genere può essere anche oggetto di fascinazione e desiderio e non solo di disgusto.

La confusione dei generi è così diffusa da provocare opposizione da parte di movimenti volti a ristabilire la ‘famiglia tradizionale’, la ‘vera femminilità’ o la ‘vera mascolinità’. Dal 1988 l’interesse del Papa sulla questione è stato tale da portarlo a ricordare che le donne sono state create per la maternità e le loro funzioni non dovrebbero essere confuse con quelle degli uomini.

Questo sforzo a mantenere delle nette divisioni di genere è la prova del fatto che i confini che essi difendono non sono affatto stabili. Questi fatti non segnano semplicemente dei confini, ma anche delle disuguaglianze. Ad esempio, la maggior parte delle chiese e delle moschee è amministrata esclusivamente da uomini; la maggior parte delle ricchezze delle aziende è nelle mani degli uomini; la maggior parte delle grandi istituzioni, la scienza e la tecnologia, sono controllate da uomini; in molti paesi è più probabile che si insegni a leggere a un uomo che a una donna, infatti i due terzi delle persone analfabete sono donne.

Le riforme per le pari opportunità nel mondo del lavoro incontrano spesso il rifiuto degli uomini di ritrovarsi sotto l’autorità di una donna. Lo stesso accade in molte religioni, che vietano alle donne di ricoprire le principali cariche religiose, sostenendo che possano essere fonte di contaminazione per gli uomini.

I modi di organizzare il genere sono una fonte di piacere e di riconoscimento, una base per la costruzione della propria identità, ma sono anche al tempo stesso, cause di ingiustizie e offese. Le disuguaglianze e l’oppressione insite nell’ordine di genere hanno ripetutamente portato alla nascita di movimenti di riforma, come per esempio le lotte per il diritto di voto delle donne, i movimenti per l’uguaglianza dei salari, per i diritti di proprietà alle donne, per un cambiamento nelle leggi sull’omosessualità, a favore della sindacalizzazione femminile e delle pari opportunità nell’impiego, o di quelle sulla maternità, per i diritti umani delle persone transgender e transessuali, i movimenti contro la discriminazione nell’istruzione, contro il sessismo nei media, o contro lo stupro e la violenza domestica.

Ci sono state iniziative politiche che, al contrario, hanno cercato di resistere proprio a questi cambiamenti o che hanno promosso delle controriforme, ad esempio promuovendo campagne contro l’aborto o contro gli omosessuali. Il movimento femminista e quello omosessuale degli anni Sessanta e Settanta non sono riusciti a realizzare tutti i loro obiettivi politici, ma hanno richiamato l’attenzione su un intero ambito della realtà umana fino ad allora poco compreso, esprimendo al tempo stesso un’esigenza di conoscenza e di azione.

Definire il genere

A partire dagli anni Settanta, il termine ‘genere’ è diventato di uso comune nella letteratura inglese per definire questo insieme di questioni, benché non sia mai stato universalmente accettato. Questo vocabolo deriva da un’antica radice indoeuropea che significa ‘generare’ e che in diverse lingue ha dato poi luogo a parole indicanti la specie o la classe.

Nella grammatica inglese, si iniziò ad utilizzare il termine gender per riferirsi a una specifica distinzione tra classi di nomi corrispondente alle distinzioni di sesso e assenza di sesso negli oggetti denotati. Nell’accezione più comune il termine ‘genere’ sta ad indicare la differenza culturale tra uomini e donne basata sulla distinzione biologica tra maschile e femminile.

  • La vita umana non si divide semplicemente in due sfere, né il carattere delle persone può essere diviso in due soli tipi;
  • Una definizione che si basa sulla differenza implica che dove non possiamo vederla, non possiamo vedere nemmeno il genere. In questa prospettiva non potremmo riconoscere come il genere influenzi il desiderio lesbico o gay, basati proprio sulla somiglianza di genere;
  • Una definizione basata sulla dicotomia esclude dal concetto di genere modelli che prevedono una differenza tra donne e donne, o tra uomini e uomini. Eppure esistono delle differenze in seno ai due gruppi così rilevanti da condizionare fortemente i tipi di relazione esistenti tra uomini e donne;
  • Ad esempio, la creazione di beni e servizi nell’economia moderna è basata sulla condivisione delle capacità e sulla cooperazione, eppure i prodotti di questo processo sono spesso fortemente segnati dal genere, così come la distribuzione della ricchezza che ne deriva;

Con lo sviluppo delle scienze sociali si è trovato un modo per superare queste difficoltà, sostenendo, cioè, che il genere riguarda soprattutto relazioni sociali, all’interno delle quali agiscono gli individui e i gruppi. Il genere deve essere concepito come una struttura sociale: esso non è un’espressione della biologia, né rappresenta una dicotomia immutabile nella vita umana, bensì una particolare configurazione della nostra organizzazione sociale, e di tutte quelle attività e quelle pratiche quotidiane che da essa sono governate.

Il genere è una struttura sociale particolare, poiché implica una specifica relazione con il corpo. Il genere è quella struttura delle relazioni sociali che è incentrata sull’arena riproduttiva (un’arena in cui i corpi sono coinvolti nei processi sociali, in cui la nostra condotta ha a che fare con la differenza riproduttiva), e quell’insieme di pratiche che fanno rientrare le differenze riproduttive dei corpi nei processi sociali.

Il genere riguarda il modo in cui la società si rapporta ai corpi umani e alla loro continuità, e i diversi effetti che questo ha sulle nostre vite personali e sul destino della nostra collettività. Il genere è una struttura multidimensionale, non riguarda solo l’identità, o il lavoro, o il potere, o la sessualità, ma tutte queste cose insieme.

La ricerca sul genere: cinque esempi – Capitolo 2

Giocare con il genere a scuola

Barrie Thorne elabora, nel 1993, il libro Gender Play che si compone di ricerche sul genere prendendo in considerazione i bambini. Quando Thorne iniziò il suo lavoro, le ricerche sul genere non prendevano molto in considerazione i bambini, poiché si riteneva che essi fossero socializzati ai ruoli di genere secondo una trasmissione verticale dall’alto verso il basso che partiva da mondo degli adulti. Si riteneva, quindi, che i bambini e le bambine venissero introdotti separatamente alle norme e alle aspettative più appropriate per ciascuno dei due ruoli.

Questa concezione si affermò mediante la somministrazione di questionari e non mediante l’osservazione diretta delle dinamiche di genere nella vita dei bambini. Thorne, invece, per la sua ricerca utilizzò proprio l’osservazione diretta, in una ricerca sul campo condotta in due scuole elementari di due diverse località degli Stati Uniti. Trascorse otto mesi in una scuola e tre mesi nell’altra, gironzolando per le classi, per i corridoi, nei cortili durante la ricreazione, parlando con tutti, e osservando il mondo in cui i bambini interagivano tra loro e con gli insegnanti, sia durante il lavoro in classe, sia durante il gioco.

Utilizzo il metodo dell’etnografia, che potrebbe apparire un metodo di ricerca facile, ma è necessario sapere prima cosa si sta cercando e al tempo stesso bisogna essere aperti a nuove esperienze, a informazioni inattese, e capaci di vedere cose che non ci si sarebbe aspettati di vedere. Iniziò a prestare attenzione non soltanto ai momenti della vita scolastica in cui i bambini e le bambine stavano separati, ma anche a quelli in cui stavano insieme.

Fu così che iniziò a pensare alla differenza di genere come a qualcosa di situazionale, qualcosa cioè che veniva creato in certe situazioni e ignorato oppure rovesciato in altre. Infatti, osservò che nei giochi durante la ricreazione, in cui stavano normalmente raggruppati in due parti distinte del cortile, i bambini e le bambine passavano ad attività miste senza mettere in evidenza la differenza di genere.

Osservò che avvenivano molte interazioni tra i due sessi nella routine scolastica di tutti i giorni e che maschi e femmine non stessero permanentemente in due sfere separate, così come non interpretavano incessantemente due ruoli sessuali contrapposti. Thorne osservò, inoltre, che, sebbene gli insegnanti talvolta sottolineassero la differenza di genere organizzando ad esempio dei giochi di apprendimento in classe in cui i maschi gareggiavano contro le femmine, la maggior parte delle attività gestite dagli insegnati tendeva a smorzare tale distinzione.

Thorne identifica con la ‘demarcazione dei confini’ il momento in cui i confini sono attivati. Esistono diversi tipi di attività di demarcazione dei confini in una scuola elementare, uno dei più interessanti è l’inseguimento, un tipo di gioco che a volte è molto fluido e altre volte non lo è affatto.

In questi inseguimenti “le femmine rincorrevano i maschi” e “i maschi rincorrevano le femmine”, però un gioco sfumava in un altro dato che chi era inseguito diventava inseguitore. L’attività però che sfociava spesso in confronti vivaci e in una certa agitazione nei gruppi era quando il gioco dell’inseguimento era distinto, ossia quando “i maschi rincorrevano le femmine” e “le femmine rincorrevano i maschi”.

La demarcazione dei confini di genere è un’attività svolta costantemente tra i grandi. Anche se la differenza di genere è qualcosa che si realizza solo nella pratica e che per questo deve essere creata attivamente; essa è al tempo stesso qualcosa che nella pratica può essere alterato, disfatto o reso meno importante.

Nei giochi in cui i bambini mettono in pratica la differenza di genere succede che sia più frequente che siano i maschi a fare mosse aggressive e affermazioni di potere, nei limiti in cui possano farlo dei bambini. Infatti, spesso i bambini vedono le bambine come fonte di contaminazione, questo simboleggia una potente affermazione di distanza sociale e una aperta dichiarazione di superiorità.

La virilità e le miniere

Alla fine del XIX secolo i colonialisti cominciarono olandesi e inglesi in Sudafrica cominciarono a sfruttare la leggendaria ricchezza del più grande deposito d’oro del mondo, ossia le miniere del Witwatersrand, considerati dei forzieri immensi. Da corsa all’oro si trasformò in un’industria ben organizzata e dominata da grandi imprese, che disponeva della manodopera di centinaia di migliaia di minatori.

Dato che il prezzo dell’oro era fisso, le imprese, per ricavare profitto, decisero di mantenere il costo del lavoro a livelli bassi, per cui l’industria aveva bisogno di molti lavoratori disposti a sopportare le condizioni dure e pericolose del lavoro sottoterra per cifre miserevoli. Per questo, le imprese, decisero che il lavoro sarebbe stato svolto dagli indigeni, i quali divennero la principale forza lavoro dell’industria dell’oro.

Per vent’anni, Moodie e i suoi collaboratori si sono impegnati a documentare la vita degli uomini che lavoravano nelle miniere del Sudafrica. Una collaboratrice di Moodie intervistò quaranta minatori in pensione e ciò determinò un cambiamento dell’immagine tradizionale del lavoratore migrante. La maggior parte dei lavoratori delle miniere viveva in insediamenti di soli uomini vicino alle miniere, ed è lì che dovevano creare la propria vita sociale.

Quando questi uomini venivano assunti, generalmente con contratti che andavano dai quattro mesi ai due anni, e partivano verso le miniere, non portavano con sé le famiglie e non avevano alcuna intenzione di stabilirsi in contesti urbani. La ragione di questa scelta non risiedeva soltanto nel fatto che i salari troppo bassi non permettevano di mantenere la famiglia nelle città, ma anche dal fatto che venendo da un contesto agricolo basato sulla piccola proprietà, volevano mantenere un legame con quella stessa economia.

Il loro intento era quello di ricevere un sostentamento per mantenere l’impresa agricola della loro famiglia o accumulare le risorse sufficienti a crearne una al loro ritorno. Quindi, il lavoro in miniera era solo un modo per raggiungere questo scopo. Dalla ricerca condotta da Moodie e collaboratori, emerse che gli uomini che lavoravano in miniera abitavano negli insediamenti vicini dovevano occuparsi delle faccende domestiche e, se sessualmente attivi,

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BobsK di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del genere e della sessualità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Maretti Mara.
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