Le identità di genere
La post modernità e la relazione tra sesso e genere
La post modernità sembra aver messo radicalmente in discussione la relazione tra sesso e genere così come storicamente costruita e, al contempo, la rigida polarizzazione tra ruoli e pratiche legate alla sessualità. La post modernità è un momento storico caratterizzato dal progressivo disgregarsi della pretesa di fondare principi unitari e universali, ossia dal graduale affermarsi che nulla può poggiare su un senso univoco e definitivo.
Il superamento di alcune rigidità e standardizzazioni che connotavano il momento storico moderno arricchisce e amplia i gradi di libertà dei soggetti, diversifica i corsi di vita, permette inediti scambi tra culture, generi, generazioni ed etnie. La crescente fluidità dei corsi di vita e identità crea sia condizioni di incertezza generalizzata sia inedite possibilità di negoziazione relazionale.
Questo si traduce sia nella conquista di nuovi percorsi di libertà e spazi di sperimentazione; sia in solchi profondi tracciati dalle differenze di classe, di appartenenza etnica, di genere. Restano saldi e ben condivisi socialmente sanzioni, regole, controlli che disincentivano gli individui a evadere i ruoli fondamentali a cui sono culturalmente assegnati.
Per quanto riguarda maschilità e femminilità, tali controlli sono particolarmente rigorosi, infatti solo in occasione di situazioni altamente ritualizzate sono permessi alcuni cambiamenti temporanei dei ruoli sessuali e di genere.
L'intreccio tra fluidità, mutamento, incertezza, indeterminatezza che caratterizza questo momento storico offre fertile terreno per lo svelamento di pluralità e ricchezze incorporate nelle identità di genere e, al contempo, della fragilità dei modelli di genere tradizionali, infatti lo spazio per inedite sperimentazioni tra l'essere donna e l'essere uomo si amplia. Questo permette di definire, plasmare e arricchire la propria identità, ma anche per garantire le pari opportunità tra i generi.
Il genere rappresenta uno spazio di possibilità e una crescente risorsa, ma, al contempo, un aspro terreno di battaglia dove si consuma la lotta quotidiana tra tradizione e mutamento sociale.
Introduzione: il dialogo tra sesso e genere
John Gray ha intitolato un suo celebre libro ‘Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere’, per sottolineare che uomini e donne pensano, si comportano e agiscono in modo diverso. Le differenze tra uomini e donne possono essere ricondotte a due grandi dimensioni: il sesso e il genere.
Il sesso è determinato dalle specificità nei caratteri che, all’interno della stessa specie, contraddistinguono soggetti diversamente preposti alla funzione riproduttiva: livelli ormonali, organi sessuali interni ed esterni, capacità riproduttive. Il genere indica l’insieme dei processi e delle modalità di comportamento e di rapporto con i quali la società trasforma i corpi sessuati e organizza la divisione dei ruoli e dei compiti tra donne e uomini, differenziandoli socialmente l’uno dall’altro. Ha a che fare con le differenze socialmente costruite tra i due sessi e con i rapporti che s’instaurano tra essi in termini di comportamenti distintivi, appropriati, culturalmente approvati.
Non basta l’appartenenza sessuale in quanto tale a definire l’essere donna o l’essere uomo, poiché nella specie umana femminilità e maschilità non sono rigidamente determinate dalla dimensione fisica e biologica, ma sono molto importanti l’educazione e la cultura (insieme di valori che i membri di un dato gruppo condividono); le norme (regole e principi che rispettano e sono tenuti ad osservare); i beni materiali che producono (vita familiare, modelli lavorativi, le cerimonie religiose, l’uso del tempo e la loro trasmissione e assimilazione).
Il termine ‘genere’ si differenzia dal concetto di ‘condizione femminile’ in quanto sposta il centro dell’attenzione dalla donna al rapporto tra i due sessi, un rapporto di scambio continuo e in costante mutamento. L’approccio di genere assume e fa propria la critica al determinismo biologico, ponendo l’attenzione sull’aspetto della trasformazione della sessualità in attività e comportamenti, e porta alla luce l’essenzialità della componente relazionale alla base della costruzione dei ruoli maschili e femminili.
Il sesso riguarda le differenze biologiche e anatomiche tra maschio e femmina. L’appartenenza sessuale è determinata dal ventitreesimo paio di cromosomi che possono essere uguali o diversi: nel primo caso (due cromosomi XX) l’embrione diventerà una femmina in termini di caratteristiche fisiche; nel secondo (un cromosoma X e uno Y) un maschio.
Il processo di differenziazione sessuale inizia alla sesta settimana dopo il concepimento, fino ad allora tutti gli embrioni sono sessualmente bipotenziati, sebbene si sviluppino sulla base di una struttura femminile. Intorno alla sesta-ottava settimana, se è presente un cromosoma Y le gonadi si trasformeranno in testicoli, se il cromosoma Y è assente diventeranno ovaie. Nella fase successiva i testicoli appena formati iniziano a rilasciare ormoni sessuali androgeni che contribuiranno a completare lo sviluppo dei genitali maschili interni ed esterni. Se l’embrione non produce il corretto livello di ormoni rimarrà femminile. Dunque, in mancanza di precise informazioni genetiche, cromosomiche e ormonali, lo sviluppo almeno per i mammiferi procede spontaneamente in direzione femminile.
Mediante il rinforzo sociale e culturale le differenze tra uomo e donna acquistano il peso, il significato che tutti conosciamo. Quindi, il genere è il processo di costruzione sociale delle caratteristiche biologiche (sesso), che avviene mediante l’incentivazione di comportamenti connessi con le aspettative sociali legate allo status di uomo e donna. Il genere, quindi, è un prodotto della cultura umana, variabile nel tempo e nello spazio.
La scuola fenomenologica e l’etnometodologia insegnano che ciascuno di noi crea quotidianamente il genere. Le interazioni quotidiane sono fortemente plasmate dalla presenza di due generi distinti e, al contempo, contribuiscono alla creazione e alla ridefinizione di tale costruzione sociale. Le prime cose che notiamo in una persona sono, probabilmente, proprio la sua appartenenza sessuale e il livello di corrispondenza tra caratteristiche anatomiche e l’idea di uomo e donna che ci aspettiamo, che condividiamo e accettiamo.
Le differenze fisiche sono chiamate in vario modo ad orientare e relazioni sociali, infatti in caso di ambiguità sessuale potrebbero emergere sentimenti di preoccupazione e disagio. Il processo di differenziazione per genere è sostenuto e legittimato dall’intero insieme di valori propri di ogni società. Il termine genere, dunque, viene usato per indicare come i caratteri dell’essere donna o uomo siano socialmente costruiti e condivisi, appresi e non innati; il sesso, invece, connota l’elemento che costituisce la base sulla quale s’innesta il processo di acquisizione dell’identità di genere, cioè il riconoscimento delle implicazioni sociali che accompagnano l’appartenenza ad uno dei due sessi biologici.
Vi è uno stretto rapporto di interdipendenza tra sesso e genere, infatti l’uno non è semplicemente l’opposto dell’altro. Il genere, quindi, è intriso di implicazioni biologiche. I corpi femminili e maschili hanno diverse caratteristiche, capacità, potenzialità, debolezze.
Tra gli anni sessanta e settanta del Novecento, le studiose femministe hanno esplorato la complessa tematica della relazione tra genere e potere, focalizzandosi soprattutto sulla subordinazione femminile e sulla produzione, riproduzione e istituzionalizzazione del dominio maschile. Quello che viene contestato è la presunta inferiorità del genere femminile che, nel corso della storia, è stata data come insita nell’ordine naturale delle cose.
Tali studiose individuano il seme della discriminazione nella trasformazione della differenza biologica in differenze di ruoli e in differenze sociali. Ciò ha sancito il diverso coinvolgimento dei due sessi nella sfera del lavoro familiare e delle attività produttive. Se è possibile che la ridotta capacità di svolgere attività fisicamente impegnative negli ultimi mesi della gestazione e nei primi mesi di vita dei neonati abbia favorito la divisione del lavoro tra i sessi nelle società premoderne, nelle società moderne tali fattori, con la graduale eliminazione dei lavori fisicamente pesanti, con il diradamento delle gravidanze e l’allattamento artificiale, non possono più spiegare evidenti differenze tra partecipazione femminile e maschile alle attività produttive e riproduttive.
Secondo de Beauvoir, la necessità sentita è quella di problematizzare il processo di costruzione dell’identità femminile, da sempre fortemente vincolata dal destino biologico e fisico e dunque schiacciata sul ruolo materno e riproduttivo. Per questo motivo, spesso il termine genere ha assunto il significato opposto alla parola sesso.
Il genere dunque non è un sinonimo per donna, nonostante le donne abbiano, rispetto agli uomini, incentivato e contribuito al consolidamento della prospettiva teorica e di ricerca alle differenze di genere, cioè ai bisogni, esigenze specifiche di donne e uomini. Il genere considera le donne in rapporto con l’altro sesso. Non serve quindi opporre le donne agli uomini, ma a trattare contemporaneamente donne, uomini, i loro rapporti e il loro modo di interagire.
Il rapporto tra sesso e genere è anche storico e dinamico. L’essere donna e l’essere uomo sono il prodotto di un processo storico che ha attraversato le diverse culture e società, all’interno delle quali sono stati diversamente definiti il maschile e il femminile, creando specifiche identità collettive e individuali. Il sesso biologico è dunque rappresentato e incanalato verso ruoli differenti secondo modalità culturalmente variabili. Maschilità e femminilità costituiscono collezioni di significati in continuo mutamento che noi costruiamo attraverso le relazioni con noi stessi, l’uno nei confronti dell’altro, e con il mondo in cui siamo immersi.
La prospettiva di genere, focalizzandosi sui meccanismi di formazione delle identità maschili e femminili e sulle aspettative sociali a essi collegate, analizza criticamente il processo di socializzazione e le sue connessioni con l’appartenenza sessuale, i ruoli di genere e le disuguaglianze sociali. Il genere è un concetto che comprende le relazioni che nelle società separano le persone in base alle caratteristiche dei corpi e alla distanza tra corpi sessuati e identità di genere. Il genere non traduce soltanto un concetto ma un modo di definire e percepire la realtà, che sottende continuamente concezioni del maschile e del femminile.
Genere, generi: i concetti e le loro (cangianti) relazioni
Identità, ruoli e differenze di genere
Sesso e genere sono concetti strettamente correlati e interdipendenti perché traducono le due dimensioni dell’essere donna e uomo, ossia quella biologica e quella sociale e culturale. Il sesso è un dato biologico su cui la società ha costruito un potente sistema di ruoli e di rappresentazioni delle differenze, ossia il genere.
È sulle caratteristiche fisiche di cui i corpi sono portatori che si va a innestare il processo di apprendimento dell’identità di genere, la costruzione dei significati sociali dati alle differenze biologiche. Tale costruzione passa attraverso l’incentivazione dei comportamenti approvati (quelli che la cultura individua come funzionali e caratteristici dei ruoli maschile e femminile) e può generare sentimenti e vissuti di appartenenza (sia positivi sia negativi) a un genere o all’altro.
Con identità di genere intendiamo la percezione sessuata di sé e del proprio comportamento, acquisita attraverso l’esperienza personale e collettiva, che rende gli individui capaci di relazionarsi con gli altri. È il riconoscimento delle implicazioni della propria appartenenza ad un sesso in termini di sviluppo di atteggiamenti, comportamenti, desideri più o meno conformi alle aspettative culturali e sociali. Lo sviluppo dell’identità di genere può tramutarsi in un senso di appartenenza al genere maschile, a quello femminile oppure a particolare sfumature tra i due generi sessuali.
L’identità di genere è una delle componenti fondamentali del processo di costruzione dell’identità: è un processo dinamico, plasmato dalle relazioni sociali, perché può andare incontro a modifiche e rimodellamenti nel corso della vita, e che va nella direzione di riuscire a dare un’immagine di noi stessi che sia convincente e al tempo stesso in linea sia con le richieste e aspettative altrui sia con le nostre aspirazioni e inclinazioni.
La costruzione dell’identità di genere inizia con l’assegnazione a una categoria sessuale in base all’aspetto degli organi genitali, che avviene al momento della nascita (ma anche molto prima) mediante l’osservazione dei genitali esterni. Tale riconoscimento è importante perché costituisce la base su cui va a innestarsi il processo di apprendimento dell’identità di genere. Nella cultura occidentale gli organi genitali preannunciano relazioni ben precise e stabili lungo tutto l’arco della vita.
In caso di ambiguità (intersessualità) viene impiegata la chirurgia per rendere i genitali più chiaramente maschili o femminili e dunque renderli adatti alla socializzazione. L’idea sottostante è che il femminile e il maschile siano le due possibilità naturali: solo possedendo un chiaro attributo sessuale è possibile aprire la strada verso la donna o quella verso l’uomo. All’interno dell’intersessualità è opportuno distinguere i caratteri sessuali primari (relativi al tipo di gonadi e strutture genitali, ossia ovaie o testicoli) e i caratteri sessuali secondari (differenze corporee e fisiologiche).
L’intersessualità che riguarda i caratteri sessuali primari si definisce ermafroditismo, mentre l’intersessualità riconducibile a caratteri sessuali secondari viene definita pseudoermafroditismo. Lo pseudoermafroditismo è molto diffuso. Nonostante l’anomalia fosse nota da tempi assai antichi, per molto tempo gli ermafroditi non furono oggetto di particolari attenzioni da parte della medicina. Il progresso della chirurgia generò molti problemi per le persone intersessuali, sempre più spesso costrette a sottoporsi a interventi di correzione chirurgica.
L’intersessualità non è un disordine sessuale, ma si riferisce agli individui nati in un sesso intermedio rispetto a quello che viene considerato culturalmente necessario per costruire socialmente uomini e donne. Molti individui intersessuali sono sottoposti a mutilazioni genitali nell’infanzia. Il processo di normalizzazione del bambino intersessuale è molto complesso. I medici spiegano ai genitori che ogni individuo è psico-sessualmente neutro alla nascita, cioè potenzialmente sia maschio sia femmina. Viene poi sottolineata la normalità del bambino sotto gli altri aspetti, al fine di attenuare il senso di colpa dei genitori. Suggeriscono che non è il genere del bambino a essere ambiguo, ma i suoi genitali. Quindi, lo sviluppo psicologico e sessuale viene connesso con le caratteristiche fisiche.
Non sono soltanto i genitali a fare di noi un uomo o una donna, infatti accanto ai fattori biologici se ne aggiungono altri che sono culturali e/o sociali. Infatti, bambine e bambini, ragazzi e ragazze sono incoraggiati a comportarsi in modi differenti, in base alle aspettative del gruppo sociale e della cultura di appartenenza. Ci si aspetta che le bambine si comportino più docilmente fin dai primi anni del corso di vita, mentre che la maschilità metta l’accento sulla realizzazione personale ottenuta attraverso qualità come l’indipendenza, il rischio e l’audacia.
Tali percezioni si riflettono nei comportamenti dei genitori che, ad esempio, regalano giocattoli differenziati. Inoltre, incoraggiano figli e figlie a partecipare ad attività connotate da specifici caratteri di genere. Il processo di acquisizione dell’identità di genere è collegato alla definizione di ruoli di genere, cioè modelli che includono comportamenti, doveri, responsabilità e aspettative connessi alla condizione femminile e maschile oggetto di aspettative sociali, a cui uomini e donne sono chiamati a conformarsi.
I ruoli di genere possono mutare a seconda della classe sociale, dell’origine etnica, dell’orientamento religioso, dell’età, del momento storico. Inoltre, determinano i rapporti di potere esistenti e l’accesso alle risorse, ai benefici, alle informazioni e alle decisioni. La costruzione sociale del maschile e del femminile cela un sistema di disuguaglianze imperniato sulle differenze di genere, infatti i compiti che la società affida all’uomo e alla donna sono differenziati in base alle caratteristiche biologiche e questo ha determinato una chiara divisione dei ruoli. Queste differenze hanno assunto nella società umana un significato culturale segnato da una diseguale distribuzione delle risorse materiali e simboliche. La maschilità è stata associata al senso di diritto al potere e alla pratica dell’identità come dominio, mentre la femminilità al privato e alla subordinazione.
Generi in trasformazione
Secondo Scott, uomo e donna sono categorie prive di un significato definitivo in quanto modelli ideali che contengono al proprio interno costruzioni e rappresentazioni alternative e possibili.
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