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Il disordine regolato

Cap.1 "Normativa, negoziazione, azione"

La norma pur essendo riconosciuta come veicolo di stabilità, non porta la garanzia di essere seguita in ogni situazione. Mead afferma l’esistenza di codici e valori condivisi, ma afferma anche l’esistenza di una parte della personalità umana dotata di potenzialità creative in grado di trasformare le aspettative e le norme da essere originate. Le norme non sono elementi stabili dell’agire, ma vengono rielaborate in continuazione rispetto alla situazione. In questo senso vengono accettati gli aspetti cognitivi della norma, le quali appaiono come luoghi di interpretazione per comprendere il proprio e l’altrui comportamento sociale.

Quindi, ogni relazione non è data ma è costituita da schemi d’interpretazione dei comportamenti, che permettono di stabilire le interazioni stesse e fungono come fondamento per le relazioni future. Questi elementi stabilizzatori sono le norme. Quest’ultime descrivono la situazione relazionale in cui si svolge l’interazione stessa, la posizione occupata dagli attori e le aspettative condivise. Alla base di tutto vi è un’interazione che costituisce i rapporti sociali. Si dà maggiore importanza ai valori del ME (rapporti con l’altro) più che all’IO (conoscenza umana). Il soggetto è in grado di costruire, giudicare e modificare l’azione.

Parsons è stato il primo a intendere la pluralizzazione interna al paradigma della modernità. Egli introduce il processo di differenziazione che coinvolge le società a livello strutturale, lasciando inalterato il livello valoriale e normativo. Quindi, si presenta una società fortemente centralizzata dal punto di vista normativo, dove se il soggetto è correttamente socializzato non avrà difficoltà a sperimentare pluralità di ruoli in quanto la sua struttura di personalità è idonea ad orientarsi tra le diverse funzioni strutturali. Si ha, dunque, una pluralizzazione interna, in cui vi è una società centralizzata dal punto di vista normativo con la possibilità di un'integrazione istituzionale, dove l’individuo assume più ruoli.

Il tentativo di ricomporre la frammentazione dell’universo sociale, basato su un unico sistema valoriale e normativo genera un PLURALISMO CENTRICO, il quale è ritenuto debole, in quanto sottintende l’esistenza di un centro che ha il diritto di stabilire termini e priorità dei percorsi di integrazione sociale. Un’altra visione che vede il pluralismo forte, considera la presenza di più principi organizzatori, in cui l’integrazione tra i vari sistemi è problematica e non è precostituibile. Vi è nel sistema, diversi universi simbolici che fluttuano in correlazione costante ed interattiva con le caratteristiche delle opportunità provenienti dai “vicini attivi”, siano essi soggetti di natura normativa o strutturale.

Ad esempio, il sistema normativo della famiglia varia in base al contesto e in virtù delle opportunità che vengono di volta in volta rielaborate dai membri del nucleo. Infine, possiamo concepire le norme come ponte delle relazioni, stabilizzanti ma anche instabili, vengono continuamente introdotte dai soggetti nel loro agire sociale. Essi le sottopongono a costanti rielaborazioni, al fine di adattarle alla situazione.

Etnometodologia

Procedure d’interpretazione costituito da pratiche attraverso cui il mondo dei significati viene ricostruito. Il PREGIUDIZIO COGNITIVISTA individua il soggetto come prigioniero della routine, è standardizzato a cui spesso si sente inadeguato. Il limite dell’etnometodologia è quello di riconoscere l’autonomia normativa dell’individuo che realizza le sue azioni sulla base di norme condivise, ma senza progettualità e intenzionalità. Invece, l’INDIVIDUO è un soggetto relazionale e raziocinante. Le norme sono elementi stabilizzatori e organizzatori del significato dell’agire sociale. Garantiscono l’adottabilità per un’azione stabile e regolata, creano situazioni di disaccordo dove si genera negoziazione. Non è possibile pensare all’agire sociale in modo separato dalle regole.

Cap.2 "Dal pluralismo normativo al pluralismo giuridico"

Secondo molti studiosi il PLURALISMO GIURIDICO è un tema fondamentale per comprendere i rapporti tra norme e società. Al contrario della concezione umanistica del diritto, quella pluralistica considera le norme in relazione alla loro autonomia e alla loro dipendenza degli ordinamenti sociali. Secondo Griffiths negli studi pluralistico-giuridici si sono delineate due tendenze:

  • Riconoscere allo Stato la capacità di integrazione di tutti gli ordinamenti paralleli ed alternativi.
  • La pluralità di norme giuridiche che producono modelli di orientamento più o meno estesi, maggiormente usata nella micro realtà sociale.

Ma cosa s’intende per pluralismo giuridico? Come DATO OGGETTIVO alcuni studiosi hanno dato diverse interpretazioni:

  • Carbonnier fa una distinzione tra diritto sociale e infra-diritto (regolato dal gioco infantile o dalle sub-culture).
  • Arnaud fa una distinzione, invece, fra diritto e diritto non detto, quest’ultimo diventa “diritto detto” qualora si verificano determinate condizioni.
  • Merry afferma che, il nuovo pluralismo attinge da quello classico. Nel pluralismo moderno vi è l’abbandono dell’ideologia del centralismo giuridico. Inoltre, non esiste un rapporto evolutivo tra il primo e il secondo, ma un continuum di riorganizzazione nella produzione e applicazione di norme provenienti da sistemi giuridici differenziati.

Per Merry il nuovo pluralismo attinge dal classico:

  • L’analisi tra ordini normativi differenti nella loro strutture concettuali.
  • L’elaborazione storica delle leggi consuetudinarie.
  • Analisi dialettica tra ordini normativi.

È possibile descrivere multipli sistemi normativi presenti nella società contemporanea. Come MODELLO INTERPRETATIVO (interpretano le relazioni dei sistemi normativi differenti): ci sono altri studiosi che definiscono in maniera differente il pluralismo giuridico, pongono attenzione ai fatti sociali. Secondo questi studiosi il pluralismo giuridico non è altro che la pluralità degli ordinamenti giuridici presenti in una società.

Corsale rileva alcuni aspetti caratterizzanti il concetto di pluralismo giuridico:

  • Il riconoscimento della pluralità degli ordinamenti giuridici.
  • Il necessario fondamento empirico per osservare fenomeni giuridici.
  • L’esistenza di un rapporto tra diritto sociale, fatto normativo e pluralismo.

Il pluralismo dice C. ha anche una dimensione conflittuale nella società, il quale spiega il disagio creato da esperienze giuridiche configgenti. Quindi, gli ordinamenti giuridici sono correlati a quelli sociali e culturali. Spesso la tradizione occidentale non è idonea per spiegare i paradigmi giuridici non occidentali (costruzione culturale del diritto). Altri studiosi pluralisti utilizzano il pluralismo giuridico non come un modello interpretativo usato per analizzare le relazioni tra sistemi normativi differenti, ma per osservare gli effetti sulla vita degli individui della compresenza di questi sistemi. In questa visione si colloca De Souca Santos, il quale afferma che lo stato normale della nostra vita legale è formato da intersecazione dell’azione individuale e collettiva di plurimi ordinamenti giuridici ai quali ogni individuo partecipa (interlegalità).

Nell’interlegalità vive ogni attore sociale, in quanto appartiene a differenti comunità giuridiche organizzate. Inoltre, l’autore sostiene che la centralità dello Stato e della sua legge è compatibile con il pluralismo del diritto. I sistemi giuridici sono ricomposti attraverso due meccanismi: la delega e la proliferazione giuridica, i quali diffondono gli effetti (le leggi) dello Stato sulle piccole (famiglie) e grandi dimensioni.

Cap. 3 "Famiglia o famiglie? Produttrice di norme"

Famiglia è il gruppo primario alla base della società, è il luogo sociale in cui si raggruppano tutte le principali funzioni riproduttive dell’aspetto societario. Tre grandi studi a riguardo:

  • PLURALISMO EMPIRICO (intende la famiglia in modo univoco e relazionale).
  • PLURALISMO DEI MODELLI (costruzione di tipi e modelli familiari).
  • PLURALISMO DEI VINCOLI FAMILIARI (analisi dei soggetti coinvolti nell’interazione).

PLURALISMO EMPIRICO: Levi Staruss sostiene che la famiglia è data dal fatto che costituisce il passaggio dalla natura alla cultura, da ciò che è soggettivo a ciò che è pubblico. La famiglia è composta da relazioni di natura sociale intersoggettiva, empatica e comunicativa. Costituisce il legame simbolico tra cultura e natura, in cui gli individui trovano e formano la loro identità. La famiglia è contemporaneamente istituzione sociale e gruppo domestico. La sua caratteristica fondamentale è la SOVRAFUNZIONALITÀ relazionale. La famiglia resta il luogo dello scambio del dono, della reciprocità, della realizzazione di sé nell’incontro con l’altro. Hanno la capacità e necessità di autoregolarsi riguardo la relazionalità della comunicazione e delle forme di vita quotidiana.

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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

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