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Sociologia del benessere (D. Secondulfo)

Parte prima – Teoria del benessere

Il benessere, breve storia sociale

Il concetto di benessere è uno tra i più caratteristici tra quelli prodotti dalla società moderna. Esso è infatti legato all'ascesa della classe borghese e all'idea di uguaglianza e democrazia che fa da contraltare all'idea di ricchezza, elevando il benessere a diritto di cittadinanza garantito dallo Stato. Dopo gli anni Ottanta, tuttavia, la crisi fiscale delle socialdemocrazie ha svuotato l'intervento dello Stato su economia e società, riversando questa ormai importante dimensione della vita nelle mani del mercato. Si accresce quindi il versante privato legato alla cura di corpo, psiche e salute, a discapito degli aspetti collettivi come l'ambiente. Ai bisogni materiali e alla possibilità dell'avere si sostituisce quella di essere, poiché la recessione economica spinge inevitabilmente a rivalutare aspetti relazionali e solidaristici.

Il benessere è una “sensazione piacevole” che si fonda sulla possibilità di utilizzo dei beni e nella rassicurazione che questo stato positivo sia socialmente protetto. Ai suoi confini semantici troviamo alcuni concetti. Il benessere può infatti essere inteso come una terza polarità tra ricchezza e povertà ed è spesso confuso con la felicità, che è invece uno stato indipendente dalle condizioni materiali, che non si presta a virtù borghesi come raziocinio, programmazione e accumulazione. Mentre la felicità accade, il benessere si costruisce mediante oculata organizzazione e amministrazione, ed è quindi una sorta di ricompensa.

Inoltre, il benessere si lega alla salute, ma si stacca da uno stato oggettivo certificabile e da condizioni obiettive, aprendosi al campo della soggettività. Infine, esiste anche un rapporto tra benessere e comunità, come testimoniato dall'evoluzione di movimenti politici e sociali in risposta a situazioni comunitarie di disagio o da relazioni sociali che legano l'individuo a un gruppo donandogli sostegno identitario e psicologico. Dagli anni Ottanta l'attenzione alla psiche si è massicciamente allargata nella società occidentale, dando nuova linfa alla dimensione politico-sociale e collettiva del concetto di benessere, con interventi in favore dell'egualitarismo sociale ed economico, del volontariato e del ricorso a specialisti e psicoterapie leggere. Si sviluppa quindi l'area che prende il nome di New Age, in cui si stratificano pacchetti esperienziali di sostegno al benessere psicologico e ai “beni relazionali” organizzati secondo la forma merce ma in grado di generare legami che vanno oltre l'esperienza artificiale.

Il benessere è quindi diventato, nella postmodernità, una condizione virtualmente irragiungibile in quanto sempre migliorabile, attraverso due tipi di atteggiamenti: uno sibarita, tramite cui si raggiunge il benessere lasciando ad altri la fatica, e uno religioso-borghese, raggiunto attraverso il proprio impegno.

Del benessere o del Welfare

Nell'uso comune ci si riferisce al benessere utilizzando la parola inglese “welfare” e, per estensione, si indica la responsabilità dei governi nei confronti dei cittadini (realizzata attraverso la redistribuzione delle risorse) con “welfare state”. Possiamo tuttavia distinguere più definizioni di “welfare”, inteso come:

  • Standard minimo di reddito, alimentazione, salute, casa ed educazione;
  • Organizzazione del potere per modificare le forze di mercato garantendo un reddito minimo e assicurando a tutti i cittadini alcuni standard di servizi sociali;
  • Liberazione della popolazione dai bisogni sociali fondamentali, assicurando livelli minimi di sussistenza;
  • O forma istituzionalizzata di solidarietà.

In sostanza, esso tutela il benessere di base per consentire ai cittadini la partecipazione a tutti i momenti della vita associata, riconoscendo loro il diritto a una vita minimamente dignitosa. Il welfare system nasce in Europa con delle precise finalità:

  • Tutelare i diritti di cittadinanza,
  • Tenere sotto controllo le disfunzioni del mercato e le disuguaglianze sociali da esso prodotte (socializzando costi umani e sociali dei processi di industrializzazione),
  • Depotenziare le diversità ascrittive fonte di discriminazione, promuovendo la coesione sociale,
  • E ottenere il consenso politico.

Con la modernità, a partire dalla Riforma protestante e dalla rivoluzione industriale, l'amore per sé stessi e l'individualismo escono dalla categoria culturale e morale dell'eresia. Al contrario, la promozione del benessere e la difesa della proprietà privata diventano elementi costitutivi di una vita dignitosa. La libertà non viene più intesa come capacità di alcuni gruppi sociali di fare ciò che a loro piace a costo di riduzione della libertà degli altri, né una scelta individuale adottata in funzione degli stimoli piacere-dolore, ma nell'esercizio di un potere compatibilmente con le esigenze altrui.

Al concetto di benessere come risultato della beneficenza degli uomini d'onore si sostituisce il concetto di equità e azione redistributiva in ragione dei bisogni. Esso è infatti considerato una condizione essenziale per contribuire alla costruzione di una società coesa. Il welfare state influenza il complesso delle aspettative dei cittadini sulla quantità dei bisogni da soddisfare per via istituzionale grazie all'offerta pubblica.

Gli studi confermano che quando il welfare state riduce le disuguaglianze sociali si rileva un miglioramento delle condizioni di vita anche dei cittadini non svantaggiati. Tuttavia, esistono diverse interpretazioni delle conseguenze di tale sistema:

  • Secondo i liberisti, il sistema di welfare, offrendo servizi e prestazioni secondo standard predefiniti, attiva processi di omologazione culturale e sociale che erodono la libertà individuale.
  • Secondo gli utilitaristi, invece, esso alimenta comportamenti opportunistici tra i cittadini e produce un esercito di assistiti.

Da tali ipotesi nasce la necessità di una riduzione del welfare, definito ora “minimale” o “residuale”, che rimette la responsabilità della propria cura nelle mani dei singoli cittadini che, grazie alla maggiore disponibilità economica garantita dalla riduzione delle tasse, riacquistano dignità e libertà di scelta. I problemi sociali come la disoccupazione e la sottoccupazione vengono quindi trasformati in problemi o fallimenti individuali a cui dare risposta con soluzioni private. Con il progressivo ritirarsi della religione dalla sfera pubblica e l'affermazione della secolarizzazione come forma contestuale della vita pubblica si sviluppa la prospettiva di analisi dei comunitaristi, per cui il problema centrale è il rapporto tra particolarismi e universalismi, diritti individuali e collettivi. I principi generali delle nostre costituzioni cercano infatti di includere e rielaborare le differenze in una cornice di valori condivisi.

Lo stato minimale si occuperebbe quindi dei più poveri, intendendo il benessere come bene di consumo che i cittadini soddisfano acquistando servizi sul mercato. Una prospettiva intermedia parte invece dal principio di sussidiarietà, che valorizza le strutture intermedie (cioè le comunità di vita quotidiana) come fonte dei diritti di cittadinanza. Malgrado la natura relazionale dei beni prodotti dall'economia sociale, anche in contesti retti dal principio di solidarietà si è attivato un ampio processo di professionalizzazione e una necessità di governance che non tutte le realtà istituzionali sono in grado di offrire. Al contrario, strutture come la famiglia sono sottoposte a processi di deistituzionalizzazione e frammentazione paralleli al progressivo distanziamento dalla politica. Un'enfasi forte su ciò che distingue anziché su ciò che unisce rischia di far crescere il conflitto sociale.

Benessere soggettivo e sistema sociale. Uno sguardo “olista” sul benessere

I paesi occidentali moderni si sono visti attribuire l'etichetta di società del benessere. Le scienze sociali hanno inizialmente puntato su una concezione ristretta e oggettivabile del benessere basata sulle dimensioni materiali (il reddito) e biologica (lo stato di salute). Successivamente, essi hanno abbandonato variabili come l'aspettativa media di vita e si sono concentrati sulle variabili soggettive. Spostando il fuoco dell'attenzione dalle istituzioni interessate al benessere individuale alle rappresentazioni soggettive del benessere inteso come cura di sé, autostima, autorealizzazione. Essendo lasciato solo nell'assolvimento del compito, l'individuo rischia tuttavia di essere considerato l'unico responsabile del fallimento.

Il funzionalismo ha affrontato il tema del benessere soggettivo interrogandosi sulle cause sociali del disagio seguendo l'impostazione della psicoanalisi tradizionale, interpretandolo come conseguenza di strutture sociali che lo vincolano e lo mortificano anziché fornire adeguati supporti simbolici e strutturali per la formazione della sua identità. Secondo Durkheim, l'individuo e le sue libertà e autonomia sono il valore di fondo della società moderna, ma le norme sociali costituiscono sia un vincolo che un sostegno per la co-costituzione di individuo e società. La norma morale è un prodotto della collettività che riceviamo passivamente più di quanto contribuiamo a realizzarla, ma allo stesso tempo ogni invasione di personalità viene considerata una profanazione.

Quella di Parsons è una teoria “tecnologica” che vede il sociale come una struttura schematica in cui l'attore opera inserendosi in varie posizioni dai confini precisi. La radice del benessere individuale si trasforma nella capacità di prestazione del singolo individuo e dalla relativa sensazione di realizzazione. Il benessere o malessere soggettivo può essere descritto valutando gli interscambi esistenti tra i 4 sottosistemi del sistema d'azione (organismo, personalità, sistema sociale e culturale).

  • Nelle relazioni con l'organismo le situazioni di malessere che conducono a patologie psicosomatiche (cattivo funzionamento dell'organismo in conseguenza del disagio del sistema psichico) o a malattie vere e proprie che rendono impossibile per l'organismo fornire le risorse bio-psichiche necessarie a realizzare i compiti che il sistema della personalità si prefigge.
  • Nelle relazioni col sistema sociale si generano invece: anomia (carenza di punti di riferimento normativi in base a cui la personalità organizza le risorse) o esclusione sociale (ossia l'impossibilità di accedere a ruoli sociali adeguati alle aspirazioni).
  • Nelle relazioni col sistema culturale, infine, emergono: conflitti culturali (quando i riferimenti valoriali elaborati dal sistema psichico si scontrano con quelli dominanti) e problemi di identità (quando i valori del sistema culturale non trovano corrispondenza con le aspirazioni del sistema della personalità).

Tale modello non considera però l'azione mediatrice delle relazioni sociali o come l'individuo interiorizzi liberamente i contenuti. L'atto dell'attore sociale si realizza quindi in un contesto istituzionale che a sua volta organizza l'agire degli attori, assolvendo a 4 prerequisiti: adattamento (economico), perseguimento selettivo delle mete (politiche), integrazione sociale (culturale) e mantenimento della latenza (ossia il controllo). Parsons sostiene infatti che la salute coincide con la capacità di assumere ruoli sociali: ne deriva che il rapporto medico-paziente viene colto come una relazione tra persone portatrici di ruoli istituzionalizzati, a cui corrispondono diritti e doveri universalistici (in quanto basati su criteri oggettivi e competenze condivise), funzionalmente specifici, affettivamente neutrali ed esercitati in vista della collettività.

Luhmann elabora una teoria dei sistemi in grado di rappresentare e distinguere sistemi biologici e sociali da quelli psichici, che necessitano di elaborare un'identità e dei criteri per valorizzarla. I criteri di valorizzazione e benessere di ciascuno non dipendono più dalla distinzione gerarchica noi/essi (che si sposta ora nelle relazioni quotidiane di livello micro), ma dall'autorealizzazione attraverso le relazioni competitive (all'interno dei sistemi sociali) e simbiotiche confermative (nel mondo del Noi). Queste ultime generano un paradosso nella relazione Ego/Alter, poiché ciò che conferma il sé relazionale diviene un limite per l'autorealizzazione del Sé di fronte alla differenza con Alter. Si parla quindi di cecità del Sé relazionale, che nella sua autoreferenzialità, non riesce a dare significato a ciò che non realizza il sé.

I modi in cui si è fatto fronte a tale esigenza è cambiato nel corso del tempo.

  • Nelle società premoderne arcaiche l'identità individuale dipende da quella sociale e trae benessere dal senso di appartenenza.
  • Nell'epoca classica e medievale, il soggetto inizia a pensare alla propria differenza rispetto alla società grazie ai viaggi commerciali, ma gli strumenti necessari al benessere venivano acquisiti ancora tramite l'appartenenza al Noi.
  • Nell'epoca moderna, infine, inizialmente il benessere dipende dalle capacità del soggetto di far fronte alle sfide ambientali. Nella modernità matura, invece, troviamo un sé molteplice relazionale (non più gerarchico), la cui autonomia diventa la condizione per realizzare il benessere soggettivo e allo stesso tempo il valore di fondo della società moderna e il requisito essenziale per la realizzazione dell'ordine sociale.

La complessità delle possibilità offerte dalla postmodernità causa un bisogno di un mondo comprensibile e familiare. La sociologia neo-funzionalista introduce infatti la categoria della relazione come criterio per la valorizzazione dell'identità del sistema psichico in quanto garanzia di conferma dell'autodescrizione. La conferma dell'identità avviene infatti attraverso la realizzazione di interessi soggettivi e l'inclusione nei sottosistemi sociali, che consente di confrontare come gli altri sfruttano le risorse in esso disponibili. Le relazioni che non aiutano a valorizzare la propria differenza vengono quindi completamente ignorate dal cervello. Per fuoriuscire da tale situazione occorre quindi eliminare ogni forma di riferimento esterno nella formazione del sé.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del benessere e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Matteucci Ivana.
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