Che materia stai cercando?

Riassunto esame Sociologia del benessere, prof. Matteucci, libro consigliato Sociologia del benessere, Secondulfo

Riassunto studiato per l'esame di Sociologia del benessere, basato sullo studio autonomo del testo consigliato dalla prof. Matteucci: "Sociologia del benessere" , Secondulfo, dell'università degli Studi Carlo Bo - Uniurb. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Sociologia del benessere docente Prof. I. Matteucci

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Nelle economie avanzate caratterizzate dall'ibridazione tra ricerca scientifica e

ricerca del profitto, la depressione ha conosciuto una progressiva

biologizzazione, ossia la diffusione della convinzione che il disturbo mentale

sarebbe causato da una disfunzione biologica, che spingerebbe ad assumere

farmaci che riducano la velocità di ricaptazione dei neurotrasmettitori che

producono piacere. Lo squilibrio chimico del cervello consisterebbe uindi in

un'anomalia della connessione tra due zone dell'amigdala (la parte del cervello

che controlla le emozioni), ma non è chiaro se essa sia causa o conseguenza

dell'ansia.

Gli psicofarmaci ci consentono di esperire un differente frame emotivo e, di

conseguenza, di affrontare in modo diverso le situazioni problematiche della

vita, ma non sono concepiti per curare la malattia. Oggi si ha la tendenza a

connotare in modo patologico sensazioni che hanno sempre fatto parte della

condizione umana o che rappresentano risposte naturali ad eventi traumatici. La

difficoltà è spesso tuttavia nel riconoscimento dei sintomi, come nel caso del

disturbo bipolare, che si presenta, con almeno 3 sintomi manifestati quasi tutti i

giorni, tra: sensazione di aumentata energia e mancanza di stanchezza,

estrema irritabilità, mancanza di concentrazione, poca necessità di dormire,

abuso di droghe, alcol e sonniferi. Tra le possibili cause del bipolarismo troviamo

una serie di geni che agiscono insieme, combinati da tratti della personalità e

fattori ambientali, ma spesso gli articoli sull'argomento sono avvolti da

un'atmosfera poco scientifica di indeterminatezza.

La nostra società è molto più medicalizzata di un tempo, quando la prevenzione

consisteva nell'osservazione di particolari comportamenti. Oggi le dipendenze

sono infatti considerate come malattie mentali, a causa della “patologizzazione

della normalità”, ossia dell'abbassamento della soglia di normalità legittima di

intervento medico. Tale tendenza si estende anche ad altri prodotti commerciali

con connotati simili, come gli integratori o i cibi di cui si esalta la funzione

medicamentosa. Emerge inoltre in maniera sempre più evidente la biosocialità,

ossia gruppi di persone impegnate nella difesa e nella discussione di diritti legati

alla salute, che agiscono a livelli di istituzioni scientifiche e comitati bioetici,

includendo persone con malattie genetiche o parenti di vittime. Malgrado

attraverso la tecnologia si cerchi di riscoprire la propria naturalità, restituendo il

sé a sé stesso, il corpo è stato progressivamente spogliato della corporeità,

ossia di inconvenienti come peli, odori e, analogamente, emozioni.

Benessere e lavoro: un rapporto complesso

6.

Nell'analisi del benessere lavorativo, è necessario analizzare il rapporto tra

persona e lavoro e come esso si modifica a seconda dei cambiamenti culturali.

Oggi ci stiamo infatti spingendo verso processi organizzativi che richiedono

come fattore chiave versatilità, polifunzionalità e reattività della persona, e che

indeboliscono la reciprocità tra luogo di lavoro e territorio.

Il taylorismo aveva provocato una spersonalizzazione del lavoro annullando la

soggettività e separando le sfere di azione: oggi, tuttavia, relazioni e forme di

cooperazione diventano fattori organizzativi fondamentali per sostenere modelli

organizzativi complessi, in cui il capitale biografico e l'attaccamento

all'organizzazione svolgono un ruolo primario.

Il processo di individualizzazione, invece, può essere considerato come fattore di

crescita delle opportunità in quanto perdita di vincoli, oppure come

sradicamento e abbandono a sé stessi in assenza di controllo. Tutto ciò si

traduce nella pressante esigenza di attivazione individuale per cogliere

opportunità, ridurre rischi e produrre identità.

Il lavoro è stato quindi considerato spesso una condizione dolorosa ma

necessaria per autodisciplina, educazione, dignità, riscatto ed emancipazione.

Pur conservando carattere soggettivo, il senso dell'esperienza lavorativa

emerge, tuttavia, dall'oggettivazione di un'idea di lavoro condivisa, basata su:

ruolo del lavoro nei progetti di vita,

– caratteristiche del lavoro ritenute importanti,

– riflessioni sulle esperienze compiute

– e ruolo attribuito al lavoro nelle relazioni e nel contesto sociale.

Venendo meno il ruolo del lavoro come produttore di legame sociale, nasce una

tensione a cercare senso e autonomia nella soddisfazione lavorativa. Possiamo

tuttavia distinguere

l'atteggiamento strumentale di chi è attento alle risorse, da quello espressivo

– delle proprie potenzialità,

l'individualismo di chi riferisce ogni aspetto del lavoro a sé stesso, dal

– comunitarismo di chi è più orientato al gruppo,

la sicurezza di chi ricerca stabilità nel lavoro dal dinamismo di chi preferisce

– evitare il pericolo della routine,

e la dimensione del presente da quella del futuro, che vede il lavoro inserito

– all'interno di un progetto di vita.

Distinguiamo, quindi

l'homo faber (attento alla crescita e alla realizzazione attraverso il lavoro),

– l'homo aeconomicus (attento agli aspetti strumentali del lavoro)

– e l'homo sociologicus (attento alla dimensione sociale).

Per lungo tempo la sociologia del lavoro si è concentrata sulle condizioni di

lavoro, avvicinandosi in seguito alla qualità del lavoro come espressione della

relazione tra la persona e l'organizzazione del lavoro, rilevata ricostruendo la

componente soggettiva della valutazione e l'analisi oggettiva del lavoro.

La qualità della vita lavorativa si compone quindi di elementi relativi a:

la qualità del lavoro, rilevata osservando i fattori che intercettano i bisogni

– del lavoratore, di sussistenza economica, riconoscimento del lavoro,

possibilità di progressione, incentivi per obiettivi, comparazione dei livelli di

responsabilità, regolarità del reddito e politiche del lavoro come quelle

relative a tassazione e sicurezza. Oltre alla dimensione economica troviamo

quella ergonomica, che include i bisogni di benessere e impegno psico-fisico,

osservando fattori ambientali, strumenti di lavoro, comprensibilità del lavoro,

orario e ritmo, ecc., tenendo conto anche di come i tempi di lavoro si siano

diluiti nella vita (e non sono più quindi legati solo al luogo di lavoro, spesso

influenzato anche dal contesto sociale). Nella dimensione della complessità

rientrano invece la varietà del lavoro, la chiarezza degli obiettivi, i problemi

tecnici e organizzativi, la collaborazione, le prospettive di carriera, le attività

di formazione, le tecnologie utilizzate e più in generale il contenuto del lavoro

e la possibilità di applicare ad esso le proprie idee e competenze acquisite. La

dimensione dell'autonomia comprende i bisogni di discrezionalità,

autodeterminazione organizzativa, responsabilità, possibilità di proporre

alternative per definire il quadro decisionale in cui esercitare il problem

solving. La dimensione del controllo riguarda i bisogni di controllare le

condizioni di lavoro, partecipando a processi decisionali riguardanti gli

obiettivi e le tecniche utilizzate. Infine, la dimensione simbolica analizza i

bisogni di apprezzamento, visibilità, significazione e condivisione sociale del

proprio lavoro per posizionarsi nella propria società costruendo una

rappresentazione di sé attraverso il lavoro.

Per quanto riguarda invece il rapporto tra lavoro e vita, la prima dimensione

– osserva la conciliazione vita-lavoro, ossia la necessità di compatibilità di

spazi, tempi e obiettivi, facilitata dalle organizzazioni locali. La dimensione

della protezione sociale si concentra sulla garanzia del posto di lavoro, la

possibilità di trovarlo o cambiarlo in continuità con le proprie competenze e il

sostegno nelle situazioni di transizione, mentre la dimensione della

partecipazione sociale riguarda il bisogno di coinvolgimento nella vita

economica e sociale. Infine, la dimensione dei fattori discriminanti include la

persona (con le sue competenze, i percorsi formativi e lavorativi compiuti e

le condizioni socio-economiche e familiari), l'organizzazione (dimensione,

settore, organizzazione, relazioni industria-sindacati, storia), il contesto

istituzionale in cui si inserisce l'organizzazione (es.: le forme contrattuali) e il

contesto geo-politico.

Per il benessere: la personalizzazione estetica

7.

La cura del corpo è vissuta come una responsabilità individuale, in quanto esso

è un fondamentale elemento nel processo di rappresentazione, e nel rapporto

con sé stesso, in quanto se il soggetto piace a sé stesso e si sente bene. Allo

stesso modo, la costruzione del futuro smette di essere una condizione

prestabilita, e diventa un compito affidato al soggetto, che assume sé stesso

come unico e indiscutibile punto di riferimento. La corporeità dà un volto

all'uomo, rendendo visibile il suo stile di vita e la sua personalità, in un

incessante rimbalzo tra il desiderio di personalizzazione e l'esigenza di

omologazione, essendo appunto la vista il principale senso che regola le scelte

individuali e sociali.

L'aumento delle possibilità di scelta hanno tuttavia causato una crescita

dell'ansia da inadeguatezza, benché le emozioni restino uno dei più rilevanti e

fruttuosi veicoli per le merci, a cui si accompagnano promesse. Le paure di

inadeguatezza e mancato riconoscimento aprono porte a reazioni aggressive,

ansiose o di depressione, che testimoniano come le componenti fisiche e

biologiche non siano più i soli elementi determinanti dello stato di salute, ma

vengono sostituite dalla dimensione emozionale e percettiva. Il corpo

postmoderno, in sostanza, in quanto recettore di emozioni, presenta uno stato

di benessere nel momento in cui si trasforma in uno strumento di piacere.

Il processo di estetizzazione ha trasformato i trattamenti medici in cure

estetiche che intervengono positivamente anche sulla dimensione psichica,

emotiva e sociale. Proteggere la propria esteriorità consente al soggetto di

lavorare sulla propria interiorità. La ricerca di un continuo miglioramento genera

secondo Baudrillard due tipi di narcisismo: uno secondario, legato al

riconoscimento da parte degli altri, ed uno diretto, legato alla continua

rielaborazione del corpo.

Anche per Simmel, infatti, i rapporti sociali nascono dalle emozioni provate a

partire dall'apparenza, ovvero della relazione visiva stabilita. Si ricercano quindi

gli strumenti migliori per eliminare o rendere meno evidenti le debolezze del

proprio corpo.

Le motivazioni del ricordo alla chirurgia estetica sono ricollegabili alla necessità

di sentirsi bene con sé stessi e all'essere accettati. Essa nasce nel Cinquecento e

si diffonde in Italia durante l'epoca romana, principalmente in ambito militare

per la ricostruzione dei corpi feriti, trasformandosi quindi in una scienza medica.

Con l'entrata delle donne nel mondo del lavoro, negli anni 20 e 30 del

Novecento, l'interesse per la cura e il controllo del corpo aumenta tanto da dare

vita a un vero e proprio mercato della bellezza. Le procedure di chirurgia

estetica più diffuse sono la liposuzione e l'ingrandimento del seno, con un

crescente coinvolgimento anche degli uomini che ha contribuito a rendere questi

interventi delle attività quotidiane di consumo.

La malattia non è quindi un elemento esterno che danneggia il corpo

dell'individuo, ma anche una situazione che può avere origine nel soggetto, un

malessere invisibile che si sviluppa a partire dalle relazioni. Il paziente ha quindi

oggi un ruolo più attivo. Inoltre, mentre in passato debellare la malattia

significava far tornare il corpo alla precedente funzionalità, ora il lavoro estetico

agisce su una situazione già normale: se la prospettiva biomedica considerava

sano un corpo da cui erano state rimosse le cause del malessere, ora la malattia

è strettamente legata alla percezione del soggetto stesso. Il concetto di

benessere diventa quindi additivo, poiché punta a modificare una condizione di

non-malattia, ed è frutto di un'azione personalizzata non sempre connessa alla

scienza medica o all'essere sani.

La mercificazione del benessere nel postmoderno

8.

L'esistenza del benessere come merce, nella società postmoderna, si traduce

nella possibilità di fare un'esperienza diretta a migliorare lo stato psico-fisico

dell'individuo e riconquistare l'equilibrio smarrito nello stress della vita

quotidiana. Il benessere diventa quindi la riacquisizione di una forma fisica o

l'eliminazione di un problema di salute, secondo due diverse concezioni:

quella del corpo attivo, consumatore del fitness, che esercita una forte

– disciplina sul proprio corpo,

e il corpo passivo, che riceve piacere dal consumo di un'esperienza inattiva

– usufruendo dei servizi di benessere come “fuga dalla quotidianità”,

trasferendo cioè la responsabilità sull'offerta di prodotti e servizi.

Nel Novecento nasce la cura del corpo finalizzata allo “stare in forma”,

disciplinata non dall'autorità statale bensì dall'individuo stesso. Le palestre

iniziano a sintetizzare la funzione di esercizio fisico con quella di socializzazione,

diventando il luogo in cui dedicare del tempo a sé stessi, esprimendo allo stesso

tempo l'appartenenza a un'ideale comunità di consumatori e l'aderenza a

significati condivisi. La merce-benessere necessita quindi della

compartecipazione del fruitore, benché la fatica venga compensata

dall'esperienza di piacere riconducibile alla dimensione del controllo del proprio

corpo, che diventa un'appendice della propria identità sociale. Si verifica quindi

il passaggio dal corpo che necessita di cure al corpo che richiede piacere.

Nella società del benessere individuale il corpo “oggetto di lavoro” diventa

“oggetto di cura estetica”, al contempo soggetto al centro dell'esperienza di

consumo e prodotto da manipolare per essere felice grazie al successo sociale

della presentazione conforme alle aspettative. La cultura corporea è tuttavia

esposta ai rischi della manipolazione mediatica, che costringe alla continua

manutenzione della correttezza. Esiste al contempo un consumo ludico delle

risorse che prescinde la considerazione dell'Altro.

Nella concezione di corpo attivo, il lavoro altrui non è considerato come parte

del processo di fruizione della merce-benessere, mentre nella dimensione del

corpo passivo, la merce-lavoro è parte integrante dell'esperienza. Nei processi di

consumo, la logica del “fai da te” assegna al consumatore un set di pratiche

prima svolte dall'azienda, che responsabilizza il consumatore sulla “buona

riuscita” dell'erogazione del servizio, generando tuttavia anche gratificazione.

Occorre tuttavia considerare anche le pressioni sociali sulla costruzione di un Sè

“corporalmente corretto”, su cui intervenire qualora emerga uno scollamento tra

corpo effettivo e corpo socialmente accettato, attraverso un processo di

normalizzazione. La ricerca della merce-benessere, prodotta e offerta dal

mercato, rappresenta essa stessa un'evasione dal tempo dedicato al lavoro.

L'esperienza di raggiungimento del benessere viene comunicata attraverso le

tracce lasciate sul corpo del consumatore, fonte di rafforzamento per sé stessi e

di comunicazione di conformità per gli altri. Si rischia tuttavia di considerare il

raggiungimento dell'equilibrio unicamente attraverso il consumo.

Il benessere, una meta da raggiungere

9.

Durante il boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta, il benessere era

correlato al reddito e rappresentava quindi un obiettivo da perseguire attraverso

il lavoro. Oggi si parla invece sempre più spesso di malattie del benessere

economico come traffico, inquinamento, stress, ecc.. Il benessere inteso come

aumento della ricchezza non elimina infatti la povertà, né garantisce

l'appagamento della persona, come dimostrato dalla crescita di devianza,

anomia ed esclusione.

L'istituzionalizzazione del tempo libero è una conquista della rivoluzione

industriale, funzionale tuttavia al lavoro stesso, in quanto consentiva all'operaio

di recuperare energie fisiche e psichiche. Oggi esso è invece orientato al

guadagno di denaro sufficiente a potersi permettere il benessere. Si è inoltre

arrivati a una nuova definizione di “tempo liberato” dagli obblighi della

quotidianità.

Il primo esempio di turismo moderno fu quello termale, fenomeno europeo nato

durante l'Illuminismo, periodo in cui si diffonde un atteggiamento costruttivo e

non fatalista del proprio benessere. Assieme alla scoperta del concetto di igiene,

si comincia a discutere anche la necessità di sviluppare un turismo climatico al

mare o in montagna, sulla base della comprensione di quanto il buon

funzionamento dell'organismo sia indispensabile per un “sano” aspetto

esteriore. Tali attività diventano tuttavia col tempo uno status symbol,

soprattutto a partire dalla seconda metà del XX secolo, in cui l'adozione di

un'alimentazione corretta elimina la necessità di frequentare centri termali.

Il turismo religioso italiano è in continua crescita. Esso si differenzia dal

pellegrinaggio (viaggio del credente verso una meta sacra in cui compiere

determinati gesti) poiché il turista ricerca il sacro, manifestando interesse anche

per i significati culturali, sociali, storici e politici, cercando di orientare a proprio

vantaggio un'energia percepita come sovrannaturale. Il turista religioso è inoltre

spinto da motivazioni legate alla rievocazione del passato, ossia della società

contadina dei poveri, ritmata sui tempi della religione. Un esempio è offerto dal

consumo di cibo naturale come benessere del corpo e consumo celebrativo che

riafferma l'identità contrapponendosi alla tensione verso la globalizzazione.

Benessere, reti e capitale sociale

10.

Le nuove definizioni di benessere vengono proposte non come alternative, ma al

fine di aggiungere nuove dimensioni a quelle già esistenti relative al substrato

materiale ed economico, a cui si aggiungono aspetti sociali, relazionali,

psicologici e culturali. I fattori biologici hanno carattere medico, mentre quelli

psicologici rientra invece la struttura della personalità, il giudizio sociale e tutto

ciò che determina l'autovalutazione, frutto anche della comparazione con

l'opinione che si ha sul benessere degli individui collocabili all'interno del proprio

standard di riferimento. Hanno natura strutturale, invece, gli elementi connessi

alle condizioni socioeconomiche, al raggiungimento delle mete, ai ruoli sociali e

al supporto esterno, ossia agli elementi che forniscono agli individui le prove

delle loro capacità, generando soddisfazione e senso di appartenenza. Al

contrario, in contesti culturali individualisti, l'origine del benessere è soggettiva,

indipendente dalla qualità delle relazioni sociali.

I personal network, cioè le reti di interconoscenza personale, emergono

dall'agire dell'individuo, la cui vita è facilitata dalle risorse che essi possono

mobilitare a proprio vantaggio grazie alle loro relazioni. Con Bordieu, all'inizio

del Novecento, compare l'idea di capitale sociale, inteso come patrimonio che gli

individui sfruttano per raggiungere le loro finalità grazie a relazioni attivabili in

qualsiasi momento, caratterizzate da reciprocità, fiducia e cooperazione, in

funzione di un valore o un interesse comune.

Il benessere può quindi essere definito come il risultato della capacità di gestire

relazioni e vincoli e risorse connesse.

Esistono inoltre nessi tra reticoli personali e salute degli individui, ma è difficile

comprenderne il verso.

La presenza di patologie può ostacolare la capacità di creare relazioni sociali, in

3 modi:

incidendo sul modo in cui gli individui fronteggiano il malessere psicofisico.

– Le reti sociali difendono gli individui dalle malattie, erigendosi a barriera

– verso l'esterno,

o fornendo feedbacks sociali che diminuiscono la vulnerabilità psicofisica,

– fornendo supporto sociale e influenzando comportamento, impegno sociale,

contatti e accesso alle risorse.

La coesione sociale si compone di due dimensioni: una relativa all'assenza di

conflittualità sociale latente e l'altra legata ai legami sociali forti. E' inoltre stato

provato come il capitale sociale favorisca la mobilità sociale e l'ottenimento di

lavori prestigiosi e remunerativi, oltre a ridurre la criminalità e i tassi di suicidio.

In Italia in particolare, infatti, le unità con maggiore capitale sociale sono anche

quelle con istituzioni pubbliche maggiormente funzionanti. Tra gli effetti

immateriali troviamo invece quelli di tipo psicofisico (assenza di stati morbosi,

senso di benessere, ecc.). Il concetto di capitale sociale può quindi essere

disarticolato in:

una componente cognitiva, connessa alle percezioni che gli individui hanno

• del livello di fiducia, condivisione e reciprocità nelle relazioni quotidiane, che

agevolano la circolazione di supporto.

La componente strutturale può invece essere analizzata distinguendo il

• capitale sociale orizzontale, che emerge dai legami tra pari (e si distingue in

bonding, tra gruppi omogenei dal punto di vista socioeconomico, come nel

caso dei legami forti che incidono positivamente sulla propensione al rispetto

delle regole, e bridging, tipico dei legami deboli, attivati con frequenze più

basse e un minore investimento affettivo, ma capaci di collegare diversi

ambiti sociali).

Alcuni studiosi sostengono tuttavia la presenza di effetti negativi esercitati dal

capitale sociale, come ad esempio la circolazione di risorse in un gruppo chiuso.

Esiste infatti un effetto di composizione per cui gli individui socialmente più

isolati vivono nelle zone che fanno registrare i più bassi livelli di capitale sociale

e benessere. Al contrario, i contesti socialmente più coesi e con maggiore fiducia

sociale favoriscono una partecipazione alla vita politica diffusa e generalizzata,

che determina la creazione e implementazione di politiche orientate alla

sicurezza sociale dei cittadini, all'impegno civico e al volontariato.

Le misure del benessere

11.

L'improvvisa popolarità della felicità nasce per contrapporsi all'idea di crescita

economica come priorità politico-economica.

Il benessere è infatti composto sia da una soddisfazione materiale, sia

dall'aspetto salutistico e sia dalla felicità, ossia dallo stato mentale legato a

piacere, virtù ed equilibrio. A ciò si aggiunge la dimensione della qualità della

vita, ossia le condizioni oggettive dell'ambiente economico, fisico e sociale.

All'autonomia psico-fisica, al benessere spirituale e alla coesione sociale vanno

quindi affiancati anche concetti come quelli di sviluppo sostenibile (sviluppo

capace di affrontare i bisogni senza compromettere le possibilità delle future

generazioni), ecological footprint (il rapporto tra la domanda di risorse e le loro

capacità di rigenerazione), resistenza (il livello di disturbo che un ecosistema

può sopportare senza modificare la propria struttura e organizzazione) e

enjoying life (l'autopercezione del benessere).

Il PIL esprime la domanda aggregata (consumi privati, pubblici, investimenti ed

esportazioni), ed è stata vista spesso come l'elemento più utile alla valutazione

della soddisfazione dei bisogni, sebbene in esso confluiscano anche i costi della

pubblica amministrazione e, pertanto, esso tenda ad essere superiore in società

inefficienti, violente o stressate.

Il PIL è quindi stato sempre più spesso sostituito dal BES (Benessere equo e

sostenibile), che valuta dimensioni come salute, formazione, lavoro,

conciliazione dei tempi di vita, benessere economico, relazioni, istituzioni,

scurezza, benessere oggettivo, patrimonio culturale, ambiente, innovazione e

qualità dei servizi. Esso è frutto anche del coinvolgimento graduale dei cittadini.

Modelli di sviluppo e benessere

12.

L'idea di “progresso” è una rappresentazione storica orientata verso un futuro

positivo che contrasta con la modalità rappresentativa detta “declino”, che si

manifesta attraverso l'idealizzazione del passato. Il cambiamento sociale e

tecnologico ha messo in discussione il rapporto tra presente e passato e i

modelli di sviluppo, accentuando il contrasto tra spinte progressiste, positiviste e

scientifiche che vedono nel progresso la soluzione ai problemi di oggi, e l'ala

conservatrice che lotta per la continuità e la preservazione delle identità nel

mondo moderno, guardando alla storia in termini di decrescita. Ogni gruppo,

inoltre, esalta gli elementi del passato coerenti con la propria identità,

sminuendo quelli incongrui.

Nei primi anni Settanta si afferma la “teoria bioeconomica”, che rimette in

discussione l'economia attraverso l'ecologia, osservando come al benessere

economico si contrapponga l'aggravarsi di problemi ambientali e iniquità sociali

irrisolte. La forte regolamentazione per ridurre il fabbisogno economico, infatti,

va contro il liberismo estremo inseguito dal capitalismo, che deve quindi

modificarsi fino a diventare “eco-capitalismo”.

Il concetto di Qualità della vita infatti non focalizza l'attenzione solo sulle

componenti alla base del benessere soggettivo e della felicità umana, ma

costringe a osservare il permanere di problemi come povertà ed emarginazione

sociale. Esiste una correlazione tra benessere soggettivo e livello di reddito: le

ricerche confermano che le persone con reddito alto hanno più possibilità di

acquisire beni materiali e usufruire di migliori servizi, tenendo così alto il proprio

standard di vita e avere facile accesso a istruzione e divertimenti. A un aumento

di reddito corrisponde un aumento significativo di felicità solo nelle fasce più

povere, ossia laddove abbia la capacità di fare la differenza nel soddisfacimento

dei bisogni primari. Ad esempio, l'istruzione ha i suoi maggiori effetti sulla

felicità nei paesi poveri, ossia dove influisce su economia, occupazione e

posizione sociale degli individui; laddove invece le entrate economiche restino

costanti, l'istruzione produce un effetto negativo poiché crea aspettative non

soddisfatte.

Il concetto di benessere sociale deve quindi essere inserito in contesti più ampi

comprendenti i concetti di equità e sostenibilità, ma anche messo in relazione

alla capacità di conseguire “funzionamenti di valore”, che rappresentano i

risultati acquisiti dall'individuo sul piano fisico e intellettivo e riflettono quindi ciò

che l'individuo ritiene di essere e di essere in grado di fare.

L'equazione che associa risorse materiali a soddisfazione e benessere mostra

infatti dei limiti: se il progresso scientifico e tecnologico ha sconfitto malattie,

sofferenza e mortalità, il benessere psicologico è tuttavia influenzato anche da

relazioni intime che risultano carenti in molti contesti delle società moderne


PAGINE

20

PESO

276.14 KB

PUBBLICATO

10 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Informazione, media e pubblicità
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del benessere e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Matteucci Ivana.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Sociologia del benessere

Riassunto esame Sociologia del benessere, prof. Matteucci, libro consigliato Comunicare la salute e promuovere il benessere, Matteucci
Appunto
Appunti esame Sociologia del benessere, prof. Matteucci
Appunto
Riassunto esame Sociologia dei mass media e linguaggi del brand, prof. Valli, libro consigliato Sociologia dei media,McQuail
Appunto
Riassunto esame Sociologia del benessere, prof. Matteucci, libro consigliato Comunicare la salute e promuovere il benessere, Matteucci
Appunto