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prossimo, le cui madri profondamente insicure dipendevano dal bambino, co-

stretto pertanto a sviluppare la capacità di percepirne i bisogni e darvi risposta

assumendo la funzione che gli viene assegnata per assicurarsi l'”amore” dei geni-

tori. I bambini vengono trasformati in madri (confidenti, consolatori, consiglieri)

delle madri, sviluppando una sensibilità per i segnali inconsci altrui.

- Il mondo perduto dei sentimenti

Per conformarsi alle aspettative di chi si prende cura di lui, il bambino deve ri-

muovere il suo bisogno di amore, comprensione, partecipazione, imparando an-

che a reprimere le reazioni emotive ai rifiuti che subisce e, per conseguenza, a

sperimentarne i sentimenti legati (gelosia, invidia, ira, paura, impotenza). Tali

sentimenti possono essere vissuti solo se c'è qualcuno che lo accetta con essi; in

caso contrario, il bambino li rimuove, per non rischiare di perdere l'amore della

madre. I sentimenti provati nel presente possono quindi essere compresi solo se

collegati alla situazione originaria caratterizzata da un senso di abbandono e non

comprensione.

Un bambino può quindi essere educato in modo da farlo diventare come più ci

piace, affidandolo ad altri quanto si è stanchi, o pretendendo che ci faccia sentire

al centro dell'attenzione: una donna a suo tempo costretta a reprimere i propri

bisogni, li sentirà infatti ridestarsi dal proprio inconscio e tenderà quindi al loro

soddisfacimento. Per difendersi dal sentimento di abbandono l'adulto ricerca dei

simboli da cui diventare dipendenti (sostanze, gruppi, culti, ecc.), oppure reagire

tramite intellettualizzazioni, che possono avere effetti letali quando il corpo

prende il sopravvento, come accade nelle malattie gravi.

L'individuo sviluppa un atteggiamento in cui si limita ad apparire come ci si

aspetta che appaia, identificandosi con i sentimenti che mostra, ma lamentando

un senso di vuoto e assurdo, che è reale proprio in quanto a mancare è un punto

di riferimento, che elimina ed impoverisce così le loro possibilità. Ciò è testimo-

niato dai sogni in cui il soggetto si vive come parzialmente morto. Dalla difficoltà

di manifestare i propri sentimenti autentici deriva inoltre la permanenza del le-

game, che non consente una limitazione reciproca. Mentre l'adulto trova un sosti-

tuto alla sicurezza che mancava loro, il bambino continua malgrado la crescita a

dipendere in modo inconscio dai genitori, poiché non avendo fatto esperienza

dell'abbandono ai sentimenti più veri, non conosce i suoi veri bisogni. Alla solitu-

dine provata in casa dei genitori seguirà quindi in età adulta l'isolamento in noi

stessi.

- Alla ricerca del vero sé

L'esperienza della conoscenza della propria verità rendono possibile il ritorno al

proprio mondo affettivo con la capacità di vivere il proprio lutto, che ci restituisce

la nostra vitalità. Il paziente deve quindi arrivare alla comprensione emotiva del

fatto che l'amore conquistato con fatica rinunciando a esprimersi non riguardava

l'individuo che era in realtà: l'ammirazione era dovuta alle sue prestazioni, non al

bambino reale, con le sue rabbie, gelosie e confusioni. Ciò che è stato amato è

ciò che egli fingeva di essere, ben lontano dal somigliare a un bambino. Egli rea-

lizza che l'abuso delle sue capacità è la ragione per cui le sue attuali manifesta-

zioni non sono più minimizzate o ridicolizzate, ma possono ancora essere scaval-

cate finché ci si rende conto che gli è concesso essere arrabbiato o reagire senza

per questo perdere quell'amore.

A questo punto ci si sente alleggeriti nel percepire in sé stessi cose che fino a

quel momento si era abituati a soffocare. Ci si accorge che, per proteggersi, egli

si è abituato a ironizzare sui propri sentimenti, cercando di scusarsene o minimiz-

zarli, o evitare di percepirli o ancora percepirli in ritardo. La persona sofferente

smette di cercare di distrarsi quando è commossa, impressionata o triste, ma si

attende (basandosi sulla sua esperienza) di essere per questo rifiutato, respinto e

punito. Si viene tuttavia sorpresi da sentimenti che si sarebbe preferito non per-

cepire, si comprende di poter avanzare esigenze proprie anziché mostrarsi sem-

pre pronti a soddisfare quelle altrui.

La difficoltà nello scoprire i motivi della propria rabbia sta nel fatto che essa si di-

rige anzitutto contro chi vuole esserci d'aiuto. Ci si sente infatti umiliati nel mo-

mento in cui si comprende di non essere soltanto buoni, controllati e privi di esi-

genze, dal momento che la nostra autostima si basa esclusivamente su questo.

Molti individui continuano quindi a trasmettere ad altri la crudeltà sperimentata in

passato, per mantenere viva in sé l'immagine idealizzata dei genitori, non sa-

pendo che potrebbero diventare più autentici con sé stessi e con gli altri permet-

tendosi di lasciar emergere i vecchi sentimenti della loro infanzia.

Quando essi vengono vissuti per la prima volta in modo cosciente è possibile in-

fatti constatare come dietro la negazione e l'autoalienazione sono sopravvissuti

molti elementi di autenticità. Se chi ha subito maltrattamenti nell'infanzia non

può essere colto di sorpresa dai sentimenti non consentiti e non approvati dalla

censura interiore, nel momento in cui si smette di cercare uno sviluppo vitale

all'interno dei rapporti con le persone che hanno causato tale dolore, la libera-

zione del Sé cancella il temuto senso di vuoto e lascia dischiudersi un'inaspettata

ricchezza di vitalità.

- La situazione dello psicoterapeuta

Se pur di non perdere il poco che avevamo siamo stati costretti a soddisfare i bi-

sogni inconsci dei nostri genitori a spese della nostra autorealizzazione, è neces-

sario imparare a vivere e chiarire i nostri sentimenti in un'autonomia raggiungi-

bile solo nell'età adulta: un bambino non può infatti smascherare la manipola-

zione inconscia poiché non conosce alternative ad essa. L'assenza dei genitori di

cui un tempo avremmo avuto bisogno, empatici, aperti, comprensivi e compren-

sibili, disponibili e privi di caratteristiche angoscianti, se irrisolta, continua incon-

sciamente a trasmettersi nel rapporto con i propri figli.

- Il cervello d’oro

A molti tocca quindi pagare l'amore materno con la rinuncia alla propria vitalità,

compiendo da adulti grandi fatiche per ottenere le piccole cose della vita, vivendo

un dolore che si rinnova ogni giorno finché la sofferenza li consuma.

Capitolo 2 – Depressione e grandiosità: due forme della negazione

- Destini e bisogni infantili

Nel volto della madre il bambino non trova sé stesso, ma le esigenze della madre,

restando quindi privo di specchi.

Affinché una donna possa dare al proprio bambino ciò di cui egli ha bisogno per il

resto della vita, è indispensabile che non venga separata dal proprio neonato,

poiché la produzione ormonale che risveglia e nutre il suo istinto materno avviene

grazie all'intimità. Il legame tra madre e neonato consiste infatti principalmente

in un contatto di pelle e sguardo, che fornisce a entrambi il sentimento di appar-

tenenza reciproca: il bambino prova quindi un senso di protezione e sicurezza in-

dispensabili perché egli possa aver fiducia nella madre, aiutandola quindi a com-

prendere i segnali del suo bambino e a rispondervi. Anche madri non particolar-

mente amorevoli possono favorire lo sviluppo del bambino, semplicemente non

ostacolandolo, ma consentendogli di assumere da altre persone ciò che manca

alla madre grazie alla sua capacità di servirsi del nutrimento affettivo proveniente

dagli stimoli offerti dall'ambiente.

Cercando di soddisfare i propri bisogni personali servendosi del bambino, invece,

la madre può garantirsi comunque un forte legame affettivo, privo tuttavia di affi-

dabilità, continuità e costanza. Il bambino sviluppa gli atteggiamenti di cui la ma-

dre ha bisogno e che gli salvano la vita. Le madri molto insicure (e/o vittime di

depressione) sono infatti portate a considerare il proprio figlio (soprattutto il pri-

mogenito) come una loro proprietà, in cui ritrovare ciò che a suo tempo non

aveva ricevuto dalla propria madre. Il bambino è infatti controllabile e utilizzabile

come un'eco, poiché è concentrato e attento totalmente su di lei, che può sentirsi

così ammirata ma, allo stesso tempo, laddove il figlio pretenda troppo (come un

tempo aveva fatto sua madre), lei non si lascia più tiranneggiare, ma ottiene ri-

spetto inducendolo a preoccuparsi finalmente per lei.

- L’illusione d’amore

In una grandiosità manifesta è costantemente in agguato la depressione, così

come dietro lo stato d'animo depressivo si nascondono supposizioni relative alla

nostra tragica storia da cui ci difendiamo. La grandiosità è quindi la difesa tipica

contro il dolore per la perdita di noi stessi derivante dal rinnegamento della

realtà.

L'individuo grandioso viene ammirato ovunque e ha bisogno di compiere in modo

eccellente tutto quello che fa; se non si sente in grado di fare qualcosa, non inco-

mincia affatto. Ci si libera tuttavia dalla depressione solo quando l'autostima si

radica nell'autenticità dei propri sentimenti, e non nel possesso di determinate

qualità. Tali individui non hanno quindi potuto sviluppare un elemento proprio che

in seguito avrebbe potuto rappresentare un valido appiglio. Dietro l'orgoglio per il

bambino si cela infatti la vergogna generata dalla delusione delle aspettative: da

ciò nasce la tragica illusione secondo cui l'ammirazione equivarrebbe all'amore,

quando in realtà essa si fonda su qualità, funzioni e prestazioni che all'improvviso

possono scomparire.

A volte la depressione compare con il crollo della grandiosità, ossia con il lento

esaurirsi della fonte di successi esterni. Tale alternanza tra grandiosità e depres-

sione mostra la loro affinità: qualora il successo sia funzionale alla negazione

della frustrazione, esso genera solo un sollievo momentaneo, ma i riconoscimenti

non possono colmare le vecchie lacune.

Qualcuno, mediante continue prestazioni eccellenti, può mantenere l'illusione di

una costante dedizione dei genitori, scongiurando l'incombente depressione con

prestazioni sempre più sfavillanti. L'autostima si radica quindi per loro nella possi-

bilità di realizzare il falso Sé, nel perfezionismo, nella negazione di sentimenti di-

sprezzati, nelle relazioni di sfruttamento, in aggressività e vulnerabilità nonché

sensi di colpa e vergogna.

La depressione può quindi essere intesa come un segnale diretto della perdita del

Sé, che consiste nel negare le proprie reazioni emotive e sensazioni. Non pos-

siamo tuttavia amare realmente finché ci è proibito scorgere la nostra verità:

possiamo solo agire come se provassimo amore, assumendo un atteggiamento

ipocrita che è in realtà l'esatto contrario dell'amore. Se per ottenere l'amore della

madre il bambino è stato costretto a non mettere mai in discussione il suo com-

portamento o mostrare quanto sentisse la sua mancanza per non limitare la li-

bertà di cui lei aveva bisogno, egli impara a non lamentarsi.

Quanto più una madre desidera un figlio perfetto, tanto più profonda è la vora-

gine nel suo cuore. Sebbene le donne siano dotate di un istinto che le rende in

grado di amare i propri figli, spesso tali doti vengono meno in seguito allo sfrutta-

mento per soddisfare le esigenze dei genitori: aprendoci totalmente alla verità

possiamo tuttavia riacquistare queste capacità.

- Fasi depressive durante la terapia


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Informazione, media e pubblicità
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi formativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Manattini Fabrizio.

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