Che materia stai cercando?

Riassunto esame Clinica della Formazione, prof. Riva, libro consigliato Il Dramma del Bambino Dotato e la Ricerca del Vero Sè di Miller

Riassunto per l'esame di Clinica della Formazione, basato su appunti personali e studio autonomo del testo Il Dramma del Bambino Dotato e la Ricerca del Vero Sé di Miller consigliato dalla docente Maria Grazia Riva. Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: l'illusione dell'amore, il sentimento dell'abbandono, l'autoinganno, depressione e grandiosità, il mito di Narciso, il... Vedi di più

Esame di Clinica della formazione docente Prof. M. Riva

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Tutto fuorché la verità

I disagi psichici si possono combattere scoprendo, a livello emotivo, la verità della storia unica e

● irripetibile della nostra infanzia.

Viviamo spesso di illusioni, perché la verità ci appare insopportabile. Ma essa è indispensabile

● altrimenti ci ammaliamo ed è quindi importante scoprirla.

Non possiamo cambiare nulla del nostro passato, possiamo però cambiare noi stessi, riparare ai

● danni che ci sono stati inflitti nell’infanzia e riacquistare la nostra integrità.

Possiamo fare ciò decidendo di guardare più da vicino gli eventi del passato per avvicinarli alla

● nostra coscienza.

Si tratta di un percorso difficile, ma l’affrontarlo ci trasformerà da vittime a individui responsabili.

● La maggior parte delle persone non vuole sapere nulla della propria storia, perché non si rendono

● conto che sono i bisogni rimossi a determinare quasi tutte le nostre azioni.

ESEMPIO – La rimozione della violenza subita nell’infanzia può indurre l’individuo, una volta

adulto, ad incendiare le case dei cittadini stranieri e a motivare questa azione ricorrendo al

“patriottismo”. Ciò per mascherare anche ai propri occhi la verità nel timore che emerga il dolore

provato da bambino.

Occorre acquisire la consapevolezza che il riaffiorare alla coscienza dei sentimenti infantili non

● uccide, ma libera.

La rimozione delle sofferenze infantili influenza non solo la vita dell’individuo, ma determina

● anche i valori e i tabù di una società.

Il povero bambino ricco

Molte persone che vanno in terapia raccontano di un’infanzia felice e protetta, un’immagine che si

● sono portati dietro per tutta la vita.

Sono persone che da piccole venivano lodate per le loro doti ed erano l’orgoglio dei propri

● genitori. Proprio per questo dovrebbero essere delle persone con una salda coscienza del loro

valore. Ma non è così. Sono ammirate, invidiate, eseguono bene il proprio lavoro, ma in agguato

c’è sempre la depressione e il senso di vuoto dai quali vengono assaliti non appena non sono “al

massimo” o quando viene meno la loro sicurezza di “superstar”.

1 Come mai sorge un così grave disturbo psichico in persone così dotate?

● Per poter descrivere il clima psichico di un’infanzia da cui dipendono i problemi in età adulta,

● occorre tener conto di alcune premesse:

Un bisogno primario del bambino è quello di essere considerato per quello che è in ogni

● momento della sua crescita.

Ciò significa che devono essere accettati, fin da quando è lattante, i sentimenti del bambino, le

● sue sensazioni e le sue espressioni.

Se ciò avviene e il bambino vive in un’atmosfera di considerazione etolleranza, nella fase di

● separazione, il bambino potrà rinunciare alla simbiosi con la madre e compiere i primi passi

necessari all’autonomia.

Affinché si realizzino queste premesse per un sano sviluppo, anche i genitori, a loro volta,

● avrebbero dovuto crescere in un clima analogo.

I genitori che, nella loro infanzia, non hanno goduto di un tale clima, vivono in uno stato di

● carenza affettiva e cercheranno per tutta la vita ciò che i loro genitori non hanno dato loro al

momento giusto. In particolare, cercheranno qualcuno che si interessi a loro, che li capisca e li

prenda sul serio. Questa ricerca, che riguarda una situazione irrimediabilmente trascorsa, non

potrà mai avere un pieno successo.

Chi però ha in sé un bisogno insoddisfatto e inconscio, continuerà a volerlo soddisfare, anche

● attraverso vie sostitutive, finché non conoscerà la sua storia rimossa.

Per soddisfare questo bisogno, l’individuo potrà utilizzare anche i propri figli che, nella buona

● e nella cattiva sorte, da neonati dipendono completamente dai genitori e diventati poco più

grandi, faranno di tutto per non restare privi del loro amore.

La Miller, nella sua attività di terapeuta, è venuta in contatto con storie infantili di persone che hanno

scelto professioni volte all’aiuto del prossimo.

Queste storie hanno in comune determinati tratti:

presenza, in tutte le storie, di una madre profondamente insicura, che faceva dipendere il

1. proprio equilibrio affettivo da un determinato comportamento del figlio.

Il bambino percepiva il bisogno della madre e, inconsciamente, assumeva la funzione che,

2. altrettanto inconsciamente, gli veniva assegnata.

Il bambino avvertiva che, con il proprio comportamento, era in grado di assicurarsi l’amore

3. dei genitori.

Questi bambini si trasformavano in madri delle loro madri, assumendosi anche la

4.

2 responsabilità dei fratelli più piccoli.

Essi hanno anche sviluppato una sensibilità particolare per i segnali inconsci dei bisogni altrui.

5. Nel formarsi di questa sensibilità, che un tempo ha aiutato il bambino a sopravvivere e, da

6. adulto, lo spinge a scegliere una professione di aiuto agli altri, si trovano le radici del disturbo.

Il mondo perduto dei sentimenti

Nella primissima infanzia il bambino, per conformarsi alle aspettative di chi si prende cura di lui, deve

rimuovere il suo bisogno di amore, attenzione e comprensione. Deve anche reprimere le sue reazioni

ai rifiuti che riceve, non può cioè vivere sentimenti come la gelosia, la rabbia, l’invidia, la solitudine.

Il bambino potrebbe vivere questi sentimenti solo se accanto a lui ci fosse una persona che lo accetta

e lo comprende anche se li prova.

Se però il bambino per poter vivere i sentimenti negativi deve rischiare di perdere la madre, allora non

può viverli e li rimuove.

Essi però rimangono custoditi nel suo corpo, memorizzati come informazioni.

In seguito questi sentimenti potranno rinascere senza che sia comprensibile però il contesto originario.

Decifrare il senso di questi sentimenti è possibile solo se si riesce a collegare la situazione originaria

agli intensi sentimenti vissuti nel presente. I nuovi metodi terapeutici si basano proprio su questo

principio.

La Miller fa l’esempio del sentimento di essere abbandonato.

Durante la terapia, i sentimenti infantili di abbandono emergono con una tale sofferenza e intensità che

è possibile capire come quel bambino non sarebbe sopravvissuto a un tale dolore.

Per sopravvivere avrebbe dovuto poter contare su un ambiente empatico e assecondante, che invece

gli è mancato.

Quindi il sentimento di abbandono è stato respinto nell’inconscio.

Ci sono diversi meccanismi che possono essere messi in atto per difendersi dal sentimento

dell’abbandono:

la semplice negazione;

1. lotta per raggiungere il soddisfacimento del bisogno rimosso (uso di droghe, culti di ogni tipo,

2. perversioni);

intelletualizzazione che però fallisce quando il corpo si ribella (malattie gravi);

3. rimozione della situazione originaria.

4.

L’adattamento ai bisogni dei genitori conduce spesso allo sviluppo di un falso Sé.

3 L’individuo cioè sviluppa un atteggiamento in cui si limita ad apparire come ci si aspetta da lui.

Il vero Sé, infatti, può svilupparsi solo se può essere vissuto.

Queste persone avvertono quindi un senso di vuoto e di assurdo perché, in effetti, c’è stato uno

svuotamento, è stata lesa l’integrità del bambino.

ESEMPIO – Kurt sogna di vedere in un prato una bara bianca: teme che dentro possa esserci la

madre, ma quando solleva il coperchio vede che dentro c’è lui. Kurt non ha avuto la possibilità di

esprimere i sentimenti di collera e rabbia verso la madre, perché ciò avrebbe significato perdere la

madre stessa e, quindi, morire. Il sogno evidenzia come Kurt preferisca uccidere i suoi sentimenti

insieme a una parte di sé.

Dalla difficoltà di vivere e manifestare i propri sentimenti autentici deriva la permanenza del legame:

i genitori hanno trovato nel falso Sé del bambino la sicurezza che a loro mancava; il bambino non ha

potuto costruire la sua sicurezza. Egli dipenderà sempre, prima inconsciamente e poi consciamente,

dai genitori. Da adulto dipenderà dalla conferma delle persone che rappresentano “i genitori” e cioè

dal partner, dagli alunni, dai figli.

Alla ricerca del vero Sé

La psicoterapia non può restituire l’infanzia perduta e neppure annullare fatti che sono avvenuti nel

passato.

Il punto fondamentale della terapia è che l’adulto arrivi a comprendere, a livello emotivo, che ciò che

da bambino si era conquistato rinunciando a se stesso, non era rivolto al bambino che egli era in

realtà.

Da tale comprensione nascono un lutto profondissimo e una forte sofferenza, dai quali può però

nascere l’empatia con il proprio destino.

A questo punto, il vero Sé dopo decenni di silenzio si risveglia.

Il paziente si rende conto che può essere allegro o triste, che può manifestare i propri sentimenti senza

che, per questo, nessuno muoia.

Quando è triste, commosso o impressionato, il paziente tende ancora a cercare di distrarsi, in certe

situazioni continua a viversi a partire dagli altri, a interrogarsi continuamente sul proprio modo di agire,

a chiedersi quali sentimenti dovrebbe provare.

Nonostante tutto ciò, il paziente si sente un po’ più libero.

Una volta avviato, il processo della terapia non si arresta più.

4 L’adulto sofferente inizia ad esprimersi ma, vista la sua situazione passata, si attende e teme di essere

rifiutato e respinto.

Poiché i sentimenti autentici si rivelano a volte più forti della buona educazione, può succedere che il

paziente indirizzi la sua rabbia contro coloro che vogliono prestargli aiuto (il terapeuta) o contro i figli.

L’adulto scopre di non essere solo buono, comprensivo, controllato e privo di esigenze. Tale scoperta

è accompagnata da un senso di umiliazione perché la sua autostima, fino a quel momento, si era

basata proprio su quello.

Quanto più il paziente è in grado di vivere in modo cosciente i sentimenti della prima infanzia, tanto più

si sente forte e coerente.

Se un adulto da bambino è stato abbandonato dalla madre che, per esempio, lo ha lasciato nelle mani

di una babysitter, può capitare che, durante la terapia, pianga amaramente sia per il desiderio della

madre, sia per esprimere contro di essa tutta la rabbia accumulata.

Rivivere e chiarire questi sentimenti porta alla scomparsa dei sintomi che da molto tempo tormentano

il paziente.

La situazione dello psicoterapeuta

Si sente spesso dire che lo psicoterapeuta presenta disturbi nella vita affettiva.

Come già detto, la sensibilità dello psicoterapeuta, la sua capacità di provare empatia per gli altri

rimandano al suo essere stato usato dai suoi genitori che soffrivano di carenze affettive.

Può anche succedere che un bambino sia cresciuto con genitori che non avevano carenze affettive,

che hanno riconosciuto e compreso la vera natura dei sentimenti del figlio che ha così sviluppato un

sano sentimento di autostima. In questa situazione è quasi impossibile che, da adulto, questo bambino:

scelga di svolgere la professione di analista;

● sviluppi un’adeguata sensibilità per gli altri;

● possa capire, sulla base della sua esperienza, con sufficiente chiarezza cosa significhi “aver

● tradito il vero Sé”.

Sono proprio le vicende infantili vissute dagli psicoterapeuti a permettere loro di esercitare la loro

professione, a patto che:

attraverso una terapia personale siano riusciti a sopportare la consapevolezza di essere stati

● costretti a soddisfare i bisogni inconsci dei loro genitori a spese della loro autorealizzazione;

abbiano potuto vivere il lutto e la ribellione per la mancata disponibilità dei genitori nei

● confronti dei loro bisogni primari.

5 Se infatti gli psicoterapeuti non hanno compiuto questo cammino, rischiano di trasferire sui pazienti la

situazione inconscia della loro infanzia.

In questo caso, il terapeuta userebbe una persona in posizione più debole (il paziente) per “usarlo” al

posto dei genitori.

Il paziente che si renda conto che al terapeuta preme che egli velocemente diventi autonomo e sicuro,

non tarderà a mostrarsi tale perché è ciò che ci si aspetta da lui. Questa autonomia non è autentica e

sfocia presto in depressione.

Quindi sia i genitori che i terapeuti devono riappropriarsi del loro passato, in modo da liberarsi dal

meccanismo che li porta a ricercare anche da adulti figure sostitutive di quelle dei genitori, che li

possano capire.

ESEMPIO – Robert ha 31 anni e quando era bambino non poteva né rattristarsi né piangere perché

altrimenti avrebbe reso infelice e insicura la madre. Da adulto Robert viene a sapere che la madre era

stata deportata in un campo di concentramento e lì aveva assistito all’entrata dei propri genitori nella

camera a gas senza poter piangere. Robert aveva cercato di essere un bambino allegro e aveva

potuto vivere i suoi veri sentimenti solo attraverso forme ossessive di perversione.

Dentro di noi, più o meno celato, c’è l’apparato scenico del dramma della nostra infanzia. Gli unici

che ne avranno accesso saranno i nostri figli attraverso i quali il dramma continuerà.

Il bambino non ha alcun ricordo di questa “recita” e sarà durante la psicoterapia che riuscirà a fare

emergere alla coscienza sentimenti che erano nascosti: terrore, ribellione e rabbia.

Per i pazienti non esiste alcuna assicurazione contro le manipolazioni inconsce da parte dei loro

terapeuti. Qualora però un paziente dovesse scoprire un tale atteggiamento, ha la possibilità di rendere

consapevole di ciò il terapeuta stesso o di abbandonarlo. Tanto più il paziente diventa in grado di

orientarsi nella propria storia personale, tanto più è in grado di smascherare le manipolazioni quando

esse compaiono.

Il cervello d’oro

In “Lettere dal mio mulino” di Alphonse Daudet c’è un racconto in cui viene narrata una vicenda che

può essere considerata la metafora del fatto che per l’amore materno dobbiamo spesso rinunciare alla

nostra vitalità, a essere noi stessi e a mantenerci integri.

C’era una volta un bambino dal cervello d’oro. Quando i genitori se ne accorsero incominciarono a

controllarlo e ad impedirgli di stare con gli altri bambini che avrebbero potuto derubarlo. Diventato

6 grande, decise di girare per il mondo e la madre volle da lui un po’ di ricchezza in cambio dei sacrifici

fatti per lui. Il figlio estrasse un pezzo d’oro dal cervello e lo diede alla madre. Siccome era ricco visse

nel lusso assieme ad un amico che però lo derubò. Siccome le sue riserve d’oro si andavano

assottigliando, decise di mettersi a lavorare. Incontrò una fanciulla che amava i bei vestiti e la sposò.

Dopo due anni, la fanciulla morì e l’uomo spese tutto ciò che gli restava per i grandiosi funerali. Un

giorno mentre triste e povero camminava per la strada, vide in una vetrina un paio di stivaletti che

sarebbero piaciuti alla moglie. Dimenticando di essere vedovo (il suo cervello si era svuotato e non

ragionava più) entrò nel negozio per comprare gli stivali, ma crollò a terra morto.

Il racconto vuole significare che il bambino, ricco alla nascita, si priva via via della sua ricchezza per

compiacere le persone che ama. In questo modo rinuncia ad esprimere autenticamente il proprio Sé e

ciò lo porta alla morte.

Destini dei bisogni infantili

Winnicott afferma che appena nato il bambino ha bisogno di essere guardato dalla madre per il suo

essere unico e non per le aspettative e le attese dei suoi genitori.

La crescita sana

E’ indispensabile che il neonato, appena dopo la nascita, non venga separato dalla madre, come di

solito avviene, per comodità, negli ospedali.

Il rapporto precoce tra le neo­mamma e il neonato, fatto di sguardi e contatti di pelle, fa aumentare

nella madre la produzione ormonale che favorisce l’istinto materno.

Attraverso questo rapporto, il neonato acquisisce fiducia e sicurezza.

La madre riuscirà più facilmente a capire i bisogni del neonato e correrà meno il rischio di maltrattare,

in futuro, il proprio figlio.

La donna che non ha potuto vivere questo rapporto precoce col figlio, può rimediare se diventa

consapevole del trauma subito dal neonato e delle cure e attenzioni particolari di cui avrà bisogno.

Un bambino che ha avuto la fortuna di crescere con una madre che ha saputo rispecchiarlo e che ha

mostrato comprensione per i suoi bisogni, svilupperà una sana autostima.

Il bambino a cui manca la madre (assente, ad esempio, per lavoro) sviluppa una notevole capacità di

acquisire affetto da ogni stimolo che l’ambiente gli offre.

Il bambino sviluppa un sano sentimento di Sé quando, in modo irriflesso e spontaneo:

può accedere ai propri desideri e sentimenti;

7 può essere triste o aver bisogno di aiuto, senza che questi suoi stati d’animo rendano insicuro

● qualcuno;

dall’espressione di questi sentimenti non dipenda il fatto di essere amato o meno.

Il disturbo

Quando la madre non riesce ad individuare e a soddisfare i bisogni del figlio e presenta lei stessa delle

carenze affettive, cercherà di risolvere i suoi problemi servendosi del figlio. Naturalmente questa

situazione non esclude che tra madre e figlio possa comunque svilupparsi un forte legame affettivo.

Il bambino, in questa situazione, svilupperà quegli atteggiamenti di cui la madre ha bisogno. Al

momento, ciò assicurerà al bambino l’amore della madre, ma in seguito non gli permetterà di essere se

stesso.

I bisogni del bambino non saranno così integrati nella sua personalità, ma scissi o rimossi.

Le persone che si rivolgono allo psicoterapeuta per superare la depressione, hanno avuto, in genere,

madri insicure, che soffrivano a loro volta di depressione e che consideravano il bambino come una

loro proprietà.

La madre, infatti, può trovare nel figlio la presenza e la disponibilità che a suo tempo non ha ricevuto

dalla propria madre.

Inoltre, se il figlio ha troppe pretese, la madre lo può “educare” in modo da ottenere rispetto e

attenzione, cose che i suoi genitori non avevano fatto con lei.

L’ESEMPIO riportato da Alice Miller e ricavato dalla sua attività di psicoterapeuta, è il seguente:

Barbara ha 35 anni ed è madre di 4 figli. Quando arrivò in terapia parlò di sua madre come di una

persona affettuosa, tutta dedita ai figli e alla famiglia, orgogliosa, in particolare, proprio di Barbara.

Durante la terapia emersero dei ricordi e dei sentimenti:

quando Barbara aveva 10 anni, il giorno del compleanno della madre di ritorno da scuola, trovò la

● madre stesa a terra con gli occhi chiusi. Credendola morta, Barbara lanciò un urlo. La madre

allora aprì gli occhi e affermò che quello era il più bel compleanno della sua vita perché qualcuno

aveva dimostrato di amarla;

riaffiorò anche il ricordo dell’educazione alla pulizia durante la quale Barbara percepì la madre

● come troppo esigente e tirannica e anche fredda, permalosa e tirannica.

Barbara ebbe così la possibilità, durante la psicoterapia, di scoprire i tratti reali della madre verso la

quale aveva sempre provato compassione. Ella si rese conto che la madre si era mostrata sempre

sollecita verso di lei per allontanare da sé l’invidia che provava nei confronti della figlia, perché da

8 bambina era stata lei stessa mortificata.

A poco a poco le diverse immagini della madre si unificarono formando l’immagine di una persona

che, a causa della propria insicurezza e debolezza, aveva utilizzato la propria figlia. Vista dall’esterna,

ella sembrava svolgere la sua funzione materna, nel rapporto con Barbara, invece, era rimasta lei

stessa una bambina. Barbara aveva così assunto il ruolo che la madre le aveva affidato, diventando

comprensiva e sollecita nei suoi confronti. Una volta diventata madre, Barbara si era accorta dei

bisogni che fino ad allora aveva ignorato e si era rivolta alla psicoterapeuta.

L’illusione dell’amore

Alice Miller, sulla base della propria esperienza, afferma che la depressione, la solitudine e il senso di

vuoto dipendono dalla perdita del Sé e dall’autoestraniazione che hanno sempre inizio durante

l’infanzia.

Il disturbo che ne deriva si può manifestare in due forme tra loro opposte: la grandiosità e la

depressione.

La grandiosità come autoinganno

L’individuo “grandioso” viene ammirato ovunque, e si ammira da sé, per la sua bellezza, intelligenza e

per i risultati che ottiene.

Se qualcosa di tutto ciò gli viene a mancare, per lui è una tragedia e incorre nel rischio della

depressione, in quanto è incapace di vivere senza l’ammirazione. Spesso si pensa che possano essere

preda della depressione le persone anziane, o quelle ammalate, oppure quelle che hanno subito gravi

lutti. Ma è anche noto che ci sono persone che sanno vivere la perdita della bellezza, della salute o

delle persone amate senza cadere in depressione.

Si è liberi dalla depressione quando l’autostima si radica nell’autenticità dei propri sentimenti e non nel

possesso di certe qualità (a differenza di ciò che accade nella “grandiosità”).

Spesso le persone “grandiose” hanno alle spalle una famiglia che, sentendosi isolata (per carenze

affettive dei genitori), vuole elevare il proprio status facendo leva sul conformismo e sull’eccezionalità

delle prestazioni. Il figlio quindi sarà amato solo se è in grado di soddisfare queste esigenze della

famiglia. Senza una terapia adeguata è impossibile che il soggetto “grandioso” rinunci all’illusione

secondo la quale l’ammirazione equivarrebbe all’amore.

La ricerca dell’ammirazione cesserà quando, attraverso la terapia, il soggetto comprenderà e vivrà

consciamente i bisogni rimossi, cioè quelli di comprensione e attenzione.

9


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

22

PESO

406.60 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Clinica della Formazione, basato su appunti personali e studio autonomo del testo Il Dramma del Bambino Dotato e la Ricerca del Vero Sé di Miller consigliato dalla docente Maria Grazia Riva. Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: l'illusione dell'amore, il sentimento dell'abbandono, l'autoinganno, depressione e grandiosità, il mito di Narciso, il disprezzo, la coazione a ripetere, la cecità emotiva, le radici della violenza, Herman hesse e la "depravazione" nell'infanzia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher assuntarappi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Clinica della formazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Riva Maria Grazia.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in scienze dell'educazione

Riassunto esame Ppedagogia dell'inclusione, prof. Palmieri, libri consigliati Non di sola relazione - Un'esperienza di cui aver cura
Appunto
Riassunto esame Didattica dell'inclusione, prof. Palmieri, libro consigliato Crisi sociale e disagio educativo. Spunti di ricerca pedagogica
Appunto
Riassunto esame Pedagogia del corpo, prof. Gamelli, libro consigliato Sensibili al corpo: I gesti della formazione e della cura
Appunto
Sunto Didattica e Pedagogia dell'inclusione, prof Cristina Palmieri, Libro consigliato "L'agire educativo. Manuale per educatori e operatori socio-assistenziali" di Loredana Perla e Maria Grazia Riva (eds.)
Appunto