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Tutto fuorché la verità

I disagi psichici si possono combattere scoprendo, a livello emotivo, la verità della storia unica e irripetibile della nostra infanzia. Viviamo spesso di illusioni, perché la verità ci appare insopportabile. Ma essa è indispensabile; altrimenti ci ammaliamo ed è quindi importante scoprirla. Non possiamo cambiare nulla del nostro passato, possiamo però cambiare noi stessi, riparare ai danni che ci sono stati inflitti nell’infanzia e riacquistare la nostra integrità. Possiamo fare ciò decidendo di guardare più da vicino gli eventi del passato per avvicinarli alla nostra coscienza. Si tratta di un percorso difficile, ma l’affrontarlo ci trasformerà da vittime a individui responsabili. La maggior parte delle persone non vuole sapere nulla della propria storia, perché non si rende conto che sono i bisogni rimossi a determinare quasi tutte le nostre azioni.

Esempio

La rimozione della violenza subita nell’infanzia può indurre l’individuo, una volta adulto, ad incendiare le case dei cittadini stranieri e a motivare questa azione ricorrendo al “patriottismo”. Ciò per mascherare anche ai propri occhi la verità nel timore che emerga il dolore provato da bambino. Occorre acquisire la consapevolezza che il riaffiorare alla coscienza dei sentimenti infantili non uccide, ma libera. La rimozione delle sofferenze infantili influenza non solo la vita dell’individuo, ma determina anche i valori e i tabù di una società.

Il povero bambino ricco

Molte persone che vanno in terapia raccontano di un’infanzia felice e protetta, un’immagine che si sono portati dietro per tutta la vita. Sono persone che da piccole venivano lodate per le loro doti ed erano l’orgoglio dei propri genitori. Proprio per questo dovrebbero essere delle persone con una salda coscienza del loro valore. Ma non è così. Sono ammirate, invidiate, eseguono bene il proprio lavoro, ma in agguato c’è sempre la depressione e il senso di vuoto dai quali vengono assaliti non appena non sono “al massimo” o quando viene meno la loro sicurezza di “superstar”.

Domande

  • Come mai sorge un così grave disturbo psichico in persone così dotate?

Per poter descrivere il clima psichico di un’infanzia da cui dipendono i problemi in età adulta, occorre tener conto di alcune premesse:

  • Un bisogno primario del bambino è quello di essere considerato per quello che è in ogni momento della sua crescita.
  • Ciò significa che devono essere accettati, fin da quando è lattante, i sentimenti del bambino, le sue sensazioni e le sue espressioni.
  • Se ciò avviene e il bambino vive in un’atmosfera di considerazione e tolleranza, nella fase di separazione, il bambino potrà rinunciare alla simbiosi con la madre e compiere i primi passi necessari all’autonomia.
  • Affinché si realizzino queste premesse per un sano sviluppo, anche i genitori, a loro volta, avrebbero dovuto crescere in un clima analogo.
  • I genitori che, nella loro infanzia, non hanno goduto di un tale clima, vivono in uno stato di carenza affettiva e cercheranno per tutta la vita ciò che i loro genitori non hanno dato loro al momento giusto. In particolare, cercheranno qualcuno che si interessi a loro, che li capisca e li prenda sul serio. Questa ricerca, che riguarda una situazione irrimediabilmente trascorsa, non potrà mai avere un pieno successo.
  • Chi però ha in sé un bisogno insoddisfatto e inconscio, continuerà a volerlo soddisfare, anche attraverso vie sostitutive, finché non conoscerà la sua storia rimossa.
  • Per soddisfare questo bisogno, l’individuo potrà utilizzare anche i propri figli che, nella buona e nella cattiva sorte, da neonati dipendono completamente dai genitori e diventati poco più grandi, faranno di tutto per non restare privi del loro amore.

La Miller, nella sua attività di terapeuta, è venuta in contatto con storie infantili di persone che hanno scelto professioni volte all’aiuto del prossimo. Queste storie hanno in comune determinati tratti:

  • Presenza, in tutte le storie, di una madre profondamente insicura, che faceva dipendere il proprio equilibrio affettivo da un determinato comportamento del figlio.
  • Il bambino percepiva il bisogno della madre e, inconsciamente, assumeva la funzione che, altrettanto inconsciamente, gli veniva assegnata.
  • Il bambino avvertiva che, con il proprio comportamento, era in grado di assicurarsi l’amore dei genitori.
  • Questi bambini si trasformavano in madri delle loro madri, assumendosi anche la responsabilità dei fratelli più piccoli.
  • Essi hanno anche sviluppato una sensibilità particolare per i segnali inconsci dei bisogni altrui.
  • Nel formarsi di questa sensibilità, che un tempo ha aiutato il bambino a sopravvivere e, da adulto, lo spinge a scegliere una professione di aiuto agli altri, si trovano le radici del disturbo.

Il mondo perduto dei sentimenti

Nella primissima infanzia il bambino, per conformarsi alle aspettative di chi si prende cura di lui, deve rimuovere il suo bisogno di amore, attenzione e comprensione. Deve anche reprimere le sue reazioni ai rifiuti che riceve, non può cioè vivere sentimenti come la gelosia, la rabbia, l’invidia, la solitudine. Il bambino potrebbe vivere questi sentimenti solo se accanto a lui ci fosse una persona che lo accetta e lo comprende anche se li prova. Se però il bambino per poter vivere i sentimenti negativi deve rischiare di perdere la madre, allora non può viverli e li rimuove. Essi però rimangono custoditi nel suo corpo, memorizzati come informazioni. In seguito questi sentimenti potranno rinascere senza che sia comprensibile però il contesto originario. Decifrare il senso di questi sentimenti è possibile solo se si riesce a collegare la situazione originaria agli intensi sentimenti vissuti nel presente. I nuovi metodi terapeutici si basano proprio su questo principio.

La Miller fa l’esempio del sentimento di essere abbandonato. Durante la terapia, i sentimenti infantili di abbandono emergono con una tale sofferenza e intensità che è possibile capire come quel bambino non sarebbe sopravvissuto a un tale dolore. Per sopravvivere avrebbe dovuto poter contare su un ambiente empatico e assecondante, che invece gli è mancato. Quindi il sentimento di abbandono è stato respinto nell’inconscio. Ci sono diversi meccanismi che possono essere messi in atto per difendersi dal sentimento dell’abbandono:

  • La semplice negazione
  • Lotta per raggiungere il soddisfacimento del bisogno rimosso (uso di droghe, culti di ogni tipo, perversioni)
  • Intellettualizzazione che però fallisce quando il corpo si ribella (malattie gravi)
  • Rimozione della situazione originaria

L’adattamento ai bisogni dei genitori conduce spesso allo sviluppo di un falso Sé. L’individuo cioè sviluppa un atteggiamento in cui si limita ad apparire come ci si aspetta da lui. Il vero Sé, infatti, può svilupparsi solo se può essere vissuto. Queste persone avvertono quindi un senso di vuoto e di assurdo perché, in effetti, c’è stato uno svuotamento, è stata lesa l’integrità del bambino.

Esempio

Kurt sogna di vedere in un prato una bara bianca: teme che dentro possa esserci la madre, ma quando solleva il coperchio vede che dentro c’è lui. Kurt non ha avuto la possibilità di esprimere i sentimenti di collera e rabbia verso la madre, perché ciò avrebbe significato perdere la madre stessa e, quindi, morire. Il sogno evidenzia come Kurt preferisca uccidere i suoi sentimenti insieme a una parte di sé. Dalla difficoltà di vivere e manifestare i propri sentimenti autentici deriva la permanenza del legame: i genitori hanno trovato nel falso Sé del bambino la sicurezza che a loro mancava; il bambino non ha potuto costruire la sua sicurezza. Egli dipenderà sempre, prima inconsciamente e poi consciamente, dai genitori. Da adulto dipenderà dalla conferma delle persone che rappresentano “i genitori” e cioè dal partner, dagli alunni, dai figli.

Alla ricerca del vero Sé

La psicoterapia non può restituire l’infanzia perduta e neppure annullare fatti che sono avvenuti nel passato. Il punto fondamentale della terapia è che l’adulto arrivi a comprendere, a livello emotivo, che ciò che da bambino si era conquistato rinunciando a se stesso, non era rivolto al bambino che egli era in realtà. Da tale comprensione nascono un lutto profondissimo e una forte sofferenza, dai quali può però nascere l’empatia con il proprio destino. A questo punto, il vero Sé dopo decenni di silenzio si risveglia. Il paziente si rende conto che può essere allegro o triste, che può manifestare i propri sentimenti senza che, per questo, nessuno muoia. Quando è triste, commosso o impressionato, il paziente tende ancora a cercare di distrarsi, in certe situazioni continua a viversi a partire dagli altri, a interrogarsi continuamente sul proprio modo di agire, a chiedersi quali sentimenti dovrebbe provare. Nonostante tutto ciò, il paziente si sente un po’ più libero. Una volta avviato, il processo della terapia non si arresta più. L’adulto sofferente inizia ad esprimersi ma, vista la sua situazione passata, si attende e teme di essere rifiutato e respinto.

Poiché i sentimenti autentici si rivelano a volte più forti della buona educazione, può succedere che il paziente indirizzi la sua rabbia contro coloro che vogliono prestargli aiuto (il terapeuta) o contro i figli. L’adulto scopre di non essere solo buono, comprensivo, controllato e privo di esigenze. Tale scoperta è accompagnata da un senso di umiliazione perché la sua autostima, fino a quel momento, si era basata proprio su quello. Quanto più il paziente è in grado di vivere in modo cosciente i sentimenti della prima infanzia, tanto più si sente forte e coerente. Se un adulto da bambino è stato abbandonato dalla madre che, per esempio, lo ha lasciato nelle mani di una babysitter, può capitare che, durante la terapia, pianga amaramente sia per il desiderio della madre, sia per esprimere contro di essa tutta la rabbia accumulata. Rivivere e chiarire questi sentimenti porta alla scomparsa dei sintomi che da molto tempo tormentano il paziente.

La situazione dello psicoterapeuta

Si sente spesso dire che lo psicoterapeuta presenta disturbi nella vita affettiva. Come già detto, la sensibilità dello psicoterapeuta, la sua capacità di provare empatia per gli altri rimandano al suo essere stato usato dai suoi genitori che soffrivano di carenze affettive. Può anche succedere che un bambino sia cresciuto con genitori che non avevano carenze affettive, che hanno riconosciuto e compreso la vera natura dei sentimenti del figlio che ha così sviluppato un sano sentimento di autostima. In questa situazione è quasi impossibile che, da adulto, questo bambino:

  • Scelga di svolgere la professione di analista
  • Sviluppi un’adeguata sensibilità per gli altri
  • Possa capire, sulla base della sua esperienza, con sufficiente chiarezza cosa significhi “aver tradito il vero Sé”.

Sono proprio le vicende infantili vissute dagli psicoterapeuti a permettere loro di esercitare la loro professione, a patto che:

  • Attraverso una terapia personale siano riusciti a sopportare la consapevolezza di essere stati costretti a soddisfare i bisogni inconsci dei loro genitori a spese della loro autorealizzazione
  • Abbiano potuto vivere il lutto e la ribellione per la mancata disponibilità dei genitori nei confronti dei loro bisogni primari.

Se infatti gli psicoterapeuti non hanno compiuto questo cammino, rischiano di trasferire sui pazienti la situazione inconscia della loro infanzia. In questo caso, il terapeuta userebbe una persona in posizione più debole (il paziente) per “usarlo” al posto dei genitori. Il paziente che si renda conto che al terapeuta preme che egli velocemente diventi autonomo e sicuro, non tarderà a mostrarsi tale perché è ciò che ci si aspetta da lui. Questa autonomia non è autentica e sfocia presto in depressione. Quindi sia i genitori che i terapeuti devono riappropriarsi del loro passato, in modo da liberarsi dal meccanismo che li porta a ricercare anche da adulti figure sostitutive di quelle dei genitori, che li possano capire.

Esempio

Robert ha 31 anni e quando era bambino non poteva né rattristarsi né piangere perché altrimenti avrebbe reso infelice e insicura la madre. Da adulto Robert viene a sapere che la madre era stata deportata in un campo di concentramento e lì aveva assistito all’entrata dei propri genitori nella camera a gas senza poter piangere. Robert aveva cercato di essere un bambino allegro e aveva potuto vivere i suoi veri sentimenti solo attraverso forme ossessive di perversione. Dentro di noi, più o meno celato, c’è l’apparato scenico del dramma della nostra infanzia. Gli unici che ne avranno accesso saranno i nostri figli attraverso i quali il dramma continuerà.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher assuntarappi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Clinica della formazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Riva Maria Grazia.
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