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Riassunto esame Sociologia dei new media e internet studies, prof. Boccia Artieri, libro consigliato Identità e partecipazione in rete

Riassunto studiato per l'esame di Sociologia dei new media e internet studies, basato sullo studio autonomo del testo consigliato dal prof. Boccia Artieri: "Identità e partecipazione in rete". Università degli studi Carlo Bo - Uniurb, facoltà di Scienze della comunicazione. Scarica il file in PDF!

Esame di Sociologia dei new media e internet studies docente Prof. G. Boccia Altieri

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dell’audience escono allo scoperto per prendere parte alla costruzione discorsiva,

trascendendo il contesto fisico delle mura domestiche nella virtual togetherness.

Il vivere sociale si basa quindi sull’appartenenza espressa in 140 caratteri, che

offrono la garanzia di brevità sufficiente a gestire il flusso polisemico della

televisione e quello delle conversazioni in rete. Tale uso non era tuttavia previsto

dalla tecnologia originaria, che oggi, tramite gli hashtag, dà spazio a un pubblico

circoscritto da una particolare codifica (la #parola), attorno a cui le micro-

comunità interpretative decidono consapevolmente di pubblicare contenuti

destinati non solo ai propri followers, ma a un pubblico potenziale più ampio.

Per misurare l’audience si può quindi fare riferimento all’attività registrata dal

relativo hastag, che ne quantifica il grado di coinvolgimento e la propensione

dell’audience a commentare la trasmissione attraverso il rapporto tra l’audience

media misurata dall’Auditel e i tweet al minuto. Il coinvolgimento può tuttavia

riguardare il contenuto della comunicazione o la relazione instaurata con

l’interlocutore, ossia la trasposizione di ciò che accade e ciò che l’autore pensa,

che esprime il grado di impegno. Pertanto, spesso le trasmissioni decidono di

mostrare in sovrimpressione i tweet o leggere i risultati dei sondaggi su

Facebook.

La densità della rete degli utenti fedeli è quindi diversa da quella che include tutti

gli utenti.

I Tweet possono quindi avere come oggetto qualcosa che succede all’autore

(inbound) o il contesto del programma (outbound), mentre l’oggettività o

soggettività di tale contenuto può essere espressa in forma di opinione o dato di

fatto. Le modalità principali di uso di Twitter applicato alle dinamiche di social tv

si differenziano quindi in:

ricerca di attenzione (attention-seeking), che si ha quando il contenuto

- autoreferenziale si esprime in forma oggettiva con domande volte a innescare

un dibattito o battute provocatorie.

L’emozione si ha invece quando il contenuto autoreferenziale è espresso in

- forma soggettiva,

mentre l’opinione esprime in forma soggettiva un contenuto non

- autoreferenziale, come un giudizio o una presa di posizione.

Infine, l’informazione esprime un contenuto non personale in forma oggettiva,

- diffondendo citazioni o annunci.

L’uso dell’ironia per rivelare l’orientamento rispetto a ciò che si sta guardando

generar un continuum di forme espressive e interpretazioni.

Non sempre tuttavia ciò è alla base di relazioni interpersonali, come testimonia il

basso tasso di interazioni tra gli utenti rispetto al totale del volume di traffico.

L’uso prevalente è infatti volto all’espressione di opinioni personali in forma

oggettiva, come se quanto detto fosse un dato di fatto.

Ciò è entrato ormai nella grammatica dell’uso di Twitter, tanto che i momenti di

massimo flusso di tweet corrispondono al dibattito tra ospiti, rivelando la stretta

sinergia tra tempi e modalità espressive di entrambi i media. Il pubblico, infatti,

rielabora i contenuti televisivi per darne notizia, suggerendo una consapevolezza

delle dinamiche di rappresentazione televisiva e una vocazione all’informazione.

Le proprie idee vengono infatti rielaborate per diffondere le notizie nel momento

in cui si avverte l’importanza dei fatti esposti in tv.

Siamo la gente, il potere ci temono. Nuove forme di satira online tra identità e

partecipazione

Nel luglio 2012 nasce su Facebook un gruppo satirico “Siamo la gente, il potere ci

temono”, che ha come bersaglio il M5S. La scorrettezza grammaticale e

ortografica e l’uso di toni accesi ha dato vita a una satira non mainstream, che

non appartiene a nessun apparato mediatico istituzionale e viene pertanto

considerata più “autorevole”. Amministratori e membri attivi hanno quindi

prodotto dei media frames, nonché una forma originale di partecipazione politica.

La parodia dei movimenti popolari di denuncia contro i “poteri forti” ha spesso

sfruttato le ipotesi complottistiche riguardanti tecnologie ambientali da parte di

poteri occulti per identificare gli “eroi della gente” e indicare i “loro” (ovvero

banchieri, stranieri e politici di sinistra) contrapposti all’altrettanto vago “noi”.

Dileggiando la preparazione scolastica e l’intellettualismo visto come fonte di

differenziazione sociale sono diventate il simbolo di un’ingenuità che porta a

diffondere informazioni senza che esse vengano verificate.

Ciò ha generato alla diffusione dell’autotrolling, ovvero di un processo in cui le

persone prendono per vero un contenuto falso creato dal gruppo stesso, dando

vita a flames contro gli autori scelti.

3 sono le modalità di partecipazione, distinguibili a seconda della motivazione

politica, predominante, assente o inizialmente non prevista ma poi emersa

durante la frequentazione del gruppo.

Il risultato elettorale dei grillini è stato infatti vissuto con difficoltà e apprensione

dai gruppi di satira (prima di costume e poi diventata politica). Far emergere

l’ignoranza culturale e comunicativa ha infatti assunto un significato diverso, non

più legato a contenuti apparentemente leggeri e distanti dalla politica vera.

La capacità di dare una lettura originale e stimolante della realtà politica

contemporanea ha infatti spesso portato giornalisti e analisti a fare riferimento ai

post prodotti dal gruppo per commentare avvenimenti di politica nazionale

pubblicati sulla stampa “ufficiale” e sempre più comprensibili dal pubblico

generale, attraverso la lente deformante della satira.

La percezione di una politica inerme di fronte a un mondo ingestibile crea infatti

le condizioni per l’affermarsi di un immaginario consolatorio e regressivo. Il livello

socio-culturale alto rende inspiegabile la scarsa presenza femminile in questi

gruppi, in cui l’operazione viene portata avanti da new junkies maschi che usano i

testi politici come materiale grezzo per la propria creatività, espressa nelle

modalità del gioco e dell’ironia.

Così come la tv esalta spettacolarizazione e personalizzazione, consentendo

l’emergere di figure pubbliche in grado di competere con i professionisti della

politica, le piattaforme del web 2.0 creano canali di comunicazione diretta tra

leader e pubblico in una nuova democrazia.

Quando il forum sostituisce la fabbrica. Tentativi di costruzione identitaria nell’era

della fine del lavoro

La crisi della rappresentanza si riflette sui canali di socializzione, rafforzando le

spinte individualistiche.

Oggi emerge la necessità di narrazione della nuova realtà del lavoro che motivi il

soggetto all’azione collettiva, grazie all’etero-riconoscimento (legato alla

dimensione identitaria) e alla delega rappresentativa (legata a quella

motivazionale). Le discussioni non avvengono più, infatti, sul luogo di lavoro, ma

in spazi pubblici virtuali condivisi che potrebbero bilanciare la marginalità dei

giovani.

Tuttavia, i sindacati intendono i media ancora come uno stile comunicativo

unidirezionale, anziché come un mezzo per rifondare l’identità condivisa

intercettando categorie che sfuggono al sindacato stesso. L’intermediazione che

ha caratterizzato la struttura sindacale fino ad ora ha saputo imporre una linea

d’azione e una visione del mondo alla base dell’identità, suscitando la sensazione

di avere un ruolo nella costruzione di qualcosa.

Tuttavia, oggi la rappresentanza non può più fare appello a valori immateriali, ma

deve fondarsi su solidi incentivi. Di conseguenza, la condivisione di strumenti più

partecipativi potrebbe esaltare la sensazione di contribuire a qualcosa di più

grande. Lella Mazzoli ha tuttavia sottolineato l’importanza di comunicazione un

vero messaggio di coinvolgimento e partecipazione, e non di riproduzione di

gerarchie di potere repressive.

La CGIL ha cercato di ancorare alla comunità offline una “in rete”. Se in passato

l’esistenza di strutture corporative garantiva il collettivo e la sua identità, oggi

l’interazione mediata potrebbe infatti fondare una nuova identità collettiva,

diversa dalla semplice “collezione di individui” con temporanee e superficiali

mobilitazioni scollegate da relazioni sociali reali. I giovani iscritti a un sindacato

ricevono infatti un’”identità in entrata”; il forum, al contrario, costituisce

un’operazione preliminare con cui la membership attuale discute gli strumenti

con cui attrarre quella futura, abbattendo le barriere di ingresso.

Dato che l’identità si forma attraverso interazioni effettive e continuative in

pratiche condivise in vista di un obiettivo comune, il sindacato non può più fare

affidamento su una condivisione di una condizione materiale, un’appartenenza di

classe in sé e gli obiettivi da porsi per superare tale condizione, ma reinterpretare

le proprie risorse alla luce dei mutamenti dell’ambiente di riferimento. In tal

modo si allargherebbe la platea di chi può identificarsi in tale quadro. Tale

allargamento spesso interclassista e apartitico sarà quindi tuttavia superficiale e

rischia però di non soddisfare le condizioni sufficienti a determinare la propria

identità, che è per sua natura un processo di categorizzazione conflittuale con

scelte cognitive che la distinguono dalle altre a cui attribuire la colpa (nel

processo di blaming).

La mancanza di una definizione condivisa rende difficile tracciare legittimi confini

sulla base di obiettivi chiari verso cui indirizzare l’utilizzo degli strumenti. Internet

rappresenta un medium allo stato puro poiché, indipendentemente dall’obiettivo,

il vero messaggio trasmesso è la rete partecipativa, ossia lo strumento stesso. Il

“noi” può quindi essere determinato dalla condizione della fede nello strumento

elevato a obiettivo, ossia la partecipazione online.

L’auto-rappresentanza del precariato e i media digitali: un contributo

metodologico dal caso della rete dei redattori precari

Molti autori hanno sottolineato l’importanza dell’analisi degli strumenti per

comprendere i movimenti sociali, attraverso 3 livelli di osservazione della

costruzione identitaria e partecipativa: il livello di narrazione pubblica, di

interazione e co-costruzione dei significati e le modalità individuali di

partecipazione.

La difficoltà delle tradizionali forme di rappresentanza di dar voce alle istanze dei

precari e la nascita di forme di auto-rappresentanza sono rese evidenti dal caso

della Rete dei Redattori Precari. I media digitali hanno infatti svolto un ruolo

determinante nel loro passaggio dalla costruzione sociale dell’identità alla

concreta partecipazione politica.

Le esperienze standardizzate e la sicurezza sociale si sono sgretolate nel tempo

assieme alle forme di rappresentanza, lasciando emergere “esperienze ibride” di

soggetti con elevati titoli di studio, qualifiche e impegno in attività significative,

ma esposti al rischio di disoccupazione e assenza di reddito.

I lavoratori precari del mondo dell’editoria hanno coordinato i loro incontri faccia-

a-faccia con le conversazioni mediate dal computer attraverso mailing lists,

mantenendo anche legami con varie organizzazioni legate alla rappresentanza

tradizionale, all’auto-rappresentanza e all’auto-organizzazione. Essi

comunicavano e interagivano, tuttavia, con i media mainstream, pur attaccandoli

e costruendo “pratiche mediali alternative” attraverso il proprio sito.

Legittimandosi come soggettività nel dibattito sociale e politico, il mondo del

precariato dell’editoria ha sviluppato un proprio linguaggio con cui rivendicare la

propria identità professionale, esistenziale e politica, presentandosi non come

un’associazione ma come un gruppo di persone accomunate da alcune condizioni

(invisibilità politica, precarietà e isolamento), ossia in maniera informale e aperta

a nuove adesioni. Il loro sito ha quindi rappresentato un ponte tra i siti

istituzionali con dominio.it e quelli di attivisti e centri sociali con .org.

La relazione tra media e movimenti sociali veniva mantenuta grazie alle mailing

lists con cui coordinarsi e dibattere quotidianamente senza figure di moderazione,

in modo da favorire una comunicazione orizzontale.

I partecipanti, quindi, non sentivano di svolgere le attività perché vincolati, ma

come libera scelta, effettuando il passaggio da etero-rappresentanza a forme di

auto-rappresentanza. I media digitali aprono spazi di confronto sulle condizioni

soggettive dei suoi membri, incidendo allo stesso tempo sulla costruzione

dell’identità sociale della rete.

Ogni partecipante ha esigenze e pratiche differenti a seconda del livello di

partecipazione alle azioni politiche della rete, ed è di conseguenza portato a

ripensare la propria condizione di precarietà professionale sulla base delle

reazioni degli altri membri.

Facendo ricorso ai “metodi digitali”, ossia alla possibilità di orientare informazioni

prodotte dall’uso delle tecnologie digitali verso gli scopi della ricerca sociale, è

quindi possibile osservare come gli elementi costitutivi dell’identità collettiva

vengano negoziati.


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10 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Informazione, media e pubblicità
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei new media e internet studies e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Boccia Altieri Giovanni.

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