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La globalizzazione

Manfred B. Steger

Capitolo 1. Globalizzazione: un concetto controverso

Il termine “globalizzazione”, anche se nella lingua inglese risale agli anni '40, è entrato con prepotenza nella coscienza pubblica, e quindi di uso comune, negli anni '90, perché coglieva la natura sempre più interdipendente della vita sociale sul nostro pianeta. Tuttavia, i primi bestseller sull’argomento (es. La fine dello Stato-nazione di Ohmae oppure Le radici del futuro di Friedman) hanno lasciato nei loro lettori l’impressione che la globalizzazione fosse un trend tecnoeconomico inarrestabile, che diffondeva la logica del capitalismo ed i valori occidentali, sradicando tradizioni locali e culture nazionali.

Questa visione semplicistica della globalizzazione, appariva come lo spettro di un’americanizzazione che si estendeva progressivamente al resto del mondo. Queste paure o speranze diffuse si sono intensificate negli anni 2000 durante la “guerra globale al terrorismo”, capitanata da un impero americano che allungava i suoi tentacoli sul mondo intero.

USA sotto la presidenza di Obama e sull’ascesa anche i recenti dibattiti sul presunto declino degli Stati Uniti, di Cina ed India hanno fatto ben poco per attenuare la dicotomia che contrappone l’Occidente al resto del mondo. Di conseguenza, molti fanno fatica a riconoscere la globalizzazione per quella che è: la miriade di forme di connettività e di flussi che legano la dimensione locale (e nazionale) alla dimensione globale, nonché l’Occidente all’Oriente e il Nord al Sud.

Per illustrare tale visione sfumata di globalizzazione (definita da alcuni glocalizzazione) viene l’esempio del calcio: la FIFA nel 1930 l’ha organizzata per la prima volta, e sin da subito venne percepito come un superconfronto tra squadre nazionali nel perseguimento spietato della gloria patriottica. Da allora, i mondiali si sono tenuti ogni 4 anni in paesi ospitanti di tutti i continenti tranne l’Oceania. In effetti, questa rotazione transnazionale dei paesi organizzatori, ci dà una prima indicazione del perché la dimensione globale non andrebbe separata rigidamente da quella nazionale.

Per far luce sulle dinamiche “glocali” che definiscono il fenomeno chiamato “globalizzazione” esaminiamo fatti più eloquenti relativi ai Mondiali del 2010. La connessione tra ambiente globale e ambiente locale e i Mondiali del Sudafrica del mondo per nazionali maschili di calcio si è disputata dall’11 giugno all’11 luglio 2010 in Sudafrica. 32 squadre approdate alla fase finale; giocate in 10 stadi situati in 9 città del Sudafrica, le partite della fase conclusiva hanno attirato centinaia di migliaia di appassionati provenienti da tutto il mondo.

Qui le dinamiche che uniscono l’ambiente globale all’ambiente locale sono evidenti: squadre nazionali che si affrontano in stadi sudafricani di fronte a un mix di spettatori locali e globali, nonché a pubblici virtuali di tutto il mondo che guardano gli incontri alla TV e su altri dispositivi digitali. Effettivamente i mondiali del 2010 sono stati i più visti in tutti gli angoli della Terra (più di 3,2 miliardi di persone). Naturalmente, gli aspetti finanziari sono di natura altrettanto globale-locale: sono stati raccolti 1,6 miliardi di dollari con le sponsorizzazioni internazionali (Adidas, Coca Cola, Visa, McDonald’s).

Anche i palloni ufficiali della Coppa del Mondo sono esempio delle dinamiche glocali che sottendono la globalizzazione: fornito dall’Adidas, il pallone è stato chiamato “Jabulani” che in lingua zulu significa “Festeggiate”. Nonostante sembrassero di identità locale, i palloni Jabulani sono stati prodotti in Cina con una camera d’aria taiwanese e una gomma termoplastica di fattura indiana. Questi materiali venivano ricavati dal petrolio importato dal Medio Oriente e dalla Norvegia e trasportati da navi in prevalenza costruite in cantieri della Corea del Sud.

Diego Forlán e Shakira: un esempio di globalizzazione

Che cos’hanno in comune Diego Forlán e Shakira? L’esempio più eclatante di come la globalizzazione copra nello stesso momento tutte le scale geografiche coinvolge due delle superstar più celebrate della Coppa del mondo: il bomber colombiano Forlán, miglior giocatore del torneo, e la cantante-showgirl colombiana Shakira, che ha intonato l’inno ufficiale della Coppa del Mondo 2010 alle cerimonie di apertura e di chiusura del megaevento.

Nato nel 1979 in una famiglia di noti calciatori a Montevideo, in Uruguay, Forlán fu mandato fin da piccolo a studiare in scuole di lingua inglese. Quando la sorella rimase paralizzata, il 12enne Diego decise di guadagnare con il football professionistico abbastanza soldi da pagarle tutti i conti degli ospedali; ha infatti creato la Alejandra Forlán Foundation ed inoltre usato la sua fama globale anche in campagne televisive contro la guida pericolosa.

Nel 1998 è stato acquistato dal club argentino e con 36 gol all’attivo in sole 27 partite, il suo profilo globale si è innalzato in fretta. Nel 2002 è passato al Manchester United per 10 milioni di dollari. Dopo tre anni, è andato a giocare in due squadre spagnole. Nel 2012, terminati i Mondiali del 2010, si è trasferito a Milano nell’FC Internazionale, una delle squadre più blasonate d’Europa.

I momenti più felici li ha vissuti in Sudafrica, dove ha guidato il suo team ad un quarto posto; è divenuto capocannoniere del torneo ed ha vinto anche il Pallone d’oro come miglior giocatore della Coppa del mondo. Dunque, Forlán ed altri che si esibivano negli stadi sudafricani rappresentano le dinamiche glocali della globalizzazione, in quanto giocano nelle file di nazionali che intrattenevano pubblici locali e globali, mentre allo stesso tempo una parte consistente della loro identità calcistica restava legata alle squadre di appartenenza, sparse in grandi città del mondo.

Una decostruzione di Shakira, che ha incantato gli spettatori dei Mondiali, spiega chiaramente perché non dovremmo considerare la globalizzazione un fenomeno a se stante che rimane al di sopra delle dimensioni locale e nazionale. Shakira è nata in Colombia, da padre newyorkese di origine araba e da madre colombiana di origini catalane: madrelingua spagnola, dimostra un talento particolare per le lingue, tanto da parlare sin da piccola inglese e portoghese, oltre che a cavarsela bene con italiano, francese, catalano.

Nel 1998 è diventata una stella del rock latino arabeggiante, vendendo oltre 7 milioni di copie in tutto il mondo: il suo stile musicale è caratteristico in termini di “ibridazione”, ossia di combinazione di elementi e stili culturali diversi. Ad oggi, è una delle più grandi superstar dell’intrattenimento globale: è stata la protagonista del primo Kick-off Concert mai organizzato dalla FIFA, accompagnata dalla band sudafricana Freshly Ground. Shakira indossava un “abito regale africano”, creato per lei dallo stilista Roberto Cavalli (si trattava di una mise globale-locale con accessori africani).

Altre creazioni ibride globali-locali dei Mondiali 2010, della cultura materiale si riflettono nell’inno Waka Waka, tradotto in inglese con This Time for Africa. Le parole e la musica della versione di Shakira derivano dall’inno tradizionale di guerra camerunense Zangawela: sin da subito si è trasformata in un tormentone globale, che ha venduto più di 4 milioni di copie nel mondo.

Globalizzazione e identità

Ma che cosa hanno in comune (oltre alla formazione multilingue e ad uno straordinario talento) Shakira e Forlán? Sono sia i prodotti sia i catalizzatori di processi di globalizzazione che appaiono più comprensibili quando si considerino come mezzo di connessione tra ambito globale e ambito locale. In poche parole, la globalizzazione non si può ridurre a macrodinamiche isolate da contesti reali, ma va intesa come un reticolo di connessioni e di flussi complessi che legano la dimensione globale a quella locale e viceversa.

Verso una definizione di globalizzazione

La parola “globalizzazione” è stata usata in varie accezioni sia nella stampa popolare sia nella letteratura accademica per descrivere un processo, una condizione, un sistema, una forza e un’era; l’uso di queste etichette ingenera confusione, ecco perché l’autore del libro suggerisce di adottare il termine “globalità” per designare una condizione sociale caratterizzata da interconnessioni strette e dinamiche globali economiche, politiche, culturali e ambientali che rendono quasi tutti i confini e le linee di demarcazione in essere. Non dovremmo assumere né che la globalità sia del tutto realizzata, né che rappresenti un punto di arrivo che preclude qualunque sviluppo finale. Questo concetto descrive più che altro, una condizione sociale che, come tutte le condizioni, è destinata a cedere il passo a nuove costellazioni.

È ipotizzabile che la globalità si possa trasformare in “planetarietà”, ossia una condizione sociale nuova indotta dalla colonizzazione del nostro sistema solare. Alternative come queste mettono in luce il carattere indeterminato della globalità. Il termine globalizzazione si applica ad una serie di processi sociali che sembrano trasformare la nostra condizione sociale di nazionalità convenzionale in una condizione di globalità. In merito ai Mondiali del 2010, non significa che le dimensioni nazionale o locale si estinguano o diventino irrilevanti. Anzi, queste due dimensioni stanno modificando il proprio carattere per effetto del nostro spostamento verso la globalità.

Dunque, la globalizzazione consiste nel modificare forme di contatto umano: in realtà, qualunque prospettiva di globalizzazione implica 3 asserzioni:

  • Ci stiamo lasciando lentamente alle spalle la condizione di nazionalità moderna che si è costruita progressivamente dal XVIII secolo in poi;
  • Ci stiamo spostando verso la nuova condizione di globalità postmoderna;
  • Non l’abbiamo ancora raggiunta.

Al pari di “modernizzazione” e di altri sostantivi verbali che finiscono nel suffisso “zazione”, la globalizzazione evoca una sorta di dinamismo che viene colto nel migliore dei modi dal concetto di sviluppo, ossia un dispiegamento che segue andamenti riconoscibili. Questo dispiegamento potrebbe avvenire rapidamente o lentamente, ma corrisponde sempre all’idea di cambiamento, e implica pertanto una trasformazione.

Come opera la globalizzazione? Che cosa la determina? Ha una sola causa o vi è dietro una combinazione di fattori? Crea nuove forme di disuguaglianza e di gerarchia? Bisogna notare che la concettualizzazione della globalizzazione come processo dinamico anziché come condizione statica obbliga il ricercatore a studiare attentamente come si modificano le nostre percezioni del tempo e dello spazio mediate dalla tecnologia digitale.

Infine, usiamo il concetto di immaginario globale per descrivere la maggiore consapevolezza della connettività globale: in merito ai Mondiali del 2010, ciò non vuol dire che i contesti comunitari locali e nazionali abbiano perso la loro capacità di fornire alle persone un senso molto forte di appartenenza e di identità. Tuttavia, sarebbe un errore chiudere gli occhi dinanzi all’indebolimento dell’immaginario nazionale così come costruito storicamente nel XIX e nel XX secolo. Il rafforzamento della coscienza globale destabilizza e confonde lo stato-nazione convenzionale entro cui le persone immaginano la propria esistenza comunitaria: l’immaginario globale che sta emergendo si riflette anche nella trasformazione in atto nelle idee e nei valori che concorrono a formare agende e programmi politici concreti.

L’affermazione secondo cui la globalizzazione consiste in una serie di processi sociali circondati dal nuovo immaginario globale che ci spingono verso la condizione di globalità potrebbe eliminare il pericolo di definizioni circolari, però ci dà solo una caratteristica definitoria del processo: lo spostamento verso forme più intense di connettività e di integrazione. Questa definizione però è troppo generica, ma per ovviare a questo limite, dobbiamo identificare altre proprietà che la diversificano da altri set di processi sociali.

Focalizzando meglio il processo in questione, aumenta anche il rischio di creare dissensi accademici sulle definizioni: una delle ragioni per cui la globalizzazione rimane un concetto controverso è che non esiste alcun consenso accademico sui processi sociali che ne costituiscono l’essenza. La globalizzazione d’altronde è un processo ineguale: persone che vivono in varie parti del mondo vengono influenzate molto diversamente da questa gigantesca trasformazione di strutture sociali e sfere culturali. Di conseguenza, i processi sociali che concorrono a formare la globalizzazione sono stati analizzati e spiegati da vari commentatori in diversi modi e spesso contraddittori.

Oltre ad avere idee contrastanti sulle definizioni della globalizzazione, gli studiosi dissentono anche sulla sua portata, causazione, cronologia, impatto, traiettorie ed effetti politici. Molti esperti di studi della materia affermano che alla base della globalizzazione vi sono processi economici; altri privilegiano aspetti politici, culturali ed ideologici; altri ancora vedono l’essenza della globalizzazione in processi ambientali. L’errore sta nei tentativi dogmatici di ridurre un fenomeno tanto complesso come la globalizzazione ad uno o due ambiti che corrispondono alla propria expertise.

Nonostante divergenze di opinioni, si può rilevare una certa sovrapposizione tematica nei vari tentativi accademici di identificare le caratteristiche salienti dei processi di globalizzazione. Ad esempio, consideriamo le seguenti definizioni di globalizzazione fornite da studiosi:

  • La globalizzazione si può definire come l’intensificazione di relazioni sociali planetarie che legano località lontanissime, facendo sì che le vicende locali vengano influenzate da eventi che accadono a molte miglia di distanza e viceversa (Giddens);
  • La globalizzazione si potrebbe assimilare concettualmente ad un processo o ad un insieme di processi che incorpora una trasformazione nell’organizzazione spaziale di relazioni sociali e transazioni, che genera flussi e reti transcontinentali o interregionali di attività, interazione ed esercizio del potere (Held);
  • La globalizzazione come concetto si riferisce sia alla compressione del mondo sia all’intensificazione della concezione del mondo come un tutto unitario (Robertson).

Queste definizioni mettono in luce 4 qualità o caratteristiche che stanno alla base della globalizzazione:

  • Comporta sia la creazione di nuove reti sociali sia la moltiplicazione di connessioni di essere che tagliano trasversalmente confini economici, culturali e geografici;
  • Comporta l’espansione e l’estensione di relazioni, attività e connessioni sociali;
  • Comporta l’intensificazione e l’accelerazione di scambi e di attività sociali;
  • I processi di globalizzazione non avvengono solo a un livello oggettivo e materiale, ma coinvolgono anche il livello soggettivo della coscienza umana. La compressione del mondo che l’ha ridotto ad un luogo unico ha reso sempre più globale il quadro di riferimento per il pensiero e per l’azione degli esseri umani. La globalizzazione coinvolge sia le macrostrutture di una “comunità globale”, sia le microstrutture della “personalità globale”. Si estende in profondità all’assenza del Sé e delle sue inclinazioni, facilitando la creazione di identità individuali e collettive multiple, arricchite dall’intensificarsi delle relazioni tra il personale e il globale.

Dopo aver identificato le caratteristiche più importanti della globalizzazione, concentriamole in una singola frase che genera questa definizione: la parola “globalizzazione” designa l’espansione e l’intensificazione delle relazioni e della coscienza sociali nel tempo e nello spazio del mondo intero.

Capitolo 2. La globalizzazione e la storia: un fenomeno nuovo?

Pur essendo importantissima per l’intensificazione della connettività globale, la tecnologia fornisce solo una spiegazione parziale dell’ultima ondata di globalizzazione, in corso a partire dagli anni '80. Tuttavia, non si può negare che queste innovazioni abbiano avuto un ruolo cruciale nella compressione del tempo e dello spazio su scala planetaria. In particolare, Internet ha assunto un ruolo fondamentale, facilitando la globalizzazione mediante il World Wide Web (www) che connette miliardi di persone, associazioni della società civile e governi. Poiché la maggior parte di queste tecnologie esiste da meno di 3 decenni, sembra logico concordare con quei commentatori secondo cui la globalizzazione sarebbe un fenomeno relativamente nuovo.

L’espansione globale delle relazioni sociali e l’ascesa dell’immaginario globale sono processi graduali radicati nella storia: gli ingegneri che realizzano computer, gli aerei supersonici sono gli eredi di innovatori precedenti che hanno creato il motore a vapore, il telefono, la macchina da scrivere, ecc. Questi, a loro volta, devono la propria esistenza ad invenzioni tecnologiche più remote come il telescopio, i mulini a vento, le navi d’altura. Potremmo addirittura risalire alle prime rivoluzioni tecnologiche e sociali, come la produzione della carta, lo sviluppo della scrittura, l’invenzione della ruota, la coltivazione delle piante, la nascita del linguaggio, l’evoluzione umana.

La novità in merito alla globalizzazione dipende da quanto siamo disposti a estendere la rete di causazione da cui derivano i recenti sviluppi tecnologici e sociali che ormai quasi tutti associano a questa parola tanto abusata.

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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher noemipedagogista di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei mutamenti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Lombardo Enzo.
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