Espulsioni: brutalità e complessità nell'economia globale
Saskia Sassen - Capitolo 1
Le economie si contraggono, le espulsioni aumentano
Quella di oggi è una forma di accumulazione primitiva attuata per mezzo di operazioni complesse e specializzate, dalla logistica dell'outsourcing agli algoritmi della finanza. Dopo 30 anni di sviluppi di questo tipo, constatiamo che le economie si contraggono nel mondo, le distruzioni della biosfera avanzano a livello planetario e ricompaiono forme estreme di povertà e di brutalizzazione, in luoghi dove pensavamo che fossero state eliminate o sul punto di scomparire.
Quello che chiamiamo "sviluppo economico" dipende dalla pratica di estrarre beni nel mondo perciò, è dovuta all'adozione di nuove tecnologie complesse, inviarli altrove: una rapida espansione di che oggi mettono a repentaglio componenti essenziali della biosfera, mentre dissemina l'ambiente umano di distese di terre e acque morte.
Si tratta di una vecchia storia: la crescita economica non è mai stata molto delicata, ma le accelerazioni degli ultimi 3 decenni segnano un'epoca nuova, poiché minacciano una quantità crescente di esseri umani e di luoghi in tutto il mondo. Questa crescita assume tratti e contenuti specifici, che distinguono l'insieme di paesi diversamente sviluppati (nord globale) da quello di paesi meno o diversamente sviluppati (sud globale).
Per esempio, le élite predatorie si intromettono da molto tempo negli affari dei paesi poveri, ricchi di risorse naturali, non in quelli dei paesi sviluppati. Secondo la tesi dell'autore del libro, ciò che vediamo emergere non sono élite predatorie quanto "formazioni" predatorie, una combinazione di élite e capacità sistemiche, il cui fattore abilitante è la finanza, che spinge il sistema in direzione di una concentrazione sempre più acuta. Ciò che interessa a Sassen sono le forme estreme che oggi essa assume in un crescente numero di campi e in gran parte del mondo.
I ricchi e le imprese globali non avrebbero potuto da soli concentrare nelle proprie mani una quota elevata della ricchezza mondiale. Hanno ricevuto un aiuto "di natura sistemica": un'interazione complessa di questi attori con sistemi riorientati al fine di conferire loro il potere di concentrare elevate quantità di ricchezza. Tali capacità sistematiche sono una combinazione variabile di innovazioni tecniche, di mercato e finanziarie, abilitate dall'azione dei governi, infatti esse costituiscono una condizione semiglobale, benché funzionano tramite le caratteristiche specifiche (economiche politiche, sistemi giuridici, governi) dei vari paesi. Inoltre, possiedono enormi capacità di intermediazione (una sorta di cortina di nebbia che ci impedisce di vedere che cosa ci sia dietro); ma da un secolo fa ad oggi, le strutture sottese alla concentrazione non sono più i feudi di pochi baroni ladri, quanto gli assemblaggi complessi di una molteplicità di elementi.
Si tratta, secondo Sassen, di un sistema (che concentra ricchezza) del tutto peculiare, rispetto per esempio, ad un sistema che determinava l'espansione e la relativa prosperità di lavoratori e ceti medi, come accadde durante la maggior parte del XX secolo nel nord globale, nonostante non fosse un sistema così perfetto, perché caratterizzato da disuguaglianza, concentrazione della ricchezza, povertà, razzismo.
Nuove forme di accumulazione primitiva
Nella nostra modernità globale assistiamo all'ascesa di forme di accumulazione "primitive", solitamente associate ad economie precedenti: tali forme moderne di accumulazione primitiva non hanno nulla a che vedere con le antiche recinzioni che in Inghilterra sottrassero terre agli usi comuni per destinarle al pascolo delle pecore da lana e soddisfare, di conseguenza, la domanda dell'industria tessile inglese durante la Rivoluzione Industriale. Oggi occorrono strumenti tecnici e giuridici complessi per realizzare quelle che in sostanza non sono altro che semplici operazioni di estrazione di risorse o ricchezza.
La disuguaglianza globale, se continua ad aggravarsi, può raggiungere un punto oltre il quale è più esatto definirla una forma di espulsione: verso il fondo della scala sociale, per le masse di poveri e indigenti, si tratta di espulsione dal proprio spazio virtuale; mentre per chi si trova al vertice della piramide sociale, questo esito significa la liberazione dalle responsabilità derivanti dall'appartenenza alla società, il via libera all'estrema concentrazione della ricchezza disponibile nella società e l'assenza di qualsiasi propensione a redistribuire quella ricchezza.
Per rendere visibile l'attuale capacità sistemica di trasformare velocemente realtà familiari in casi estremi, Sassen si concentra sul mondo sviluppato. Questi argomenti mettono in risalto la rapidità con cui la nostra normalità può evolvere nel suo opposto: si verificano due forme acute di espulsione che hanno particolari probabilità di diffondersi in certe parti del mondo:
- L'aumento, verificatosi negli ultimi due decenni, della popolazione sfollata, segnatamente nel sud globale;
- La rapida crescita della popolazione carceraria in un numero sempre maggiore di paesi del nord globale.
Queste, ed altre questioni, lasciano intravedere una mutazione sistemica multisituata: nel sud globale, sia le diverse cause dello sfollamento sia il futuro degli sfollati portano a mettere in discussione la classificazione ufficiale degli sfollati adottata dalle Nazioni Unite; nel nord globale, dove quella che prima era l'incarcerazione dovuta ad un crimine (commesso o meno) oggi sta diventando una sorta di "internamento" di masse umane, un'attività che viene svolta sempre di più a scopo di lucro, con gli Stati Uniti all'avanguardia anche in questo.
Contraddizioni insostenibili? Dall'incorporazione all'espulsione
Il modo in cui un'economia cresce ha una notevole importanza: economie diverse fra loro possono avere lo stesso tasso di crescita, in quanto la loro diversità può andare da una bassa disuguaglianza, accompagnata dalla presenza di una classe media prospera, ad una disuguaglianza estrema, cui fa riscontro la forte concentrazione della crescita al vertice. Queste differenze esistono tanto fra paesi quanto al loro interno: Germania ed Angola, per esempio, avevano nel 2000 lo stesso tasso di crescita del PIL, ma le loro economie sono molto diverse, così come anche gli effetti redistributivi della crescita.
La Germania investe una buona parte delle risorse pubbliche nelle infrastrutture di tutto il paese ed offre ai cittadini un ampio ventaglio di servizi, dalla sanità al sistema del trasporto pubblico, ferroviario e su strada. Al contrario, l'Angola non fa nulla del genere, sceglie di aiutare una ristretta élite a soddisfare i propri desideri, e per assecondarla investe nel lusso della capitale Luanda, che ha reso la città più cara del mondo.
Queste differenze si possono sviluppare nel tempo anche in un singolo paese, come per esempio negli Stati Uniti durante gli ultimi 50 anni: nel secondo dopoguerra, le componenti cruciali delle economie di mercato occidentali erano l'alta intensità del capitale fisso, la standardizzazione della produzione, l'ampliamento dei centri urbani e delle periferie e l'edificazione di new towns. Queste tendenze erano evidenti in paesi del Nord e del Sud America, dell'Europa, dell'Africa e dell'Asia, dove spiccavano il Giappone e le "tigri asiatiche".
Queste forme di crescita economica contribuirono all'espansione delle classi medie, dunque, non eliminarono la disuguaglianza, la discriminazione o il razzismo, ma ridussero le tendenze sistemiche alla disuguaglianza estrema, dando vita ad un regime economico imperniato sulla produzione e sul consumo di massa, con sindacati dei lavoratori forti in questi settori e varie forme di sostegno statale. Altri deterrenti della disuguaglianza erano le forme culturali che accompagnarono quei processi, sorrette poi dai modelli di vita che ne derivano.
In queste tendenze, la produzione manifatturiera, con le politiche pubbliche, ha svolto un ruolo forte, fungendo da settore trainante delle economie di mercato per gran parte del XX secolo: la produzione industriale di massa ha creato le condizioni economiche per l'espansione della classe media, in quanto:
- Ha facilitato l'organizzazione dei lavoratori, la cui forma più nota è stata la sindacalizzazione;
- Si è basata sul consumo delle famiglie, da cui ne è derivata l'importanza dei livelli salariali nel creare domanda in economie che erano per lo più sostanzialmente chiuse;
- I livelli salariali e i benefici sociali elevati dei settori industriali di punta sono diventati un modello per settori più ampi dell'economia, anche se non industriali o non altrettanto sindacalizzati.
La fine della guerra fredda avviò una delle fasi economiche più brutali dell'era moderna, però portò ad un radicale rimaneggiamento del capitalismo, il cui effetto fu quello di aprire lo spazio globale a modi nuovi di estrazione del profitto o ad una espansione vertiginosa di quelli esistenti, come i mutui per l'acquisto di modeste abitazioni, o per mezzo di strumenti per niente plausibili, come i subprime credit default swaps, una componente chiave del sistema bancario ombra.
Anche la rapida crescita dell'industria cinese rientra in questa nuova fase del capitalismo globale decollata negli anni '80. Questo rimaneggiamento è percorso da due logiche:
- Di natura sistemica e si estrinseca nelle politiche economiche e nelle misure di regolamentazione prevalse quasi ovunque, i cui capisaldi sono la privatizzazione e l'eliminazione dei dazi all'importazione. Tutto questo si manifesta nell'incessante ridda di normative fiscali e monetarie delle economie capitalistiche, sia pure con un'intensità che varia a seconda dei paesi.
- Presiede alla costante espansione nel mondo delle aree che vengono trasformate in zone estreme preordinate per i nuovi modi di estrazione del profitto, o per la proliferazione di quelli esistenti. Tra le più note zone, vi sono le città globali e gli spazi destinati al lavoro in outsourcing: ogni zona costituisce uno specifico contesto locale, che offre le varie condizioni richieste dalle imprese globali, poiché ciascuna di esse operi in stadi differenti del processo economico globale (es. la formazione di sistemi di computer per l'alta finanza rispetto alla produzione di componenti per quei computer). Altri contesti dell'economia globale odierna sono le piantagioni e i siti di estrazione delle risorse, destinati a produrre prevalentemente per l'esportazione.
La città globale è lo spazio in cui si producono alcuni degli input più avanzati per le imprese. L'outsourcing di operazioni standardizzate e su scala di massa ha invece la sua sede naturale in spazi destinati alla produzione di routine di componenti, ai call center, al lavoro d'ufficio. Oltre ai settori intermedi, come i trasporti, entrambi questi tipi di spazi sono fra i principali ambiti strategici dell'attuale economia globale. Tali spazi sono i luoghi in cui divengono manifeste le molteplici regolamentazioni e garanzie contrattuali di cui essi hanno beneficiato, elaborate e attuate dai governi di tutto il mondo e dai principali organismi internazionali; si tratta in entrambi i casi di lavoro pagato quasi ovunque dai contribuenti.
A caratterizzare le economie di mercato avanzato: la disuguaglianza fra le capacità di profitto di differenti settori economici e fra le capacità di guadagno di differenti tipi di lavoratori. Il primo decennio degli anni Duemila contribuisce a illustrare l'incessante ascesa dei profitti societari e la concomitante riduzione della quota della tassazione delle imprese sulle entrate fiscali federali; verso la fine del decennio, la crisi provocò un brusco e momentaneo calo dei profitti, che nel complesso continuarono a crescere. L'ampiezza della disuguaglianza e dei sistemi in cui essa si incorpora, e che fungono da tramite per tali esiti, ha generato delle distorsioni nel funzionamento di diversi mercati, dal mercato del capitale a quelli delle case e del lavoro.
La crescita dei disavanzi pubblici è stata alimentata anche dall'aumento dell'evasione fiscale, agevolata dallo sviluppo di complessi strumenti contabili, finanziari e legali. La stima dell'evasione fiscale si basa sulla giustapposizione delle dimensioni delle economie ombra stimate dalla Banca Mondiale, con l'analisi del carico tributario medio per paese della Heritage Foundation. L'evasione fiscale va dall'8,6% del PIL negli Stati Uniti al 43,8 % in Russia.
Murphy constata che questa evasione fiscale si spiega con la combinazione di due fattori:
- La debolezza delle regole sulla contabilità e sulla trasparenza
- L'insufficienza degli stanziamenti di fondi a favore delle attività destinate a far rispettare le leggi fiscali.
Gli Stati Uniti hanno il maggiore importo assoluto di evasione fiscale, il che dipende in parte dalle dimensioni dell'economia (lo studio adoperato esclude l'evasione fiscale "legittima"). Chi si perde in tutto ciò sono i cittadini e gli Stati: questi ultimi divengono più poveri, in parte a causa dell'evasione fiscale e in parte perché aumentano i cittadini impoveriti, meno capaci di far fronte ai loro obblighi sociali.
Il GPI (indicatore di progresso autentico) è un'ampia misura che comprende condizioni sociali e costi ambientali; aggiusta la spesa per mezzo di 26 variabili, onde tenere conto sia di costi come quelli provocati dall'inquinamento, dalla criminalità e dalla disuguaglianza, sia di attività benefiche che non comportano passaggio di mano di denaro, quali il lavoro domestico e il volontariato.
Sulla scorta dei dati pubblicati dall'FMI su spesa pubblica e misure di aggiustamento in 181 paesi, possiamo affermare che i dati, usati in 314 studi da Ortiz e Cummins, dimostrano che ¼ dei paesi sta subendo una "contrazione eccessiva", intendendo per tale un taglio che nel biennio post-crisi 2013-2015 faccia scendere la spesa pubblica, in % del PIL, al di sotto del livello pre-crisi del 2005-2007. Gli autori arrivano alla conclusione che la contrazione fiscale sia più severa nel mondo in via di sviluppo: sostengono che la propensione mondiale al consolidamento fiscale tende ad aggravare la disoccupazione, a spingere al rialzo i costi degli alimenti e del carburante e a ridurre l'accesso di molte famiglie a servizi essenziali in tutti i paesi in questione. Quelle famiglie stanno sostenendo il costo di una "ripresa" che non le ha neppure sfiorate.
Alcuni dei principali processi che accrescono la disuguaglianza sotto il profilo della capacità di realizzare profitti e guadagni sono parte integrante dell'economia dell'informazione avanzata; l'aggravarsi della disuguaglianza non è un'anomalia né, nel caso dei guadagni, il risultato del lavoro a basso salario degli immigrati.
La trasformazione della finanza e dei servizi
Uno di tali processi è costituito dall'ascesa e dalla trasformazione della finanza, consistenti in particolare nella cartolarizzazione, nella globalizzazione e nello sviluppo di nuove tecnologie delle telecomunicazioni e del lavoro in rete computerizzato.
Un'altra fonte di disuguaglianze nella capacità di realizzare profitti e guadagni è data dalla crescente intensità di uso dei servizi nell'organizzazione dell'economia in generale, vale a dire dalla crescita della domanda di servizi da parte di imprese e famiglie. Nella misura in cui nel settore dei servizi i livelli di competenza tecnica richiesta ai lavoratori, ossia le loro retribuzioni, tendono a polarizzarsi, la crescita della domanda di servizi riproduce nella società in generale le disuguaglianze che ne derivano.
La capacità eccezionale di realizzare profitti, che è propria di molte industrie dei servizi avanzate, è incorporata in una complessa combinazione di nuove tendenze: l'adozione di tecnologie che rendono possibile l'ipermobilità del capitale su scala globale; la deregolamentazione dei mercati, che consente di realizzare quell'ipermobilità nella massima misura possibile; e le invenzioni finanziarie, come la cartolarizzazione, che liquefanno capitali sin ora illiquidi e consentono di farli circolare più rapidamente, generando profitti o perdite addizionali.
La globalizzazione accresce la complessità, la natura strategica e l'attrazione di queste industrie di servizi: ciò ha contribuito a valorizzarle, anche in modo esorbitante, come gli strepitosi aumenti retributivi attribuiti ai professionisti di alto livello a partire dagli anni '80 del Novecento, una tendenza che oggi è diventata normale in molte economie avanzate.
Indubbiamente è negli Stati Uniti che si possono ben leggere queste tendenze: i dati rilevati indicano una brusca crescita della disuguaglianza. Si è registrato tra gli anni Venti e primi anni Trenta, che la formalizzazione dei rapporti di lavoro ha contribuito all'introduzione di un insieme di regolamentazioni che, nel complesso, hanno protetto i lavoratori e messo al sicuro i guadagni ottenuti mediante lotte spesso violente; inoltre, la stessa formalizzazione ha comportato anche l'esclusione di particolari segmenti di forza lavoro, quali le donne e le minoranze, specie in certe industrie massicciamente sindacalizzate. Questo periodo d'oro per il lavoro organizzato ebbe fine negli anni '80, infatti la disuguaglianza aveva ripreso a crescere fortemente subito dopo.
Il sud globale ha avuto la propria versione della contrazione dell'economia: dopo oltre 20 anni di programmi di ristrutturazione imposti dall'FMI e dalla Banca Mondiale, oggi molti di quei paesi hanno debiti verso vari prestatori privati rappresentati dall...
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