CAPITOLO 3 LA COMUNICAZIONE DI MASSA _________________________________________________________ 1
– LA STORIA DEI MEDIA E MUTAMENTO SOCIALE ___________________________________________________ 1
La scrittura___________________________________________________________________________________________ 1
La stampa ___________________________________________________________________________________________ 2
Le telecomunicazioni __________________________________________________________________________________ 2
– LE GRANDI PROSPETTIVE TEORICHE ____________________________________________________________ 3
L’ago ipodermico _____________________________________________________________________________________ 3
Gli “effetti limitati” e il flusso di comunicazione a due strati ___________________________________________________ 4
Usi e gratificazioni _____________________________________________________________________________________ 4
La teoria critica _______________________________________________________________________________________ 5
I Cultural Studies ______________________________________________________________________________________ 5
La Scuola di Toronto ___________________________________________________________________________________ 6
– LA PRODUZIONE DELLE NOTIZIE _______________________________________________________________ 7
– LA PUBBLICITÀ _____________________________________________________________________________ 8
– IL PUBBLICO E LA FRUIZIONE MEDIALE __________________________________________________________ 8
– GLI STUDI AUDIOMETRICI SUL PUBBLICO ________________________________________________________ 9
– GLI EFFETTI DEI MEDIA ______________________________________________________________________ 11
Media forti o media deboli? ____________________________________________________________________________ 11
I differenziali di conoscenza ____________________________________________________________________________ 11
La spirale del silenzio _________________________________________________________________________________ 11
La coltivazione televisiva ______________________________________________________________________________ 12
L’agenda setting _____________________________________________________________________________________ 12
CAPITOLO 4 LA COMUNICAZIONE MEDIATA DAL COMPUTER ___________________________________________ 13
– COSA C’È DI NUOVO NEI NUOVI MEDIA ________________________________________________________ 13
– LA STORIA DI INTERNET _____________________________________________________________________ 13
– TEORIE SOCIOPSICOLOGICHE DELLA COMUNICAZIONE MEDIATA DAL COMPUTER ______________________ 14
Prima generazione: Cmc socialmente povera ______________________________________________________________ 14
Seconda Generazione: Cmc socialmente ricca _____________________________________________________________ 14
Terza Generazione: Cmc come dimensione quotidiana ______________________________________________________ 15
– LA COSTRUZIONE DELL’IDENTITÀ ONLINE _______________________________________________________ 15
– LE COMUNITÀ VIRTUALI _____________________________________________________________________ 16
– RETI, POLITICA E SFERA PUBBLICA _____________________________________________________________ 16
– I NUOVI MOVIMENTI DELLA SOCIETÀ IN RETE ___________________________________________________ 17
DAL SOFTWARE LIBERO ALLA LIBERA CONOSCENZA ________________________________________________ 17
NUOVI APOCALITTICI E NUOVI INTEGRATI ________________________________________________________ 18
CAPITOLO 3
LA COMUNICAZIONE DI MASSA
– LA STORIA DEI MEDIA E MUTAMENTO SOCIALE
A partire dalla metà del XX secolo si incontra per la prima volta la parola media. Derivata dalla parola latina medium,
strumento, mezzo. La parola al plurale è preceduta spesso da mass, creando la parola mass media, entrata a far parte
del vocabolario italiano dagli anni Sessanta, col significato di “mezzi di comunicazione di massa”. Essi accompagnano
le pratiche comunicative già esistenti, senza sostituirle. Nelle società occidentali di oggi la comunicazione quotidiana
è di tipo mediato. Alla comunicazione interpersonale, costituita dall’insieme di espressioni del corpo umano, si affianca
la comunicazione che utilizza e attraversa la tecnologia, più o meno sofisticata.
Non si tratta solo di un cambiamento quantitativo, ma anche e soprattutto qualitativo della conoscenza: alcuni saperi
sono andati perduti mentre molti altri ci lasciano perplessi o insicuri.
La scrittura
Per scrittura si intende “un sistema codificato di marcatori visivi per mezzo del quale lo scrivente poteva
Non è possibile datare un
determinare le parole esatte che il lettore avrebbe prodotto a partire dal testo”.
momento esatto in cui da semplici graffiti si è passati a questo. Le prime forme di scrittura si sviluppano dal 4000
a.C. in Egitto e Mesopotamia. Si tratta di pittogrammi, icone, rappresentazioni grafiche dirette degli oggetti della
comunicazione, infatti un disegno stilizzato rappresentava quella cosa e basta; seguono i sistemi ideografici, cioè
il disegno stilizzato può indicare non solo la cosa rappresentata ma anche un concetto; intorno al 1300 a.C.
compare la prima scrittura alfabetica, comunemente attribuita ai fenici. L’alfabeto con ogni singolo segno
rimanda a uno dei suoni che compongono la lingua parlata, a un fonema o a sistemi di fonemi (sillabe).
La linea di separazione tra questi tipi di disegni grafici è molto netta solo in teoria, perché storicamente non lo è,
si presenta sfumata. Gli ideogrammi si trovano a metà strada tra le altre due perché conservano una similitudine
col proprio significato, ma questa somiglianza non è sufficiente per interpretarle senza uno studio adeguato. Oggi
usiamo i numeri arabi, che sono ideogrammi, segni uguali universalmente ma, se trascritti foneticamente, diversi
di lingua in lingua. Essi costituiscono un insieme di ideogrammi semplice ed efficace, perché con dieci segni diversi
combinati tra loro si è in grado di comporre qualunque numero.
I fenici cominciarono a tenere traccia delle loro attività con l’aiuto di un sistema alfabetico, il primo in assoluto. È
un alfabeto diverso dal nostro, senza vocali e sillabico, quindi la lettura avveniva correttamente solo a conoscenza
del contesto in cui viene utilizzata ed una buona padronanza della lingua.
I greci introducono le vocali intorno al 600, avvicinandoci gradualmente al nostro alfabeto latino. L’alfabeto
semplifica l’apprendimento, favorisce la diffusione sociale della scrittura e accompagna mutamenti estesi e
profondi nella scrittura della società. La prima funzione della scrittura è il sostegno degli apparati burocratici,
economici e repressivi delle istituzioni dominanti.
Quando una società passa dalla cultura orale a quella chirografica (cioè che conosce l’uso della scrittura)
avvengono dei cambiamenti sostanziali analizzati nel dettaglio da diversi autori. Ogni nuova tecnologia
comunicativa è accolta con giudizi contrastanti, e anche l’introduzione della scrittura ha avuto i suoi critici.
Cultura orale/scrittura
orale è l’udito, mentre quello della scrittura è la vista. Attraverso il senso privilegiato si ampliano le
• il senso privilegiato con la cultura
conoscenze. Con la scrittura la conoscenza viene fermata, quella orale è volatile.
• nella cultura orale l’apprendistato è diretto, con la scrittura nasce lo studio sui libri.
• la trasmissione del sapere prevede una partecipazione attiva; la scrittura rende la conoscenza più distaccata e meno socializzante.
• gli anziani erano tenuti in particolare considerazione visto il loro essere unici custodi del sapere; questo si indebolisce con la diffusione
della scrittura.
• la cultura orale investe risorse per conservare il passato e non perdere le proprie radici, con la scrittura si investe nell’innovazione.
• la cultura orale vive in un tempo presente multiforme, con la scrittura si entra nella storia e si conquista una percezione cronologica degli
eventi.
• Il discorso è ridondante, la scrittura è concisa, essenziale.
• il discorso orale è paratattico, cioè con frasi brevi e coordinate, il testo scritto è ipotattico, cioè con diverse proposizioni subordinate a
una proposizione principale, questo tipo di struttura consente espressioni del pensiero complesse e articolate. 1
La stampa
La stampa in Europa era conosciuta già dal 14° secolo, ma si utilizzava il metodo della xilografia: una tavoletta
incisa col testo e le immagini che veniva pressata su un supporto. Venivano stampate singole pagine e quindi
dovevano essere costruite ad hoc.
La rivoluzione della stampa è stata la tecnica della stampa a caratteri mobili. Tale tecnica è importante poiché i
singoli caratteri sono riposizionabili e riutilizzabili in un modo semplice e rapido, permettendo la produzione di
opere su vasta scala e iniziando l’avvicinamento a quelli che diventeranno i mezzi di comunicazione di massa. Nella
loro veste esteriore i primi libri stampati ricordano molto le opere manoscritte e solo in un secondo momento
vengono introdotte le caratteristiche che rendono un libro facile e piacevole da leggere.
La stampa rappresenta il preludio ad una svolta epocale nella società europea, che conoscerà in quei secoli il
passaggio dal Medioevo all’età industriale e al capitalismo. Stampare un libro significa meccanizzare quella che
era sempre stata un’attività manuale.
Il libro stampato rappresenta la prima merce uniforme e ripetibile. Il libro si trasforma da oggetto “sacro” a
oggetto di consultazione e di consumo. Il primo libro ad essere stampato è stata la Bibbia. La diffusione popolare
del testo più antico e conosciuto dall’uomo è il primo caso di generalizzazione della conoscenza. L’uomo comune
la poteva leggere a casa senza la mediazione del clero e leggerla a breve nella propria lingua.
Con la diffusione dei libri in lingua volgare si costruirono le varie letterature nazionali. Le lingue volgari si
standardizzarono e fecero da collante per interi popoli. È l’alba del concetto di stato-nazione e del sentimento
nazionalista.
Un altro concetto del tutto nuovo fu quello di autore, che prima della stampa era una figura del tutto marginale.
Accanto al concetto di autore nasce anche quello di proprietà intellettuale: copiare un libro diventa un abuso e
modificare a proprio piacimento il testo di un libro diventa esecrabile portando, nel 1709 alla nascita in Inghilterra
della prima legge sul copyright.
La stampa prese anche la via dell’informazione con la pubblicazione del primo periodico a Venezia alla fine del
Cinquecento al prezzo di una gazzetta.
Fine Settecento si inizia a parlare di “sistema dei media” riferendosi a libri, giornali, riviste, le loro reti di
distribuzione e i luoghi di fruizione. Questo sistema rappresenta l’atto di nascita dell’opinione pubblica, come
dibattito razionale, liberale e critico, su argomenti di politica e attualità.
La stampa ha generato anche sospetti e diffidenze da parte di chi scorgeva nei libri una minaccia all’ordine
costituito. In primo luogo la potente chiesa cattolica. L’indice dei libri proibiti è sopravvissuto fino al 1966, quando
venne abolito da Papa Pio VI in occasione del Concilio Vaticano II. Anche il mondo protestante e quello islamico
avevano attuato la loro censura, la quest’ultima non era mossa solo da motivi religiosi: le autorità potevano
bandire un libro sulla base di motivi morali o politici.
Ancora oggi il diritto di stampa è imbrigliato ovunque da una serie di dispositivi di legge che prevedono per i
trasgressori reati come quello di stampa clandestina.
Le telecomunicazioni
Le telecomunicazioni in antichità dovevano avere un supporto fisico per far sì che funzionassero e che le
informazioni viaggiassero. Uno dei sistemi più efficienti era il telegrafo ottico: sistema di segnalazione costituito
da grandi lanterne semaforiche poste in cima a torri erette in successione a distanze opportune. Questo metodo
però soffre di troppa dipendenza dalle condizioni climatiche, dalla conformazione del territorio, dai sistemi di
codifica estremamente elementari che non permettevano di inviare messaggi complessi in modo rapido ed
efficace.
Lo sviluppo delle reti ferroviarie, associato alle prime applicazioni dell’elettricità, rese possibile la nascita del
telegrafo. Le linee telegrafiche resero possibile la separazione tra il mondo dei trasporti fisici e quello della
comunicazione. Il telegrafo fu brevettato per ma prima volta in Inghilterra da William Fothergill Cooke e Charles
Wheatstone. Anche Samuel Morse brevettò il telegrafo in Francia. Il codice morse è uni dei primi esempi di codice
binario, analogo ai linguaggi per computer. Morse invia anche il primo messaggio ufficiale: un verso della Bibbia
tra Washington e Baltimora grazie ad un finanziamento del Congresso degli Stati Uniti per dimostrare i benefici
della nuova tecnologia di comunicazione. Fu poi trasmesso il primo messaggio di pura informazione lungo un cavo
sottomarino collegando il Vecchio e il Nuovo Mondo.
Il mondo della comunicazione cambia sempre più rapidamente, fino ad arrivare all’invenzione del telefono.
Antonio Meucci crea un prototipo e anch’esso non è attribuibile ad una singola persona. Egli era troppo povero
2
per sostenere i costi della registrazione del brevetto per tutto il XX secolo si attribuì la paternità del telefono a
Graham Alexander Bell, che lo brevettò nel 1876. Solo nel 2002 il congresso degli Stati Uniti con una decisione
storica ha riconosciuto ufficialmente a Meucci i suoi meriti. Il telefono è più facile e intuitivo e non vi è nulla da
imparare. L’unico intermediario inizialmente era la centralinista che metteva in collegamento con l’utente
desiderato. Col tempo si è rivelato uno strumento di comunicazione domestico, entrò nelle case e coinvolse anche
la categoria sociale delle casalinghe spesso escluse dalle tecnologie di comunicazione.
Le reti ferroviarie, telegrafiche e telefoniche hanno comportato una repentina riduzione delle distanze
geografiche. Nel 1884 a Washington ci fu la Conferenza internazionale sui meridiani e venne deciso Greenwich
come punto di partenza per la suddivisione del pianeta in 24 fusi orari. Questo ha sancito un nuovo tipo di
esperienza: la simultaneità despazializzata.
Il passo successivo fu quello della radio, proposta da Guglielmo Marconi che applicò le ricerche di Volta, Edison ed
Hertz. Le prime applicazioni avvennero in campo militare tra le navi da guerra. L’unico inconveniente è che il
segnale viaggiando nell’etere era disponibile all’ascolto anche dei nemici, quindi per necessaria riservatezza, si
crittografò col tempo il segnale così da renderlo incomprensibile al nemico. Dopo la 1GM ci si rese conto del
potenziale comunicativo del mezzo e si usò il termine broadcast, l’atto di seminare i semi “a spaglio”, cioè in modo
casuale attorno a se. La radio fa lo stesso: “getta” il messaggio nell’ambente circostante senza un destinatario
preciso. Nel 1920 iniziarono le trasmissioni negli Stati Uniti con la Kdka. Due anni dopo in Inghilterra si costituì la
BBC.
L’utilizzo dell’etere a scopi comunicativi rende un bene di tutti e inesauribile (l’aria), un patrimonio finito e
amministrato dallo stato come “cosa pubblica”.
Le emittenti negli Stati Uniti si sviluppano grazie ai finanziamenti degli spazi pubblicitari sottratti alla stampa. In
Europa si afferma il modello delle emittenti pubbliche sostenute dal canone e dalle imposte di vendita degli
apparecchi riceventi. La radio è quindi da considerarsi il primo mass medium, perché entra nelle case a qualsiasi
ora, si rivolge a persone di qualsiasi classe sociale, il suo ascolto non impegna eccessivamente e che non è
incompatibile coi normali lavori quotidiani.
Il passaggio alla televisione era quasi scontato. Le prime trasmissioni pubbliche sperimentali ebbero inizio negli
USA e in Inghilterra nel 1929. Dopo l’interruzione dovuta alla guerra, negli anni ‘50 presero il via le trasmissioni
pubbliche regolari: in Italia la Rai (Radio Audizioni Italiane) iniziò a trasmettere i suoi programmi nel 1954, sotto
diretto controllo statale. Nel 1961 nacque il secondo canale, a cui si affiancò il terzo nel 1979.
Il processo di comunicazione di massa fondamentalmente è distinto dagli altri tipi di comunicazione e ha delle
peculiarità. La comunicazione di massa si basa su organizzazioni complesse per produrre e diffondere messaggi
indirizzati a pubblici molto ampi e inclusivi, comprendenti settori estremamente differenziati della popolazione.
– LE GRANDI PROSPETTIVE TEORICHE
Ogni individuo nella nostra società sa che il controllo sui grandi mezzi di comunicazione garantisce anche il controllo
su opinioni e atteggiamenti di masse di individui. La sociologia della comunicazione propone una forma di conoscenza
meno banale, più riflessiva e mediata. Ecco alcune principali prospettive teoriche con cui i sociologi hanno affrontato
lo studio scientifico della comunicazione di massa.
L’ago ipodermico
La teoria dell’ago ipodermico o del proiettile magico è considerata una modalità di lettura dei media intuitiva e
immediata. Risale ai primi decenni del 900, periodo in cui i mass media e in particolare la radio raggiungono una
fruizione di massa estesa all’intera società.
Le prime strategie di propaganda bellica durante il primo e il secondo conflitto mondiale vedevano i mezzi come
la radio, la stampa e il cinema come strumenti in grado di inoculare sotto la pelle delle persone qualsiasi tipologia
di messaggio. La massa costituiva il bersaglio dei proiettili mediali sparati dai controllori della pubblica opinione
mossi da interessi personali o di parte. La semplicità della teoria si riassume con: i media manipolano l
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