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Definizione di informazione secondo Garzanti

Il dizionario Garzanti del 2003 definisce nei seguenti modi l’informazione:

  • Elemento che consente di avere conoscenza di fatti o eventi
  • Notizia, ovvero qualcosa di nuovo
  • Dato che si affida alla memoria di un computer (informatica)
  • Insieme dei messaggi ereditari contenuti nei geni dei cromosomi di una cellula (informazione genetica)

Una definizione molto semplice e precisa ci dice che l'informazione si può considerare come la "percezione di una differenza" (Gregory Bateson). Per produrre informazione, infatti, occorrono due entità (reali o immaginarie) tali che la differenza fra di esse possa essere percepita da una qualche entità elaboratrice di informazioni (un cervello, un sensore, un calcolatore, ecc.).

Unità minima dell'informazione e comunicazione

Nella scienza dell'informatica, l'unità minima dell'informazione è il bit, che rappresenta la quantità minima di informazioni. È solo dall'incontro con questi elementi esterni (esseri umani, animali, macchine) che le informazioni diventano per noi qualcosa di importante a cui conferiamo un significato e che possiamo studiare da un punto di vista sociologico.

I geroglifici egizi

Riteniamo utile qualche considerazione sui geroglifici egizi: questi "segni", per lungo tempo, hanno costituito un esempio di informazione "pura", cioè di differenze percepite (i singoli segni impressi su papiro o su pietra, sicuramente non dovuti al caso), alle quali non si riusciva ad associare alcun significato fino al 1799, anno della scoperta della stele di Rosetta. Questa ha permesso di identificare una struttura nella lingua dei geroglifici, tale da permettere l'interpretazione degli stessi, fino ad allora totalmente incomprensibile per archeologici e linguisti.

Origine e studio della comunicazione

La parola "comunicazione" deriva da un'antichissima radice sanscrita "com" (mettere in comune), successivamente evoluta nel latino "communis" (comune). Studiare la comunicazione umana significa anche, in un modo o nell'altro, studiare la società: è questo ciò che giustifica l'esistenza di una "sociologia della comunicazione".

Teoria matematica della comunicazione

Questa visione è conosciuta con la generica denominazione di "teoria matematica della comunicazione". Tale teoria scompone il processo comunicativo nei suoi elementi fondamentali, ovvero:

  • Una sorgente
  • Un apparato trasmittente
  • Un canale di comunicazione
  • Una fonte di rumore, che può modificare, distorcere o deteriorare il messaggio
  • Un apparato ricevente, che trasforma il messaggio ricevuto utilizzando le stesse regole di
  • Un destinatario, che riceve infine il messaggio così decodificato

Il modello di Shannon (principale autore di questa teoria) riguarda una concezione che vede informazione e comunicazione alla stregua di oggetti fisici, confezionati, spediti e ricevuti come pacchi postali che viaggiano da un luogo a un altro. Questa distinzione può essere applicata anche a situazioni quotidiane, come ad esempio il codice della strada a proposito dei semafori.

Concetti semiotici e comunicazione

I concetti semiotici concepiscono la comunicazione come un processo di. Nei modelli semiotici i problemi comunicativi (equivoci, incomprensioni, difformità interpretative) sono visti come una possibilità insita in ogni comunicazione che, proprio in quanto trasformazione, è sempre in qualche modo imperfetta e imprevedibile. Comunicare significa anche condividere e la comunicazione può essere considerata perfino come uno dei collanti della società.

Intenzionalità nella comunicazione

Ora si apre una questione: quella dell'intenzionalità. Dobbiamo considerare come comunicative solo quelle situazioni nelle quali è presente un'intenzione, oppure tale intenzione è solo una componente accessoria? Sulla risposta a questa domanda vi è discordanza fra scuole diverse:

  • L'influente Scuola di Palo Alto (primi anni '60), equipara semplicemente la comunicazione al comportamento e "nega" così il requisito dell'intenzionalità. Secondo questa Scuola, qualsiasi comportamento in una situazione di interazione è comunicazione, anche nei casi in cui ci si sforza di non comunicare. Chiaramente anche nelle circostanze in cui vogliamo comunicare, il nostro comportamento parlerà per noi più di quanto vorremmo: un rossore del viso, una postura tesa, un sospiro, sono tutte forme di comunicazione. Da qui deriva il primo assioma della Scuola di Palo Alto: è impossibile non comunicare.
  • Al contrario, per il sociologo canadese Goffman va intesa come comunicazione in senso stretto solo la comunicazione intenzionale. Una definizione precisa della parola comunicazione è quella proposta dallo psicologo Luigi Anolli, il quale afferma che la comunicazione è anzitutto considerata come una forma specifica di interazione, ovvero di relazione nella quale ogni partecipante orienta la propria azione sulla base dei comportamenti, delle azioni o delle intenzioni osservate o attribuite ai propri interlocutori.

La comunicazione animale

I partecipanti (non si parla necessariamente di esseri umani), devono essere due o più, prefigurando l'esistenza di un contesto in cui la comunicazione prende forma. Ci deve essere l'intenzione e la consapevolezza. Secondo Anolli, la presenza dell'intenzionalità distingue lo scambio comunicativo da un semplice scambio informativo. Il soggetto della comunicazione può essere di volta in volta un essere umano, un gruppo, un'istituzione, ma anche un animale, una pianta.

Comunicazione e linguaggio

Storicamente, l'atteggiamento nei confronti della comunicazione animale è oscillato tra antropocentrismo e antropomorfismo. Nel primo caso si tende a considerare l'uomo come unico depositario del "dono" della comunicazione, nel secondo caso, al contrario, si tende a "umanizzare" gli animali attribuendo a loro le stesse caratteristiche e dinamiche comunicative tipiche della nostra specie. Darwin ha dato un duro colpo alle posizioni più rigidamente antropocentriche (come quelle sostenute per secoli dalla chiesa cattolica). La comunicazione animale viaggia su un piano completamente diverso da quello a cui siamo abituati.

Linguaggio verbale e non verbale

La comunicazione è essenzialmente una forma semplice ed elementare di attivazione della conoscenza sociale, forse la forma più importante, più universale, più democratica a cui gli esseri umani accedono.

Quando due uomini che non hanno nulla in comune si incontrano (es. due uomini che parlano lingue differenti), la comunicazione si riduce inizialmente ai suoi livelli più semplici. La prima ancora di salvezza riguarda l’uso del linguaggio gestuale naif: quel linguaggio che permette di ricorrere a segni, gesti, espressioni del viso ritenuti universali (sorriso, sguardo, comportamenti). Tutti questi segni possono essere utili per affrontare delle situazioni di emergenza, ma si dimostrano estremamente limitati se confrontati con il linguaggio verbale.

Il linguaggio verbale

Il linguaggio verbale permette di comunicare eventi accaduti lontano nello spazio e nel tempo, nonché dubbi, incertezze, negazioni, sentimenti e tutto ciò che non ha un corrispettivo fisico immediato (pensiamo a concetti astratti di filosofia o di matematica). La Lis (Lingua italiana dei segni, utilizzata dalle persone sorde) si dimostra altrettanto potente. Il suo studio ha inizio solo intorno al 1960. È in quegli anni che il ricercatore W. Stokoe dimostra che questa forma comunicativa non è una semplice mimica, ma una vera lingua, dotata di sintassi e di lessico e in grado di esprimere qualsiasi messaggio.

  • Ogni gesto è rigidamente codificato
  • Deve essere appresa con un certo grado di impegno e di fatica, al pari di qualsiasi lingua straniera, perché il suo uso esige la completa padronanza di un complesso sistema convenzionale di significazione.
  • Un gesto previsto dalla Lis possiede solo il significato assegnatoli da quest'ultima, per cui il gesto della Lis è scarsamente ambiguo e altamente convenzionale.

Comunicazione numerica e simbolica

La comunicazione numerica di tipo verbale rappresenta un momento evolutivo nella storia dell'uomo ed è lecito pensare che senza il basilare mezzo di comunicazione fornito dalle parole, la civiltà umana non avrebbe mai avuto inizio. Tuttavia è bene precisare che la comunicazione numerica non sempre viene preferita a quella analogica. Infatti, ognuno di noi vive quotidianamente occasioni di incontro in cui presta più attenzione agli aspetti analogici che a quelli numerici della comunicazione. Come tutti sanno, in alcuni momenti un abbraccio (segnale analogico) "dice" più di mille parole!

"Analogico" e "digitale" è solo uno dei diversi modi in cui possiamo suddividere i sistemi che usiamo per la comunicazione. In sociologia poi è utile introdurre una distinzione tra segnali e simboli. Nei segnali, il significato è una certa quantità, finita e precisa, di informazione con poche possibilità di equivoci e di spazi interpretativi (es. segnali stradali). Un simbolo, al contrario, è costituito da un significato (e talvolta anche da un significante), da contorni imprecisati, indeterminati, ambigui, non interamente esplicitati e formalizzati (pensiamo, per esempio, ai simboli della liturgia cristiana, o al simbolo della colomba dei "pacifisti").

Teoria degli atti linguistici

Il linguaggio verbale caratterizza l'uomo rispetto a tutte le altre specie animali. La parola rappresenta l'universo della nostra conoscenza, delimitando le cose di cui possiamo parlare e che possiamo comunicare ai nostri simili. La lingua determina non solo il modo in cui parliamo del mondo che ci circonda, ma anche ciò che di questo mondo conosciamo. I pensieri formulati nella nostra testa sono espressi in una lingua, e non riusciamo a pensare a cose per le quali non abbiamo parole a disposizione. Il linguaggio svolge un ruolo fondamentale nella vita sociale, in quanto costituisce il materiale di base, i "mattoni", con cui la conoscenza viene edificata. Ogni parola produce degli effetti su chi la pronuncia e su chi l'ascolta.

La teoria degli atti linguistici riassume i propri principi nell'idea che dire è sempre anche fare. Tale teoria distingue negli atti linguistici tre diversi livelli:

  • Gli atti locutori, sono rappresentati dalla semplice azione di pronunciare qualcosa, seguendo le regole del linguaggio utilizzato.
  • Gli atti perlocutori comprendono le conseguenze dell'atto linguistico nei confronti degli ascoltatori (spavento, intimidazione, persuasione, ecc.).
  • Gli atti illocutori costituiscono azioni che si compiono per il fatto stesso di pronunciare determinate parole (es. promesse, ordini, giuramenti).

Comunicazione non verbale

L'uomo, oltre alle parole, utilizza varie forme di comunicazione non verbale. Si tratta in primo luogo del tono e della frequenza della voce, il ritmo, la velocità delle frasi e l'impiego delle pause. Anche il silenzio, paradossalmente, può "parlare" più delle parole: a seconda dei casi, può indicare un'ottima o pessima relazione, può indicare assenso o dissenso. Il silenzio a sua volta può essere un indice di estrema concentrazione o al contrario distrazione.

Sistema cinesico e prossemica

Il sistema cinesico comprende i movimenti degli occhi, del volto e del corpo. Da un punto di vista fisiologico, il contatto oculare aumenta l'attivazione nervosa sia in situazioni appaganti che in situazioni di pericolo. La mimica facciale è una seconda componente importante del sistema cinesico. In alcuni casi le espressioni del nostro viso sono completamente al di fuori del nostro controllo, in altri sono invece completamente volontarie. Il sistema cinesico comprende anche i gesti, che nella comunicazione umana riguardano in primo luogo le mani. La postura (ovvero la posizione assunta dal nostro corpo quando siamo seduti, in piedi, sdraiati) è anch'essa parte del sistema cinesico e veicolo di comunicazione interpersonale.

La prossemica

Con la prossemica entriamo nel mondo della gestione dello spazio e del territorio. L'analisi sistematica della prossemica ha portato a identificare quattro zone principali in cui suddividiamo lo spazio che ci circonda:

  • La zona intima va dalla superficie della nostra pelle a circa 50 centimetri di distanza. Si tratta di una zona particolare all'interno della quale accettiamo con piacere solo poche persone. Un'invasione non autorizzata della zona provoca disagio, imbarazzo o paura.
  • La zona personale va da 50 centimetri a circa un metro di distanza dalla nostra pelle. Qui sono ammessi i familiari meno stretti, gli amici o i colleghi con cui lavoriamo abitualmente. È la zona in cui avvengono le conversazioni rilassate, il volume della voce può essere mantenuto basso, oltre alla voce si percepiscono chiaramente lo sguardo, i dettagli del volto, il respiro e alcuni movimenti del proprio interlocutore.
  • La zona sociale va da uno a tre metri o quattro metri: è la distanza a cui ci manteniamo rispetto agli interlocutori più o meno casuali. All'interno di questa zona è possibile osservare l'intera figura della persona che abbiamo di fronte, controllarne i movimenti.
  • La zona pubblica, oltre i quattro metri, è quella prevista per le occasioni pubbliche ufficiali, per conferenze, comizi o lezioni universitarie.

Comunicazione non verbale e contatto fisico

La comunicazione non verbale avviene anche attraverso l'aptica, ovvero le forme diverse del contatto fisico come una stretta di mano, un doppio bacio sulla guancia, un abbraccio, una semplice pacca sulla spalla.

Scuola di Palo Alto e assiomi della comunicazione

Una delle migliori analisi del rapporto fra comunicazione e relazione è quella elaborata, a partire dagli anni '60, dalla Scuola di Palo Alto. Uno degli assiomi proposti da questa scuola sulla comunicazione umana, dice:

  • Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione, di modo che il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione (che significa una comunicazione dentro una prima comunicazione). Vedi l'esempio dell'amico che per riappacificarsi dopo un litigio lo invita a pesca; è chiaro che in questo caso non è tanto importante il contenuto delle parole - l'invito a pesca di per sé - ma il fatto che, in effetti, l'amico propone il ripristino di un certo rapporto amichevole (aspetto relazionale).

Punti fermi della Scuola di Palo Alto

Riepiloghiamo, per comodità, quelli che sono alcuni punti fermi della Scuola di Palo Alto:

  • "Non si può non comunicare"
  • "Gli esseri umani comunicano sia in modo digitale che analogico"
  • "Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione"
  • "La natura di una relazione comunicativa non è assoluta"
  • "Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici (persone sullo stesso piano) o complementari (persone su un piano diverso)"

Strategie comunicative e teatro della vita quotidiana

Erving Goffman dice che le strategie degli individui negli incontri con i propri simili, sono tese a cercare di controllare la definizione della situazione circa ciò che sta accadendo, perseguendo due scopi principali:

  • Farsi un'impressione sugli altri
  • Controllare e influenzare le impressioni che gli altri hanno su di noi

L'individuo si colloca come attore sociale e il sostegno alla propria definizione della situazione avviene attraverso la costruzione di una facciata personale, con la quale l'individuo mostra agli altri quello che ritiene essere il meglio di sé. Tale facciata personale è composta dalle caratteristiche biologiche e ascritte e da comportamenti ed espressioni che possono essere assunte intenzionalmente oppure lasciate trasparire. Il risultato di tutte queste "messe in scena" costituisce il "teatro" della vita quotidiana. L'individuo assume maschere attraverso le quali presenta agli altri la sua identità sociale (self).

Etnometodologia e costruzione sociale della realtà

L'etnometodologia è una corrente di pensiero e di ricerca sociale frutto dell'invenzione del proprio fondatore, Harold Garfinkel. Il nucleo centrale dell'etnometodologia può essere così riassunto:

  • La realtà è una costruzione sociale quotidiana dai confini temporali e spaziali limitati, che viene prodotta dalle pratiche dei membri che la compongono. La realtà dunque non è indipendente, esterna o già data agli attori ma, viceversa, è prodotta in continuazione da costoro.

Gli individui, dunque, usano degli etnometodi, delle pratiche, che permettono loro di "stare in gioco" in qualsiasi situazione. Ogni uomo ha una storia personale e una "cultura" di provenienza di un certo tipo. Il linguaggio che ognuno di noi usa, volente o nolente, rivela un certo "status" di provenienza; per esempio, bambini provenienti da classi popolari utilizzano nelle espressioni frasi brevi ed hanno un "vocabolario" limitato. Viceversa, i bambini delle "middle class" e delle classi più elevate, hanno una maggiore capacità di espressione linguistica, con un vocabolario più ricco. Ciò sottolinea come non solo il linguaggio risente delle "condizioni sociali d'origine", ma è un veicolo che consente o nega il passaggio da una classe all'altra.

Comunicazione nelle organizzazioni

Solo a partire dalla fine degli anni '60 che ha inizio la vera svolta sociolinguistica, con autori come W. Labov. Finora abbiamo parlato di comunicazione fra singole persone, ma la comunicazione può essere analizzata anche quando coinvolge organizzazioni più o meno complesse. Il fulcro di questa definizione sono i concetti di:

  • Differenziazione, che sottintende tutti quei meccanismi che permettono l'assegnazione di un ruolo a ogni membro dell'organizzazione.
  • Integrazione, che richiama invece i meccanismi che consentono di riunire gli sforzi individuali in un'ottica collettiva, permettendo il funzionamento complessivo dell'organizzazione.

Questi strumenti creano uno spartiacque tra chi è membro e chi invece è estraneo rispetto a un'organizzazione. L'appartenenza a un'organizzazione non è data dal semplice possesso di un particolare artefatto (codice, chiave, targhetta), al contrario, è la comunicazione del nostro status di membri, attraverso gli strumenti sopra individuati, che ci permette l'accesso e l'interazione con l'organizzazione.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ahmed89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Bennato Davide.
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