1- Aristotele _________________________________________________________________________________ 1
2- Quinto Tullio Cicerone _____________________________________________________________________ 2
3- Gregorio Magno ___________________________________________________________________________ 3
4- Martin Lutero ______________________________________________________________________________ 4
5- Ignatio de Lojola ___________________________________________________________________________ 5
6- Napoleone Bonaparte ______________________________________________________________________ 6
7- Alexis de Tocqueville ______________________________________________________________________ 7
8- Giuseppe Mazzini __________________________________________________________________________ 8
9- Francesco de Sanctis ______________________________________________________________________ 9
10- Claudio Treves – Filippo Turati ___________________________________________________________ 10
11- Vladimir Lenin ___________________________________________________________________________ 11
12- Antonio Gramsci ________________________________________________________________________ 12
13- XVI Corpo d’Armata ______________________________________________________________________ 13
14- Vladimir Majakovskij _____________________________________________________________________ 14
15- Benito Mussolini _________________________________________________________________________ 15
16- Adolf Hitler ______________________________________________________________________________ 16
17- Mao Tse-tung ____________________________________________________________________________ 17
18- Ernesto Che Guevara ____________________________________________________________________ 18
19- Malcom X _______________________________________________________________________________ 19
1- Aristotele
Aristotele fu il primo a collegare la retorica alla dialettica dotandola di una struttura logica.
La retorica è un apparato teorico tra arte e scienza che, se viene praticata con un metodo preciso, viene
definita opera d’arte. Per questo vuole dotare di una base logico-oggettiva l’arte del parlare e del persuadere.
L’obiettivo della retorica è capire le ragioni e i meccanismi della persuasione. La persuasione è una
dimostrazione costruita su meccanismi logici, alla quale si arriva con un discorso organizzato su nessi
casuali. Le persuasioni provocate tramite il discorso si basano su tre fonti argomentative:
1) Logiche: riguardano il discorso stesso.
2) Psichiche: sono dovute al carattere di colui che parla.
3) Sociali: risiedono nel modo in cui le cose sono esposte e cioè nella capacità di coinvolgere gli
spettatori.
Il fenomeno delle persuasioni di apre quindi anche ad un piano emotivo e soggettivo.
Dei tre libri de “La Retorica”:
• Il primo ha in apertura le definizioni generali e codifica i tre generi della retorica:
il deliberativo: proprio di chi parla intorno al futuro della cosa pubblica, riguarda il membro di
- un’assemblea;
il giudiziario: proprio di chi parla intorno a cose avvenute, riguarda il giudice in tribunale;
- l’epidittico: è proprio di chi giudica le capacità dell’oratore, cioè riguarda lo spettatore.
-
• Il secondo libro è dedicato al tema della persuasione e tratta dell’influenza sugli ascoltatori, sia per
far emergere le qualità dell’oratore, sia per suscitare una predisposizione d’animo ben precisa in chi
ascolta, e affronta i luoghi propri di ciascuno dei tre generi e quelli comuni ad essi fra i quali l’esempio,
l’entimema e la massima.
• Il terzo libro è dedicato al tema dell’elocuzione e affronta l’organizzazione del discorso nelle sue
diverse componenti e le diverse forme ed aspetti della declamazione (o recitazione). 1
2- Quinto Tullio Cicerone
Quinto Tullio Cicerone è un autore, oratore e politico romano vissuto tra il 102 e il 43 a.C. Il
Commentariolum petitionis è stato scritto nel 64 a.C. in occasione della candidatura al consolato del fratello
Marco Tullio. Si tratta di un vero e proprio manuale per il candidato per indicargli come comportarsi durante
la campagna elettorale.
L’obiettivo è quello di sistematizzare le campagne elettorali, un argomento ed un momento molto particolari
della vita pubblica. Il periodo delle campagne elettorali è soggetto a regole, comportamenti e valori
differenti da quelli che regolavano il tempo normale. Visto che le campagne elettorali tendevano a protrarsi
nel tempo e che molte cariche elettive avevano una durata breve, nell’antica Roma si viveva in una
condizione di campagna elettorale permanente.
Quinto scrive al fratello che sono 2 i principali obiettivi: l’appoggio degli amici e il consenso popolare.
La nozione di amico è più estesa durante il periodo di campagna elettorale perché per la campagna servono
uomini illustri e stimati per ottenere il più largo appoggio e consenso possibile. Quinto dice al fratello che
deve simulare, perché l’arte di adulare durante la campagna elettorale è indispensabile. Per questo proclama
la sospensione durante la campagna elettorale delle normali regole morali ed etiche.
Il passo successivo illustra come volgere a fini elettorali i benefici, le speranze e la comune inclinazione di
animi e intenti. Gli uomini che si è salvati dovrebbero capire che se non si prodigano in questo momento per
il candidato non li stimerà più nessuno. Bisogna fargli capire che se fino ad ora sono stati obbligati verso il
candidato adesso il candidato potrebbe esserlo verso di loro. Se gli uomini provano simpatia per il candidato
bisogna dimostrargli gratitudine.
Ad ogni amico corrispondono comportamenti e atteggiamenti differenti per suscitare e promuovere il loro
impegno.
Il seguito del candidato sarà il risultato delle forze e dei mezzi di cui egli dispone una volta arrivato nel luogo
e nel momento delle votazioni. Un grande seguito porta grande reputazione e grande decoro, perché le
elezioni sono il risultato delle manifestazioni pubbliche. La campagna elettorale nell’antica Roma ha assunto
forme di manifestazione pubblica e di massa ed è quindi importante che si svolga tra tanta gente brillante,
splendida e popolare e che ha una forma esteriore e di dignità esemplari.
Il seguito si divide in tre categorie:
1- Quelli che vengono a casa a salutare. Sono i meno importanti perché vanno a salutare tutti.
2- Quelli che accompagnano al foro. Contano di più e il candidato deve darlo a vedere e testimoniare
quanto gli sia gradito.
3- Quelli che seguono ovunque. Sono i più importanti e il candidato deve far sapere che si considera
per sempre obbligato nei loro confronti e deve scegliere tra coloro che hanno un debito verso di lui.
In conclusione Quinto dimostra la longevità ai fini del consenso della tecnica della diffamazione, non meno
importante dell’esaltazione e della mistificazione. Quella che oggi sarebbe definita una strategia di negative
campaign. 2
3- Gregorio Magno
Gregorio Magno (540 circa - 604), fu il primo papa monaco della chiesa di Roma.
Affrontò l’arduo compito di vincere due diverse battaglie:
1) debellare gli attacchi scismatici e le forti sacche di paganesimo in Occidente;
2) opporsi all’iconoclastia proveniente dall’Oriente bizantino.
Gregorio Magno fu un papa con connotati politici così forti da essere considerato un precursore di una visione
temporale della Chiesa.
I brani provengono da una raccolta di lettere di Gregorio Magno. Gli obiettivi delle lettere sono la conversione
dei pagani e la cristianizzazione delle genti barbare.
1- La prima lettera è indirizzata al Vescovo di Cagliari e tratta di una durissima presa di posizione
contro il persistere di comportamenti pagani e idolatrici, contro i quali il Papa invoca punizioni
esemplari e minaccia repressioni. L’accusa è direttamente volta al vescovo colpevole, a suo dire, di
non combattere in maniera energica e attenta il problema. L’invito è a non usare mezze misure. Nella
visione del Papa la paura della punizione non deve limitarsi ai fedeli.
2- La seconda lettera è indirizzata alla regina dei franchi Brunichilda, contiene un accorato invito
affinché tutti i suoi sudditi vengano ricondotti alla disciplina e abbandonino comportamenti pagani.
Comportamenti che accomunano anche nuovi cristiani che non si allontanano dai culti dei demoni.
3- La terza lettera è indirizzata al vescovo Sereno di Marsiglia, l’allontanamento dal culto dei demoni
e dalle pratiche pagane non deve però essere condotto in maniera avventata. La furia iconoclasta
non giova alla causa. Bisogna distinguere fra gli oggetti e il loro uso, e non bisogna rinunciare a degli
strumenti di propaganda quanto mai efficaci quali le immagini. Le pitture sono utilissime e non
devono essere distrutte, l’errore consiste nella loro adorazione.
4- Nella quarta lettera inviata a Sereno egli afferma che soprattutto per quelli che provengono dai popoli
barbari la pittura sostituisce la lettura e quindi lui non doveva distruggere quelle immagini dei santi,
poste nelle chiese non come oggetto di adorazione, ma solo per istruire le menti degli ignoranti.
5- Nell’ultima lettera all’abate Mellito il Papa consiglia di procedere per gradi, adattandosi alle
condizioni date. Nemmeno i templi pagani devono essere distrutti, ma convertiti al culto del Dio
cristiano se costruiti bene, altrimenti la pena sarà l’allontanamento spirituale di coloro che si vogliono
conquistare alla nuova fede.
Una lezione di propaganda e insieme di pragmatismo che ha segnato incisivamente l’Europa e l’Occidente
e la sua fiducia nell’immagine quale linguaggio capace di comunicare ed emozionare al di là della parola
scritta. 3
4- Martin Lutero
Il rapporto con la comunicazione e la propaganda è accentuato da un doppio aspetto anche nel caso della
riforma di Lutero che avviò con l’affissione nel 1517 delle 95 tesi sulla porta della cattedrale di Wittenberg.
In primis la riforma protestante è una delle conseguenze della rivoluzione negli strumenti e nelle forme di
circolazione dell’informazione iniziata con la stampa. Il nuovo mercato librario ebbe più sviluppo nel Nord
Europa e ciò permise alle istanze riformatrici di diffondersi con modalità e tempi impensabili. Grazie al libro
venne meno la mediazione delle istituzioni ecclesiastiche e delle sue gerarchie perché grazie a lui i fedeli
potevano accedere alla parola di Dio in prima persona. Ciò mise in crisi il monopolio della verità da parte
della Chiesa. Lutero approfittò delle potenzialità del mezzo e cercò di agevolare in tutti i modi la circolazione
della parola stampata procedendo personalmente alla prima traduzione della Bibbia in tedesco.
In secundis la comunicazione è anche l’oggetto della riforma che rappresentò lo scontro su chi era titolato
a parlare in nome della fede e a rappresentare il ministero della parola. I brani scelti sono tratti dal libro di
Martin Lutero De instituendis ministris ecclesiae del 1523, egli qui usa un tono e un tenore nel testo che
contribuiscono a sottolineare il taglio e la dimensione propagandistica del confronto. Lutero non esita ad
usare il discorso diretto ed il tu, abbattendo ogni distanza fra lui e il suo lettore. Non mancano brevi citazioni
tratte dalle sacre scritture che funzionano come slogan e delle parole d’ordine.
Il monaco agostiniano Lutero è a tutti gli effetti un agitatore, un capopopolo o parla e argomenta come uno
di essi. Il sacerdozio papista fu definito l’uomo del peccato, colpevole di tirannide e di impunità che ha la
colpa di agire senza chiedere né ottenere il consenso ed il voto del popolo. Si tratta di accuse che richiamano
un principio di democrazia più prossimo alla dimensione terrena e politica che spirituale.
Lutero rivendica il diritto di ognuno di interpretare le scritture e di conseguenza a comunicare. Il brano diventa
nella parte conclusiva un vero e proprio appello all’azione, un invito all’autorganizzazione.
Nella proclamazione dei nuovi pastori, dopo aver pregato molto, Lutero invita i fedeli ad eleggere quello e
quelli che vogliono, di confermarli e affidarli al popolo. Visto che non è possibile agire contemporaneamente
in tutta la Boemia, si dovrà procedere separatamente in ogni città. Una volta eletti questi vescovi a loro volta
potranno riunirsi fra loro ed eleggere al loro interno uno o più di loro come leader.
L’importante è iniziare, perché è sufficiente che pochi comincino dando l’esempio per primi e poi il popolo
seguirà. 4
5- Ignatio de Lojola
Nel 1540 Ignatio de Lojola fonda la Compagnia di Gesù e nel 1541 ne viene eletto primo Generale. Fu una
delle congregazioni religiose più attive sia nel contrastare la diffusione del protestantesimo in Europa che
nell’azione missionaria in altri paesi come il Brasile, il Giappone e il Canada.
Nei 50 anni successivi alla sua nascita l’ordine dei Gesuiti conobbe una forte espansione inaspettata per
varie ragioni:
1- La loro grande capacità organizzativa, basata sulla forte disciplina interna che regge su un sistema
di premi e punizioni, un’organizzazione gerarchica e competitiva, l’importanza dell’obbedienza
elevata a carattere distintivo della Compagnia.
2- La costruzione di un evoluto sistema informativo incentrato su una fitta rete di corrispondenza fra il
vertice (Roma) e le diverse provincie della Compagnia.
3- Altri elementi come l’aperto sostegno al potere temporale del papato, il coinvolgimento con la società
e il potere politico, l’ampia rete di scuole e collegi ai quali accedevano le élite.
I contenuti della lettera presa in analisi sono di Ignatio de Lojola ma è del pugno di Joan di Polanco, segretario
di Ignatio e poi della Compagnia, e che firma la lettera.
La lettera è stata scritta nel 1547 ed è finalizzata a promuovere tra i membri della Compagnia la pratica della
scrittura e rappresenta un vero e proprio decalogo in 20 punti sui vantaggi he una maggiore e assidua
comunicazione consentirebbe di ottenere.
Anche gli eretici utilizzano questo strumento a discapito del bene comune della cristianità, si uniscono, si
fortificano e si amano per mezzo della comunicazione. La Chiesa cattolica è consapevole di non poter fare
affidamento solo sui vecchi strumenti: da un lato essa continua a percorrere la via della censura, della
repressione e dell’eliminazione fisica dei divulgatori di quegli ideali incendiari, dall’altro sta comprendendo
che per vincere la battaglia deve utilizzare i medesimi strumenti degli avversari.
La particolarità di questa lettera è l’essere indirizzata ai propri membri, come una circolare interna che
stabilisce i comportamenti e le pratiche da adottare in tema di comunicazione, fissando una connessione fra
capacità comunicativa ed efficacia organizzativa. L’idea che un’organizzazione efficiente è un’organizzazione
che comunica è originale per l’epoca. L’azione missionaria in giro per il mondo necessita per essere efficace
di una guida e di un coordinamento centrali resi possibili solo dalla comunicazione. Scrivere e tenere in
contatto tutte le regioni con il cuore centrale di Roma, rende più forti, accresce la fama, aumenta il numero
dei membri, dà gioia e consolazione ed è un compito, anzi un obbligo, dal quale nessuno può esimersi.
L’autore rende nota anche l’esistenza di quello che potrebbe essere definito l’ufficio comunicazione della
Compagnia di Gesù, dove sono impegnati tre o quattro e come principale e quasi unico esercizio hanno
quello di scrivere e rispondere alle lettere ricevuto e prendendo questo lavoro come ordinario.
L’azione propagandistica della compagnia di Gesù vede nella comunicazione verso l’esterno un altro
pilastro, connessa all’azione di evangelizzazione. Uno dei temi ricorrenti della futura propaganda sarà proprio
la riflessione su come deve strutturarsi un’organizzazione finalizzata alla battaglia delle idee, soprattutto da
quando il fattore vincente diverrà la capacità di coinvolgere e mobilitare masse sempre più numerose di
persone.
L’anticipazione del rapporto tra efficacia comunicativa ed efficacia organizzativa in un documento dell’epoca,
svela la portata del mutamento promosso dal diffondersi della stampa e conferma la sensibilità a questi temi
da parte della Compagnia di Gesù. 5
6- Napoleone Bonaparte
Napoleone, nato ad Ajaccio nel 1769 e morto in esilio sull’isola di Sant’Elena nel 1821. Napoleone fece
rinascere la monarchia divenendo l’imperatore dei francesi dopo la proclamazione del senato nel 1804 e la
successiva incoronazione a Notre-Dame.
La Rivoluzione Francese ha evidenziato l’esistenza di una prima sfera pubblica, per la cui nascita e
diffusione sono state fondamentali la comunicazione e i suoi strumenti. Si affermò anche un nuovo soggetto
sociale, il terzo stato, e una diversa cultura politica, basata sull’idea di condivisione e partecipazione.
L’opinione pubblica assunse un peso senza precedenti. Le variabili e i soggetti erano maggiori ma più
determinanti e ciò rese la gestione del consenso, il controllo delle opinioni e l’orientamento della sfera
pubblica più complesse.
La sua autobiografia postuma è un diario composto da singole annotazioni anziché un testo organico e ciò
restituisce in maniera ancora più immediata la quotidianità di certi temi e di certe preoccupazioni.
Napoleone è un pratico, un uomo d’azione e affronta il tema della propaganda in modo diretto e pragmatico.
La conquista e il mantenimento del consenso sono indispensabili sia per governare che per fare la guerra.
In guerra t
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