Che materia stai cercando?

Riassunto esame Sociologia dei mass media e linguaggi del brand, prof. Valli, libro consigliato Sociologia dei media,McQuail

Riassunto studiato per l'esame Sociologia dei mass media e linguaggi del brand, basato sullo studio autonomo del libro consigliato dal prof. Valli, "Sociologia dei media", McQuail, dell'università degli Studi di Urbino - Uniurb. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Sociologia dei mass media e linguaggi del brand docente Prof. B. Valli

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Altheide e Snow parlano, invece, di “logica dei media”, ossia dell’influenza dei

media sugli avvenimenti del mondo reale (e non solo sulla rappresentazione),

grazie agli eventi mediali inscenati per dare visibilità ai personaggi. Essi

affermano l’esistenza di una natura sistematica delle definizioni preesistenti di

come un contenuto deve apparire (si tiene infatti conto dei requisiti di ritmo

sostenuto, formato rilassante e presentatore attraente). Le distorsioni realizzate

possono essere relative a:

- l’esperienza sensoriale (rappresentando il mondo come immagini),

- la forma di rappresentazione (ad esempio, la stampa produce messaggi

fortemente codificati, contrariamente alle foto, soggette a interpretazione),

- il contenuto del messaggio (tra realismo e polisemia),

- il rapporto (con media a senso unico oppure interattivi),

- e il contesto d’uso (in quanto la ricezione privata individualizzata si contrappone

a quella collettiva e condivisa).

La teoria della coltivazione e mediazione dell’identità afferma che le esperienze

sono mediate dal mezzo di comunicazione dominante. Per McLuhan, infatti, esse

sono formate dai messaggi sistematicamente e largamente condivisi: le persone

sono quindi esposte a una visione selettiva della società proposta dalla tv, che

plasma le credenze. Meyrowitz parla invece di pervasività dei media elettronici

come causa della trasformazione radicale dell’esperienza sociale, realizzata grazie

all’abolizione della compartimentazione tra sfere sociali per età, sesso e status.

La tv ha infatti trasportato sulla scena pubblica tutti gli aspetti dell’esperienza

sociale.

L’internazionalizzazione della comunicazione di massa (dovuta ai bassi costi di

trasmissione) ha portato alla circolazione di prodotti pensati per essere trasmessi

su scala internazionale (quindi ispirati al modello americano). Ciò ha portato al

declassamento della specificità culturale e ad una predilezione per formati e

generi universali mostrati negli showcase e venduti nei trade market.

Distinguiamo, tra di essi:

- i canned/finished programs, venduti dopo la messa in onda in altri mercati,

doppiati o sottotitolati;

- i format, comprati già con un’idea strutturata (o concept) del meccanismo

produttivo e narrativo del programma (con collocazione, grafica, scaletta).

I generi di programmi vengono classificati per:

- le loro proprietà produttivo-formali (tipo di linguaggio, modi di produzione,

tecnologie/tecniche, durata e frequenza in onda);

- il contenuto (aspetti narrativi, ambientazione e tonalità di temi e personaggi);

- e la funzione sociale (riassunta da Reith della BBC in “educare, informare e

intrattenere”).

Nella paleotelevisione abbiamo visto il diffondersi della giunga dei generi, oggi

sostituita dalla format television, in cui non vi sono differenze sostanziali. C’è

infatti stata una contaminazione tra generi televisivi (come fiction,

intrattentimento, informazione, cultura ed educazione) ed extratelevisivi (come

cinema, sport, pubblicità, video e trailer).

La condizione post-moderna è infatti teatro di profonde trasformazioni

- economiche, poiché l’economia passa dall’essere di sussistenza a capitalista

(ovvero da contadina a urbana),

- e politiche, col passaggio da feudi a Stati-nazione.

- Razionalizzazione e secolarizzazione producono inoltre nuove credenze comuni,

- e nascono i sistemi mediali.

La filosofia socio-culturale discute quindi la cultura fissa e gerarchica (con le

vecchie idee di qualità artistica e serietà dei messaggi) favorendo l’emergere

dell’estetica culturale, ossia di una predilezione per forme di cultura caduche,

superficiali, che mobilitano più i sensi che la ragione, rifiutando la tradizione.

Baudrillard definisce infatti il concetto di “simulacro” come la perdita di

importanza della differenza tra immagini e realtà, con le prime che si

sostituiscono all’esperienza concreta, causando una nuova difficoltà nel

distinguere realtà e finzione.

Capitolo 8

Struttura e prestazione dei media sono governati da diversi principi:

- libertà, cioè diritto alla libera espressione e formazione di opinioni, realizzabile

garantendo alle diverse voci della società l’accesso ai canali;

- eguaglianza, poiché i detentori del potere non devono essere favoriti, ma va

garantito l’accesso ad avversari politici ed opinioni e rivendicazioni opposte (per

quanto riguarda l’aspetto politico) e (per quanto concerne quello commerciale)

tutti gli inserzionisti devono essere trattati allo stesso modo, in assenza di

discriminazione e pregiudizio;

- diversità dell’offerta, che deve rispecchiare l’effettiva distribuzione di gruppi

sociali e ideologie politiche, rendendo i media delle tribune per i differenti

interessi (con possibilità di accesso anche a minoranze sociali e culturali);

- qualità dell’informazione, ovvero obiettività, distacco, imparzialità, neutralità

verso l’oggetto dell’informazione, fedeltà ai criteri di verità e separazione dei

fatti dalle opinioni, al fine di garantire un’informazione esauriente, obiettiva ed

equilibrata;

- ordine sociale e solidarietà, seguendo la tendenza delle autorità ad affidarsi ai

media per mantenere l’ordine, garantendo il pluralismo senza appoggiare le

tendenze sovversive;

- qualità culturale, con l’obiettivo di proteggere il patrimonio culturale dominante

e ufficiale, ma anche varianti locali, subculture e alternative, oltre a riconoscere

pari diritti a tutte le manifestazioni culturali, rispecchiare lingua e cultura e della

gente e privilegiare il ruolo educativo dei media incoraggiando la creatività

culturale;

- infine, responsabilità. Feintuck osserva infatti l’esigenza di dare conto delle

proprie azioni in pubblico o tramite autorità pubbliche ed essere sanzionabili per

violazioni connesse all’esercizio del potere). I media rispondo infatti della

qualità e delle conseguenze delle diffusioni secondo i 3 criteri di: rispetto della

libertà di diffusione, prevenzione e limitazione dei danni da diffusione e

promozione di aspetti positivi e contenimento dei negativi. Per evitare sanzioni,

quindi, essi operano sotto controllo autoregolamentato, secondo i modelli della

responsabilità, ovvero quelli dell’obbligo (con grande attenzione ai potenziali

danni e pericoli che sfociano in sanzioni materiali) e della garanzia, in cui si

privilegiano dibattito e negoziazione, ispirandosi all’idea di democrazia

partecipativa e appoggiandosi a sanzioni e strumenti di controllo verbali. La

relazione tra media e istituzioni comporta quindi 2 tipi di responsabilità: quella

interna (relativa alla diffusione e a carico di organizzazioni mediali e proprietari)

e quella esterna (legata ai partner danneggiabili come istituzioni sociali,

opinione pubblica, gruppi di interesse o pressione, pubblico, clienti, fonti,

legislatori e soggetti delle informazioni). Le cornici fondamentali della

responsabilità sono quindi:

- leggi e regolamentazione (ovvero le politiche relative a struttura e attività

dei media e finalizzate a creare condizioni per una comunicazione libera,

malgrado la pausa delle sanzioni generi spesso autocensura);

- finanza e mercato (relativa a meccanismi di domanda/offerta nel libero

mercato, garantita da buone prestazioni e un margine di concorrenza che

incoraggi il miglioramento, malgrado i media siano ormai troppo

commercializzati);

- responsabilità pubblica delle organizzazioni mediali in quanto istituzioni

sociali (motivo per cui l’opinione pubblica si aspetta che esse facciano

l’interesse pubblico nonostante l’attività dei gruppi di pressione);

- ed, infine, la responsabilità professionale derivante dalle norme

deontologiche dei professionisti, ovvero principi adottati e procedure contro

alcuni comportamenti, finalizzati ad incoraggiare l’automiglioramento.

Capitolo 9

I media si collocano al centro di 3 forze: tecnologia, politica ed economia.

I principi economici alla base della struttura mediale fanno riferimento non solo al

mercato dei consumatori, ma soprattutto a quello pubblicitario, in quanto molti

media si reggono solo su di esso (con conseguente contenuto dipendente dagli

inserzionisti). Tunstall ha infatti osservato come la concorrenza per un’unica

fonte di reddito abbia portato all’uniformità imitativa e alla bassa qualità di

contenuti.

Dal lato delle spese, invece, possiamo distinguere:

- costi fissi (es.: impianti, attrezzature, distribuzione) che scoraggiano le nuove

imprese, ma sono inferiori per i nuovi media;

- e costi variabili (es.: materiali, lavoro) con alti costi di prima copia.

La seconda legge del giornalismo di Altschull afferma che i contenuti rispecchiano

sempre gli interessi dei finanziatori.

Pertanto, la concorrenza che dovrebbe portare alla varietà causa in realtà

monopolio ed oligopolio, ossia una concentrazione che può essere:

- verticale, se la proprietà si estende a diversi stadi di produzione e distribuzione

(es.: casa cinematografica che compra sale);

- orizzontale, se avviene una fusione all’interno dello stesso mercato (es.: tv e

giornali).

De Ridder afferma, invece, che è possibile passare dalla concorrenza perfetta al

monopolio totale a seconda del controllo su produzione, distribuzione e consumo.

Egli estingue infatti diversi livelli di concentrazione:

- proprietaria, se l’impresa è composta da più unità,

- editoriale, se gli editori possiedono più testate,

- e del pubblico, se riguarda le quote di mercato.

I tratti tipici dell’economia dei media sono:

- la presenza di media ibridi o misti rispetto a prodotti e mercati (si può operare

quindi in un duplice mercato, come nel caso di consumatori e inserzionisti);

- le strutture di costo richiedono un forte impegno di capitale umano ed hanno

elevati costi fissi;

- il business mediale comporta un alto grado di incertezza, creatività e unicità del

prodotto, legata alla valutazione del consumatore;

- i prodotti sono riciclabili ma differenziati (vengono infatti raramente rivenduti

nella stessa forma);

- i media sono esposti a tendenze concentrazioniste a causa di potere e prestigio

sociale;

- l’accesso al business mediale è reso difficile dalla mancanza di una grande

disponibilità di capitali e dagli alti costi di lancio.

La regolamentazione dei media può essere realizzata, secondo Pool, attraverso 3

modelli:

- il modello della stampa libera non prevede controllo del governo, censura e

limitazioni, ma la protezione legale e i sussidi economici impongono una

sorveglianza pubblica;

- il modello radiotelevisivo prevede invece una forte irreggimentazione per via

della diretta proprietà pubblica chiamata a fornire un servizio universale

finanziato dai cittadini e sottoposto a controllo pubblico per garantire il

raggiungimento di obiettivi di qualità, democrazia e imparzialità, fronteggiando

anche la tendenza verso privatizzazione e commercializzazione;

- infine, il modello del vettore universale (o “common career”) riguarda servizi

come posta, telefono e telegrafo, incaricati della sola distribuzione ed universali

(cioè aperti a tutti e controllati da una regolamentazione inserita tramite

“monopoli naturali” nell’interesse dell’efficienza e del consumatore).

Le età della comunicazione (della parola, della scrittura e della stampa) hanno

portato alla scelta di politiche dei media divise in 3 fasi:

la nascita delle politiche dei media (tra la fine del XIX secolo e la comparsa

1. della radio negli anni 20), in cui si sostenne lo sviluppo industriale dei nuovi

sistemi di comunicazione per garantire la diffusione.

l’affermazione del servizio pubblico negli anni 70, in cui la consapevolezza

2. dell’importanza dei media nella vita politica, sociale e culturale portò alla

proibizione di comportamenti potenzialmente dannosi e ad una legislazione pro

democrazia;

attualmente ci troviamo invece nella fase dell’internazionalizzazione e della

3. digitalizzazione, in cui si osservano miniaturizzazione, interattività, tendenza

all’innovazione, imperialismo culturale, centralità delle telecomunicazioni,

crescita e concorrenza, ma in cui gli obiettivi economici hanno sostituito il

welfare sociale.

Tutti i paesi hanno un corpus di leggi, ma molti governi dirigono il settore

pubblico in base a interessi politici. I media privati, al contrario, sono affidati a

proprietari con interessi finanziari strategici (si pensi ai quotidiani che appoggiano

un partito).

Capitolo 12

Le idee, per quanto creative, sono sempre influenzate dalla consuetudine

dell’esperienza precedente.

Il processo di gatekeeping rappresenta il meccanismo con cui vengono prese le

scelte nel lavoro mediale. Esiste, quindi, un potere di dare o negare l’accesso alle

voci differenti della società, generando così un luogo di conflitto proprio a causa

del “cancello iniziale” in cui vengono applicati i criteri di selezione. Shoemaker

afferma infatti che gli atti di selezione dipendono da pubblicità, pubbliche

relazioni e gruppi di pressione.

Gli studi sul gatekeeping si concentrano sui processi decisionali collettivi

riguardanti contenuti e pubblico, in cui entrano in gioco i valori-notizia (ossia i

criteri di interesse utili a selezionare le notizie che colpiscono il pubblico) ed i

requisiti (come freschezza, clamore, completezza, ricorrenza, contatto con i

cronisti, prevedibilità ed immediatezza). Gli eventi hanno infatti più possibilità di

diventare notizia se si prestano alla raccolta e al trattamento dei dati.

I processi di costruzione e selezione delle notizie seguono:

- criteri relativi alle persone, ossia la tendenza alla “personalizzazione”. Secondo

Reese, infatti, le opinioni sono spesso usate per convalidare le notizie,

diventando quindi più importanti dell’evento stesso.

- Vi sono poi criteri relativi al luogo (la prossimità geografica), per cui gli eventi

più vicini diventano più facilmente delle notizie. Tuchman, inoltre, sottolinea

l’importanza dei luoghi di concentrazione del potere, che vengono tenuti

d’occhio proprio per l’alta probabilità che in essi si verifichino eventi-notizia.

- Infine abbiamo i criteri relativi al tempo, con l’elemento centrale della

tempestività.

Per Tuchman esistono diverse categorie di notizie:

quelle forti, riguardanti eventi immediati,

1. quelle soft, di sfondo o temporali,

2. quelle spot, cioè i flash dell’ultim’ora,

3. quelle in via di sviluppo

4. e, infine, le notizie continuative.

5.

Considerando invece la dimensione temporale, possiamo distinguere notizie:

- pre-programmate (di tipo scadenzario e con copertura pianificata nel tempo),

- inaspettate (ossia eventi improvvisi da diffondere immediatamente)

- e non-programmate (immagazzinate e diffuse a discrezione del medium).

Fondamentale è il rapporto con le fonti (ossia i contatti regolari con esperti e

persone informate che guadagnano così l’accesso ai media).

Gli aspetti della pianificazione dell’offerta sono:

- la pianificazione in senso stretto (i media ordinano il contenuto

anticipatamente);


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

13

PESO

224.79 KB

PUBBLICATO

8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Informazione, media e pubblicità
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei mass media e linguaggi del brand e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Valli Bernardo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Sociologia dei mass media e linguaggi del brand

Riassunto esame Sociologia dei mass media e linguaggi del brand, prof. Valli, libro consigliato Il manuale della marca,Minestroni
Appunto
Riassunto esame Sociologia dei mass media e linguaggi del brand, prof. Valli, libro consigliato Il luogo dell abitare, Valli
Appunto
Riassunto esame Sociologia dei mass media e linguaggi del brand, prof. Valli, libro consigliato Le due sfide del Made in Italy, Fortis
Appunto
Riassunto  esame Sociologia dei processi formativi, prof. Manattini, libro consigliato L'eclissi della cultura, Manattini, Stauder
Appunto