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Riassunto esame Sociologia dei mass media e linguaggi del brand, prof. Valli, libro consigliato Il luogo dell abitare, Valli

Riassunto studiato per l'esame di Sociologia dei mass media e linguaggi del brand, basato sullo studio autonomo del libro consigliato dal prof. Valli: "Il luogo dell'abitare", Valli. Università degli studi Carlo Bo - Uniurb, facoltà di Scienze della comunicazione. Scarica il file in PDF!

Esame di Sociologia dei mass media e linguaggi del brand docente Prof. B. Valli

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maggiore propensione femminile. Molto sentita dagli over 60 è la violazione di

ciò che è proprio (considerato come estensione della propria identità).

A Pesaro, malgrado le lamentele trovino terreno fertile, nessuno dei presenti

• ha abbandonato il focus group. La distribuzione dei soggetti dominanti è subito

chiara, in quanto un singolo commento su una foto innesca conversazioni

convergenti, tarpando le ali alle divagazioni degli ascoltatori che si mostrano

aprioristicamente consenzienti. Emerge anche il pragmatismo dei lavoratori

manuali, che hanno una visione più funzionale, faticando tuttavia a distinguere

i tratti distintivi di gioventù e vecchiaia. Anche loro sostengono di non poter

condurre una conversazione piacevole circondati dall’oscurità, proiettando

nell’ambiente paure e speranze. Il progresso è visto particolarmente di buon

occhio se serve a migliorare situazioni legate a sicurezza e comunicazione.

Nel focus di Montecchio è più difficile stabilire chi sia il soggetto dominante del

• gruppo, ma si percepiscono differenze di genere a livello di sensibilità e potere

di acquisto, nella descrizione della casa ideale. Nessuno dei partecipanti si

definisce un anziano, ma l’idea del tempo non è totalmente negativa. Il

rapporto conflittuale con le tecnologie passive è bilanciato dalla benevolenza

nei confronti della rete, sebbene il multitasking sia percepito come riservato a

un pubblico più giovane e dinamico (non interessato a valori di comodità e

sicurezza) e l’eccesso di virtuosismo estetico venga osteggiato in favore del

relax, lasciando quindi trasparire le paure tipiche di quell’età.

A Sant’Angelo in Vado molte sono le assenze, che i presenti imputano al

• troppo preavviso. Esigenti e facilmente contentabili, essi mostrano uno scarso

interesse per le fotografie e una ridotta capacità di astrazione (complice

l’assenza di donne), compensati dalla voglia di parlare della propria vita

restando ancorati alla realtà delle cose. Le immagini metaforiche vengono

percepite come un tentativo del potere costituito (da cui diffidare) di mettere

in dubbio la loro capacità di giudizio, sebbene ciò renda i partecipanti più

attenti.

Infine, a Cagli, gli intervistati sentono che il progetto li riguarda da vicino, pur

• contraddicendosi parlando di una casa “per un anziano” e interpretando la

vecchiaia come una condizione generica lontana più che come la prossima

tappa della vita. La definizione di “anziano” viene accolta solo quando si

abbatte una barriera (beandosi, ad esempio, di comprendere la tecnologia).

Pur essendo a predominanza maschile e pur avendo difficoltà nel decodificare

immagini metaforiche, il pubblico si mostra emotivo e si immedesima nelle

persone raffigurate, incupendosi davanti a immagini che evocano solitudine o

tristezza, che suscitano maggiori commenti sulla sicurezza della mobilia.

L’avversione verso gli arredi fatti per non durare e per forme e colori riservati

ai giovani si contrappone alla percezione che ciò che è bello per gli over sia da

apprezzare maggiormente, data la loro conoscenza in fatto di materiali. A

focus terminato, emerge dal pubblico la volontà di parlare della stanza da

bagno.

La luce del giorno è considerata necessaria perché un ambiente venga percepito

come domestico e amichevole, e non viene mai equiparata alla luce artificiale. La

presenza di colori accesi e sgargianti e materiali poco resistenti rappresenta un

elemento di disturbo, nonché un marcatore di target infantile.

Il bisogno di ambienti larghi entra in contrasto con la difficoltà di mantenere

l’ordine. Pur percependo la loro come l’ultima generazione che può permettersi il

lusso di vivere in ambienti sovradimensionati, l’allontanamento dei figli può

rendere la casa improvvisamente troppo grande, nonché una prigione di ricordi

del passato.

Gli anni ’70 e ’80 sono visti secondo l’ottica del rifiuto o della nostalgia, in quanto

quest’ultima passa in secondo piano rispetto alla memoria oggettiva, ed

entrambe rispetto alla funzionalità, facendo crollare il pregiudizio secondo cui

l’anziano è vittima dei propri ricordi.

Le immagini hanno dato vita a processi identificativi diversi da quelli previsti,

rendendo l’osservatore il creatore delle immagini stesse. I ricordi di una

generazione travagliata hanno infatti creato una solida base di concretezza.

La ricerca di comodità ed ergonomia, nonché la massima cura nella scelta dei

materiali e dei volumi degli arredi è funzionale a rendere l’ambiente il meno

pericoloso possibile per l’infanzia e il più funzionale possibile per contrastare le

difficoltà di movimento degli anziani. Per la progettazione di spazi per la terza età

sono quindi fondamentali l’assenza di materiali pericolosi frangibili e di ostacoli

(come i tappeti), nonché la presenza di tecnologie assistive che facilitino le azioni

quotidiane (come telefoni senza fili dotati di tasti visibili). E’, inoltre,

indispensabile che il bagno sia sufficientemente ampio da far passare la

carrozzella. Per quanto riguarda, invece, la possibilità di dormire in letti separati,

si riscontrano differenze tra i contesti geografici di provenienza: nelle città più

grandi si è più pragmatici, mentre il background di cittadine e paesi si mostra

legato a culture contadine del primo dopoguerra, che elevavano la famiglia a

fulcro della socialità.

Capitolo quarto - Le interviste

Il 94% degli intervistati vive in una casa di proprietà, costruita con grandi

sacrifici e pertanto difficile da criticare. Chi è in affitto, invece, si definisce in una

situazione di passaggio. Il boom economico e l’emancipazione dalla struttura

tipica della famiglia patriarcale ha infatti permesso la speculazione nel capo

dell’edilizia, permettendo la realizzazione di case in cui sono racchiusi ricordi ed

esperienze di una vita, a cui è difficile rinunciare indipendentemente da estetica e

funzionalità, pur di salvaguardare l’identità. Il 49% degli intervistati individua

come i migliori anni quelli della realizzazione lavorativa, economica e affettiva,

sebbene anche il pensionato sia stato soppiantato dalla figura del nonno a tempo

pieno. Il 39% del campione individua nella casa attuale quella in cui ha trascorso

i migliori anni, evidenziando come la proprietà dell’immobile giochi un ruolo

fondamentale nel loro bilancio aspirazionale. Tuttavia, chi ha alle spalle

un’esperienza lavorativa all’estero tende a individuare in quegli anni il proprio

periodo preferito, preferendo la casa in cui ha costruito le fondamenta per la

felicità futura. Il 23% ha invece asserito di aver passato i migliori anni nella casa

natale, dando maggiore risalto alla dimensione relazionale.

Il 55% del campione dichiara di avere sempre qualche tipo di compagnia, ma la

percezione della solitudine cambia a seconda che l’intervista sia condotta

singolarmente o in coppia, mentre parenti e genitori infermi a carico non sono

mai considerati elementi di compagnia, bensì fardelli di responsabilità.

Chi ha un genitore in vita tende a non definirsi anziano, ma effettua interventi

preventivi in fase di costruzione pensando già alle future difficoltà nel muoversi

entro gli spazi domestici. Solo il 10% afferma che la casa non pone particolari

difficoltà, mentre il 29% rimpiange di non averci pensato al momento

dell’acquisto di una casa magari già pronta. Il 3% ha invece addirittura frainteso

la domanda, facendo riferimento a possibili eventi sismici o dissesti idrogeologici.

Il 34% del campione ritiene che il prezzo degli oggetti d’arredo non sia adeguato

alla qualità, benché esso preferisca non acquistare oggetti di prima scelta. Parte

del campione ha tuttavia svolto per anni attività attinenti al settore del mobile, ed

è quindi disposto a qualche sacrificio in più pur di avere un prodotto adeguato

alle sue esigenze e che possa durare nel tempo. Si preferisce infatti la

sostituzione dei beni, malgrado la gratificazione dovuta all’ingresso di un nuovo

elemento nella propria casa sia fortissima. Qualora le finanze non permettano

l’acquisto, quindi, la tendenza è quella di procrastinare. Per evitare che la propria

casa subisca il passare del tempo, il 32% del campione prevede di effettuare

cambiamenti, mentre l’8% dichiara di non essere economicamente in grado e il

43% afferma che essi non sono necessari. Tuttavia, nel momento in cui la casa si

discosta dalla personalità di chi ci vive, la necessità di un cambiamento si

instaura e, se non soddisfatta, genera la perdita da parte della casa della

connotazione domestica, divenendo un semplice spazio che ripara dagli agenti

atmosferici, nella quale si vive per mancanza di alternative.

Il 39% del campione sovrappone infatti la propria immagine a quella

dell’abitazione, poiché la costruzione di un bene trasferisce in esso la storia e la

consapevolezza del creatore, rifacendosi a un pragmatismo identitario, ovvero

all’utilizzo della dimensione personale nella percezione pragmatica della propria

abitazione. Si trasferiscono, cioè, gli elementi che connotano l’Io, nella casa, in

maniera parallela ma subordinata alle necessità di vivibilità e funzionalità.

I cambiamenti sono tuttavia funzionali, mentre l’estetica emerge solo in quelli di

minor calibro. Il 98% del campione trascorre la maggior parte del tempo in una

stanza scelta in base a criteri di funzionalità, in quanto la casa del pensionato

racchiude anche aspetti produttivi e lavorativi. Uno studio può infatti sopperire al

bisogno di introspezione, mentre la sala da pranzo fa riferimento alla dimensione

della compagnia.

La rivincita della dimensione identitaria si ha nel momento in cui gli over devono

individuare un oggetto rappresentativo della propria abitazione, indicandone uno

che desta particolare desiderio, racchiudendo in sé più livelli narrativi/emotivi.

Chi non può soddisfare le necessità impara a conviverci fino a non avvertirle più,

essendo abituati a schemi di pensiero che elogiano la vita semplice e li portano a

relegare i bisogni al rango dei desideri. Per colpire commercialmente il target è

quindi necessario tramutare desideri in necessità, spogliandoli delle connotazioni

di frivolezza.

Laddove si chieda agli intervistati di richiamare alla memoria il particolare più

significativo delle vecchie abitazioni, l’emotività risulta subordinata

all’autobiografia. Al termine dell’intervista, infatti, veniva chiesto ai soggetti di

descrivere la propria casa con qualche parola, al fine di controllare se durante il

colloquio fossero emersi nuovi particolari o punti di vista tali da modificare la

percezione dell’abitazione. Ne è emerso che l’intervistato tende a definire la

propria dimora come uno specchio dei suoi gusti ed esigenze, facendo ricorso a

concetti di proprietà, ospitalità e bellezza.

Capitolo quinto - Osservazione comparata dei risultati


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10 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Informazione, media e pubblicità
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei mass media e linguaggi del brand e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Valli Bernardo.

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