Il luogo dell'abitare (B. Valli)
Capitolo primo - Introduzione teorico-metodologica
Sebbene il design per il pubblico senior sia un topic fondamentale per architettura, urbanistica e arredamento, all’incremento dell’età media non è sempre corrisposta un’attenzione adeguata a questa categoria (fatta eccezione per l’oggettistica e la strumentazione legata a problemi di salute), a causa della pressione esasperata del mercato verso i target giovanili.
I luoghi dell’agire quotidiano sono aree di negoziazione tra singolo e contesto fisico, relazionale e quindi anche socio-culturale. Tale spazio è organizzato attraverso regole e appropriazioni, nonché necessità e possibilità fisiologiche, psicologiche, economiche ed estetico-simboliche, in quanto gli oggetti possono essere considerati anche segni e tracce identitarie di chi li utilizza. La creazione di percorsi d’uso degli oggetti e l’investimento individuale sulle proprie “geografie” quotidiane negozia costantemente le mappature di senso (si pensi agli oggetti di ispirazione nostalgica che vengono riproposti, come le 500).
Una maggiore sensibilità verso la condizione anziana ha portato all’uso di termini lessicali diversi (che rispecchiano i modelli culturali in cui essa si esprime), nonché allo spostamento dall’ottica biologica a quella psicologica e poi filosofico-sociologica. Le politiche per la terza e quarta età sono tuttavia ancora basate su una ridotta presenza di anziani in cattive condizioni di salute e reddito, tanto che anche il mercato propone oggetti funzionali ma scarsamente gratificanti a livello estetico.
- Al passaggio dalla costrizione operata da certi spazi alla costruzione di luoghi in cui l’individuo si riconosce nella sua integrità etica ed estetica;
- Alle pratiche di adattamento funzionale e simbolico del soggetto rispetto all’oggetto e viceversa;
- Alla trasformazione del soggetto in prosumer (produttore/consumatore), attraverso la partecipazione alla definizione di spazi e oggetti;
- Alla revisione dello spazio in termini di funzionalità e interazione, e alla percezione di sé stessi e dei propri ambienti.
Il termine “terza età” risale agli anni ’60, quando venne adottato per indicare una fascia di popolazione che non necessitava di assistenza, ma contribuiva positivamente alla società, ponendosi ancora oggi come “attivo” sia economicamente, sia come attore sociale. Il termine “over” indica quindi la soglia anagrafica in modo neutrale. Il campione scelto ha un’età compresa tra 60 e 75 anni, è completamente abile ed è stato estratto da banche dati di associazioni di categoria.
Gli strumenti di ricerca sono stati attinti da metodologie di tipo qualitativo.
- I focus group hanno permesso di utilizzare un sottocampione a cui mostrare immagini (nella terminologia della sociologia visuale, “fotostimoli”) relative a concetti di spazio, casa, relazione nel luogo abitativo, memoria e identità. 3 focus hanno fornito elementi di orientamento nell’intervista faccia a faccia e altri 2 di verifica post costruzione dell’intervista. Il focus group permette infatti di approfondire temi o aspetti di un argomento, attraverso la mediazione di un moderatore che propone “stimoli” verbali (domande dirette, frasi, associazioni) o visivi (foto, disegni, filmati), da cui scaturisce la discussione. L’approccio della “razionalità limitata” mira infatti a dare al soggetto la libertà di esprimersi e valutare, rendendo l’interazione il più informale possibile. Malgrado ciò che ne emerge siano giudizi di testimoni qualificati, fattori importanti sono sia le differenze di genere e stili di vita, che il numero di presenti (in questo caso, da 4 a 15 persone).
- L’intervista strutturata prevede invece un insieme fisso e ordinato di domande aperte, da sottoporre a tutti gli intervistati nella stessa sequenza. L’intervista è lo strumento principe del 90% delle ricerche sociali e si può definire come una conversazione in cui i soggetti si impegnano in un’interazione per raggiungere una meta precedentemente definita. Le caratteristiche essenziali sono: la possibilità di rilevare situazioni, opinioni, comportamenti e atteggiamenti senza valutare capacità, la non alterazione degli stati dei soggetti e lo svolgimento nell’ambito di una ricerca. L’intervista viene infatti spesso definita come “contatto sociale”, in cui si preferisce tenere i soggetti separati e ipotizzare un’interazione tra ricercatore e intervistato. Le interviste per questa ricerca sono state condotte in tandem (con due intervistatori), in parte soggetto per soggetto e in parte in pubblico, ovvero alla presenza di un familiare. Il vantaggio dell’intervista è la possibilità che le risposte si prestino a digressioni e narrazioni che fanno riferimento a varie aree di senso (i “domini”), spaziando nella memoria e nell’astrazione e disancorando il soggetto dalle rigide architetture delle domande, consentendogli di spaziare nell’area emotivo/personale senza che le sue risposte vengano influenzate, bensì rassicurandolo che esse non verranno giudicate o analizzate secondo canoni o giudizi.
I risultati qualitativi sono stati ricondotti a un’esposizione quantitativa grazie all’uso di:
- Fotoreportage, che attestano il “colore” emotivo degli scatti utilizzati e si prestano ad essere materiali comunicabili e archiviabili come testimonianza;
- Grafici e diagrammi che classificano i dati raccolti sulla base dei domini emergenti, offrendone una rappresentazione immediata;
- Tabelle digitali, elenchi di dati non sintetizzati, ma consultabili a seconda delle esigenze.
Molti dei soggetti contattati hanno sostenuto di non aver ricevuto alcuna comunicazione preventiva dall’associazione di appartenenza o di non averla compresa, assumendo atteggiamenti di diffidenza risultanti di una percezione negativa delle iniziative istituzionali e dall’insufficiente attività di comunicazione pubblica nei confronti di questa fascia. A ciò si aggiunge la paura di lasciar entrare in casa un estraneo e la difficoltà dei contatti telefonici, dovuta alle proposte commerciali delle aziende.
Capitolo secondo - Descrizione del campione
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