Fronteggiare la crisi: come cambia lo stile di vita del ceto medio
Introduzione
La crisi economica riguarda tutti gli strati sociali in Italia, ma è soprattutto il ceto medio a dover gestire i propri consumi e stili di vita per tenere ferme alcune abitudini, adattarne e modificarne altre, definire necessità, lussi, piaceri irrinunciabili. Tramite tali azioni essi fissano nuove mappe della distinzione, sebbene lascino trasparire nostalgie del passato e timori per il futuro proprio e delle generazioni a venire.
Il progetto di ricerca di Sassatelli, Santoro e Semi ha privilegiato 3 ambiti (consumi culturali, casa e alimentazione), inserendosi in un più ampio programma di ricerche del Consiglio Italiano per le Scienze Sociali.
Le classi medie sono caratterizzate infatti dal meticciato sociale, ovvero da soggetti di diversa provenienza di classe, che soffrono quindi l'incertezza posizionale. La loro identità sociale è quindi strettamente legata alla capacità di consumare, per far fronte all'erosione del loro tenore di vita provocato dagli aggiustamenti globali dell'economia. Lo "standard di consumo" che garantisce loro la piena cittadinanza è la partecipazione piena al mercato globale dei "lussi democratici".
È infatti lo stile di vita (e non l'occupazione), a fungere da base dell'identità sociale: la classe non è più il principio organizzatore della vita sociale. I consumi e la loro integrazione nel quotidiano, infatti, non hanno solo costi economici, ma anche di energie mentali e tempo, necessari tuttavia per ottenere riconoscimento sociale. Dato che le possibilità di consumo sono quindi essenziali alla partecipazione sociale, i cambiamenti in termini di remunerazione, l'aumento della disoccupazione e il calo del risparmio familiare hanno obbligato il ceto medio a un lavoro di marcatura economico, emotivo e culturale.
Attraverso un'accurata raccolta di dati qualitativi, la ricerca osserva il linguaggio e i beni simbolici usati dalla classe per separarsi dalle altre e definire la propria posizione.
Capitolo Primo – Classi medie e consumi: questioni aperte per il "ceto medio" italiano
I nostri gusti si traducono nelle pratiche di consumo e nelle loro giustificazioni. Essi rappresentano quindi il meccanismo fondamentale di definizione e identificazione nel mondo sociale, soprattutto per la fluida classe media, più soggetta a significativi spostamenti nelle gerarchie e quindi a fenomeni di consumo distintivo.
Esso appare come una pratica sociale relativamente autonoma dalla stratificazione sociale, pur soggetta ad interdipendenze con altre stratificazioni (occupazionali, di genere, di età, ecc.). Un esempio particolare è quello della famiglia, che influisce sul capitale di consumo o consumer capital attraverso l'organizzazione del consumo proposta.
Prendendo ispirazione dal metodo dell'etnografia sociale, la ricerca è stata realizzata tramite una strategia qualitativa, con interviste e focus group. I modi di acquistare e usare le merci si sono modificati a partire da inizio '900, quando l'espansione delle classi medie ha consentito l'accesso a beni prima riservati alle classi superiori.
Se nell'800 le classi medie erano composte da commercianti, artigiani, fasce minori dei professionisti intellettuali, oggi esse sono caratterizzate dall'aspirazione all'ascesa sociale e alla coscienza dell'instabilità del proprio status: tali individui si avvicinano quindi alle classi superiori per il loro contenuto culturale, pur sentendosi precari. La classe media raffina sé stessa e il proprio gusto come esercizio di libertà personale, ma considera i lussi come investimenti.
Adam Smith parlava infatti di decencies, ossia di beni che portano con sé ordine e razionalità ma soddisfano la ricerca di piacere; tali beni son il marchio dell'identità sociale borghese. Essi tendono al miglioramento a partire dal titolo di nobiltà acquisita grazie a studi e intraprendenza, che hanno consentito loro di accedere ad alte cariche pubbliche e degli affari e al capitale pubblico.
La commistione di ascetismo ed edonismo si definisce edonismo addomesticato, ossia una forma accettabile e funzionale alla posizione sociale, che si sostituisce alla morale ascetica di produzione-accumulazione, astinenza, risparmio e calcolo. Tale edonismo si traduce in stili di consumo eclettici trasversali alle divisioni sociali tradizionali, frutto di una declassificazione culturale che consente a molti gusti di convivere e combinarsi per produrre unicità.
L'aumento di beni e servizi ad alto contenuto simbolico consente tuttavia di distinguere i membri della classe media da quelli della classe popolare grazie all'educazione e all'istruzione necessaria per la loro fruizione. Con midcult intendiamo infatti tutta quella cultura che aspira ad essere riconosciuta.
Bourdieu, tuttavia, ha proposto la tradizionale tripartizione di alto, medio e basso capitale culturale, ricercando un'omologia tra stratificazione di gusti e di classe. La classe media si troverebbe, quindi, a metà tra lo snobismo delle classi superiori e il gusto del necessario di quelle popolari. I confini sociali e simbolici sono segnati da tale classe tramite gli argomenti morali sul valore etico di oggetti e persone, e la disinvoltura con cui generi e opere si combinano, consentendo loro di passare dallo snob all'onnivoro.
Non esiste più, infatti, un circuito "di massa" delle merci mcdonaldizzate (ossia standardizzate su scala globale) ed uno di qualità dei lussi e di generi mediatici con valore estetico superiore, posto in enfasi rimarcando la raffinatezza di prodotti, la singolarità dell'esperienza e il capitale economico e culturale necessario. La classe media costruisce invece valore intorno a variabili tendenzialmente escluse dall'economia come l'ambiente e la solidarietà. La stessa qualità appare come un valore in continua ridefinizione.
Si intrecciano beni low cost, che scaricano sui consumatori alcuni costi di produzione, distribuzione e informazione, e consentono di risparmiare risorse economiche e tempo nonché di esprimere competenze e personalità. Grazie al fai-da-te infatti, le possibilità economiche vengono superate dall'ottimizzazione della spaziosità abitativa, ma anche dall'orgoglio derivante dal recupero di oggetti di parenti, mercatini dell'usato e strada, riadattati e mescolati ad altri beni apparentemente senza valore o semplicemente strumentali.
I consumi contemporanei, infatti, vedono contrapporsi la crescita di volumi e gamma delle merci e la riduzione del tempo di consumo. Pertanto, i "lussi virtuali" non vengono ostentati in pubblico, bensì fungono da veicoli di identità, legami e affetti. Le dinamiche familiari di genere emergono nel ceto medio, soprattutto per quanto riguarda la rinegoziazione di desideri e necessità della famiglia.
Al pari dei gruppi superiori, la classe media sente quindi il peso del consumo come scelta identitaria, ma, al pari dei gruppi inferiori, fa i conti con la limitatezza elaborando progetti di sicurezza. A partire dalla crisi economica del 2008, il ceto medio ha infatti conosciuto una progressiva proletarizzazione, soprattutto coloro che hanno sperimentato una mobilità ascendente nel corso del tempo.
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