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Fronteggiare la crisi: come cambia lo stile di vita del ceto medio

Il programma di ricerca sul ceto medio è stato avviato nel 2007 in seno al Consiglio Italiano per le scienze sociali, coordinato da Arnaldo Bagnasco. La ricerca nasce per il desiderio di mettere a fuoco una dimensione della stratificazione sociale che è stata considerata come secondaria, cioè le differenze di gusto e le disuguaglianze nei modelli di consumo. Obiettivo della ricerca: conoscenza e dibattito pubblico su una questione sociale non ancora sufficientemente indagata: la crisi delle classi medie occidentali che si manifesta alla fine del secolo scorso per effetto della crisi economica. L'idea di questa ricerca nasce nel 2007, quindi un anno prima della crisi economica, di conseguenza lo scopo non era parlare della crisi, ma fare una mappatura della situazione del ceto medio italiano e come si stava trasformando.

La domanda della ricerca è come è cambiato lo stile di vita del ceto medio italiano di fronte alla crisi; decidiamo quindi di guardare il suo stile di vita, non le scelte di investimento o di risparmio.

Punti di partenza della ricerca

Cosa si sa del ceto medio sulla base di ricerche precedenti

Usando i consumi per fronteggiare la crisi, il ceto medio costruisce il proprio posizionamento sociale, e così facendo contribuisce a fissare nuove e sempre mutevoli mappe della distinzione. Il ceto medio si caratterizza come un "meticciato sociale" (perché composto da soggetti con diversa provenienza di classe) con un’incertezza posizionale, è qualcosa che "sta nel mezzo". Il consumo è quindi qualcosa di fondamentale proprio per quelli strati che si collocano nel mezzo della struttura sociale, dove c'è un lavoro continuo per il posizionamento, affidato prevalentemente allo stile di vita.

Il ceto medio si trova in mezzo, ha quindi un’identità incerta, un posizionamento che viene definito da quelli che stanno sopra e quelli che stanno sotto. Questo è il motivo per cui la loro esistenza ed il loro posizionamento devono affermarsi attraverso lo stile di vita. Il ceto medio deve costruire il proprio posizionamento soprattutto attraverso il consumo, l’insieme di pratiche che lo contraddistinguono, che lo riescono a distinguere dai ceti popolari che stanno sotto e da quelli dominanti, rifinendo continuamente le mappe della distinzione sociale. Definire sé stessi attraverso il consumo è un lavoro di posizionamento continuo. Il progressivo indebolimento del ruolo del mercato del lavoro e di quello finanziario nell’offrire soluzioni o compensazioni agli effetti della crisi economica sulla posizione sociale e sullo stile di vita.

Strategie del ceto medio per affrontare la crisi

Le principali strategie con cui il ceto medio reagisce alla crisi sono da rintracciare nell’ambito del consumo. Il resistere nel consumo e cercare di mantenere lo stesso stile di vita è stata la chiave principale per il ceto medio per mantenere il proprio posizionamento. Lavorando quindi sul consumo, non si lavorò su altri ambiti come quello del credito, i mercati del credito non si sono sviluppati adeguatamente per fronteggiare la crisi del periodo. Le scelte sono state quelle di consumare in maniera diversa, cercando di concentrarsi sui beni necessari, o di produrre internamente quello che si poteva, ma sempre nel modo da mantenere il proprio posizionamento sociale di ceto medio.

La ricerca si è posta quindi l’obiettivo di capire quali sono gli ambiti centrali dove i consumi dovevano essere prevalentemente presidiati per il ceto medio, e quali aree nelle quali, invece, si potevano usare strategie per fronteggiare la crisi, e quali tipi di strategie sono state utilizzate. La crisi del ceto medio è la rappresentazione del disagio di una vasta quanto imprecisata galassia di soffitti rispetto alla messa in discussione delle proprie possibilità di vita.

Le pratiche di consumo servono non solo per la riproduzione materiale della popolazione, ma come uno dei terreni fondamentali di costruzione dell’identità sociale, sia in termini espressivi che strategici. I consumi e la loro integrazione quotidiana costano in termini monetari, ma non solo, implicano anche un consumo di energie mentali e di tempo, soprattutto in tempi di crisi. In Italia, in particolare dopo la crisi, si è notato un incremento di famiglie che considerano il loro reddito insufficiente per mettere via dei risparmi, e la disoccupazione è aumentata del 60%. Ne consegue quindi che i principali cambiamenti riguardo le strategie e le pratiche riguardano i consumi, dove gioca un ruolo determinante il confine tra necessità e lusso.

Il lavoro è quindi quello di ridisegnare le mappe del possibile oltre a quelle del giusto e del normale per quelli che vogliono continuare a mantenere la propria posizione mediana.

La domanda di ricerca è: quali sono le strategie nel campo dei consumi con cui il ceto medio italiano ha cercato di fare fronte alla crisi economica del 2008? "La crisi emerge nel tentativo di tenere ferme alcune abitudini, adattandone e modificandone altre, definendo necessità e lussi insieme a piaceri irrinunciabili ed oneri sempre più onerosi" (pag.9).

C’è un continuo lavoro di classificazione culturale e posizionamento sociale. Fare parte del ceto medio non è semplicemente una questione di stratificazione sociale, ma una questione di identità che definisce chi siamo. È necessario capire quali sono i consumi identitari, cioè quelli che permettono di identificare il ceto medio in quanto tale (come i consumi culturali). Essere di ceto medio significa riconoscere che la cultura è un campo di investimento irrinunciabile per essere di ceto medio, la cultura distingue il ceto medio dagli altri strati sociali, anche se possono trovare diverse declinazioni a seconda delle persone.

Classi medie e consumi

Questioni aperte per il "ceto medio" italiano

I consumi sono un meccanismo fondamentale di definizione e identificazione di chi siamo nel mondo sociale (Simmel, Bourdieu, Douglas, Sombart, Veblen, ecc). Questo è vero soprattutto per la classe media italiana, che è il principale veicolo di diffusione di fenomeni di consumo, soprattutto di tipo distintivo. Il consumo è una pratica sociale che contribuisce in modo significativo alle identità e alle collocazioni sociali. Caratteristica del lusso delle classi medie è la sua democratizzazione e razionalizzazione: sono lussi che segnano la piena appartenenza alla società civile e fungono da investimento.

Per i gruppi in ascesa sociale i consumi di lusso sono sia un fine, sia un mezzo attraverso il quale potersi riconoscere nel ceto medio. Il marchio di identità del consumo della società borghese sono le decencies, cioè beni che possono essere usati per una confortevolezza non ostentata, incarnando un tipo di consumo che porta con sé ordine e razionalità mentre soddisfa la ricerca di piacere. Casa, alimentazione e consumi culturali in particolare configurano aree di consumo generalizzate che sono sfere di socialità, e quindi anche importanti luoghi di creazione e riproduzione del capitale sociale. Ai centri commerciali, ai ristoranti e ai cinema si affianca la casa, con una posizione centrale, che è il luogo del consumo privato per eccellenza.

Metodo di ricerca

  • La ricerca ha scelto un metodo qualitativo, avvalendosi di interviste e di focus group con l’obiettivo di raccogliere narrazioni significative relative al vissuto di consumo e allo stile di vita del ceto medio.
  • Lo svolgersi della ricerca ha avuto un arco temporale abbastanza lungo, di modo da misurare il diffondersi del discorso sulla crisi e il suo modo di diventare oggetto di discussione.

Campionamento

  • Include le diverse funzioni della classe media: 150 interviste narrative a singoli soggetti e alle loro famiglie, condotte nelle case degli intervistati; 4 focus group; oltre 20 interviste di follow up realizzate con il 10% del campione.
  • Interviste narrative relative al vissuto di consumo e agli stili di vita.
  • Raccolta delle retoriche dei consumatori: come i consumatori raccontano all’intervistatore e a sé stessi il senso delle proprie pratiche di consumo, come razionalizzazioni a posteriori pratiche e scelte che però devono "tenere" (standard di coerenza).
  • Racconti sulle pratiche di consumo.
  • Discorsi sull’identità.

Luogo

  • Due quartieri delle città di Milano e di Bologna (Isola e Bolognina) sono stati scelti perché sono quelli principali dove si insedia il nuovo ceto medio, e perché sono rappresentativi di una realtà in forte movimento sociale.
  • Interesse per le sorti del nuovo ceto medio che "tradizionalmente vive nelle città centrali e non nella provincia o nei sobborghi", etnografie mirate nei due quartieri.
  • La ricerca ha avuto una durata di circa due anni e mezzo (2008/2011). La prima fase, quella esplorativa, ha permesso di identificare i luoghi principali del consumo, sia simbolici (mercati, ristoranti, ecc) sia sociali. La seconda fase è stata quella del raccoglimento dei dati e delle interviste semi-strutturate a singoli soggetti e alle loro famiglie, incentrate sul tenore di vita, sulla gestione del denaro, sui consumi alimentari e culturali.
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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentinapaci96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei consumi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Bartoletti Roberta.
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