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Manuale di sociolinguistica

Che cos’è la sociolinguistica: ambito e nozioni preliminari

Definizione della disciplina. La sociolinguistica si occupa dei rapporti tra lingua e società, trattando sia della correlazione tra fenomeni linguistici e fattori sociali sia dell’influenza che la società ha riguardo ai fatti linguistici e delle conseguenze che tale influenza produce. Nella sociolinguistica si possono trovare approcci diversi a seconda che le impostazioni di studio privilegino la componente sociale piuttosto che quella linguistica o viceversa. La sociolinguistica è un settore della linguistica che si pone il compito di descrivere ciò che succede alle lingue quando sono immerse nelle comunità sociali che le usano.

La sociolinguistica si inscrive nel ramo della linguistica sincronica perché si basa sull’osservazione diretta di come si presentano le cose agli occhi di chi le osserva. Le situazioni linguistiche del passato non sono attingibili all’osservazione diretta; si è così dato vita a una sociolinguistica storica che cerca di ricostruire, sulla base di documenti (biografie, memorie, diari, appunti di mercanti, etc.), le condizioni sociolinguistiche di un’area in un determinato periodo storico.

Nell’ambito delle scienze del linguaggio, la sociolinguistica si caratterizza anche in base ad alcune opposizioni fondamentali. Saussure parla di opposizione tra linguistica interna – che studia le caratteristiche strutturali della lingua – e linguistica esterna – che rappresenta il contesto in cui la lingua vive. La sociolinguistica opera secondo la visuale della linguistica esterna. Una seconda opposizione importante è quella tra formalismo – che concepisce la lingua come uno strumento autonomo che riflette il pensiero – e funzionalismo – che concepisce la lingua come strumento di comunicazione adatto ai bisogni degli utenti. Per il formalismo le forme della lingua sono indipendenti rispetto alla funzione; per il funzionalismo le forme della lingua sono determinate e la grammatica è atteggiata in relazione all’uso della lingua che fa il parlante.

All’interno della sociolinguistica vi sono poi alcune opposizioni basate sulla concezione che si ha sulla materia e sul genere di fenomeni di cui si occupa. La prima, non sempre messa a fuoco, è quella tra sociolinguistica in senso stretto – che ha come oggetto fatti linguistici (parole, pronunce, enunciati, etc.) – e sociologia delle lingue – che ha come oggetto le lingue e le varietà di lingua nella collocazione che hanno presso individui e società. La seconda è quella tra sociolinguistica correlazionale – che si occupa della correlazione tra lingua e società assumendo i fattori sociali come variabili che agiscono sui fatti linguistici – e sociolinguistica interpretativa – che pone l’accento sull’interpretazione di ciò che intendono fare i parlanti che costruiscono valori sociali usando le risorse fornite dal sistema linguistico.

Recentemente si sono creati nelle scienze del linguaggio nuovi ambiti di ricerca che si sviluppano come approcci a se stanti: la sociolinguistica percezionale – che assume come punto di partenza la percezione che i parlanti hanno dell’ambiente linguistico in cui vivono; la sociolinguistica cognitiva – che indaga le strategie secondo cui sia il significato sociale dell’attività linguistica sia il significato con cui le parole vengono usate si modificano in relazione alla componente socio-demografica di una comunità; la sociofonetica – che approfondisce la funzione comunicativa di diverse pronunce al fine di esaminare come la variazione fonetica sia strutturata nella rappresentazione degli individui parlanti; l’ecolinguistica – che integra lo studio dei fatti sociolinguistici all’ecologia, in relazione all’ambiente sociale, culturale e biologico in cui le lingue nascono, si sviluppano e si estinguono.

Nozioni preliminari

Per operare in ambito sociolinguistico vi sono alcune nozioni preliminari – lingua, dialetto, comunità linguistica, repertorio linguistico – che vanno analizzate e chiarite. La lingua è qualunque sistema linguistico esistente (o esistito) presso un gruppo di parlanti, come manifestazione della facoltà umana del linguaggio. Ogni idioma (anche il piemontese, il lombardo, etc.) costituisce una lingua. Il dialetto è subordinato alla lingua, si sviluppa in un rango meno ampio ed è da considerarsi come una lingua socialmente bassa. La comunità linguistica è un insieme di parlanti che condividono determinati aspetti relativi alla lingua. Esistono varie concezioni di comunità linguistica: comunità linguistica è tutti coloro che hanno la stessa lingua materna; comunità linguistica è tutti coloro che parlano la stessa lingua entro specifici confini; comunità linguistica è partecipazione ad una serie di norme condivise.

Per identificare una società linguistica esistono due famiglie di criteri: esterni oggettivi (entità socio-geografica, lingua) più ricorrenti fra i linguisti; interni soggettivi (atteggiamenti, appartenenza) più ricorrenti tra gli antropologi. Il repertorio linguistico è l’insieme delle risorse linguistiche presenti in una comunità parlante, vale a dire la somma delle varietà di una lingua o di più lingue impiegate presso la società. In sociolinguistica ricorrono i termini alto e basso, riferiti a varietà di lingua o agli usi della lingua. Alto viene utilizzato per le varianti e gli usi della lingua dotati di prestigio, basso per le varianti non dotate di prestigio.

Lingua e società

La società nella lingua: fattori sociali e lingua. Poiché il comportamento linguistico è un comportamento sociale, qualsiasi fattore di rilevanza sociale ha riflesso sulla lingua.

Concetti a matrice sociale importanti in sociolinguistica

Questi fattori sono definiti variabili sociolinguistiche, cioè le unità minime delle variazioni sociolinguistiche, e le principali sono:

  • Stratificazione sociale; appartenenza ad un gruppo sociale; età e fascia generazionale; sesso; luogo di abitazione e provenienza; e, dopo la nascita del computer, essere utenti del web.
  • Strato sociale è il primo dei fattori che viene tenuto in considerazione nelle indagini sociolinguistiche. Per stratificazione sociale si intende la suddivisione in classi o strati sociali. La nozione di classe come strato sociale contraddistinto da una particolare condizione socio-economica è oggi difficile da definire e la differenziazione tradizionale in classi (alta borghesia, media borghesia, proletariato, etc.) ha perso consistenza.

Di fronte a questa difficoltà, nell’indagine sociolinguistica si prende come indicatore della stratificazione sociale un fattore misurabile che può essere economico (reddito, occupazione, professione), educativo (scolarizzazione, grado d’istruzione) o antropologico-culturale (usi, abitudini, valori). Quella di gruppo sociale è una nozione meno problematica: si tratta di gruppi di individui che non implicano una gerarchia ma rappresentano gruppi separati in una società. L’appartenenza ad un gruppo presuppone un comune stanziamento, la possibilità di interagire, valori comuni e norme di comportamento.

L’appartenenza ad un gruppo – che può essere ristretto (ad es. famiglia) o largo (ad es. partito politico) – trova manifestazione in varianti linguistiche o comportamenti linguistici particolari che ne diventano contrassegno (socioletti). A seconda che ci si rivolga ai membri del proprio gruppo o a persone esterne, la varietà linguistica utilizzata può definirsi come we-code o they-code.

Nelle società con forte diversità a base etnica un fattore rilevante di identità di gruppo è costituito da una comune origine nazionale. Un fattore di differenziazione importante è la variabile gruppo etnico che può dar luogo ad etnoletti. Le varietà di una lingua sviluppate da parlanti non madrelingua vengono designate come xenoletti (o varietà interlingue). Un insieme di interlingue può essere definito varietà etnica quando ha caratteristiche linguistiche che rivelano un legame con un gruppo che abitualmente le utilizza.

Coloro i quali appartengono ad un determinato gruppo tendono a sviluppare una serie di particolarità linguistiche e lessicali che possono essere indicative del gruppo stesso. Alcuni gruppi professionali (sette religiose, carcerati, malviventi) sviluppano il cosiddetto gergo, cioè un linguaggio basato sulle trasformazioni di una lingua o un dialetto, con inserzioni di elementi di nuovo conio o esotici; altri gruppi specializzati (politici, informatici, etc.) utilizzano un linguaggio settoriale, vale a dire ricco di una terminologia specifica che caratterizza quel determinato ambito.

  • Fattori demografici, l’età è uno degli elementi più tenuti in considerazione nelle indagini sociolinguistiche. Poiché l’età è una grandezza continua, per renderla utilizzabile occorre stabilire delle classi d’età e, generalmente, le classi tenute in considerazione corrispondono alle tre generazioni di giovani, adulti e anziani. Una nozione rilevante in sociolinguistica è quella di gruppo dei pari, cioè i coetanei che condividono abitudini e atteggiamenti. Gli studi dimostrano come l’influenza degli usi linguistici dei gruppi dei pari sia maggiore rispetto all’influenza degli usi linguistici familiari.

Dagli anni ’90 si sono moltiplicati gli studi aventi come oggetto la lingua dei giovani, caratterizzata da evidenti particolarità lessicali e da termini coniati all’interno dei gruppi giovanili stessi (beccarsi in giro, dare buca, pacco, imbroglio; metafore, diminutivi, dialettismi). Meno attenzione, invece, è stata rivolta alla lingua degli anziani. Importante è anche la nozione di parlante nativo, cioè colui che ha imparato la lingua come lingua prima, nella socializzazione primaria e da coloro che lo hanno accudito nei primi anni. Egli è ritenuto il depositario dell’effettiva competenza linguistica, su cui si deve basare la descrizione della struttura e del funzionamento della lingua. Ai parlanti nativi si contrappongono i parlanti non nativi, che hanno appreso la lingua come lingua seconda. Nel caso dell’italiano, i parlanti nativi sono tutti coloro che sono italofoni e provengono da una famiglia italiana.

Un altro fattore demografico da tenere in considerazione è il sesso. Gli usi linguistici di donne e uomini sono differenti: le donne risultano più sensibili degli uomini ai modelli di prestigio, tendono ad usare più degli uomini varianti alte. Le differenze di genere che sembrano più nette, però, sono quelle che riguardano i presupposti pragmatici su cui si basano gli stili conversazionali: le donne adottano un modello basato sulla politeness (cortesia) e sull’espressione delle emozioni; gli uomini invece un modello pratico. Molto importanti sono anche il luogo di nascita e quello di residenza, e più in generale la collocazione spaziale dei parlanti. La lingua riflette ampiamente le diverse provenienze regionali ma anche risiedere in grandi città o piccoli centri urbani può influire sulla scelta della lingua da usare (ad es. italiano o dialetto). Le relazioni e i comportamenti linguistici che si instaurano nelle città sono al centro delle ricerche della sociolinguistica urbana.

Lo spazio, recentemente, ha iniziato ad esser considerato dalla sociolinguistica non più come un fattore esterno ma come uno spazio linguistico, in buona parte costruito dal parlante in base alla percezione della realtà. Un fattore che ha una forte influenza sul comportamento linguistico è la migrazione. La lingua materna dei migranti subisce una riduzione (language attrition) e l’uso sempre più limitato della lingua materna porta al decadimento della stessa (language loss). Nella seconda generazione la compresenza della lingua d’origine e della lingua della comunità ospite porta spesso a forme di bilinguismo. Le lingue parlate dagli immigrati o da coloro che hanno una lingua diversa dalla lingua madre vengono definite heritage language.

Nell’ambito della sociolinguistica dell’immigrazione il problema dell’identità culturale ed etnica è stato un importante oggetto di studio. Un comportamento di particolare interesse è il cosiddetto language crossing, ovvero l’impiego di una lingua che non fa parte del repertorio del parlante. Un altro concetto importante è quello di super-diversità, ovvero l’enorme compresenza di diversità socioculturali che si riscontrano negli ambiti urbani e che dà luogo a notevoli varietà linguistiche. L’uso di tratti provenienti da più lingue è definito polylanguaging.

  • Fattori situazionali, ogni elemento di una situazione comunicativa (occasione, scena, ambiente, partecipanti, scopi, etc.) può influenzare l’uso delle varietà di lingua e il comportamento linguistico. Di rilevanza primaria è il fattore dell’accomodamento, mediante il quale i parlanti si adeguano al modo di parlare degli interlocutori (convergenza) o accentuano i tratti che differenziano la propria varietà linguistica e allontanandosi da quella degli interlocutori (divergenza).

I fattori che intervengono nel costruire una situazione comunicativa si possono ricondurre a tre elementi: il campo – vale a dire il genere di attività svolta nella situazione e l’insieme delle esperienze in essa comprese; il modo – vale a dire il mezzo attraverso cui la comunicazione avviene; il tenore – vale a dire i ruoli sociali e comunicativi messi in atto dai partecipanti. Per poter esser messo in correlazione con i fatti linguistici, il contesto situazionale richiede l’impiego di concetti che si riferiscano a classi di situazioni aventi tratti in comune (luogo dell’evento, sfera di argomenti relazioni fra i partecipanti). In sociolinguistica per cogliere classi omogenee di situazioni si utilizza il dominio, vale a dire l’insieme di situazioni sociali riferite ad una stessa sfera di esperienza e attività, con la presenza comune di determinati ruoli, scopi e norme (scuola, famiglia, lavoro, etc.). Un dominio oggi molto importante è quello che riguarda la comunicazione mediata dal computer (CMC). La lingua digitata (Netspeak) presenta le caratteristiche di un parlato non sorvegliato in forma scritta.

Concetti a matrice sociale importanti in sociolinguistica

Uno tra i concetti molto rilevanti per l’interpretazione dei fatti sociolinguistici è il concetto di prestigio, vale a dire la valutazione positiva attribuita ad un oggetto, ad un fenomeno o ad un fattore sociale. Il prestigio dipende dalla valutazione dei membri di una comunità rispetto a dei tratti che ritengono desiderabili. All’opposto del prestigio troviamo lo stigma che designa, quindi, una valutazione negativa e la non accettazione di un oggetto. In sociolinguistica il prestigio è il valore di una lingua per l’avanzamento sociale: si definiscono prestigiose quelle varietà linguistiche il cui possesso è ritenuto necessario per l’ascesa sociale.

Un altro concetto importante è quello di rete sociale (social network), vale a dire l’insieme dei legami che intercorrono tra un soggetto e gli individui con cui si trova ad avere rapporti. Proprietà strutturali di una rete sociale sono: la densità – data dalla quantità di legami diretti effettivi in rapporto alla quantità di legami diretti possibili (più ci si avvicina ad 1 più la rete è densa); la molteplicità – vale a dire la quantità di legami multipli in rapporto alla quantità totale di legami. La zona della rete con legami più fitti tra i membri è detta cluster (grappolo). In generale, la rete ha una forma a cipolla, e comprende: la cella più interna è detta personale (persone con cui si hanno rapporti stretti e continui); la cella utilitaristica (persone con cui si hanno rapporti per ragioni pratiche); la cella nominale (persone che si conoscono ma che non hanno importanza); la cella esterna (persone con cui si hanno rapporti occasionali).

Un’altra nozione importante è quella di comunità di pratica, cioè un gruppo di individui che si trovano a collaborare per raggiungere un particolare scopo. Infine, un concetto sociale importante è quello di identità. Ogni atto linguistico compiuto da un parlante può essere considerato come un atto di identità attraverso cui si dimostra l’appartenenza ad un determinato gruppo.

La lingua nella società

Nella sociolinguistica recente è importante la prospettiva che vede i comportamenti linguistici come creatori di struttura e rapporti sociali. L’identità sociale è, quindi, un costrutto mediatore tra struttura sociale e linguaggio verbale. La scelta di un determinato stile verbale non è altro che un atto di identità sociale. Quando parliamo di stile verbale ci riferiamo all’insieme di preferenze e scelte tra le risorse linguistiche a disposizione. È contrapposto al concetto di varietà. Nel teorizzare come si possa determinare l’identità sociale, vengono a contrapporsi due posizioni sociolinguistiche: essenzialismo e costruttivismo. Secondo l’essenzialismo esiste una struttura sociale che agisce sulla lingua e le categorie della struttura sociale esistono indipendente dai parlanti.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

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