BAMBINI E SOCIETÀ
1. L’INTERPRETAZIONE DELL’INFANZIA
L’infanzia è sempre stata definita come una dimensione temporale secondo tre
aspetti:
- È definita come una fase dell’esistenza umana;
- È definita come una premessa per la fase adulta;
- È il presente dei processi che formano la personalità del bambino.
L’infanzia non ha lo stesso significato in tutte le forme di società, quindi è un
fenomeno anche culturale oltre che biologico e psicologico.
Secondo lo storico francese Aries, nel XVII secolo si è iniziato a distinguere infanzia ed
età adulta. Ciò sarebbe dovuto a un riconoscimento dei bisogni dei bambini e del
bisogno affettivo.
Secondo il sociologo Alan Prout, nella cultura europea contemporanea, l’infanzia è il
prodotto della combinazione fra rilevanza dell’autorealizzazione (il bambino ha le
potenzialità per dispiegarsi per quello che è) e ed esigenza di un controllo formativo
(necessario perché il bambino è il futuro della società e deve quindi essere guidato
verso risultati positivi).
Il controllo dei bambini è attuato attraverso una tecnologia sociale, in cui i tecnici sono
gli adulti. Questo controllo non può essere esercitato nella famiglia (specializzata nel
sostegno affettivo), perciò nel XIX secolo si è affermato il sistema educativo. Nel XX
secolo, questo sistema è diventato policentrico e comprende anche sport, gioco,
attività artistiche ecc. Famiglie e istituzioni educative cooperano per un orientamento
al “bene” del bambino. Amore ed educazione sono i fondamenti della cultura
dell’infanzia. Negli ultimi decenni si è sviluppato un dibattito sull’autonomia del
bambino, la quale è legata ad un paradosso: il bambino è visto come autonomo
(capace di autorealizzarsi), ma anche come dipendente dalle forme di controllo. Dato
che il bambino può autorealizzarsi solo diventando adulto, si ritiene necessario
modellarne lo sviluppo.
Fra il XVII e il XX secolo erano affiorati approcci definiti presociologici che definivano
ciò che i bambini sono in natura (bambino malvagio o innocente, bambino come
tabula rasa nei confronti della società ecc.).
Le teorie del XX secolo invece sostengono che la società plasma il futuro del bambino.
L’individuo da un lato è capace di assegnare alla realtà significati propri, dall’altro è un
prodotto di relazioni sociali. L’autonomia individuale deriva dall’integrazione sociale. Il
sociologo Parson individua un paradosso: l’individuo è parte del sistema sociale, ma è
anche un sistema autonomo. Essendo integrato nel sistema sociale, l’individuo è
persona nel ruolo.
Negli ultimi decenni si è sviluppata la rappresentazione di una socializzazione che non
funziona: è il caso dei “progetti dorati” che prevedono una vita precostruita per i
bambini. Il rischio del fallimento dell’autorealizzazione si riflette nel disagio dei
bambini. Ciò aumenta i casi di anoressia, depressione e uso di sostanze artificiali.
L’intervento di alcuni professionisti ha il compito di ristabilire condizioni normali di vita.
Il bambino è un protagonista paradossale della vita sociale: è al centro dell’attenzione
in quanto parte dei processi di socializzazione, ma è anche non-persona, in quanto non
è considerato come partecipante attivo alla relazione con gli adulti. Questi ultimi sono
visti dai bambini come modelli per il proprio futuro e vengono quindi emulati.
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2. LA SOCIOLOGIA DELL’INFANZIA E LA SOCIOLOGIA DEI BAMBINI
Negli ultimi decenni si sono sviluppati 4 filoni di studi associati a 4 interpretazioni del
bambino:
- Bambino tribale che produce una cultura autonoma;
- Bambini come minoranza discriminata;
- Infanzia come condizione strutturale della società;
- Infanzia come costruzione sociale.
Questi studi dimostrano un differenza e un collegamento fra:
infanzia : luogo strutturale occupato dai bambini;
bambini : osservati per il loro agire autonomo e come membri nella collettività
dell’infanzia.
La sociologia che indica l’infanzia come fenomeno preesistente nella storia della
società porta a considerare i bambini come identici per condizione.
La sociologia che considera l’infanzia come una costruzione sociale, mostra che essa
non è una mera fase biologica.
La teoria della costruzione sociale dell’infanzia deriva dallo psicologo russo Lev
Vygotskij: le funzioni psichiche compaiono prima nel mondo sociale e poi diventano
parte dello sviluppo individuale del bambino. Tutte le funzioni psichiche sono relazioni
costruzionismo sociale
sociali interiorizzate. In questo caso si parla di .
attore
Negli ultimi anni si è diffusa l’idea del bambino come sociale, in quanto è
socialmente competente nelle interazioni ed è soggetto attivo del cambiamento.
È considerato come capace di assegnare significati al mondo sociale: è un bambino
competente. La competenza è parte del bambino come attore sociale, ma anche come
agente sociale, che partecipa all’interazione sociale contribuendo alla costruzione
della società. Le strutture sociali possono essere modificate dalle azioni individuali
(agency). riproduzione interpretativa
Il concetto di , formulata dal sociologo americano
Corsaro, indica che i bambini sono protagonisti attivi sia della propria condizione che
della costruzione del significato dell’infanzia.
età dell’esperienza
L’infanzia, dall’ che richiese attenzioni affettive ed educative,
età dell’azione
diventa , che richiede una promozione positiva della società.
Una tesi diffusa è che il modo in cui le istituzioni si occupano dei bambini non
permetta loro di manifestarsi come agenti sociali. Infatti i modelli educativi negano
l’agentività dei bambini. Negli ultimi decenni è stata considerata sempre più
Convenzione delle Nazioni
importante la partecipazione attiva, anche grazie alla
Unite del 1989. Risultano come fondamentali l&rs
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