Estratto del documento

Il libro ci invita a riflettere sul bisogno che gli assistenti sociali si

attivino in un corale e politico tentativo di migliorare il sistema

affinché la crisi sia fronteggiata e trasformata in opportunità

Capitolo 1

A livello internazionale il fenomeno dell'abbandono del

maltrattamento dei minorenni da parte dei loro familiari e del

conseguente inserimento in grandi istituti assistenziali rappresenta

un fenomeno che assume dimensioni sempre più drammatiche in

molti paesi la tutela del diritto a crescere in famiglia si traduce con

particolare forza nel percorso della cosiddetta de-

istituzionalizzazione dell'infanzia.

Fin dal secondo dopoguerra il dibattito sulla necessità della de

istituzionalizzazione dei minorenni ha prodotto nel mondo

occidentale una consolidata cultura scientifica sugli innegabili effetti

negativi sullo sviluppo umano del ricovero e della permanenza in

istitut, tanto da far convergere le politiche sociali sul comune

obiettivo di pervenire a una progressiva chiusura degli istituti

assistenziali promuovendo tipologie di accoglienza familiare.

Tardivo l'intervento degli organismi internazionali tant’è che la

convenzione Onu sui diritti dell'infanzia è stata approvata solo il 20

novembre del 1989. L'argomento è rimasto a lungo scarsamente

considerato, solo negli ultimi anni l'Unicef ha condotto e pubblicato

una serie di studi più specifici sul tema. Difatti solo verso la fine

degli anni 90 Unicef ha cominciato a prestare attenzione agli aspetti

relativi alle forme di cura alternativa all'istituto.

Ad ogni modo nel 1989 la convenzione Onu sui diritti dell'infanzia

all'articolo 9 ha solennemente stabilito che “tutti bambini hanno il

diritto di vivere insieme ai loro genitori e che nessuno li può

allontanare o separare a meno che le autorità competenti non

decidano per proteggerli o tutelarli”. i minorenni dovrebbero essere

separati dai loro genitori soltanto qualora tale intervento si

rendesse assolutamente necessario per il loro stesso preminente

interesse.

Negli ultimi anni la rilevanza del tema è divenuta tale da spingere

l'assemblea Generale delle Nazioni Unite ad approvare le guide

lines for the alternative care of children con le quali si è sottolineata

la centralità del rapporto del minorenne con la sua famiglia rapporto

da preservare e tutelare impegnando gli Stati a provvedere con ogni

mezzo, sia per evitare che il minorenne debba uscire sia per

agevolarne il rientro. già nel 2004 su questi temi si era espresso

l'Unicef.

In ambito europeo il tema della tutela del diritto della famiglia è

sentito con intensità ancora più rilevante, anche grazie allo stimolo

offerto dai traguardi raggiunti da paesi come Norvegia, Islanda e

Inghilterra. in gran parte dell'Europa centro occidentale si stanno

compiendo intensi sforzi per favorire la de istituzionalizzazione. Ad

inizio 2013 la commissione europea ha emanato una

raccomandazione sulla tutela dei diritti dei minorenni con la quale

chiedeva ai paesi membri di insistere con azioni di supporto alle

famiglie e con lo sviluppo di cure alternative sempre più incentrate

su risposte attivabili lì dove il minorenne e la sua famiglia vivono.

Nel 2009 un rapporto della commissione europea sottolineava la

necessità di intensificare gli sforzi nello sviluppo delle cure

comunicative, offriva dati in merito alla diffusione della pratica

dell'affidamento familiare e proponeva l’attuazione di alcune misure

generali, quale rispettare i diritti degli utenti e coinvolgerli nei

processi decisionali , prevenire l'istituzionalizzazione creare servizi

community-based , chiudere gli istituti e ridurre gli investimenti

negli istituti esistenti.

Già nel 2015, con la raccomandazione rec (2005), si era espresso

con forza sul medesimo tema il comitato dei ministri del consiglio

d'Europa affermando: che la famiglia e l'ambiente naturale di ogni

minorenne; che in famiglia minorenni devono poter respirare un

ambiente sano di benessere sicurezza e sviluppo; che bisogna

mettere in opera adeguate azioni di sostegno delle capacità delle

famiglie di rispondere alle esigenze dei figli minorenni; che

L'allontanamento va realizzato in via eccezionale e che la durata

degli allontanamenti va contenuta entro periodo necessario che va

verificata la possibilità che i minorenni allontanati possono rientrare

nel loro contesto.

Nel contesto italiano il processo di de istituzionalizzazione cammina

lentamente fino al 1983. Difatti nel periodo che va dalla fine del

secondo conflitto mondiale fino alla riforma del diritto di famiglia la

pratica dell'istituzionalizzazione di orfani e bambini abbandonati

rappresenta la modalità di intervento prevalente in senso assoluto

ciononostante maturano le condizioni che porteranno

all'introduzione della legge 4 maggio 1983 n. 184 recante

“disciplina dell'adozione dell'affidamento dei minori”, punto di

svolta decisivo sul piano delle politiche rivolte alla tutela dei

bambini e delle loro famiglie, che sancisce il diritto dei bambini di

ragazzi a crescere in famiglia normativa che nel 2001 con la riforma

introdotta dalla legge n.149 ha assunto la denominazione diritto del

minore ad avere una famiglia che nel 2015 è stata aggiornata con la

legge n. 173 in materia di tutela della continuità degli affetti dei

minorenni affidati.

La legge al primo articolo afferma che il minorenne ha diritto di

crescere ed essere educato, che le condizioni di indigenza dei

genitori o del genitore esercente la potestà genitoriale non possono

essere di ostacolo all'esercizio di tale diritto e che lo Stato, con

idonei interventi, sostiene i nuclei familiari a rischio.

La stessa legge precisa che qualora la famiglia non fosse in grado di

provvedere alla crescita e l'educazione del figlio si interviene con

l'affidamento familiare dello stesso, con il suo inserimento in una

comunità di tipo familiare o con la sua adozione da parte di un'altra

famiglia.

Nell'ordinamento italiano il dovere dei genitori di mantenere istruire

ed educare i figli trova la sua più alta affermazione dell'articolo 30

comma 1 della costituzione repubblicana con la legge 184/83. il

legislatore ordinario ha inteso precisare che l'assolvimento di tale

dovere richiede una relazione di convivenza tra i genitori e il figlio.

La norma sul diritto alla famiglia si inserisce in un ampio filone

legislativo che ha visto un progressivo è sempre più permanente

intervento dello Stato nelle cose di famiglia con la legge 431/67 in

materia di adozione speciale, la legge 898/ 70 sul divorzio e la legge

151/75 di riforma del diritto di famiglia ha preso il via un percorso

normativo tuttora attivo che ha sviluppato uno scenario sempre più

marcato di controllo sociale.

Il cammino della de istituzionalizzazione in Italia s’è avviato con la

particolare intensità proprio nel 1983 con la scelta della legge 184

di privilegiare l'inserimento dei minorenni presto famiglie affidatarie

o comunità educative. Questo percorso con la riforma introdotta

dalla legge 149/01 ha trovato il suo pieno completamente. Grazie

alla prescrizione nell'articolo 2 comma 4 di superare il ricovero in

istituto, si è giunti tra il 2006 e 2009, alla definitiva chiusura delle

strutture ancora attive ed al completo ricorso ad altre forme di

alternative Care ritenute più adeguati a i bisogni evolutivi dei

minorenni.

Il tema della tutela del diritto dei bambini e dei ragazzi a crescere in

famiglia è stato rilanciato nel 2003 dalla conferenza unificata Stato

regioni e province autonomi e autonomie locali e ha approvato le

linee di indirizzo per l'affidamento familiare. Pur non trattandosi di

un testo qua coattivo le linee di indirizzo la presentano un elevato

momento di sintesi della migliore riflessione in materia, nato a

seguito di un confronto sui saperi.

Anche nel 2015 non sono mancate le attenzioni sul tema della

tutela del diritto alla famiglia con l'approvazione all'entrata della

legge 173 in materia di continuità affettiva e con l'attivazione da

parte del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali alle

elaborazioni delle linee di indirizzo nazionali sulle comunità

residenziali per i minorenni.

L'importanza di garantire a bambini e ragazzi il diritto a crescere in

famiglia e di ricorrere ad alternative Care di tipo familiare, ben sì

comprende volgendo l'attenzione alle dinamiche psico-emotive che

caratterizzano infanzia, adolescenza degli esseri umani.

Importante la sottolineature Del giudice minorile Carlo Alfredo

moro: "Solo in un ambiente familiare il ragazzo può sentirsi un

soggetto amabile ed amato e acquistare quindi la capacità di

percepire il suo valore come persona; Sono nell'ambiente familiare il

minorenne riesce, nel rapporto con l'altro, ad essere accettato per

quello che è.”

Dalla fine degli anni 60, a partire dagli studi di John bowlby ed alla

nota teoria dell'attaccamento, è emersa sempre più chiaramente

"l'importanza di relazioni familiari intime e affettuose per il sano

sviluppo dei bambini".

Sì è infatti accertato che "i punti di forza dei bambini e le loro

difficoltà che sviluppano all'interno delle relazioni familiari, relazioni

interpersonali calorose, intime ed empatica e non solo sono

importanti per garantire i bambini di sentirsi amati; esse,

influenzano la maniera in cui bambini riescono a realizzare il loro

potenziale di riuscita e di benessere a scuola e nella vita privata.

La qualità delle relazioni affettive che il bambino e il ragazzo

sperimentano incide sulla qualità della loro capacità di mettersi

relazione con gli altri, sia attuale che futura. Nella teoria di BoWLBY

questo fenomeno è definito attraverso il concetto dei "modelli

operativi interni" (moi). Si tratta di una sorta di mappa mentale che

si radica "così profondamente da influenzare sentimenti pensieri e

comportamenti in modo inconscio e automatico. Secondo Bowlby la

loro azione consiste nel dirigere l'attenzione del bambino verso

azioni particolari ed eventiall'interno del suo mondo, plasmando il

modo in cui egli ricorda e non ricorda, guidando il suo

comportamento verso gli altri.

La riflessione sugli stili di attaccamento e sui MOI assume

particolare rilievo" se prendiamo in considerazione la realtà delle

famiglie multiproblematiche, Dove le relazioni affettive

sperimentate dalla coppia genitoriale sono piuttosto precarie e

insicure.

In una situazione di normalità delle relazioni familiari i bambini

sviluppano una forma di attaccamento definita "sicuro". Si verifica

quando il bambino "è accudito con sensibilità, quando trova a sua

disposizione caregiver (Colui che si prende cura) accessibili e

flessibili, si sente compreso e valorizzato. Partendo da questi punti

di forza, durante tutta l'infanzia, il bambino costruisce la propria

crescita sulla base di forte autostima e auto efficacia e dalla propria

capacità di pensare e gestire pensieri, sentimenti e comportamenti.

Quando i cara Giver di un bambino, non sono disponibili o capace di

rispondere ai suoi bisogni, O diventano violenti, fanno maturare uno

stile di attaccamento che assume tratti deformati e disfunzionali.

La teoria dell'attaccamento offre una elencazione dei diversi stili

disfunzionali che può essere utile richiamare brevemente:

1) evitante, quando il Cara Giver ha difficoltà ad accettare o a

rispondere in modo sensibile ai bisogni del bambino. Questi può

scoprire che le proprie richieste vengono respinte, e può sentire che

il Caragiver cerca di mantenere il controllo in modo invadente

insensibile.

2)ambivalente nei casi in cui il Cara Giver risponde alle richieste

infantili ma lo fa in modo sporadico e a volte sensibile;

3)disorganizzato, laddove il Caragiver è rifiutante e mette paura.

L'effetto negativo di un attaccamento disfunzionale può essere

profondo e permanente da "far cercare al bambino diventato adulto,

lo stesso tipo di attaccamento disturbato sperimentato nella propria

famiglia di origine". Si comprende l'importanza di porre ogni sforzo

utile a promuovere lo sviluppo di attaccamenti funzionali e a

contribuire alla prevenzione precoce di quelli disfunzionali.

A tal riguardo può essere di grande giovamento offrire al bambino la

presenza di figure adulte significative e positive. Questa presenza

può permettere al bambino di fare "l'esperienza di uno scudo

protettivo tipica delle situazioni in cui l'adulto si propone come

tramite e filtro rispetto ad un bambino che si trova esposto a vissuti

molto intensi. Può favorire anche una esperienza emotiva correttiva,

stimolare nuovi processi di identificazione-imitazione".

Non va sottovalutata la complessità di questo percorso perché si

incontrano "bambini che faticano a credere che vi sia davvero

qualcunoChe possa prendersi cura di loro e li pos

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lunal28 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Principi del servizio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Giordano Marco.
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