Esercizi di metasemiotica
Raccoglie interventi incentrati su questioni di epistemologia semiotica. Si difende la prospettiva strutturale e generativa, il suo valore scientifico, metodologico, ma anche filosofico. Quale scientificità (esercizi).
Greimas e la filosofia
Viene presa in esame la disciplina semiotica, sottolineando il rovesciamento di prospettiva che l’ha portata da scienza dei segni (ai suoi albori) a teoria generale della significazione, di cui Greimas fu uno dei massimi fautori. Viene posto il problema della scientificità. All’interno della tradizione strutturalista ci sono stati due grandi momenti di riflessione: legato principalmente alle figure di Levi-Strauss e Hjelmslev, per cui il criterio della scientificità è strettamente legato alla capacità di una teoria di creare un’oggettività propria e, parallelamente, di dotarsi di un metalinguaggio descrittivo adeguato, marcato dal carattere della simbolicità. Da questa prospettiva metodologica, si passa ad una decisamente filosofica.
Greimas intendeva uscire dal senso per dire di esso “qualcosa di sensato” (inteso come il senso condiviso da una comunità di individui). Egli diceva che lavorare con questi due termini del problema significa praticare un “varco strettissimo” tra competenza filosofica e quella logico-matematica. Nonostante Greimas non amasse chiamarsi filosofo, in questo percorso è stato guidato da varie teorie e discipline filosofiche:
- Fenomenologia di Merleau Ponty, in particolare il tema tra corpo e pensiero, tra percezione, gesto e parola, tema centrale per il filosofo francese. Greimas ha tentato di impostare nella semioticità le relazioni tra mondo e contenuto linguistico. Il mondo naturale e le lingue naturali possono essere intese come macro-semiotiche in relazione tra loro, per cui le forme dell’espressione del mondo naturale si traspongono in forme del contenuto delle lingue naturali.
- Tema della reversibilità della relazione soggetto-oggetto (Merleau Ponty), per la quale noi diamo senso alle cose perché le cose ci chiamano ad esprimerle. Relazione soggetto-oggetto greimasiana per cui il primo è definito dalla relazione giuntiva che intrattiene con il secondo (non vi è soggetto se non in relazione con l’oggetto).
- Tema dell’ordine del discorso e del suo confine (Foucault). Per determinare il senso di un enunciato discorsivo e descriverlo, bisogna considerarlo fuori dall’enunciazione, perciò fuori da delimitazioni spazio-temporali. L’enunciazione è il limite del discorso, il suo bordo, e si produce nel momento in cui il discorso è reso manifesto.
- Tema della superficie percorsa da flussi e del corpo senza organi. Diceva Deleuze che non ci sono organi, non ci sono ingranaggi, tutto si svolge in superficie: le passioni, le cose, le azioni si formano incessantemente nelle pieghe della superficie. Per Greimas le forme sono già interpretate (l’espressione è già significata), quello che egli cerca di fare con l’articolazione per livelli verticali è la possibilità di descrizione di questi effetti di senso.
Tornando al tema della scientificità, possiamo intendere la semiotica di Greimas come una teoria “a vocazione scientifica”, per la sua assunzione di una processualità del fare scientifico. E questa processualità coincide con i principi di interpretazione del mondo, grazie al metalinguaggio, che altro non è che il processo di trasposizione che prende distanza dall’oggetto. L’ipotesi che Marsciani vuole mettere in campo con questo saggio è che non sarebbe sbagliato considerare la semiotica greimasiana “a vocazione scientifica” come uno degli esiti più interessanti della filosofia contemporanea.
Significato e contenuto
Hjelmslev – ne “La struttura fondamentale del linguaggio” - adotta le nozioni di espressione e contenuto, sostituendo i concetti saussuriani di significante e significato, per indicare i due piani di cui è composto il linguaggio. Saussure intendeva il segno come l’associazione di un’immagine acustica (significante) e un’immagine mentale, o concetto (significato) in stretta relazione tra loro.
Hjelmslev approfondisce le nozioni di Saussure e ne opera dei rovesciamenti. Definisce il segno come unità minima di significazione, prendendo così in considerazione anche i linguaggi non linguistici. Trasforma la relazione tra i due piani: per Saussure significante e significato sono complementari, esistono insieme, per Hjelmslev espressione e contenuto sono indipendenti. Infatti i tratti necessari per descrivere un’unità dell’espressione non corrispondono per numero né per funzione ai tratti necessari per descrivere un’unità del contenuto del stesso segno es (un: /u/ + /n/; “articolo”, “singolare”, “indeterminato”, “maschile”). Inoltre, per Hjelmslev il senso è contestuale, il contenuto non è mai esattamente lo stesso.
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