Introduzione
Il passato prossimo e il futuro anteriore della semiotica
I maestri e la crisi della semiotica
Motivo di crisi è stata la questione dei limiti oltre i quali non si può estendere il modello del segno verbale. La semiotica appare oggi come una disciplina fortemente inattuale dovuta al ritorno al dualismo tra natura e uomo, scienza e valori. La semiotica si è sviluppata su una metodica antiseparatista che configura la reciproca costituzione dei fatti e dei valori, dell'essere e del pensiero: supera il paradigma oggettivistico e reificante delle scienze naturali e la convinzione che sia possibile elaborare un linguaggio universale della scienza che sia al di sopra o al di fuori delle pratiche umane e funga da "manuale di traduzione" nei loro confronti. È questa la "via dei segni" che ristruttura la "via dell'essere" e la "via delle idee".
Il passaggio dalla natura alla cultura avviene nell'ordine del segno. Diverse critiche sono state mosse allo strutturalismo. La capacità strutturante e destrutturante opera attraverso relazioni materiali e formali, fra oggetti concreti e oggetti astratti. Un logos che Peirce chiamava semiotica. Questa capacità di ordinare (dare forma) e di comparare, connettere o mettere insieme entità diverse anche distanti fra loro, forse meglio: questa capacità di simbolizzare di cui è parte integrante la capacità di imitazione in quanto processo di riproduzione e riformulazione, fa dell'uomo un "animale simbolico". Il dare forma è in pari tempo uno strutturare, una mediazione con il mondo, un mettere insieme alcuni aspetti in base a un senso: una costruzione di "forme simboliche". La metodica dell'insegnamento è il dialogo di ricerca.
Lo strutturalismo occultato
La nozione di "relazione" nella sua doppia accezione di relazione formale o pura e di relazione materiale concernente le pratiche comunicative, ideologiche, politiche, concernente il rapporto di un sistema con le materie del contenuto che costituiscono il valore reale, esistenziale o sociosemiotico di tale sistema. Questo strutturalismo correla forma e materia. Gli elementi che costituiscono il mondo hanno un significato unicamente alle loro dipendenze e indipendenze, alla posizione che occupano, o al ruolo che volgono. Il senso è pertanto "un effetto di posizioni", di un punto di vista che orienta, dà la direzione a un percorso e che presuppone "un non-senso da cui risulta il senso stesso". Il non senso è ciò che lo fa valere e lo produce circolando nella struttura. Qui il non di "non senso" indica l'assenza di un tratto di differenziazione.
Nella sua astrattezza un sistema non dice nulla di significativo se non lo si interroga, se non lo si colloca nell'agire sociale o nella prassi, individuandone la forma o il modo del suo funzionamento, delle sue relazioni interne e con l'esterno. Ritroviamo la doppia accezione del "valore" saussuriano e dei suoi sviluppi nella teoria del linguaggio di Hjelmslev. "Nella situazione storica e culturale attuale lo strutturalismo è la fonte da cui trarre un metodo efficace di intervento nel reale, ed è questa la sua attualità di ritorno dopo la sua scomparsa dagli anni '80 ad oggi nel dibattito.
La svolta semiotica
Si è parlato di una svolta semiotica interna alla ricerca, avvenuta tra il suo passato prossimo e il suo futuro anteriore, con l'introduzione dei problemi legati al valore e all'efficacia, all'affettività e alla credenza, alla sensorialità e al corpo, che ha modificato la fisionomia di una teoria della significazione nello studio dei processi semiotici oltre che dei sistemi. La svolta è relativa al cammino teorico che ha avuto inizio con la linguistica strutturale di Saussure e di Hjelmslev, poi con le ricerche di Jakobson, Lévi-Strauss e Barthes, fino ad arrivare alla semiotica generativa di Greimas.
La tesi di Fabbri riguarda un oggetto epistemico, quale il senso umano e sociale e dunque della sua articolazione in quanto significazione. La "via dei segni" è capace di una nuova sintesi che si prospetta come area di approcci e tradizioni diversi. La semiotica è risultato di fecondazioni e produttrice di fecondazioni ulteriori.
La Glossematica opera una rottura epistemologica con la visione del segno inteso come mero "rinvio" e sviluppa l'ordine della forma pura del segno individuato da Saussure. Glossematica vuol dire "analisi empirica", che è "analisi testuale" poiché configura i dati sensibili da esaminare in termini di precise forme, ossia di processi e sistemi di significazione. Si tratta di uno sguardo orientato con uno specifico metodo che indica nel suo procedere la direzione di una teoria a venire. L'analisi mira alla teoria generale del senso e della significazione, mette il suo senso in condizione di significare. La Glossematica fa della semiotica una filosofia del linguaggio con altri mezzi.
La semiofisica è la presa sul mondo sensibile, che viene ri-articolata o ri-scritta da una istanza formalizzante, o materia semiotica, in una piegatura del continuum semiosico, ossia in una ri-presa sul mondo. La semiotica è strutturale e d'ispirazione saussuro-hjelmsleviana, quindi aperta alla ricerca filosofica sul senso e sulle sue condizioni di possibilità.
Cap 1 - L'esprit saussuriano in semiotica
La fatica della ricerca e il tormento del dubbio
La scoperta e la rilettura dei testi di Saussure hanno mostrato come egli sia stato tradito dagli editori e dallo strutturalismo. La sua riflessione è stata una premessa. Il suo rapporto con la scrittura è tormentato: non pubblica le conclusioni delle sue ricerche perché insediato fortemente dal dubbio; il suo modo d'agire è tipico dell'insegnante. L'insegnare è il mestiere del maestro. L'insegnamento è un rapporto dialogico, cioè si dialoga per scoprire quel che si vuole esprimere. Il maestro insegna ciò che ancora non sa.
Dare un senso alla forma
Solo dopo la sua morte ci si appropria del suo pensiero; egli lavora per liberare la linguistica dall'influenza del modello delle scienze naturali e delle tendenze storicistiche e avviarla verso un'autonomia epistemologica. L'istanza naturalistica e storicistica vengono poste sul terreno semiologico: il fatto linguistico è il risultato di un'articolazione o di un ritaglio: di una formazione. I "fatti" linguistici esistono solo in quanto percepiti come differenze. Ciò significa che la loro esistenza non ha rilevanza per la loro identità linguistica, non conosce l'obiettivo della linguistica. Compito della linguistica è quello di evidenziare e interpretare le articolazioni che i parlanti impongono al reale: dare un senso alla forma. Proprio la capacità di segmentazione è connaturata all'umano che lo definisce come tale. Il dominio della linguistica è quello del "non dato" della differenza senza termini positivi, dove il "non" stabilisce una simultaneità.
Nella lingua si ha a che fare con una differenza che genera entità. La relazione in negativo tra i fatti linguistici preesiste e provvede a istituire questi stessi fatti, e senza questa differenza che li genera essi sarebbero indeterminati. Gli oggetti che la scienza del linguaggio ha davanti non sono realtà in sé o a parte. La differenzialità negativa è l'an-archia epistemologica della semiolinguistica. La lingua è naturale e storica e la sua essenza è duale e di una dualità immanente. La lingua reale è piuttosto un assemblaggio composito, un'associazione di entità dissimili, risultante dall'azione congiunta della natura e della società.
Ogni individuo è dotato della facoltà di articolare il linguaggio. Tale facoltà è data da organi ed essa non può essere esercitata senza lo stimolo di qualcosa che ne sta fuori. La facoltà di linguaggio si manifesta attraverso una lingua che a sua volta è un costrutto, o una istituzione sociale accanto ad altre istituzioni sociali o semiologiche. La lingua è un prodotto del lavoro sociale (come fatto semiologico).
Il linguaggio, inteso come logos, capacità sintattica, formativa e metaformativa, è strettamente connesso alla costituzione biologica dell'umano, è l'attività specie-specifica della forma di vita umana che ne rende altrettanto specifiche tutte le attività cognitive e comunicative, comprese quelle che l'uomo ha in comune con gli animali non umani: percezione, immaginazione, desiderio, memoria. Tale facoltà naturale si esplica solo socio-storicamente, nelle lingue esistenti dalle quali bisogna partire per studiarne le leggi generali. Questo "istinto umano" denota una predisposizione naturale ad acquisire capacità non naturali. La vita delle lingue è una relazione semiotica tra un fenomeno costante (la capacità biofisiologica del parlare) e le tante variabili che lo adeguano alle situazioni comunicative e cognitive. Qui opera la dopplicità del linguaggio come "essere tra" (inter-esse) natura e cultura e della semiotica come interessata alla natura e alla cultura.
- Il principio di empiricità
- Il principio di legalità o di formalità
- Il principio di semioticità
Il principio di empiricità richiama la necessità di muovere dalle paroles (lingue vive) per giungere alla forma (principio organizzatore interno), o alle leggi (regole) che governano le varie manifestazioni del linguaggio e constatarne la loro duplice costituzione, la loro semioticità. È la paroles, con la sua temporalità ed empiricità, che rigenera, vivifica i rapporti astratti che costituiscono la forma dei segni, che disloca continuamente e ricorsivamente il sistema linguistico o semiotico sui due piani del significante e del significato o dell'espressione e del contenuto. Le lingue vivono tra la continuità ininterrotta del parlare e variabili come il tempo e lo spazio, i movimenti antropici (sistema di segni=vascello che va per mare). L'uso e la vita delle lingue si muovono localmente.
La complessità quaternionale del linguaggio
I valori linguistici sono costituiti da relazioni del significante con altri significanti, del significato con altri significati e del significante con il significato: una struttura di quattro elementi, che egli chiama quaternione, in "L'essenza doppia del linguaggio". Si tratta di rapporti di confronto fra simili e di un rapporto di scambio fra dissimili. La natura relazionale del quaternione è priva di un principio primo in questi rapporti, c'è piuttosto un non-principio primo. Si hanno quindi due strutture opposizionali: una endosemiotica, formale, e una intersemiotica, materiale, che apre il segno all'esterno, a ciò che dal punto di vista immanente "sta fuori". Queste strutture si forniscono reciprocamente la pertinenza e costituiscono una struttura "semiotica" coinvolta nella duplicità. La peculiarità di una "identità linguistica" sta "nell'associazione di due elementi eterogenei". Il dualismo del linguaggio, o del semiotico, sta "nella dualità del fenomeno vocale" come tale e del fenomeno vocale come segno. È questa la tipicità della forma semiotica: la sua medietà, terzità. La semiotica afferra entrambe le accezioni del valore saussuriano. La semanticità appartiene alla sostanza-materia. È questo il tracciato originario della "via dei segni" delineata da Saussure e approfondito da Hjelmslev.
Il linguistico e il non linguistico
Nell'Essenza doppia del linguaggio troviamo indicazioni che riguardano la dualità e la correlazione. Saussure distingue il "dominio linguistico del segno vocale", nel quale è "vano" sia il voler "considerare l'idea fuori del segno" sia "il segno fuori dell'idea", il "dominio linguistico del suono puro o di ciò che serve da segno considerato in sé stesso e fuori di ogni relazione col pensiero= FONETICA" e il "dominio non linguistico del pensiero puro, o senza segno vocale, e fuori del segno vocale". Quest'ultimo dominio è un residuo che il linguista svizzero chiama "fondo uniforme/comune a tutti i fonemi": la sonorità. Pensiero puro, senza segno vocale, e suono puro, senza relazione col pensiero sono il campo dell'indistinto, indicano l'assenza della differenza e non appartengono alla lingua.
Linguistica, comunicazione e cognizione
La radice della verbalità e dell'articolazione semiolinguistica sta in un orizzonte presemiotico e nella capacità distintiva della mente umana. La mente stessa si prospetta come struttura semiotica in cui il piano astratto, logico-proposizionale non può prescindere dal piano materiale, o biosemiosico. Affiora una semiotica della cognizione. Il logos è biologico e culturale, è la complessificazione e una manifestazione del bìos e della physis. La mente umana è capacità di "mettere insieme" entità diverse, insufficienti a sé stesse, in quanto tale è una mente simbolica e sociale il cui spazio è semio-logico. La linguistica va ascritta a linguaggio-logos, come capacità di connessione, costruzione e decostruzione, capacità metaoperativa e metalinguistica specie-specifica dell'umano. Teoria del linguaggio= studio delle condizioni generali delle lingue verbali e non verbali e della facoltà di linguaggio o facoltà semiotica: teoria dell'intera semiosi che coincide con la semiotica. Saussure, Jakobson, Hjelmslev, Humboldt e Coseriu approfondiscono la riflessione critica e autocritica della linguistica, dialogando con altri campi di studio.
Lo spazio vuoto della semiologia: Saussure "maestro" di Hjelmslev
Saussure individua un pensiero puro e un suono puro che conducono a un fondo uniforme e comune di carattere percettivo, fisico-fisiologico, a un residuo che è un niente, un essere senza determinatezza. Hjelmslev lo indicherebbe come un luogo dell'assenza di funzioni di interdipendenza e di determinazione, quindi una condizione della scienza (forma) del segno o dell'essere del segno. Perciò deve esserci un rapporto tra forma (del segno) e non forma (del segno), un rapporto di opposizione reale o di contrarietà tra due entità positive ma che si definiscono per negazione reciproca. C'è una concezione positiva della materia segnica. L'essere (del segno) è aperto e connesso al non essere (del segno).
In Saussure vi è l'applicazione del principio delle opposizioni, o dei valori reciproci, o delle quantità negative e relative, che creano uno stato di lingua. Affinché una forma esista come tale vi sono due condizioni costanti:
- Che questa forma non sia separata dalla sua opposizione con altre forme simultanee
- Che questa forma non sia separata dal suo senso
Le due condizioni sono a tal punto la stessa che non si può parlare di forme opposte senza supporre che l'opposizione risulti dal senso tanto quanto dalla forma. Vi sono egualmente soltanto delle differenze di forme e delle differenze di significazioni; di queste differenze esiste come differenze soltanto grazie all'unione con l'altro. Si tratta di un'opposizione reale che nel suo insieme dice di una positività.
Si parla di due strutture differenti che si forniscono reciprocamente la pertinenza; due forme che individuano un livello formale facendone lo specifico dell'indagine semiolinguistica che il Hjelmslev svilupperà a suo modo: una struttura stratificata. È l'associazione stessa che fa la parola, e fuori di questa non c'è niente. Di conseguenza è una parola solo nella misura in cui evoca un senso. Al di fuori dell'associazione c'è il niente: "l'in sé" è l'irrelato, il realizzabile o il manifestabile.
Da un lato il vuoto (kènoma= vuotema), "il guscio sonoro svuotato di significazione", dall'altro il segno, o l'associazione del some o aposeme (più tardi il significante= spoglia esterna) e del parasome (il significato del segno). La glossematica sviluppa l'ordine della forma pura del segno che sul piano espressivo si chiama cenematica e sul piano del contenuto plerematica. Da un lato le forme del contenuto, dall'altro il vuoto (keroma); da un lato una forma materiale e dall'altro una forma pura, una realtà indifferente. La semiologia è teoria della forma del segno. Hjelmslev ritorna al ginevrino nel descrivere i rapporti fra la teoria logica e quella linguistica della lingua.
I logici riducono il linguaggio al solo piano dell'espressione per far in modo che ogni descrizione sia possibile, sostituendo un modo di parlare formale con uno materiale. Saussure concepiva la linguistica come settore di una disciplina più ampia dei sistemi di segni in generale, che chiamò semiologia e che sarebbe stata la vera teoria del linguaggio. Tale aspetto della teoria non ha attratto i linguisti. Per edificare la linguistica bisogna fondarsi su una base immanente (per Saussure). Fare semiologia vuol dire evidenziare la forma e le categorie di un sistema di segni. Distingue tra semiotica (non scientifica) e metasemiotica (scientifica) chiamata secondo Saussure semiologia; poi metasemiologia una meta- (semiotica scientifica) le cui semiotiche oggetto siano semiologie.
L'architettura semiotica
Con le riflessioni saussuriane si supera il segno come oggetto primario e la sua rarefazione come sostanza nel momento in cui viene inteso come "categoria", o oggetto stratificato, descritto nella "Stratificazione del linguaggio", un saggio di Hjelmslev. In questo saggio la natura stratificazionale del segno...
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