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Roland Barthes: parole chiave

Roland Barthes

Il primo a studiare la comunicazione di massa è stato (in Italia Umberto Eco),

è stato un pioniere della cosiddetta sociosemiotica, ha studiato la pubblicità, la moda. RB

diceva che la pubblicità si fondava sul fatto di creare un senso, di dare un’aura, di far aderire

il consumatore. Egli sviluppa questa idea saussuriana dello stretto legame che c’è tra segno e

società, pensa di ribaltare il rapporto tra linguistica e semiologia posto da Saussure, parlando

translinguistica,

di una subordinazione di una semiologia e utilizzando il termine che non è

una linguistica dei linguisti né una filosofia del linguaggio. Usa questo termine perché

osserva che i suoi studi partono dalla moda; nel suo libro chiamato Sistema moda nota che

guardando le riviste di moda un vestito, una borsa, è accompagnata da una didascalia, quindi

c’è una congiunzione di sistema verbale e sistema non verbale. Ad un certo punto egli

abbandona la semiologia ed inizia ad interessarsi di fotografia (La camera chiara): rovistando

tra le foto di famiglia, trova una foto vintage in cui c’era la madre a 5 anni, bambina e

comincia una riflessione, vuole risvegliare la civiltà dell'immagine. Elementi di sociologia è un

titolo pubblicato su una rivista francese universitaria, poi trasformato in libro da Elio

Vittorini, vuole combattere il luogo comune della civiltà dell'immagine ed insiste sulla forte

presenza della componente verbale definendo tale società una civiltà della scrittura, con

tono provocatorio. Ciò che con buona probabilità RB segnala è che non esistono linguaggi

puri costruiti cioè da una sola materia espressiva come la sonorità nel caso della lingua

verbale, la sonorità delle immagini in movimento, ma la comunicazione è fatta di tante

sistema sincretico.

materie, è un Il segno, per RB non dipende soltanto da un preciso

dispositivo formale, ovvero quelle relazioni che costituiscono il valore e il sistema di valori

costituisce il legame effettivo tra gli elementi fonici e psichici all’interno di ciascun segno. La

semiologia di RB non si costituisce fuori dal tempo ma lo attraversa. Dunque, la ricerca sui

segni è il tentativo di comprendere come l'uomo, mettendo i linguaggi in condizioni di

significare, li inserisce nella propria storia. Avere dei segni vuol dire costruire un orizzonte

esistenziale e questa necessità esistenziale deriva dal fatto che l’uomo ha bisogno di appigli,

nel momento in cui è libero ha paura.

L’albero è una figura ridondante nell’opera di RB e questo non è un caso poiché molti

linguisti usano la metafora dell’albero (Chomsky). Tutta la semiotica di RB è

fondamentalmente l’applicazione di strumenti linguistici a materiale non linguistico, nel

senso ampio di testo, che comprende anche le automobili o gli edifici. Non usa questi

strumenti linguistici in maniera propria però, li deforma, li adatta, li perverte, questo perché

di per se vanno bene solo per materie strettamente linguistiche. La semiologia viene intesa

quindi come connessione di elementi che in genere vengono presi separatamente, come

appunto lo studio formale della lingua e il discorso sociale. Si occupa di un messaggio

impuro, corrotto, deformato a fini sotterranei, come intimidazione, persuasione, avances,

ecc.

Il sapere fa ricorso al linguaggio per affermarsi: non è una conoscenza pura ma un discorso

sociale. Egli è convinto del fatto che il sapere abbia bisogno di rinnovarsi, far sì che altre

teorie si sostituiscano a quelle già accettate. L’attività del semiologo e del critico letterario,

fanno riferimento ad un atteggiamento strutturalista. arbitrario/necessario

RB propone di distinguere da una parte la coppia e dall’altra

immotivato/motivato. Egli sostiene che nella lingua, il rapporto di significazione non è per

nulla arbitrario, nessun parlante è libero di modificarlo; è semmai necessario (come pensava

Benveniste) dal punto di vista delle codificazioni sociali e al contempo è immotivato (come

già diceva Saussure) dal punto di vista della natura.

Quando RB parla della moda negli Elementi di semiologia, fa il paragone con la lingua e

prende in considerazione l’articolazione langue/parole della linguistica di Saussure. La langue

è prodotta dalla massa parlante che la modifica lentamente, è una forma costante ma non

fissa eternamente perché è un prodotto della storia e come tale è soggetta al mutamento

storico anche se lentamente. Secondo Saussure non esiste una lingua madre e una lingua

figlia, c’è una costante lenta evoluzione. Gli atti di parole sono prodotti dai singoli individui.

RB utilizza questi 2 concetti in riferimento alla moda dicendo che la parole è rappresentata

da persone che devono indossare e far vedere in un certo modo, con corpi adatti, il vestito

proposto dallo stilista, quindi non è incarnato da tutti noi che ci vestiamo alla moda; la

langue è un fatto convenzionale, un accordo tra gli stilisti quindi non è prodotto della massa

parlante ma di un piccolo gruppo di persone che hanno interessi economici.

cibo

RB parla di in diverse opere, dai Miti d’oggi all’Impero dei segni, lo considera un sistema

semiologico. Mangiare è parlare, cucinare è significare il mondo, stare a tavola è esprimere e

costituire relazioni intersoggettive. Il cibo ci costituisce come corpo fisiologico ed esseri

culturali. I gusti e disgusti, le tecniche culinarie, i modi di stare a tavola sono forme di

esprimersi e significare. Al di là della proprietà funzionale degli alimenti (bisogno di

fatto sociale totale,

nutrizione), c’è la loro natura semiotica. La cucina è un i cibi sono segni

di noi stessi, del mondo sociale e dell’universo. Il vino è sentito dalla nazione francese come

un bene che le è proprio, non se ne può fare a meno. Il latte, invece, viene percepito come

una sostanza esotica, un antivino. Noi associamo il latte a ciò che per noi è più solido e

sicuro, ovvero la realtà.

strettamente collegato al corpo,

Il linguaggio è quando RB morì fu chiesto ad una sua

collega intellettuale cosa le mancasse soprattutto di lui e la risposta fu la voce. Secondo RB,

la grana della voce non è il timbro o lo stile ma semmai l’emergenza carnale grazie al quale la

musica si appropria della lingua o, viceversa, il linguaggio fa valere la propria dimensione

sonorità

sonora, è una sonorità materiata. La è un qualsiasi fenomeno acustico prodotto

prevalentemente da organismi naturali: il vento, il mare, lo schioccare delle dita, ecc. La

vocalità è una sonorità prodotta attraverso la bocca e i polmoni, è una particolare

verbalità,

annotazione, ritaglio della sonorità (es.: canticchiare a bocca chiusa). La invece, la

produce solo l’uomo riuscendo a suddividere la vocalità della voce in fonemi, lettere, ecc. La

verbalità è sonorità ma anche vocalità. La grana della voce appartiene alla vocalità. I linguisti

materia dell’espressione

e in particolare Hjemslev, definirebbero la grana della voce (parla

di materia, linguaggio dell’espressione e del contenuto). Il corpo semiotico è, secondo RB,

come il linguaggio di Saussure: non è omogeneo e per questo è difficilmente

padroneggiabile, glissante, ti sfugge da tutte le parti. La semiotica riesce in qualche modo a

comprenderne questa complessità e quindi è una scienza della complessità che oggi non è

molto apprezzata perché la nostra società tende alla semplificazione, a ridurre la

comunicazione al tweet, alla sua omologazione attraverso cellulare, ecc.

Critica e verità,

Una delle sue opere più celebri, è stata scritta per rispondere ad una

polemica di Raymond Picard, in cui critica il modo in cui viene trattato lo scrittore Racine.

Comincia prendendo in esame gli elementi che costituiscono la vecchia critica e sostiene che

in realtà ciò che non viene tollerato è che il linguaggio possa parlare del linguaggio. Quel che

i suoi avversari non riescono a cogliere, è il fatto che oggi non esistano più le separazioni tra

discipline quali letteratura e critica, storia letteraria e semiologia, etnologia e semantica,

hanno in comune il fatto di essere pratiche di scrittura. Nella seconda parte del libro, RB

sostiene che l’opera letteraria possiede molteplici sensi, è aperta e non può essere

circoscritta a un significato univoco. La scienza letteraria ha il compito di descrivere

l’accettabilità delle opere, allo stesso modo in cui la linguistica chomskiana si occupa della

critica

grammaticalità delle frasi e non del loro significato. La assume un posto intermedio

tra le scienza e la lettura, il critico continua l’opera e così come la scienza della letteratura

deve preoccuparsi di mettere l’opera in condizioni di significare senza indicare i suoi

lettura

significati, la critica non ha il compito di svelare i misteri dell’opera. La è

quell’operazione immediata ch

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Saxbrina97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Caputo Cosimo.
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