Estratto del documento

Sommario

  • Hall: Antropologia dello spazio..................................................................................2
  • Foucault: Eterotopie....................................................................................................4
  • Hammad: La promessa del vetro.................................................................................6
  • Barthes: Semiologia e urbanistica...........................................................................10
  • Eco: Segno e comunicazione architettonica...........................................................12
  • Denotazione architettonica......................................................................................12
  • Connotazione architettonica....................................................................................13
  • La comunicazione architettonica e la storia............................................................14
  • Lotman: L’architettura nel contesto della cultura.................................................15
  • Tipologia delle culture.............................................................................................15
  • Testualità.................................................................................................................16
  • L’architettura nel contesto della cultura..................................................................16
  • De Certeau: Camminare per la città........................................................................19
  • Enunciazioni pedonali.............................................................................................20
  • Retoriche podistiche................................................................................................20
  • Nomi e simboli (Toponomastica)............................................................................21
  • Finocchi: L’attualità dello spazio: digitale e geolocalizzazione.............................22
  • Geolocalizzazione digitale.......................................................................................22
  • Spazialità, corporeità, digitale.................................................................................23
  • Spazio aumentato e AR............................................................................................23

Hall: Antropologia dello spazio

La prossemica definisce l’insieme di osservazioni e teorie sull’uso umano dello spazio. Hall analizza tre manifestazioni prossemiche:

  • Infraculturale: concerne il comportamento e si radica nel passato biologico dell’uomo.
  • Preculturale: è fisiologica ed è più immediatamente legata al presente dell’uomo.
  • Microculturale: studia tre aspetti:
    • Preordinato
    • Semideterminato
    • Informale

La difficoltà nell’esaminare il passaggio da un livello all’altro dipende dall’indeterminatezza della cultura. Questa indeterminatezza è data dal fatto che gli eventi culturali agiscono su piani diversi, mettendo un osservatore nell’impossibilità pratica di esaminare simultaneamente fenomeni che interessano due o più livelli di analisi o di comportamento lontani tra di loro.

Noi non esplicitiamo sempre quello che dobbiamo dire, formuliamo solo una parte del messaggio e il resto è riempito dall’ascoltatore. Se dico “chiudi la porta” do per scontato che la porta sia aperta. Quel che rimane tacito cambia da cultura a cultura. Ciò non riguarda solo il linguaggio, ma vari tipi di comportamento. Il tema dell’implicito è importante perché la funzione della semiotica è proprio quella di esplicitare quelle parti della comunicazione che sembrano ovvie e di indicare le relazioni che legano fra loro i vari livelli.

Hall considera il territorio come un’estensione dell’individuo. L’uomo ha forgiato nuove estensioni materiali del territorio e nuovi limiti territoriali visibili e invisibili. Questo spazio viene chiamato preordinato.

Nell’approccio di Hall troviamo tre tipi di spazio

  • Spazio preordinato: è alla base dell’organizzazione delle attività individuali e sociali: abbraccia gli aspetti più appariscenti e più nascosti nella vita dell’uomo. Gli edifici sono espressione di spazio preordinato e la loro organizzazione dipende dal contesto culturale e dal tempo. Anche l’interno delle abitazioni occidentali è organizzato spazialmente: è diviso in tante stanze, ognuna con un compito preciso. Fino al diciottesimo secolo però le stanze delle abitazioni europee non avevano funzioni fisse. I membri della famiglia non godevano di privacy e gli estranei potevano entrare o uscire liberamente. Ikea vende non solo oggetti, ma anche dispositivi per tenere ordinati questi oggetti. Noi abbiamo bisogno di ordinare gli oggetti nello spazio. Il potere organizza spazialmente le persone (anche in questo periodo di Coronavirus).
  • Spazio semideterminato: Hall parla di un esperimento sull’organizzazione spaziale di un ospedale svolto dal medico Osmond. Quest’ultimo notò che esistono gli spazi di fuga (che tendono a mantenere le persone nell’isolamento reciproco) e quelli di attrazione sociale (inducono la gente a riunirsi). L’ospedale era pieno di spazi di fuga sociale, così Osmond chiese a Sommer, un giovane psicologo, di studiare una nuova sistemazione dei mobili che favorisse la conversazione. Quest’ultimo decise di studiare le interazioni intorno al tavolo della mensa e si accorse che dipendevano dalla posizione delle persone. Le persone sedute ai lati di un medesimo angolo della tavola chiacchieravano sei volte di più di quelle vis a vis, separate dai 01 cm della larghezza del tavolo, e due volte di più di chi si sedeva fianco a fianco. Si decise di introdurre dei tavolini con intorno le sedie per permettere alle pazienti di appoggiare libri, riviste o fare conversazione. L’esperimento ebbe un esito positivo, ma bisogna ricordarsi che i risultati non sono universalmente applicabili. Ognuno di noi organizza il proprio spazio come vuole (es. la cucina), perché ognuno di noi è unico. Siamo educati in un certo modo per via della cultura, ma all’interno di questa macro organizzazione possiamo dare spazio all’organizzazione micro.
  • Spazio informale: questa categoria dell’esperienza spaziale è forse la più importante e significativa nella vita degli uomini. Qui rientra tutto ciò che appartiene all’implicito, come ad esempio le distanze mantenute nei vari tipi di rapporto con l’altro. Queste distanze sono in generale stabilite secondo schemi inconsapevoli.

Foucault: Eterotopie

Foucault studia l’organizzazione di scuole, prigioni, ecc. Riprende l’idea del Panopticon. Secondo egli, lo spazio in cui viviamo non è all’interno di un vuoto, viviamo all’interno di un insieme di relazioni.

Foucault parla di eterotopie. Ci sono in ogni cultura dei luoghi reali e che costituiscono una sorta di contro-luoghi, una sorta di utopia; luoghi che si trovano al di fuori di ogni luogo anche se possono essere localizzabili.

Principi delle eterotopie

  • Creare eterotopie è una costante umana, non esiste cultura al mondo che non produca eterotopie. Esse assumono al contempo forme variegate che possiamo classificare nell’ambito di due grandi categorie.
    • Eterotopia di crisi: nelle società primitive esistono luoghi privilegiati o sacri o interdetti, riservati agli individui che si trovano in stato di crisi (in relazione alla società e all’ambiente in cui vivono). È il caso degli adolescenti, delle donne nel periodo mestruale, delle partorienti, ecc. In tempi più recenti, possiamo trovare un esempio nel collegio o nel servizio militare. Il “viaggio di nozze” ad esempio è nato perché la deflorazione della giovane non poteva avere luogo da “nessuna parte”.
    • Eterotopie di deviazione: le eterotopie di crisi sono state sostituite dalle eterotopie di deviazione, dove vengono collocati quegli individui il cui comportamento appare deviante in rapporto alle norme imposte. Un esempio sono le cliniche psichiatriche, le prigioni, le case di riposo.
  • Nel corso della sua storia una società può far funzionare in modo diverso un’eterotopia che esiste e che non smette di esistere. Nella cultura occidentale il cimitero è sempre esistito, ma ha subito importanti trasformazioni. Fino alla fine del XVIII secolo, il cimitero era posto nel cuore della città, accanto alla chiesa e comprendeva tutta una gerarchia di sepolture possibili. È proprio nell’epoca in cui la civiltà è diventata più “atea” che la cultura occidentale ha inaugurato “il culto dei morti”.
  • L’eterotopia ha il potere di giustapporre, in un unico luogo reale, diversi luoghi che sono tra loro incompatibili. Un esempio sono il teatro o il cinema.
  • Le eterotopie sono connesse molto spesso alla suddivisione del tempo, aprendo alle eterocronie. Esempi: cimiteri, musei, biblioteche. Accanto a queste eterotopie che sono connesse all’accumulazione del tempo, ci sono eterotopie che sono in relazione al tempo per ciò che esso ha di più futile. Esempi: fiere, villaggi vacanze.
  • Le eterotopie presuppongono sempre un sistema di apertura e di chiusura che, al contempo, le isola e le rende penetrabili. In caserma o in prigione non è possibile entrare se non si possiede un certo permesso e se non si è compiuto un certo numero di gesti. Ci sono alcune eterotopie che sembrano pure aperture, ma che celano particolari esclusioni, come nelle finte camere che vi erano nelle grandi fattorie del Brasile. Ogni viaggiatore aveva il diritto di entrare nella camera e dormire per una notte, ma non aveva modo di accedere al cuore della famiglia; egli era un ospite di passaggio e non un invitato.
  • Le eterotopie hanno il compito di creare uno spazio illusorio che indica come ancor più illusorio ogni spazio reale. Esempio: le case chiuse. Le eterotopie potrebbero creare uno altro spazio così perfetto, da far apparire il nostro come disordinato, maldisposto e caotico. Le colonie fondate nel XVII in America avevano una disposizione del villaggio molto rigorosa e la vita quotidiana degli individui era regolata dalla campana.

Hammad: La promessa del vetro

Hammad analizza un testo in cui una ragazza, Saneya, guarda attraverso gli interstizi della moucharabieh (elaborata nell'architettura islamica, essa serve essenzialmente a salvaguardare le donne da sguardi indiscreti) ciò che accade nel caffè. Osservava, senza essere vista Mustafa (sperando di essere guardata), finché un giorno i loro sguardi si incrociarono. Questo scambio di sguardi possiamo definirlo come congiunzione visiva: guardare ed essere guardati sono dispositivi che troviamo nella realtà di tutti i giorni.

Questa congiunzione visiva è valorizzata solo nel momento in cui esiste una relazione di desiderio tra l’osservatore e l’oggetto guardato (non deve per forza essere una relazione simmetrica). Il riconoscimento del desiderio come condizione necessaria alla valorizzazione della congiunzione visiva ci permette di riconoscere altre possibili situazioni:

  • La vista causa dispiacere
  • Si gioisce a vedere senza essere visti
  • Si è scontenti di essere visti

Iscritta in queste differenti possibilità, una parete di vetro che separa il guardante dal guardato modifica la situazione e introduce particolari effetti di senso. Una vetrina per esempio può dividere (pragmatico) la persona fuori dal negozio dall’oggetto di desiderio, ma può anche congiungere visivamente (cognitiva).

Nel testo analizzato Saneya e Mostafa sono situati in due luoghi differenti tra i quali passa una frontiera. La frontiera può derivare anche dalla presenza di un gruppo sociale che disapprova la congiunzione fisica. Nella situazione iniziale quindi avevamo solo tre termini – Saneya, Mostafa, e la finestra -. Ora si presenta una terza istanza antropomorfa (il gruppo sociale) che apporta un giudizio sulla congiunzione possibile tra i due protagonisti iniziali. Si possono sistemare questi termini in due triadi messe in corrispondenza:

  • Triade antropomorfa: Saneya, Mostafa, gruppo sociale.
  • Triade spaziale: interno, esterno e parete.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher clau_miu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica della città e dei luoghi di consumo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Pezzini Isabella.
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