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Riassunto esame Semiotica dell'Arte, prof. Corrain, libro consigliato Sulla Panchina, M. Jakob

Riassunti per l'esame di Semiotica dell'Arte, basati su appunti personali e studio autonomo del libro consigliato dalla docente Corrain: "Sulla Panchina", Michael Jakob. Si fanno inoltre riferimenti ai capitoli del libro. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Semiotica dell'arte docente Prof. L. Corrain

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Sulla panchina

-

Michael Jacobs

-1 Una passeggiata a Ermenonville-

Lo spirito del luogo ad Ermenonville si è fatto panchina.

|

segna l’inizio del giardino inglese (o pittoresco) in Francia

e la fine dell’Ancien Regime e delle fantasie bucoliche.

|

È un progetto artistico realizzato dal marchese de Gerardin tra il 1762 e il 1775. La tenuta di

Ermenonville è localizzata al confine tra la Piccardia e l’Ile de France e consisteva in un complesso

di terre agricole e di terreni paludosi, raggruppati attorno ad un castello.

Per una decina di anni i marchese, insieme all’architetto di paesaggi Jean-Marie Morel e al pittore

Hubert Robert, diede vita a un progetto immenso, composto da 3 parti:

il Piccolo Parco il Grande Parco il Deserto

a nord del castello a sud a ovest

L’opera immaginata si costituiva su più livelli:

- il primo elemento era costituito dalle famose “fabriques” (si attraversava la tenuta, passando tra

obelischi, fontane…) ogni occorrenza raccontava qualcosa.

- il secondo erano le iscrizioni. Ermenonville fungeva da gigantesco testo, composto da poemi

didascalici (citazioni di grandi poeti e filosofi, incise nelle 6 colonne toscane del tempio della

Filosofia).

- il terzo era la creazione di “paesaggi interessanti” all’insegna degli “effetti pittoreschi” che creano

una sorta di quadri naturali.

Gerardin, come è già stato detto, si ispira al giardino inglese, il quale ha alcuni tratti essenziali:

• poteva essere decisamente irregolare;

• poteva rappresentare l’ostentare la ricchezza e la varietà dei materiali naturali;

• poteva coinvolgere l’immaginazione, la memoria o la mente;

• tutto doveva essere emozionante e piacevole esteticamente.

Tuttavia non segue le regole alla lettera.

Lui raccomandava una visione antidirigistica e “liberale” che era in contrasto con lo stile che

andava in Francia (bisognava seguire le linee geometriche, tutto era sotto una fredda simmetria).

Nel 1775 Ermenonville era un’opera d’arte a cielo aperto; per capirla era necessario iniziare da un

veduta d’insieme, cominciando dal castello. Una volta terminata la passeggiata degli occhi, si passa

a quella delle gambe e dunque all’esplorazione del giardino. La passeggiata ha un ritmo. Ha

implicazioni fisiche, estetiche, filosofiche e politiche.

È qui che le panche e le panchine acquistano una funzione fondamentale.

L’entrata ha vicino una grotta con piante rampicanti e una cascata. Per godere della vista dell’acqua

bisogna sedersi sulla panchina di muschio. Una panchina che aggiunge al supporto rigido una parte

molle, il che rinvia anche al senso di toccare.

Dopo aver superato la roccia che allude alla grotta di Didone, si giunge ad un’altra cascata e a una

pietra con iscrizione. Qui ci si siede su una panchina “naturale”: un masso, la panca delle madri di

famiglia.

Dopo aver superato un piccolo ponte e un bosco di ontani, andando verso la Prateria Arcadica, ecco

un’altra situazione. Ci si può sedere su un’altra panchina.

A qualche passo da lì si vede un ponte, su cui si passa per arrivare ad una panchina circolare, e il

punto di vista che dona questa panchina appare duplice, invitando dunque il lettore a sedersi

mentalmente in questi luoghi.

A Ermenonville, la presenza – qualitativa e quantitativa – di panchine non si limita dunque affatto al

dato aneddotico o decorativo.

Parlando di panchine, Hirschfeld usa i termini Wink (segno, gesto) e Anzeige (indicazione),

mettendo così in evidenza il potenziale espressivo della panchina, la sua capacità di fornire

indicazioni di lettura visiva e, in generale, di “parlare”.

-2 La “panca di via”-

La panca moderna cominciò ad apparire in Toscana a partire dal Trecento. La fortuna della

panca rinvia ad un fenomeno complesso, dalle molteplici implicazioni: la nascita della città

moderna. Città queste che mostrano una pretesa estetica ovvero vogliono sembrare opere d’arte.

uno di questi esempi è Piazza della Signoria, circondata su tre lati da sedute di panche, che la fanno

apparire come un “anfiteatro per lo spettacolo urbano”. A Firenze o in comuni limitrofi presentano

ovunque delle panche:

● un elemento discreto e minimo, ma allo stesso tempo essenziale, al servizio di una

“sistemazione simbolica di grande efficacia”.

● va tenuto conto anche del loro rapporto col palazzo. Le panche andranno a circondare i palazzi a

partire dal Quattrocento e saranno tutte molto sontuose e si amalgameranno col palazzo stesso.

(Palazzo Medici, Palazzo Rucellai, Pitti).

-3 dalla Toscana all’Ile de France-

Le panche a Ermenonville sono molto distanti da quelle toscane del ‘400 e dal centro Italia, infatti

sono molto più di primo acchito. Si incontrano panche uniche in situazioni particolari, il tutto

all’insegna dell’individuo e non della collettività urbana.

Tuttavia esistono alcune somiglianze:

Ermenonville Toscana

-la cura estrema nella ricerca dei materiali -l’eleganza delle panche toscane

-la teatralità, l’arte di disporre le panche, -la teatralità, l’arte di disporre le panche,

sperimentata e applicata in Italia sperimentata e applicata in Italia.

Ermenonville è un “giardino dei lumi”, della

filosofia, ma anche un luogo di potere (non

centralizzato) disseminato in varie prospettive

anziché in un punto preciso. La panca fa parte del costruito, di ciò che è

pesante e materiale, ma esiste solo grazie a ciò

che la circonda. È privata (segno di potenza e di

sprezzatura) ma anche pubblica (disponibile e

esposta in uno spazio aperto).

La panca risponde a una triplice sfida:

• scopica bisogna imparare a vedere;

• politica e sociale è necessario imparare a decifrare le linee di forza di uno spazio misto,

pubblico e privato;

• trascendentale bisogna imparare a conoscere se stessi.

La panca funge da apparecchio essenziale per svelare all’uomo nuovo un mondo nuovo. Ci si siede

su una panca e si prende parte ad uno spettacolo.

A Ermenonville ciò che conta in materia di panche è proprio l’inquadratura. La panca della Casa

del Pescatore funziona come una camera ottica, una camera lucida, con la specificità di trasformare

lo scorcio di giardino in un quadro posto in un riquadro (si vede il lago, e dall’altra parte l’abbazia

di Chaalis).

La panca è a disposizione di chi passeggia, occuparla significa condividere una prospettiva

con l’autore del giardino e di questa vista.

-3 Bomarzo, teatro di panche e di sguardi-

Le grandi tenute del XVIII secolo non sono ovviamente le prime a proporre (come a Ermenonville)

delle panche in luoghi privilegiati.

Uno dei giardini più stravaganti dell’epoca è anche il luogo dove sono state impiegate e disposte

delle panche molto particolari. Si tratta di Bomarzo, il “parco dei mostri”, vicino a Viterbio,

costruito nel 1550 dal principe Vicino Orsini.

Qui troviamo una serie di panche di grande rilievo:

● la prima tappa della nostra breve passeggiata ci conduce a una panca che s’inclina e pende molto

da una parte.

● la seconda panca è ibrida: una figura femminile coronata, che si prolunga in basso per diventare

appunto panca.

Nel “sacro bosco” di Bomarzo siamo molto lontani dalla situazione urbana e controllata delle città e

dei comuni toscani del ‘300-‘400.

Essa segnala la necessità di una sosta prolungata per poter partecipare dello spirito del luogo;

secondariamente esige e istituisce una durata. È inoltre portatrice di messaggi oscuri e appare come

un segno deviato, sottomesso alla retorica fantastica che ha guidano la costituzione dell’insieme.

La panca di Proserpina si affaccia su un vasto spazio ornato da pini giganteschi e da due statue

d’orso, l’emblema della famiglia Orsini. La veduta si prolunga verso il basso verso altre statue. se il

visitatore si accomoda tra le braccia della dea, allora la scena di fronte a lui assumerà a sua volta un

aspetto infernale, velato dall’idea della morte.

La panca etrusca funziona come una sorte di grandangolo: permette di inquadrare in una sola scena

il vaso gigantesco, l’elefante, il drago…

Queste panche cedono successivamente il posto a delle “antipanche”:

• la prima si trova nella bocca dell’orco, dove la natura resta fuori, mentre i visitatori, seduti

nella bocca-antro, vedono il mondo attraverso gli occhi della figura mostruosa.

• la seconda si trova alla Casa pendente ed è una panca di via, una panca che dà sulla piazza.

È una panca anomala poiché pende da un lato ed è dunque stranamente inquietante.

• nel ninfeo non si incontrano solo statue ma anche un intero anfiteatro di panche, tra le quali

c’è un breve dialogo.

A metà del XVI secolo, la panca funziona già in maniera plurale e molteplice: è panca, antipanca,

luogo d’iscrizione, punto esclamativo, indice temporale, segno deittico, e via discorrendo.

-4 l’isola dei Pioppi-

In riva al lago, appare infine l’Isola dei Pioppi con la tomba di Rousseau. Per cogliere il quadro

nell’insieme è necessario sedersi sulla panca delle madri di famiglia. Essa permette, innanzitutto,

un apprezzamento estetico generale, e conferisce all’episodio chiave un’atmosfera sublime.

Ci si ritrova qui a metà della passeggiata che corrisponde con la metà del testo della Promenade (la

guida per Ermenonville).

L’idea della morte qui è ovunque e la ricezione diurna cede il posto a quella notturna.

In una sorta di climax ascendente è come se la panca stessa si rivolgesse agli amici di Rousseau, i

soli a sentire il fascino struggente di una simile situazione.

-5 La panchina di Lenin-

→ immagine celebre: foto scattata da Gorki, e rappresenta Lenin con uno sguardo che sembra

fissarci, ma in realtà guarda il fotografo. L’immagine lo mostra seduto, apparentemente rilassato, il

che contrasta con la rigidità dell’uniforme e con la sua posizione eretta che solitamente lo

caratterizza.

Accanto a Lenin appare protagonista anche la vegetazione.

→ In un’altra fotografia compare accanto a Lenin e sua moglie, ma l’inquadratura risulta più

approssimativa e spontanea, all’insegna di un leader umanizzato.

L’elegante possedimento di Gorki, a sud di Mosca, è stato concepito in uno stile neoclassico

dall’architetto Sechtel. A partire dal 1918, il maniero nazionalizzato divenne la dacia di Lenin, un

luogo che egli non abbandonerà quasi più dal 1923. Nel parco realizzato nel XVIII secolo, troviamo

dunque una panchina privilegiata di Lenin.

La conoscenza di queste immagini diventa visibile solo dopo la morte di Lenin. È in un luogo di

memoria pittoresco, dove i segni e la loro lettura contano, che si incontra il leader supremo. La

condizione di possibilità dei messaggi veicolati da Lenin della panchina è la sua stessa scomparsa.

Nell’URSS degli anni ‘30 la fotografia del leader serve per un “come voi lo vedete”, come un

oggetto del desiderio nell’immaginario collettivo.

-6 I coniugi Andrews-

Lo sguardo di qualcuno che ci guarda, seduto o appoggiato su una panchina in un luogo naturale, è

un topos della storia dell’arte.

Il riferimento è quello al quadro di Thomas Gainsborough, I coniugi Andrews.

La leggerezza e la linea ondulata della panca contrasta con la stabilità e la severità della vecchia

quercia.

Mrs Andrews per quanto minuta occupa quasi tutta la totalità della panchina.

I due ci guardano in maniera ferma e fiera, e non è solo il giovane che sostiene il nostro sguardo, ma

anche la sua sposa.

I coniugi Andrews ci fornisce dunque un codice di lettura per il nostro topos della panchina nel

giardino: il legame esistente tra proprietà e potere ha implicazioni su almeno tre piani:

• politico, visto che si tratta di un’occupazione del suolo;

• somatico e psicologico, dato che il soggetto si mostra qui fisicamente e che la sua presenza

si comunica ad altri attraverso uno sguardo forte;

• semiologico, se si considera che i protagonisti giungono addirittura a controllare la forma di

rappresentazione che li riguarda.

-7 Rousseau a Ermenonville-

René de Girardin era un collezionista di persone e visitatori e nel corso degli anni ne vide passare

per Ermenonville un numero considerevole, ma il più importante di tutti fu Jean Jacques Rousseau.

Al filosofo decise di offrirgli un rifugio tranquillo all’interno della sua proprietà.

Rousseau entrò ad Ermenonville il 20 maggio 1778 e vi rimase fino alla sua morte, il 2 luglio dello

stesso anno.

L’Isola dei Cigni venne ribattezzata l’isola dei Pioppi e lì fu sepolto il filosofo.

Sull’Isola dei Pioppi hanno sfilato i grandi del mondo. L’imperatore Giuseppe II d’Austria, oppure

la famiglia reale. Vicino alla Torre Grabrielle la regina siede su una grande panca di pietra (ancora

oggi visibile e che da allora porta il nome di Panca della Regina.

Le spoglie di Rousseau vennero poi trasferite al Pantheon, nel 1794 e ciò rappresentò un tentativo di

controllo nei confronti di una figura deificata, divenuta troppo ingombrante.

Dopo la partenza del filosofo, Ermenonville divenne ancora di più un luogo di culto del filosofo

stesso.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher toni.jacopo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica dell'arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Corrain Lucia.

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