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RIASSUNTO ESAME SEMIOTICA DEL VISIBILE, PROF.CORRAIN, TESTO

‘IL VELO DELL’ARTE’ DI L.CORRAIN

CONSIGLIATO il volume affronta il rapporto di opere d’arte

Introduzione-attraverso le immagini:

appartenenti a diversi periodi storici, analizzabili in costellazioni come aveva fatto Warburg

nel Bilderatlas. La prima parte è dedicata alla riflessione sullo spazio attraverso il velo: esso

è un pezzo di tessuto, più o meno trasparente, che solitamente copre, ma anche svela,

oppure, come già in Alberti, il velo può essere interpretato come una superficie

bidimensionale di proiezione. Noi interpretiamo il velo soprattutto come il ritaglio di una

porzione di realtà nella quale le opere d’arte dialogano fra di loro; il velo quindi è uno spazio

in grado di accogliere le opere in una loro progressiva risemantizzazione. Analizzeremo il

concetto di velo a partire da Alberti, per arrivare poi al film I giardini di Compton house e

all’istallazione Rahmenbau a Kassel. Il secondo capitolo è dedicato alla ferita, da quello del

costato del Cristo ai tagli di Fontana e alle colate rosse di Nitch. Ci occuperemo poi del

“quadro a lume di notte” tipicamente seicentesco, mettendolo in relazione con Bill Viola e le

dinamiche del raccoglimento e dell’isolamento, per poi continuare con la tematica del dolore

in Niccolò dell’Arca, Merillon e Convert; chiuderemo poi il volume con il confronto fra Beato

Angelico e Mark Rotchko e con l’interpretazione della mostra ‘All’ di Cattelan come

wunderkammer.

L’impronta dell’archeologia: questo volume sta l’Atlante

alla base del metodo

warburghiano, capace con la sua carica innovativa, di esercitare una vera e propria rottura

epistemologica. Le immagini seguono infatti la “legge del buon vicinato”, sono cioè appesi

a dei pannelli nella biblioteca di Amburgo e si lasciano abbracciare con lo sguardo,

coniugando, altra novità, scrittura e immagine in una nuova modalità. Proprio

sovrapponendo immagini così diverse si arriva alla conclusione della sopravvivenza

dell’antico sotto forma di pathosformel. L’Atlante però non è finito né è finibile per sua natura:

di attaccapanni dove “pinzare” le

Warburg stesso lo pensava come un insieme estendibile

immagini o citazioni; un metodo simile lo adotta Benjamin nei Passagenwerk opera che

funziona come l’Atlante per quanto riguarda le citazioni letterarie. Entrambi gli autori sono

influenzati dal cinema, che è proprio una successione di immagini. Benjamin invita ad

abbandonare le cause, la paternità e le influenze, per lasciar affiorare le connessioni fra

diverse opere d’arte atemporali. Secondo lui, nell’arte, presente e passato si incontrano

nella continua interpretazione e risemantizzazione dell’immagine. Didi-Hubermann per

esempio ha scoperto che l’affresco della sacra conversazione di Angelico a Firenze ha delle

sgocciolature simili a quelle di Pollok, ma ciò non significa che il monaco sia un anticipatore

del pittore americano, solo che la storia ci consente di guardare un’opera partendo da più

prospettive. Il passato si comporta come un archivio della memoria e continua ad agire,

basti pensare alla costante ispirazione data dall’arte classica.

L’impronta della semiotica: il motto warburghiano “la parola all’immagine” assume un

indubbio carattere innovativo, ed ispira Greimas nel volume Semiotica figurativa e semiotica

pubblicato nel 1984. L’autore riconosce nel visivo un linguaggio significante, già

plastica,

nella disposizione di linee colori e forme in un dato spazio. Se Warburg dunque si sofferma

sulle forme del figurativo, Greimas presenta la dimensione plastica dell’immagine come un

vero e proprio linguaggio parallelo. Il suo metodo di analisi del plastico procede per via di

discretizzazione, svelando gradualmente le componenti relazionali e svelandone il senso.

L’enunciato visivo ha dunque una duplice natura: transitiva (dice qualcosa o ne offre una

rappresentazione) e riflessiva (dimostra di dire qualcosa, siamo dunque nella dimensione

presentativa dell’opera d’arte, di cui si occupa la semiotica).

fra XX e XXI secolo si verifica una svolta iconica, l’iconic

Altre impronte: turn, che è molto

potente. La semiotica concorre, con l’iconologia, la psicologia, l’antropologia, alla definizione

e alla decodificazione delle immagini, non concentrandosi tanto sul significato

dell’immagine, ma sulla generazione del suo senso. Molto importanti per questo volume

sono gli studi di Baxandall nel 1400 o della Alpers sulle Fiandre del 1600. Belting invece è

stato importante per il suo lavoro sul concetto di medium, che è lo strumento grazie a cui le

“art and agency” di Alfred Gell come punto

immagini vengono trasmesse. Infine citiamo

d’arrivo per l’arte, a cui viene attribuito un ruolo attivo e non temporale. L’antropologo così

non pensa che l’arte sia fra passivamente allo spettatore, bensì che eserciti una pressione

su di lui tramite la propria personalità.

spazio dell’arte fra presentazione e rappresentazione, il livello della

Capitolo 1-lo

pittura:

 L’oggetto teorico ‘velum’: il velo è un oggetto teorico denso di implicazioni.

Prescindiamo qua dalla sua natura tessile e dallo scopo di celare per far riferimento al

velo ideale, finalizzato a mostrare. Alberti, nel suo trattato sulla pittura lo presenta come

un mezzo su cui proiettare una griglia prospettica che ci farà meglio individuare la

e per cuspide l’occhio. Dürer

piramide visiva che ha per base gli oggetti rappresentati

nel 1538 riprenderà Alberti creandosi un telaio prospettico e usandolo per i suoi lavori: il

telaio diventerà molto diffuso all’epoca proprio perché dava perfettamente l’idea di

finestra e si voleva veicolare, come dimostrano le incisioni di Rodler, Fludd, Dubrueil.

Cigoli sarà invece critico con la costruzione prospettica, sostenendo la necessità di

correggerla ad occhio nudo. Curioso è che anche Van Gogh fece uso di un telaio

prospettico nel dipinto Il raccolto del 1888, infatti, racconta al fratello di essersi fatto

costruire il telaio da un fabbro. Il velo prospettico, da celato, si fa sempre più manifesto:

basti pensare alla Crocifissione di Van Der Veyden, dove il drappo rosso fa da schermo

di composizione prospettica. Le linee orizzontali marcano il cartiglio, le ginocchia di

Maria, il perizoma di Cristo, le verticali invece, oltre a stabilire gli atti posturali di Maria e

Giovanni, fanno da moduli per determinare l’altezza.

 Velo e cinema: Greenway ne I giardini di Compton house, basa gran parte del racconto

sul telaio prospettico; il film vede un giovane pittore venir ingaggiato da una nobildonna

per dipingere 12 vedute della sua tenuta e riuscirà a realizzare un dipinto al giorno, lei

gli si concederà prima del rientro del marito. Il pittore, ogni giorno, guarda la tenuta

attraverso il telaio cercando di darne una rappresentazione perfetta, e ogni giorno c’è un

dettaglio diverso, che, sommato agli altri, crea le prove del complotto che la donna sta

macchinando col suo amante per uccidere il marito. La nobildonna, visti i disegni e

credendo che il pittore abbia capito tutto lo uccide, sebbene egli sia ignaro del complotto,

perché era così concentrato nel mettersi “a distanza” dalla villa che non ha colto la verità

che piano piano si stava svelando. Il telaio è rettangolare, così come lo schermo del

cinema, tanto che il film è anche un’auto-rappresentazione del regista e del cameramen.

Il telaio viene inquadrato due volte: una lateralmente, una in soggettiva, tramite l’occhio

del giovane pittore.

 Vedere senza veli: interessante riguardo al telaio è l’installazione Rahmenbau fatta a

Kassel nel 1977. Essa prevede la sospensione, nella zona del parco di due grosse

cornici-telai di acciaio, attraverso i quali si guarda la città. Gli autori, il collettivo Haus-

Rucker-Lo, hanno scelto quella zona perché prima vi era un arco di trionfo, rimosso nel

l’uno

1906, che inquadrava il parco sottostante in maniera simile ai telai, che sono

inserito nell’altro in prospettiva. Il primo telaio è in piano, il secondo, circa sei volte più

l’installazione

piccolo, è posto su una salita; funge da integratore ambientali e filtro

percettivo, permettendo la visione di un parco incontaminato da una parte e della città

che si è evoluta dall’altra. È un’architettura della percezione, ma è interessante il fatto

che, all’interno dei telai, i reticoli non siano ortogonali, ma di sbieco. Questa vuole essere

una critica al rigore geometrico della prospettiva o vuole essere una scelta iconoclasta?

di osservazione

Nes

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tardis di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica del visibile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Corrain Lucia.
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