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Le basi della semiotica

Capitolo 1: Ferdinand de Saussure

1.1 Cenni bibliografici

Ferdinand De Saussure nasce a Ginevra nel 1857. Già a ventun anni redige Memoire sur le systeme primitif des voyelles dans les langues indo-européennes: un libro di linguistica storica che gli vale una fama molto precoce. Insegna per alcuni anni linguistica germanica a Parigi, per poi tornare a Ginevra, dove rimarrà fino alla sua morte. A Ginevra terrà tre corsi di linguistica generale, nei quali sintetizza le linee principali della sua teoria linguistica.

Peculiarità di De Saussure è quella di non scrivere un testo che organizzi e presenti la sua teoria generale del linguaggio. Dopo la sua morte due suoi antichi allievi dei corsi parigini raccolgono le note manoscritte inedite di Saussure e diversi quaderni di appunti di allievi che avevano seguito i suoi corsi: sulla base di questi materiali redigeranno il Cours de Linguistique générale, che verrà dato alle stampe nel 1916. Robert Godel riprenderà poi in mano i materiali, e dopo averli rianalizzati ne trae un libro di grande portata che rivela come i primi editori abbiano utilizzato solo in parte e in modo non sempre appropriato le fonti a loro disposizione. Sarà infine Engler a portare a termine un lavoro monumentale in cui correla ciascuna delle singole frasi del corso di linguistica generale ai materiali manoscritti di Saussure e dei suoi alunni.

Il corso di linguistica generale influenzerà la storia della linguistica moderna, ma tuttavia non riproduce l’ordine complessivo della dottrina di Saussure.

1.2 Langue e parole

La dottrina di Saussure nasce dall’insoddisfazione nei confronti della linguistica dell’Ottocento, che appariva vaga e approssimativa. Nell’introduzione del corso di linguistica generale Saussure riflette sull’oggetto della linguistica: questione non semplice in quanto di fronte ad una parola si può focalizzare l’attenzione su:

  • Gli aspetti acustici o della produzione vocalica
  • La corrispondenza tra il suono e l’idea che porta con sé
  • Gli aspetti individuali o quelli sociali (e quindi condivisi)
  • Gli aspetti stabili della parola o gli aspetti che riguardano la sua evoluzione

Saussure dà quindi una rappresentazione visiva del circuito della comunicazione linguistica: il punto di partenza è nel cervello di uno dei due individui, i cui fatti di coscienza (concetti) si trovano associati alle rappresentazioni dei segni linguistici o immagini acustiche che servono alla sua espressione. Quando un dato concetto fa scattare nel cervello una corrispondente immagine acustica è un fenomeno interamente psichico, seguito a sua volta da uno fisiologico: il cervello trasmette agli organi della fonazione un impulso correlativo all’immagine, poi le onde sonore si propagano dalla bocca di A all’orecchio di B, un processo puramente fisico. Successivamente il circuito si prolunga in ordine inverso, quindi fisico > fisiologico > psichico.

Questa figura permette quindi di distinguere:

  • Le parti fisiche, ovvero le onde sonore
  • Le parti fisiologiche, ovvero la fonazione e l’audizione
  • Le parti psichiche, ovvero le immagini verbali e i concetti

Con questa rappresentazione Saussure vuole dimostrare che il linguaggio è un oggetto estremamente complesso e che si può affrontare da numerose prospettive. Per Saussure quindi la linguistica deve costruire il proprio oggetto, che però non precede il punto di vista, ma l’oggetto viene creato dal punto di vista. La linguistica deve decidere dove comincia e dove finisce il proprio oggetto. (Simone)

Saussure propone allora una dicotomia:

  • La parole, intesa come realizzazione del segno linguistico, quindi atto individuale
  • La langue, ovvero la competenza collettiva e sociale che permette di produrre e comprendere gli atti di parole

L’esecuzione di un termine linguistico è un atto di parole individuale, ma se posso produrre e comprendere questo termine è perché c’è una competenza condivisa da una collettività: la langue. La parole è la realizzazione individuale del segno, la langue è la parte sociale del linguaggio. Prampolini cerca di chiarire i concetti di Langue e Parole: i due individui che comunicano svolgono processi paralleli e simultanei:

  1. Primo processo: A pronuncia delle sequenze di suoni, che vengono denominati fonazioni o fonie.
  2. Secondo processo: A trasmette suoni che equivalgono a pensieri, descrizioni di cose o stati di cose acquisiti dalla memoria, per associazioni psichiche che sono denominati significazioni o sensi.

Le fonie possono essere simili, ma non sono mai identiche (variazioni timbriche, di intensità, di durata). Il discorso vale anche per i sensi: la parola paesaggio non ha uno stesso senso per tutti i diversi interlocutori (brullo, fresco, narrativo). Si hanno fonie simili ma non identiche, sensi simili ma non identici. Da questo deriva che il legame tra fonie e sensi è molto problematico, perché una fonia può corrispondere a diversi sensi, e un senso può essere espresso da diverse fonie.

L’ipotesi di Saussure è che quando A produce una fonia, compie un atto fonatorio avendo presente un modello, uno schema astratto che viene definito immagine acustica o significante un modello o uno schema, un’entità astratta e psichica. Il significante non è tuttavia il modello di un singolo parlante, ma è un modello ricevuto dalla comunità (attraverso educazione e addestramento), è quindi un modello collettivo. Essendo collettivo quindi quando B ascolta una fonia, lo riconduce allo stesso significante che condivide con A. Lo stesso discorso vale per i sensi: anche qui abbiamo modelli astratti, schemi collettivi che vengono definiti concetti o significati, anche in questo caso collettivi.

Il rinvio tra fonia e senso non è diretto (linea tratteggiata): la fonia viene riconosciuta come membro di una classe previo riconoscimento a uno schema: il significante, il senso viene anch’esso uniformato a un modello astratto, cioè a un concetto o significato.

Possiamo quindi dire che le fonie e i sensi in quanto atti linguistici, concreti e unici, costituiscono il dominio della parole. I significanti, in quanto classi di fonazioni, e i significati in quanto classi di sensi, costituiscono il dominio della langue.

Distinzione tra Langue e Parole: la parole è l’esecuzione materiale, la realizzazione individuale che collega una fonia a un senso, la langue è l’aspetto sociale, collettivo, condiviso del linguaggio, l’insieme dei suoi limiti e delle sue articolazioni che permettono agli individui di una comunità di riconoscere le variazioni e le identità linguistiche.

Per Saussure l’oggetto di studio della linguistica deve essere la langue. Questo perché gli elementi che costituiscono la parole sono subordinati rispetto alla langue, che viene definita prima scienza. La langue è il sistema di limiti entro cui si collocano le fonie e i sensi, tale sistema quindi regola e vige sulla parole.

Si può così pensare ad una linguistica interna e ad una linguistica esterna: secondo Saussure la linguistica esterna confina con l’etnologia, e studia i rapporti tra la storia di una lingua e quella di una razza o civiltà, per Saussure non è tuttavia indispensabile conoscere le circostanze entro cui una lingua si è sviluppata. La linguistica interna invece è tutto ciò che intacca il sistema a qualsiasi livello.

1.3 Il segno linguistico: l’arbitrarietà e la linearità

Per Saussure il segno linguistico unisce un concetto a un’immagine acustica. Saussure per immagine acustica intende la traccia psichica (astratta) di questo suono, ovvero la rappresentazione astratta che ci viene data dalla testimonianza dei nostri sensi.

Per una maggiore precisione terminologica Saussure propone di definire il significato, ovvero il concetto, e il significante, ovvero l’immagine acustica, cui per il segno risulta essere l’unione di un significato e di un significante.

Il segno è caratterizzato da due caratteri primordiali, o due principi:

  • L’arbitrarietà del segno: il legame che unisce significato e significante è arbitrario: lo provano le differenze tra le lingue, e l’esistenza stessa di lingue differenti. Per Saussure non c’è un legame naturale tra significante e significato, la relazione è quindi immotivata. Saussure segnala due fenomeni che potrebbero mettere in discussione questo principio: le onomatopee e le esclamazioni. Per quanto concerne le onomatopee, il loro numero è assai limitato, quindi non sono elementi organici di un sistema linguistico. (il canto del gallo in Italia è chicchirichì, mentre in altre lingue viene reso in modo diverso). Anche le esclamazioni infatti se confrontate con altre lingue cambiano in modo piuttosto netto.
  • Il carattere lineare del significante: il significante, essendo di natura auditiva, si svolge soltanto nel tempo ed ha i caratteri che trae dal tempo: rappresenta una estensione, e tale estensione è misurabile in una sola dimensione: è una linea. Mentre i segni visivi possono essere su più dimensioni, i segni acustici dispongono solo della linea del tempo, e i loro elementi si allineano l’uno dopo l’altro in modo consequenziale (catena).

1.4 Immutabilità e mutabilità del segno

L’arbitrarietà lascia ampi margini nella scelta dei significanti per veicolare i significati e dovrebbe implicare una notevole mutabilità dei segni linguistici. Accade invece che i segni linguistici siano stabili e che le lingue abbiano un forte carattere di immutabilità. Per giustificare questo carattere delle lingue Saussure porta quattro possibili motivazioni:

  • Il carattere arbitrario del segno: se da un lato assicura la possibilità teorica del cambiamento, dall’altra mette al riparo la lingua da ogni tentativo di modificarla: l’arbitrarietà dei segni è il principio che legittima la libertà della scelta e nello stesso tempo è un sistema di sicurezza contro i possibili attacchi per trasformare le lingue.
  • La moltitudine dei segni necessari a costruire qualsiasi lingua: i segni linguistici sono innumerevoli, per cui è difficile pensare alla sostituzione di un sistema linguistico.
  • Il carattere troppo complesso del sistema: la lingua costituisce un sistema complesso, anche se coloro che la usano quotidianamente la ignorano profondamente.
  • La resistenza dell’inerzia collettiva a ogni innovazione linguistica: la lingua è una faccenda di tutti, questo fattore assicura l’impossibilità di una rivoluzione.

Il segno per Saussure non conosce altra legge che quella della tradizione: da un lato il tempo assicura continuità e stabilità del sistema linguistico, dall’altro ne determina inevitabilmente la mutabilità: la lingua si trasforma senza che i soggetti possano trasformarla: la lingua è intangibile, non inalterabile. Ciò che si trasforma non è solo il significante, ma è sempre il legame tra significante e significato. La lingua ha quindi un profondo carattere sociale, ma anche un profondo carattere storico: la sua evoluzione dipende dalla massa parlante e dal fattore tempo.

1.5 Sincronia e diacronia

Per Saussure la linguistica non può fare a meno di considerare due assi:

  • L’asse della simultaneità che concerne i rapporti tra entità coesistenti, da cui è escluso ogni intervento del tempo
  • L’asse delle successioni su cui è possibile considerare solo un elemento alla volta e dove sono situate tutte le entità del primo asse con i loro cambiamenti.

Dai due assi derivano due prospettive di studio: da un lato la linguistica statica, che studia gli stati di una lingua, e dall’altro lato la linguistica evolutiva, che focalizza l’attenzione sull’evoluzione della lingua. Saussure opera una sostituzione terminologica, quindi parla di linguistica sincronica, che si occupa degli aspetti statici, e di linguistica diacronica, che si occupa degli aspetti evolutivi delle lingue. (Sincronia: analizzare una partita di scacchi in un determinato momento / Diacronia: ricostruire tutte le mosse della partita).

Per Saussure quindi la linguistica sincronica si occuperà dei rapporti logici e psicologici colleganti termini coesistenti e formanti sistemi, mentre la linguistica diacronica studia i rapporti colleganti termini successivi non percepiti da una medesima coscienza collettiva, e che si sostituiscono gli uni agli altri senza formare sistema tra loro. Saussure insiste sull’irrilevanza degli aspetti storici e diacronici nell’analisi della langue, che viene analizzata in una prospettiva sincronica.

1.6 La linguistica sincronica

L’oggetto della linguistica sincronica generale è stabilire i principi fondamentali di ogni sistema idiosincronico, i fattori costitutivi di qualsiasi stato di lingua. È molto più difficile fare della linguistica statica che della linguistica storica. Saussure non si propone di analizzare tutti gli elementi della linguistica sincronica, ma si sofferma sui concetti interrelati di identità e valore, sui rapporti sintagmatici o associativi che possono avere gli elementi linguistici.

1.6.1 L’identità e il valore

(Esempio treno in giorni diversi) Per Saussure l’identità tra due elementi non è data dalla materialità degli elementi stessi, ma dalle relazioni che intrattengono con altri elementi del sistema, dalle posizioni che ricoprono, dalle differenze che li caratterizzano: l’identità insomma è data dal valore. (Esempio perdita di un pezzo degli scacchi) Il concetto di valore rende marginali gli aspetti materiali degli elementi linguistici e pone con forza l’importanza degli aspetti relazionali, differenziali, oppositivi degli elementi stessi. Un cavallo è identico a un altro perché ha un certo valore, un treno è identico a un altro perché ha un certo valore.

La lingua per Saussure è un sistema di valori, cioè un sistema di elementi che intrattengono relazioni. Preso in sé stesso il pensiero è come una nebulosa in cui niente è necessariamente delimitato. Non vi sono idee prestabilite, e niente è distinto prima dell’apparizione della lingua. Possiamo quindi rappresentare il fatto linguistico nel suo insieme, e cioè possiamo rappresentarci la lingua, come una serie di suddivisioni contigue proiettate, nel medesimo tempo, sia sul piano indefinito delle idee confuse (A) sia su quello non meno indeterminato dei suoni (B).

L’aspetto fondamentale è proprio questo sistema di suddivisioni attraverso le quali la lingua elabora le sue unità all’interno delle due masse amorfe. In questo senso la lingua diventa il regno delle articolazioni: non può essere concepita quindi come un nomenclatura, in quanto ogni linguaggio ha un nome arbitrario per un concetto che esiste a priori e indipendentemente dal linguaggio, e invece i linguaggi organizzano il mondo articolando suoni e concetti in modo differente. I linguaggi ritagliano a modo proprio i significati e i significanti, collegandoli in segni.

Se le lingue fossero delle semplici nomenclature sarebbe estremamente semplice tradurre da una lingua all’altra, e sarebbe semplice apprendere una lingua straniera. Invece non ci sono concetti universali fissati una volta per tutte e non ci sono significanti universali. Il concetto di valore dimostra come sia illusorio considerare un termine solo come l’unione di un suono con un concetto: non si può isolare un termine dal sistema di cui fa parte e dagli altri elementi con cui intrattiene relazioni. Il contenuto di un significante è dato dal suo significato e dai rapporti oppositivi e differenziali che l’intero segno intrattiene con una serie di altri segni. Dunque i significati si stabiliscono in modo arbitrario e differenziale, così come pure i significanti.

1.6.2 Ancora sull’arbitrarietà

Saussure distingue due accezioni di arbitrarietà: per la prima non ci sono vincoli naturali, motivati, necessari tra il significante e il significato. Non c’è nessuna ragione del perché il significante tavolo debba veicolare il significato tavolo o table. Questa accezione viene definita arbitrarietà verticale, perché le rappresentazioni visive del segno pongono convenzionalmente significante e significato in linea verticale.

La seconda accezione di arbitrarietà è legata al concetto di valore, per cui in un sistema linguistico sono arbitrari i rapporti tra significanti e altri significanti, come anche sono arbitrari i rapporti tra un significato e gli altri significati. In questo caso si parla di arbitrarietà orizzontale, perché le rappresentazioni visive dei sistemi linguistici pongono i segni in linea orizzontale. In inglese i due significanti ship e sheep designano una nave e una pecora, perché l’inglese differenzia la I breve da quella lunga: nella sostanza fonica l’inglese introduce un confine, mentre l’italiano non lo fa. Quindi la distinzione tra una I breve e una I lunga non è affatto necessaria, ma è arbitraria: se fosse necessaria tutte le lingue la rispetterebbero. Ogni significato, come ogni significante di un codice arbitrario, si può pensare come una sorta di gettone il cui valore consiste nelle relazioni di opposizione che lo distinguono dagli altri significati che gli sono in un certo senso vicini.

1.6.3 Ancora sulla langue e la parole

Saussure asserisce che l’unico modo per inaugurare uno studio metodico e sistematico è quello di considerare la langue come il vero e proprio oggetto di studio della linguistica, poiché è la langue che fornisce il quadro di riferimento entro cui si collocano i fenomeni linguistici concreti della parole.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Uranus75 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienze semiotiche del testo e dei linguaggi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Tani Ilaria.
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