La scienza politica è lo studio della politica tramite l’applicazione del metodo scientifico in
senso descrittivo/esplicativo. Si divide in due ambiti:
• la politica comparata: lo studio dei fenomeni politici che avvengono prevalentemente
all’interno dei paesi
• la politica internazionale: lo studio dei fenomeni politici che avvengono prevalentemente
tra paesi
Diciamo “prevalentemente” perché per alcuni fenomeni politici ci sono aree di sovrapposizione (es.
rivoluzione, politica economica, politica ambientale).
In alcune concezioni non è politica comparata lo studio del proprio paese, diventa politica *inserisci
nome paese di residenza* come nel caso degli USA.
Un’altra definizione afferma che la politica comparata è lo studio dei fenomeni politici tramite il
metodo comparato, ponendo l’accento sulla metodologia, ma in realtà la comparazione è alla base
di qualunque indagine scientifica, quindi equivale a dire che la politica comparata si sovrappone alla
scienza politica.
La politica comparata ha quindi tre definizioni:
1. lo studio di fenomeni politici che avvengono prevalentemente all’interno dei paesi (quella
che utilizziamo noi)
2. lo studio di fenomeni politici che avvengono prevalentemente all’interno dei paesi ad
eccezione del paese in cui risiede lo studioso
3. lo studio dei fenomeni politici tramite il metodo comparato
Nasce intorno agli anni ’30 negli Stati Uniti: crisi del ’29 e New Deal di Roosevelt, un modo
inedito di risoluzione della crisi tramite investimenti pubblici. Un altro grande evento per la scienza
politica è stato la 2GM, quando gli scienziati politici sono stati chiamati a studiare i simboli e la
propaganda nazista. Prima di questo momento la scienza politica si interessava dello stato e i suoi
poteri. Le analisi erano di tipo formale (fonti legali e testi costituzionali) e ci si limitava allo studio
delle nazioni occidentali. Negli anni ’40 rivoluzione comportamentista e cambio di paradigma: si
studiano i comportamenti degli attori politici, analisi di nazioni non occidentali e pratica piuttosto
che fonti ufficiali.
Negli anni ’80 tornano protagoniste le istituzioni definite come un insieme di regole formali e
informali entro cui agiscono gli attori politici (non solo stato ma anche famiglia, matrimonio,
chiesa). Nascono nuovi approcci istituzionali come la teoria della scelta razionale. L’approccio
moderno:
• orientato a studiare i problemi concreti e rilevanti
• adotta un approccio strategico (neo-istituzionalismo razionale, attori mirano a un obiettivo)
• importanza dell’evidenza empirica utilizzando gli strumenti metodologici tipici delle
scienze
Differenza tra filosofia politica (prescrittiva) e scienza politica (empirica).
Che cos’è la scienza?
La scienza politica è lo studio della politica tramite l’applicazione del metodo scientifico. La
politica comparata è il più noto e importante campo d’indagine, tanto che la disciplina si può
equiparare alla politica comparata stessa. Essa fa riferimento al metodo comparato, alla base di
qualsiasi indagine scientifica (metodo scientifico) e introdotto da John Stewart Mill nel suo saggio
sistema della logica deduttiva e induttiva. Ha come fine l’individuazione di cause, nello specifico
della scienza politica sul verificarsi di fenomeni politici. Per causa intendiamo una condizione
necessaria o sufficiente.
Una causa necessaria è una circostanza (Cn) in assenza della quale l’evento E non può
accadere -> l’evento dà sempre luogo alla circostanza; se E allora Cn (es. no Martini, no party,
serve l’ossigeno per osservare fuoco).
Una causa sufficiente è una circostanza (Cs) in presenza della quale l’evento E deve avere
luogo -> la circostanza dà sempre luogo all’evento; se Cs allora E (es. se osservo fuoco (Cs)
osservo fumo)
Una condizione necessaria e sufficiente è una circostanza (Cns) in assenza del quale l’evento in
questione non si verificherà e in presenza della quale l’evento deve avere luogo -> E avviene se
e solo se Cns si verifica, devono esserci entrambi contemporaneamente (es. il tuono è condizione
sufficiente e necessaria per il fulmine)
Condizioni necessarie e sufficienti sono alla base del metodo comparato di Mill tramite il metodo
della concordanza e della differenza:
• il metodo della concordanza: i casi concordano sul fenomeno da spiegare (variabile
dipendente) es. confronto tra paesi democratici
• il metodo della differenza: i casi differiscono sul fenomeno da spiegare es. confronto tra
paesi democratici e non con caratteristiche uguali
Il metodo della concordanza
È basato sulla tesi secondo la quale tutte le circostanze che possono essere eliminate non sono
una causa del fenomeno. L’unica variabile che non può essere eliminata è la causa
es. studio delle cause della democrazia. Prendo paesi democratici con caratteristiche diverse: es
UK e Belgio hanno un sistema parlamentare ma il primo è etnicamente omogeneo e il secondo no,
il secondo è un sistema multipartitico e il primo no. Da questo deduciamo che omogeneità etnica e
sistemi multipartitici non sono condizione necessaria per la democrazia. Un sistema parlamentare
potrebbe esserlo, ma ci stiamo limitando a solo due casi.
Tramite questo metodo possiamo controllare solo condizioni necessarie perché la variabile
dipendente non varia. Per Mill si ha una condizione necessaria quando tutti i soggetti
concordano su una sola circostanza in comune. Dobbiamo eliminare ogni fattore che può essere
considerato una potenziale causa.
es. analizziamo la relazione tra ricchezza e democrazia. Aggiungiamo alla tabella di prima la
variabile “ricchezza” e notiamo che potrebbe essere condizione necessaria, quindi violiamo la
condizione di Mill che vuole una sola causa. Devo cercare una democrazia ricca non parlamentare
(USA) o una democrazia parlamentare non ricca (India).
I casi e le variabili che scegliamo influenzano il risultato finale. Per essere sicuri che la ricchezza sia
anche una condizione sufficiente dobbiamo trovare un paese ricco ma non democratico, cosa non
possibile nel metodo della concordanza.
Metodo della discordanza/differenza
Prendo casi che variano sulla variabile dipendente e cerco di massimizzare la concordanza per
quanto riguarda le cause per trovare quell’unica condizione che varia come la variabile
dipendente. Elimino tutte le possibili cause che non variano come l’esito, e ciò che non può essere
eliminato è la causa. Quindi partendo da una causa necessaria per vedere se è anche sufficiente devo
trovare un paese in cui si verifichi la variabile indipendente (es. ricchezza) ma non quella
dipendente (es. democrazia) per dimostrare che la variabile dipendente non è una condizione
sufficiente, perché esistono casi che hanno E ma non Cs.
es. consideriamo democrazie e non democrazie ricche. L’obiettivo è trovare un paese ricco che non
sia una democrazia, come ad esempio il Messico prima del 1990. In questo modo capiamo che la
ricchezza non è condizione sufficiente per la democrazia. La differenza con l’esempio del metodo
della comparazione è che cerchiamo una causa diversa invece che una variabile diversa.
Il metodo della differenza è più efficace di quello della concordanza perché ci permette di stabilire
se determinate condizioni sono necessarie e/o sufficienti.
Il sistema migliore è abbinare i due metodi, attraverso il metodo indiretto della differenza o
metodo congiunto della concordanza e della differenza.
es. la ricchezza non è una condizione sufficiente per la democrazia ma è necessaria: dove osservo
democrazia osservo anche ricchezza. L’omogeneità etnica non è né condizione necessaria né
sufficiente per la democrazia. Un sistema multipartitico e un sistema parlamentare non sono
condizioni necessarie ma possono essere sufficienti.
Critiche al metodo comparato di Mill: secondo Mill tutti gli assunti in grassetto devono essere
soddisfatti, ma non è possibile
1. il processo dev’essere deterministico
Una causa deterministica conduce sempre a un esito, quindi è possibile eliminare una causa dopo
una sola discordanza. Nella scienza politica moderna si cercano cause probabilistiche (la presenza
aumenta le probabilità che un fenomeno si verifichi).
2. non c’è interazione tra variabili: ci può essere una sola causa (3)
Un effetto interazione si ha quando l’effetto di una variabile dipende dal valore di un’altra variabile.
Potrebbe non esserci una sola causa e c’è il rischio di focalizzarsi su aspetti fuorvianti o marginali.
3. tutte le istanze dei fenomeni (4) che siano mai esistite sono state osservate, o tutte
le istanze inosservate (compresi casi futuri 5) devono essere come i casi osservati
È difficile individuare tutte le possibili cause e i nostri risultati possono essere influenzati da quelle
selezionate. Osservare tutte le possibili cause presenti e future non è fattibile perché i fenomeni
politici sono sempre in evoluzione.
4. il metodo di Mill aiuta a comprendere ciò che accade ma non perché accade
Manca la teoria. L’elaborazione di una teoria passa attraverso l’esposizione di argomenti validi o
meno. Un argomento è un insieme di proposizioni collegate logicamente sotto forma di
premessa e conclusione (se…allora). Una premessa è una proposizione che si presume esser
vera nel contesto di un argomento che porta ad una conclusione. Una conclusione è una
proposizione che si ritiene essere sostenuta dalle premesse.
Un argomento è valido se date le premesse siamo obbligati ad accettare le conclusioni, mentre non è
valido se siamo liberi di accettarle o meno. Un modo per rappresentare un argomento è un
sillogismo categorico, che consiste in una premessa maggiore, una premessa minore e una
conclusione.
La premessa maggiore è la proposizione condizionale generale (se p allora q). La parte che inizia
con se è l’antecedente mentre quella che continua con allora è la conclusione. La premessa minore è
una proposizione sull’antecedente o sulla conseguenza.
es. se un paese è ricco allora è una democrazia -> se l’Italia è un paese ricco allora l’Italia è una
democrazia (premessa minore)
Quattro tipi di argomentazioni possono essere rappresentati da un sillogismo:
• argomenti che affermano l’antecedente -> la tabella rappresenta l’intero sillogismo. la
premessa minore è la verifica della premessa quindi la conseguenza dev’essere vera:
argomento valido
Utilizzando gli insiemi la premessa maggiore sostiene che P (ricchezza) sia un sottoinsieme di Q
(democrazia) e la premessa minore conferma l’esistenza di P quindi dobbiamo dedurre che Q sia
corretto.
• argomenti che negano l’antecedente -> la premessa minore nega quella maggiore quindi
se no P no Q. È un argomento non valido perché se ricorriamo al sistema degli insiemi
possiamo vedere che anche se un caso non fa parte di P può far parte di Q, quindi siamo
liberi di accettare o meno la conclusione senza entrare in contraddizione con le premesse.
• argomenti che affermano la conseguenza -> verificando la conclusione vedo che è Q
(democrazia), quindi P (ricchezza): è un argomento non valido perché potrebbe essere un
Q fuori da P.
• argomenti che negano la conseguenza -> no Q quindi no P: è un argomento valido perché
se il caso è fuori da Q allora è fuori anche da P.
Il modello degli argomenti validi/non validi è utile per testare teorie. Il solo fatto di osservare le
implicazioni di un teoria non significa che questa sia corretta, potremmo osservarle da una
teoria diversa. In questo modo il Metodo comparato di Mill pone un problema: siccome partiamo
dai dati per trovare cause, non troveremo mai argomenti che negano la conseguenza e smentiscono
la teoria. Per risolvere il problema si può prima partire da una teoria: se troviamo conferme
possiamo affermare con più fiducia che è corretta (no certezza), altrimenti possiamo smentirla.
Questo metodo è chiamato falsificazionismo, un approccio scientifico in cui il ricercatore crea
delle ipotesi verificabili per spiegare il fenomeno in esame. Sottolinea il fatto che le teorie
scientifiche sono messe continuamente in discussione e che i loro meriti risiedono nella
capacità di superare test rigorosi.
La scienza è un metodo per capire il mondo in modo provvisorio, la ricerca della conoscenza in
modo critico e logico. Aspetto essenziale è che le sue teorie sono falsificabili. Ciò non significa che
lo saranno, ma che potrebbero esserlo.
Le tautologie non sono falsificabili: esse sono vere per definizione (quindi sono definizioni non
teorie scientifiche). es gli stati forti sono in grado di superare interessi particolari per attuare le
politiche migliori per la nazione o ipotesi non verificabili Dio esiste.
Il metodo scientifico descrive il processo per studiare la realtà che ci circonda. Elementi
essenziali:
• domanda: perché è successo?
• teoria o modello: una teoria/modello/spiegazione è un insieme di affermazioni
logicamente coerenti che ci dicono perché ciò che osserviamo accade. Le teorie devono
essere logicamente coerenti altrimenti non abbiamo modo di capire quali sono le
implicazioni e testarle
Principio dell’uniformità della natura per cui i suoi meccanismi sono immutabili. Se X causa Y lo
farà anche domani. Non vuol dire che è immutabile, la comprensione delle leggi può cambiare. Il
modello elaborato sarà sempre una semplificazione del mondo
• implicazioni (ipotesi): deduzione di implicazioni diverse da quelle usate nel modello. Ci
servono per testare il modello stesso.
• osservazione della realtà (test): cerchiamo di smentire il modello anche chiedendoci se
quello scelto sia quello giusto. Si fa tramite il test, ovvero l’osservazione tra due o più
spiegazioni contraddittorie dello stesso fenomeno.
• valutazione: osserviamo o no le implicazioni e abbiamo più fiducia o smentiamo la teoria
(non con una sola osservazione). Test di più implicazioni
Miti sulla scienza:
• la scienza conduce a prove e verità certificabili: le teorie non sono mai verificabili ma sono
falsificabili
• la scienza è possibile solo quando sono possibili prove sperimentali: per essere scientifiche
le teorie devono solo essere falsificabili
• la scienza è neutrale: è legata ai tentativi dell’uomo di cambiare il mondo
• la politica non è studiabile in modo scientifico: lo studio della politica genera ipotesi
falsificabili e quindi scientifiche
La scienza quindi è democratica solo per coloro che sono del settore.
Che cos’è la politica?
Dopo aver visto la definizione di scienze politica e di scienza, vediamo la definizione di politica.
Nel tempo si sono susseguite numerose definizioni:
• aspirazione a partecipare al potere, tra gli stati e all’interno di uno stato tra i gruppi
di uomini (Weber)
• allocazione imperativa di valori (Easton) come tassazione perché è obbligatoria
• sfera delle decisioni sovrane e coercitive prese da personale collocato in sedi politiche
(Sartori)
Queste definizioni hanno in comune che la politica è quel sottoinsieme di comportamenti umani
che implicano l’uso di potere, ovvero l’influenza per raggiungere i propri obiettivi senza
essere influenzati. Heclo completa questa definizione con “la politica non è solo potere, ma anche
capacità di risposta. La sfera pubblica non solo esercita potere ma lo fa cercando di risolvere puzzle
collettivi”. Nel senso che la politica deve saper rispondere a problemi collettivi.
Utilizziamo il saggio di Hirschman (sociologo/teorico dell’organizzazione) “Lealtà, defezione,
protesta” per capire delle caratteristiche essenziali della politica; tre possibili risposte al
cambiamento deleterio dello stato del mondo:
• exit (defezione): modifica del comportamento per ottenere il miglior risultato possibile
• voice (protesta): interventi per ritorno alla condizione originale
• loyalty: nessuna modifica al comportamento
es. stato aumenta le tasse: qualcuno defezione (evadere tasse), alcuni voice (proteste) e altri loyalty
(accettano aumento)
È un’interazione strategica perché per raggiungere un certo obiettivo bisogna osservare quello che
fanno gli altri. La risposta voice è una risposta manifesta che richiede influenza, ma parliamo di
politica anche quando scegliamo exit e loyalty perché sono risposte silenti.
Teoria dei giochi
Un gioco è una rappresentazione stilizzata di un’interazione sociale in cui la capacità di un
individuo di raggiungere i suoi obiettivi dipende sia da quello che sceglie ma anche dalle scelte
operate da altri. La teoria dei giochi è uno strumento per analizzare interazioni strategiche tra
agenti sociali al fine di predirne il comportamento.
I giochi hanno regole su come vengono prese le decisioni condivise da tutti i giocatori. La regola di
base è che i giocatori scelgono di fare ciò che credono sia nel loro interesse, ovvero di massimizzare
il loro payoff (pagamenti e ricompense) per ogni azione. In base a ciò si stabiliscono strategie,
piani d’azione che specificano in ogni circostanza del gioco ciò che dovrebbe fare un giocatore.
Per risolvere un gioco dobbiamo quindi individuare le strategie che utilizzerebbe un giocatore. La
soluzione del gioco si chiama equilibrio. Elementi del gioco:
Assunzioni minime:
• conoscenza comune delle regole del gioco (tutti conoscono nr di giocatori, azioni possibili,
strategie possibili, pagamenti corrispondenti alle strategie)
• giocatori razional
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