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Riassunto esame Ricerca educativa, prof.ssa Restiglian, libro consigliato

Stili e metodi della ricerca educativa, Benvenuto

Introduzione

La ricerca serve a scoprire e comprendere ciò che prima era sconosciuto. Per essere chiamata tale,

una ricerca deve essere:

• Sistematica: è organizzata e segue precisi percorsi metodologici

• Esplicita: rende esplicite la strutturazione e le teorie

• Intenzionale: nasce da problemi reali e autentici

• Logica: forma argomentativa

La ricerca è importante perché poi si condividono i risultati. Esistono diverse tipologie di ricerca

educativa:

• Teoretica/speculativa: esplora nuovi ambiti, sviluppa teorie

• Storica e comparata: indaga teorie nel tempo

• Applicata ed empirica: dà risposte a problemi incontrati nelle professioni educative. La sua

caratteristica è che raccoglie dati e informazioni sul campo.

La ricerca educativa serve a una comprensione dei fatti educativi e analizzare contesti e dinamiche

specifiche. Questo tipo di ricerca poggia sulla centralità delle scienze dell'educazione come

strumentazione pedagogica (Dewey parla di fonti della pedagogia: sociologia, psicologia,

antropologia, filosofia, storia). I risultati poi sono di primario interesse per chi si occupa di

professioni educative.

Metodo: conoscenza dei principali strumenti d’indagine

Metodologia: riflessione sull’uso dei metodi e consapevolezza nell’azione che si sviluppa

Per Dewey la pedagogia non è una scienza tanto quanto la matematica o la fisica, perché

l’educazione è molto operativa e pratica (=scienza pratica). Comunque, la “scientificità” dipende

dall’accezione che si dà al metodo scientifico.

Fatti educativi sono complessi e quindi servono strumenti e metodi adeguati.

Dimensioni e confini della ricerca educativa

1.1 La ricerca per le professioni educative

La ricerca è alla base di tutte le professioni educative perché è utile a capire, interpretare e

intervenire sui fatti educativi. Serve infatti a:

• osservare i contesti e le dimensioni socio-educative

• leggere e comprendere le situazioni problematiche

• ascoltare e dialogare con i vari soggetti

• condurre azioni e interventi

• valutare

La ricerca, comunque, è un'attività che richiede tecnica ed esperienza anche perché è necessaria

una metodologia adeguata. La ricerca diventa uno strumento professionale che si nutre di

1

esperienza e di competenze metodologiche di ricerca. Servono capacità riflessiva e metodologica

oltre al padroneggiamento degli stili e della strumentazione di ricerca. In questo modo può essere

condotta una vera e propria indagine scientifica: serve un vero e proprio atteggiamento di ricerca.

Coloro che quotidianamente correggono le didattiche e gli stili comunicativi stanno mettendo in

campo inconsciamente strategie conoscitive che richiamano a stili di ricerca intervento. Questi

rendono più funzionali gli ambienti e le situazioni.

Ricerca educativa: è un'attività conoscitiva svolta intenzionalmente e in forma controllata, che

promuove una forma di ricerca e riguarda una data realtà educativa. Può essere di diversi tipi:

• teorica

• storica

• comparativa

• descrittiva

• sperimentale

La ricerca in campo educativo può prevedere diverse prospettive e stili, ovvero metodi per

pianificare, organizzare e condurre una ricerca. Fare ricerca è un modo per indagare, comprendere

e intervenire nelle realtà educative.

Visalberghi crea l'enciclopedia pedagogia e sottolinea la multidimensionalità dei fatti educativi e

l'esistenza e la specificità della pedagogia. Egli individua quattro settori intorno ai quali sono

sviluppate le scienze dell'educazione:

• settore psicologico

• settore sociologico

• settore metodologico-didattico

• settore dei contenuti

Questi settori sono distinti ma collegati e quindi Visalberghi porta la riflessione sulla integrazione

tra i diversi livelli.

Ogni ricerca nasce per rispondere a domande e bisogni ed inizialmente rimanda ciò che già

sappiamo. Non sempre però disponiamo di teorie di riferimento o indagini precedenti. Si parla di

indagine indiretta quando la ricerca si sviluppa mediante lo studio e l'approfondimento delle teorie

degli studi specifici, mentre si parla di indagine diretta quando la ricerca è condotta da noi.

1.2 Senso comune e indagine scientifica nel pensiero di Dewey

Le ricerche educative fanno incontrare le conoscenze dei professionisti e quelle della società. Non

sempre si è a conoscenza dell’esistenza di un problema.

Bisogna unire le conoscenze di matrice biologica (= individuo) a quelle di matrice culturale (=

società). La cultura viene sempre trasmessa e influisce nelle attività che si svolgono (→Aristotele).

PENSIERO per Dewey è indispensabile per l'elaborazione della esperienza. Esso è strumento di

indagine e modalità ed espressione dell'adattamento umano al sociale. Il pensiero è riflessivo

quando trasforma una situazione oscura/problematica in una situazione chiara/risolta. Il pensiero

riflessivo utilizza 5 fasi (così come la ricerca): 2

1. Dubbio

2. Problema

3. Pensiero ipotetico

4. Ragionamento

5. Controllo delle ipotesi mediante l'azione

L'efficacia della ricerca dipende dall'esperienza pregressa e dall'analisi del fenomeno indagato.

1.3 Approcci, paradigmi, modelli

I ricercatori esplicitano scelte e modalità della ricerca in modo tale da poterla in seguito controllare

(= garanzia).

1.3.1 Approcci nella ricerca: soggettivo vs oggettivo

Burrell e Morgan individuano due approcci che governano le scelte in ricerca:

Approccio soggettivo: la realtà è Approccio oggettivo: i fatti

frutto di rappresentazioni di chi educativi sono conoscibili attraverso

osserva strumenti che l'uomo possiede

Nominalismo: la realtà esiste in ONTOLOGIA: visione della Realismo: la realtà conoscibile

quanto la pensiamo e ne parliamo realtà e dei fatti di conoscenza perché esiste in sé, quel che

conosciamo lo conosciamo

oggettivamente e corrisponde al

vero

Antipositivismo: la realtà sociale EPISTEMOLOGIA: considera i Positivismo: determina leggi

non può essere solo osservata, ma metodi e i fondamenti della generali, universali, relazioni di

necessita di interpretazione e nostra conoscenza causa-effetto

comprensione

Volontarismo: studia la natura NATURA UMANA Determinismo: ricerca le cause di

umana sia nell’individualità ma determinanti, di dimensioni e

anche nella diversità processi sottostanti che provocano

e determinano aspetti,

caratteristiche e comportamenti

Idiografico: l'oggetto di studio è METODOLOGIA Nomotetico: ricerca le regolarità, le

unico ovvero la persona è costanti, le leggi generali

considerata nella sua singolarità ma

anche in gruppo

1.3.2 Paradigmi per la ricerca: qualitativo vs quantitativo

Kuhn riflette sul concetto di paradigma scientifico e di rivoluzione scientifica. Secondo lui, la

rivoluzione comporta un cambio radicale di paradigma, ovvero delle modalità con cui si approcciano

i problemi. Il modo in cui vediamo il mondo determina i parametro e i confini della nostra visione (=

strutture concettuali).

Friedrich ridefinisce il concetto di paradigma portando una visione multiparadigmatica, in cui sono

presenti più paradigmi che fanno riferimento ad approcci teorici distinti. Individua tre grossi blocchi:

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1. Quantitativa: oggettiva la realtà e le modalità di indagine, approccio sperimentale,

normativo, deterministico e positivista

2. Qualitativa: vede la realtà dal punto di vista soggettivo. Analizza le relazioni, i contesti, le

situazioni sul campo mediante l'osservazione. Idea interpretativa che vuole comprendere i

fenomeni.

3. Critico-partecipatoria: interdipendenza tra chi svolge la ricerca e l'oggetto studiato.

I metodi misti rispondono più utilmente alla natura multifattoriale e alla complessità dei fatti

educativi e sono il modello ottimale per queste ricerche complesse. Persino le posizioni

interpretativista e positivista convivono nella metodologia mista. Nel metodo misto il ricercatore

usa approcci sia quantitativi che qualitativi e risolve problemi complessi.

Guba e Lincoln articolano uno schema in cui ci sono tre piani di scelta che ogni ricerca sviluppa:

ontologico, epistemologico e metodologico.

1.3.3 Modelli della mente, convenzioni culturali e modelli di pedagogia popolare vs teorie

pedagogiche

Bruner parla di “nozioni di pedagogia popolare” ovvero modi di sentire popolare

sull’apprendimento. Ciò che pensiamo sulla natura dell'apprendimento influenza e determina la

scelta dei metodi educativi e la ricerca parte proprio dalle convinzioni e dalle credenze popolari.

Pedagogia come scienza dell’educazione, ma per Dewey è una scienza più debole, cosa che dipende

da ciò che intendiamo per scienza. La pedagogia infatti non ha risultati esatti, ma indaga con metodi

e metodologie scientifiche. La pedagogia è scienza perché utilizza metodi sistematici di ricerca→ ciò

che rende scientifici un sapere, una conoscenza, un'indagine è l'adozione di un metodo sistematico

di ricerca.

1.4 Le prospettive per la ricerca didattica e le politiche educative: l’Evidence-Based Research

L’educazione è arte più che scienza per Dewey.

Grazie alla riforma scolastica, la scuola ottiene maggiore autonomia e quindi la necessità di stabilire

forme di valutazione per i curricoli nazionali, cosa che succede anche in Inghilterra.

La legge del 15 Marzo 1997, n. 59 (art. 21) stabilisce l'autonomia amministrativa, didattica e

organizzativa.

Il D.P.R. 8 Marzo 1999, n. 275 definisce una maggiore flessibilità ovvero libertà d’insegnamento, di

scelta educativa delle famiglie e diritto ad apprendere. I percorsi scolastici hanno una parte

prescrittiva (= discipline fondamentali), una parte opzionale (=offerte che la scuola determina e che

gli alunni possono scegliere) e una parte facoltativa (= attività aggiuntive). Per questo servono

procedure di verifica come le INVALSI.

Dall'inizio degli anni ‘90 cresce l’attenzione per la ricerca in campo sociale ed educativo. Le pratiche

educative possono essere simili a quelle mediche perché hanno un modello circolare che prevede

una successione di fasi, ricerca evidenze empiriche ed è una pratica applicata piuttosto che una

scienza (=Dewey).

La pianificazione della ricerca: dalle domande/ipotesi allo stile di ricerca

Lo schema di una ricerca si basa su quattro domande principali:

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1. Qual è l’ideazione e l’orientamento epistemologico alla base della ricerca?

2. Come operativizzare la ricerca e con quale stile metodologico?

3. Come selezionare i destinatari e analizzare i dati?

4. In che modo presentare e comunicare i risultati?

Pianificare serve a creare la struttura della ricerca, fare scelte teoriche e operative che vanno

esplicitate.

2.1 L’orientamento epistemologico della ricerca

Innanzitutto vengono individuati sette passi grazie ai quali si crear l’impostazione generale della

ricerca, ovvero il suo orientamento epistemologico. Vengono quindi definiti bisogni, motivazioni,

finalità che sono il presupposto per una buona pianificazione. Una ricerca per essere considerata

uno strumento conoscitivo deve avere caratteristiche di sistematicità, esplicitazione, intenzionalità,

logicità.

2.1.1 Definire in modo chiaro il bisogno da cui nasce la ricerca

Il risultato della ricerca dipende dalle condizioni in cui si può operare e da ciò che si vuole conoscere.

Deve esserci una necessità d’indagine (la situazione deve richiedere un atteggiamento di ricerca).

Visalberghi ricorda che ogni azione di ricerca deve rispettare due condizioni:

• Le variazioni attese come risultato devono avere un valore positivo

• Le condizioni sperimentali non devono interrompere il normale processo educativo

2.1.2 Riflettere sulla natura del fenomeno da investigare per chiarirne le dimensioni ontologiche ed

epistemologiche

Il ricercatore deve esplicitare la propria visione del mondo e la propria prospettiva conoscitiva,

riflettendo la natura del fenomeno.

2.1.3 Possedere una buona letteratura sul tema per garantire la validità di costrutto e di contenuto

Le ricerche nascono da esigenze conoscitive. Prima di tutto è indispensabile fare una indagine sulla

letteratura specifica già prodotta a riguardo, in modo tale che ci sia corrispondenza tra il fenomeno

studiato e le teorie di riferimento (che devono essere chiare e definite). Ci deve essere una

definizione operazionale dei costrutti che devono essere tradotti in operazioni concrete.

Principalmente si possono usare motori di ricerca in Internet, archivi di riviste elettroniche, siti

dedicati allo scambio e all'interazione tra operatori del settore educativo, glossari.

2.1.4 Dichiarare i limiti (condizioni) della ricerca

Va poi circoscritto il campo di ricerca, con una necessaria dose di flessibilità e adeguamento ai

cambiamenti.

2.1.5 Specificare le finalità e gli scopi della ricerca

Bisogna quindi esplicitare la posizione del problema, stabilendo il perché e il bisogno (motivazioni)

come termine e fine (finalità) della ricerca. Si stabilisce anche lo stile che può anche essere misto e

cambiare in funzione del maggiore controllo o specificità delle esigenze di ricerca.

2.1.6 Operazionalizzare le finalità e gli scopi della ricerca: generare le domande/ipotesi di ricerca

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Va fatta un’azione di operazionalizzazione, ovvero la trasformazione delle finalità in domande

operative, che abbiano risposte concrete. Le finalità sono quindi trasformate in domande con

risposte concrete.

La creazione dell'ipotesi di ricerca serve a passare dalla teoria al disegno di ricerca (dalle proposizioni

teoriche alle ipotesi specifiche).

-domande: rimandano ad approcci maggiormente esplorativi e descrittivi, questioni generali o

aperte che indirizzano la ricerca.

-ipotesi: rimandano a modelli di ricerca sperimentali e di studio delle relazioni tra variabili e

fenomeni.

La variabile che si vuole studiare è chiamata dipendente.

2.1.7 Identificare i risultati attesi della ricerca

La ricerca si focalizza su determinati punti distintivi. Anche la fase di operalizzazione può arrivare a

indicare il tipo di risultato ci che ci si aspetta: le ricerche con un approccio qualitativista i risultati

sarebbero più riguardanti il tipo di analisi; mentre quelle quantitative si potrebbero indicare il tipo

di risultati attesi.

2.2 Progettazione della ricerca e metodologia

Le fasi successive sono la progettazione operativa e l’impianto metodologico.

2.2.1 Definire la metodologia/stile di ricerca

Bisogna esplicitare l’approccio della ricerca, per stabilire lo stile e l’identità. Ci sono sei stili di ricerca

principali (etnografica, ricerca-azione, studio di caso, survey, esperimento, ricerca misurativa).

2.2.2 Articolare e ordinare il disegno di ricerca (in generale)

Organizzare la ricerca dal punto di vista metodologico significa predisporre lo schema operativo, il

disegno (prevede la gradualità delle fasi e le scelte metodologiche) di ricerca, gli strumenti e il piano

di analisi dei dati.

Per sviluppare diverse fasi si può utilizzare il diagramma di Gantt che articola tempi, fasi e dimensioni

operative della ricerca.

2.2.3 Esplicitare le problematiche etiche e le questioni proprietarie dei risultati e dei dati

Le ricerche in campo educativo come tutte le altre ricerche hanno dei limiti stabiliti da leggi e codici,

che riguardano diritti individuali, privacy e anonimato. Molte associazioni hanno messo appunto

specifici codici deontologici e/o etici proprio per stabilire rigore, responsabilità e trasparenza, oltre

al rispetto della persona e al disinteresse personale.

Per proteggere il trattamento dei dati e garantire l’anonimato, ogni ricerca deve richiedere il

consenso e le autorizzazioni ai soggetti oppure in caso di minori alle famiglie o a chi se ne fa carico.

Per alcuni metodi è impossibile prevedere il consenso informato, ad esempio per indagini sotto

copertura (ambito giudiziario o reportage). 6

Per quanto riguarda la pubblicazione dei risultati, questi sono di responsabilità è proprietà di chi

svolge la ricerca (=copyright). in alcune ricerche è necessario attenersi alla deontologia

professionale o alle disposizioni collegiali (ad esempio l'anonimato degli studenti) mentre all'interno

della classe i dati servono al miglioramento in base all'autonomia didattica.

In ogni ricerca si deve citare i luoghi e le istituzioni interessate e riportare tutti i riferimenti per

dimostrarne la veridicità e l'autenticità.

2.2.4 Dichiarare i principi e le posizioni politiche della ricerca

Spesso bisogna esplicitare le posizioni politiche del ricercatore in quanto chi diffonde i risultati deve

essere identificabile (a parte le indagini sotto copertura).

Nel caso delle ricerche educative la finalità “politica” potrebbe essere quella di migliorare le proprie

competenze: la mission educativa della scuola è quella di identificare e dimensionare l'offerta

formativa e il collegamento della scuola con la società e il territorio.

Benvenuto parla di società educante: le diverse istituzioni educative possono svolgere un ruolo

determinante per le politiche sociali, culturali ed educative. Ogni esperienza è educazione e sollecita

la persona a un certo comportamento.

2.2.5 Identificare il pubblico di destinazione della ricerca

I destinatari sono tutti coloro che potranno beneficiare dei risultati della ricerca. questi possono

essere i singoli docenti, gli autori stessi della ricerca, e comunque si pu&o

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ire-24 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ricerca educativa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Restiglian Emilia.
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