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DISPENSA DI PEDAGOGIA E

SPERIMENTAZIONE

INTRODUZIONE

La RICERCA è un processo e un’attività = si da qualcosa mettendo in atto una sequenza logica e

cronologica di decisioni e di operazioni. OBIETTIVITA’ della ricerca = atteggiamento di onestà, volto a

mettere in dubbio e interrogare ogni concezione preesistente piuttosto che confermarla. La ricerca è

definita dalla FUNZIONE = attività intenzionale e obbiettiva, per l’elaborazione di nuove conoscenze.

Però la RICERCA EDUCATIVA non ha ancora provato la sua utilità. Infatti ancora oggi i ricercatori in

educazione si interrogano sulla VALIDITA’ del loro operato dal punto di visto scientifico.

La PEDAGOGIA arte che non può prescindere dalla filosofia, ma anche una scienza = SCIENZA

PRATICA, articolazione razionale e intenzionale di tecniche. Quindi si cerca di costruire invece che

una scienza dell’educazione una scienza PER l’educazione.

Il compito e la forza della ricerca educativa = saper uscire dalla speculazione o dall’empirismo

sociologico per APRIRSI ALLA SINERGIA FRA APPROCCI DIVERSI E COMPLEMENTARI. Oggi forti

polarità metodologiche, da un lato:

­ Modello teorico – deduttivo: che ha prodotto contributi di valore, ma non può pretendere da sola

di comprendere l’ampiezza della realtà educativa.

­ Modello sperimentale: che comunque ha un approccio parziale e frammentario. Condizioni:

isolamento e manipolazione delle variabili, e neutralizzazione degli effetti secondari.

La situazione educativa = relazione dinamica fra i soggetti, dove sono presenti intenzionalità variabili e

diverse e dove i soggetti hanno memoria. Il fine dell’educazione è PROMUOVERE CIO’ CHE RENDE

UNA PERSONA UNICA, originale e quindi complementare alle altre.

La PEDAGOGIA = SCIENZA PRATICA, che interagisce con le altre scienze dell’educazione e che

consegue una conoscenza non fine a sé stessa, ma volta all’azione educativa. Nuova pedagogia

sperimentale = riavvicinamento e integrazione tra persona e metodo.

CAPITOLO PRIMO:

CERCARE LA BIBLIOGRAFIA E COSTRUIRE IL QUADRO TEORICO

Compito essenziale del ricercatore = delimitare e definire il CONTESTO della ricerca e le

CARATTERISTICHE. 1

Tappe principali:

­ Precisare il CONTESTO

­ Definire i CONCETTI principali connessi con il tema studiato

­ Elaborare un MODELLO TEORICO GENERALE, che riassuma i concetti e che sia un

riferimento per la ricerca.

[Fasi tipiche della ricerca: 1. Cercare la bibliografia e costruire il quadro teorico; 2. Elaborare il quadro

problematico della ricerca; 3. Scegliere il campione e strutturare il piano di ricerca; 4. Individuare,

elaborare, impiegare, gli strumenti per raccogliere le informazioni.]

La ricerca è un PROCESSO che si sviluppa, lungo una dimensione temporale essenziale, attraverso

delle TAPPE. Attenzione sia ai prodotti che ai processi, ma anche agli attori per creare una ricerca

educativa.

Primo problema: LA SCELTA DEL TEMA, ossia la definizione dell’oggetto. Bisogna fare attenzione alla

PERTINENZA, ogni decisione deve essere logica, giustificata, e fondata su una conoscenza precisa

della situazione.

Una volta scelto il tema, si inizia a RACCOGLIERE LE INFORMAZIONI (leggendo libri, articoli, si

discute con esperti). Rischio diffuso in questa fase, è l’ambizione smisurata, ci si vuole occupare dei

problemi più importanti. Conseguenza = confusione dominante e poca chiarezza.

1. ESPLORARE E DEFINIRE IL CONTESTO DELLA RICERCA

Obiettivi:

­ Esplorare L’AMBITO DELLA RICERCA

­ Precisare L’OBIETTIVO

­ Circoscrivere L’OGGETTO DI STUDIO

­ Cercare INFORMAZIONI

­ Analizzare la LETTERATURA SCIENTIFICA.

Le motivazioni che spingono a creare una ricerca sono molteplici e di natura differente (la curiosità

intellettuale, le ragioni pratiche, la soddisfazione o insoddisfazione personale). Obiettivo di questa fase

è strutturare il QUADRO DI RIFERIMENTO che dà senso alla ricerca e permette di stabilire: criteri,

oggetto di studio e metodi d’indagine.

1.1. FARE L’INVENTARIO DELLE DOMANDE “A PRIORI”

Elaborare una lista di tutte le domande è necessario esaminarle con attenzione e stabilire alcuni

criteri per strutturare le domande. Per definire l’ambito e l’oggetto della ricerca per giungere ad una

2

DOMANDA CHIAVE = questione problema. Dopo aver formato i raggruppamenti delle domande, si

cerca di classificarle attraverso il criterio della FATTIBILITA’. Relazionarsi con esperti o con la

letteratura per comprendere meglio il tema. E annotare ogni intuizione e osservazione.

1.2. CONDURRE L’ANALISI CRITICA DELLA LETTERATURA

1.2.1 LA RICERCA BIBLIOGRAFICA

Se esistono altri studi sul tema scelto, sarebbe molto utile conoscerli, per orientare e scegliere la

direzione delle proprie indagini cercare informazioni più precise. La ricerca bibliografica è utile

soprattutto negli stadi iniziali ma non solo. Nel momento in cui ci si accosta al problema per delineare

una prospettiva di ricerca; quando si elabora un modello teorico; nel momento in cui si passa alla fase

operazionale (quando si scelgono gli strumenti e i criteri). Quindi è necessario raccogliere le

informazioni in modo razionale.

La ricerca bibliografica deve essere:

­ PERTINENTE, centrata sull’oggetto della ricerca

­ DI QUALITA’, informazioni che danno un contributo scarso o poco chiaro non sono utili

­ IN QUANTITA’ SUFFICIENTE,

­ RECENTE, le informazioni devono essere aggiornate

­ UTILE, deve portare un contributo significativo.

­ ACCESSIBILE,

­ ELABORATA IN UN TEMPO RAGIONEVOLE, che le informazioni possano essere accessibili

in un tempo utile

­ DUREVOLE ED EVOLUTIVA, deve essere valida per un tempo ragionevole, con gli opportuni

aggiornamenti.

Le procedure per creare una ricerca bibliografica:

­ METODO A CASCATA/ PALLA DI NEVE: accumulando le indicazioni tratte dai riferimenti

bibliografici (a poco a poco)

­ SPOGLIO REGOLARE DEGLI SCHEDARI

Quindi serve: REPERIRE e annotare le informazioni, SCEGLIERE le informazioni adatte,

CONSULTARE le fonti e prendere nota di tutte le informazioni disponibili. Altra fase importante la

ricerca delle PAROLE CHIAVE = servono per accedere ai documenti pertinenti con i temi della ricerca

(a volte è meglio consultare anche i dizionari per trovarle).

Poi bisogna CONSULTARE LE FONTI DI INFORMAZIONE. Per esempio riviste generali e

specializzate identificare le riviste di documentazione bibliografica e selezionarle in base anche alla

 3

loro disponibilità. Oggi si creano le BANCHE DATI BILIOGRAFICHE (su supporti informatici) dove è

importante inserire le parole chiave adeguate e fare una selezione in base all’accessibilità. [La stessa

cosa viene fatta con i giornali, periodici o riviste tematiche e infine con i libri].

1.2.2 L’ANALISI DEI DOCUMENTI RACCOLTI

ANALISI DEGLI SCRITTI, per approfondire la conoscenza del problema, = analisi della letteratura

scientifica. È importante procedere con COERENZA, altrimenti rischio di cadere nella ghiottoneria

libresca, cioè leggere tutte le fonti ma la sovrabbondanza di informazioni porta solo più confusione.

Per ogni testo esaminato create una SCHEDA DI LETTURA, dove si scrivono tutte le informazioni

importanti e le idee principali. La scheda è uno strumento di lavoro personale permette di

percorrere con rapidità le letture fatte e di classificarle (secondo l’autore, il tema) e di avere le

indicazioni essenziali. Per superare queste fasi con rapidità serve apprendere a PERCORRERE UN

TESTO E COGLIERNE GLI ELEMENTI ESSENZIALI (la tipologia, le idee chiave, la struttura) fatto

questo si può giudicare se il libro può esserci utile o meno. Per cogliere con rapidità queste

informazioni, è necessario leggere l’introduzione e la conclusione e analizzare l’indice che ci propone

gli argomenti trattati in sintesi.

1.2.3. METTERE A FRUTTO LA DOCUMENTAZIONE RACCOLTA

La letteratura teorica obiettivo = rilevare le TEORIE espresse dai documenti esaminati per

contribuire all’approfondimento del tema. Spesso il ricercatore prende posizione e sceglie fra i vari

modelli teorici. Questo lavoro importante per assicurare SOLIDITA’ e SIGNIFICATO alla ricerca.

Quindi riorganizzare le informazioni e non aspettare di avere letto tutto per elaborare la struttura.

La letteratura sperimentale esaminare gli scritti riguardanti ricerche già condotte sul problema

studiato, per trarne i chiarimenti e le indicazioni. [evidenziare le variabili e l’ipotesi di ricerca, e anche

gli strumenti di lavoro e la modalità di raccolta dei dati]

2. DEFINIRE IL QUADRO CONCETTUALE

Il ricercatore deve avere le idee chiare circa della ricerca e definire con precisione i concetti impiegati.

[sembra semplice ma è molto difficile, perché i concetti anche più semplici possono avere più

definizioni e quindi creare ambiguità]. Per questo serve definire il concetto in sé e anche la sua

relazione che tale concetto ha con gli altri.

2.1 SCEGLIERE I CONCETTI

Spesso i concetti non hanno un significato univoco, ed è per questo che il ricercatore deve definirli con

precisione: indicare il significato che egli gli attribuisce nella ricerca.

4

2.2 ESAMINARE I CONCETTI

Raccogliere in modo sistematico le definizioni del concetto in esame, e annotarle. Poi si passa

all’analisi delle definizioni raccolte in base ai criteri stabiliti (scelti in rapporto alle caratteristiche

specifiche della ricerca stessa). Confrontare le definizioni esaminate. Infine si SCEGLI LA

DEFINIZIONE, alla quale poi il ricercatore farà riferimento nel corso delle fasi successive dell’indagine.

(egli potrà trovare una definizione soddisfacente tra quelle esaminate, o elaborarne una nuova). In

entrambi i casi, egli dovrà dare le motivazioni della sua scelta e mostrare la pertinenza con la sua

ricerca.

2.2.2 ELABORARE UN SISTEMA CONCETTUALE

È necessario definire le relazioni che ci sono tra i vari concetti quindi elaborare un SISTEMA

CONCETTUALE che costituirà il quadro generale di riferimento per il lavoro.

Per elaborare un modello teorico generale La TEORIA = è uno strumento di ricerca. Si avvale di un

linguaggio specifico e da un significato preciso. La sfida della teoria è la PERTINENZA = la capacità di

essere rappresentativa della realtà. Definizione di teoria = spiegazione sistematica di un insieme di

fenomeni osservati. Un teoria denuncia le relazioni esistenti tra i fenomeni, gli eventi e i concetti.

[anche questa fase serve per mettere alla prova la solidità e la chiarezza delle vostre idee sul tema, e

individuare i lati ancora oscuri]. Come elaborare il modello: definire i concetti, assumere un

atteggiamento critico, utilizzare grafici o disegni. RAPPRESENTAZIONE GRAFICA che propone non

solo una lettura lineare ma anche longitudinale e trasversale nel tempo. Questo si addice molto alle

ricerche educative (dove la dimensione temporale e spaziale è essenziale). [importante: tutto ciò che si

introduce negli schemi deve poter essere spiegato e giustificato].

Un MODELLO non è mai definitivo, può essere elaborato e approfondito in relazione alle esigenze

della ricerca.

CAPITOLO SECONDO:

ELABORARE IL QUADRO PROBLEMATICO DELLA RICERCA

Dopo aver delineato il quadro teorico precisare la QUESTIONE DELLA RICERCA. Obiettivo =

selezionare e definire in modo specifico il problema della ricerca. Problema di ricerca cioè uno

scarto, una situazione di non corrispondenza fra ciò che noi conosciamo realmente circa un tema e ciò

che vorremmo conoscere. 5

Scegliere il problema – esaminarlo precisando gli aspetti e le relazioni – formulare la questione in

termini chiari = competenze primarie per avere una ricerca di qualità.

1. COSTRUIRE IL QUADRO PROBLEMATICO GENERALE DELLA RICERCA

Devono essere individuati i fattori che definiscono la situazione problematica generale e le interazioni ,

in maniera da mettere in risalto gli elementi attraverso i quali sarà condotta la ricerca.

­ Descrivere il QUADRO PROBLEMATICO GENERALE: cioè individuare gli elementi e la

questione generale.

­ Delimitare la PROBLEMATICA SPECIFICA: scegliere il problema specifico e creare la

questione specifica con le ipotesi che avviano la ricerca.

1.1. LE VARIABILI

Per individuare le variabili da studiare, il ricercatore deve porsi delle domande ( quali dimensioni mi

permettono di spiegare il tema? Quali relazioni ci sono tra le dimensioni? Come osservare le

dimensioni e le relazioni?).

VARIABILE = è una quantità o qualità suscettibile di fluttuazioni; una grandezza che può assumere

valori numerici o livelli diversi.

Una variabile presenta almeno due valori che chiamiamo MODALITA’. Le modalità possono essere

QUANTITATIVE (età) e QUALITATIVE (sesso) Se non ci sono modalità, non si può chiamare variabile,

ma COSTANTE. La scelta delle variabili dipende dai concetti ai quali le variabili si riferiscono; infatti

questa operazione è da svolgere in stretto legame con il quadro teorico e problematico della ricerca.

Le variabili devono essere descritte in modo PRECISO E CHIARO.

ORGANIZZARE LE VARIABILI dopo averle identificate e definite, distinguiamole in tre categorie:

variabili d’entrata, del processo e prodotto.

­ VARIABILI D’ENTRATA = sono date e esistenti ancora prima dell’osservazione, definiscono

il contesto. Il ricercatore non ha potere su di esse, quindi può solo osservarle ma non

manipolarle. (es. il sesso e l’età).

­ VARIABILI PROCESSO = indicano aspetti e caratteristiche di alcune situazioni in cui il

ricercatore ha potere, quindi egli può agire su di esse,e introdurne i cambiamenti. (rientrano

in questo tipo anche le variabili sorte durante il corso della ricerca che alterano il progetto

del ricercatore). 6

­ VARIABILI PRODOTTO = sono quelle sulle quali il ricercatore osserva eventuali effetti delle

variabili processo e delle variabili d’entrata. Gli effetti possono essere a lungo o breve

termine; oppure diretti (cioè quelli legati in modo esplicito alla ricerca) o indiretti (cioè quelli

che sono conseguenti ai primi).

DEFINIRE LE RELAZIONI FRA LE VARIABILI

Bisogna descrivere le molteplici relazioni che esistono fra le variabili. Questo può essere fatto

attraverso anche la rappresentazione grafica attraverso simboli (con legenda).

• VARIABILE INDIPENDENTE

E’ una caratteristica del contesto studiato la quale assume valori diversi in seguito a una

manipolazione del ricercatore. Si fa riferimento anche a caratteristiche che non possono essere

oggetto di manipolazione da parte del ricercatore, ma le cui variazioni sono osservate in relazione a

possibili effetti indotti su altre variabili.

• VARIABILE DIPENDENTE

Le caratteristiche della variabile dipendente SONO CONDIZIONATE DALLA VARIABILE

INDIPENDENTE. Indica la caratteristica del contesto studiato sulla quale si osservano gli effetti della

variabile indipendente.

• VARIABILE PARASSITA

Sono variabili che il ricercatore ha trascurato ma che sono presenti ed attive nella situazione

osservata. Ossia una caratteristica che sfugge al controllo del ricercatore ma che potrebbe

condizionare la variabile dipendente.

• VARIABILE CONTROLLATA

Indica una caratteristica del contesto studiato che può influire sulla variabile dipendente e che il

ricercatore cerca di neutralizzare perché vuole attenuare il significato di questa variabile nella ricerca.

[ come neutralizzare: osservare con attenzione i fattori, selezionare con metodologie di

campionamento i soggetti osservati, introdurre esplicitamente le variabili rilevate nel piano di

osservazione].

NB. Più la selezione dei soggetti è condotta in modo probabilistico o casuale (= tutti i soggetti hanno

uguale possibilità di essere selezionati) tanto più è possibile attenuare l’incidenza delle variabili

parassite.

2. PRECISARE IL QUADRO PROBLEMATICO SPECIFICO DELLA RICERCA

7

Scegliere dal quadro generale della ricerca, la problematica specifica e formulare una questione

specifica di ricerca. E indicare e giustificare le ragioni delle scelte fatte.

2.1 SCEGLIERE LE VARIABILI PERTINENTI. CRITERI PER LA SCELTA

Seguire i valori personali e sociali del ricercatore. Importante: PERTINENZA SOCIALE, (cioè la

ricerca viene fatta in un determinato tempo e spazio); PERTINENZA SCIENTIFICA = pone in risalto la

coerenza dell’approfondimento con le preoccupazioni della ricerca e l’originalità del contributo; la

FATTIBILITA’ e il REALISMO (riflettere sulle condizioni reali nelle quali la ricerca avrà luogo).

2.2. DEFINIRE LA QUESTIONE PROBLEMA DELLA RICERCA

Esprimere il problema specifico da studiare e formulate le questioni problema che riprendono le

variabili. Essere precisi e coincisi. Non esiste un modo per creare una questione problema perfetta.

Considerazioni per creare la questione problema: ­ non devono riguardare tutti gli aspetti del problema

studiato, ma pongono in risalto un aspetto particolare della problematica il quale sarà oggetto di

indagine specifica; ­ le questioni ricerca devono essere formulate in modo tale da poter indicare

modi di verifica circa il problema; ­ se ci sono più questioni di ricerca devono essere strutturate in

funzione al quadro problematico.

DECALOGO di G. ANDERSON per valutare la qualità delle questioni

1. Il problema è enunciato in termini concisi e chiari.

2. Il problema è formulato in modo tale da suscitare molteplici questioni di ricerca (passaggio da

teoria generale a teorie specifiche)

3. Il problema poggia su una solida teoria

4. Il problema è posto con chiarezza nell’ambito epistemologico di una o più discipline

(accostamento multidisciplinare è una ricchezza soprattutto nelle situazioni educative)

5. Il problema trova fondamento nella letteratura scientifica (problema fondato sulla letteratura

scientifica esistente)

6. Il problema ha significato e importanza potenziali

7. La ricerca è attuabile entro i limiti del tempo, dei finanziamenti e delle altre risorse disponibili

(verificare le condizioni di fattibilità)

8. Le informazioni e i dati necessari per condurre la ricerca sono accessibili

9. Il problema è scelto anche in considerazione delle competenze metodologiche del ricercatore

(valutare con realismo i punti deboli e forti del ricercatore stesso)

10. Il problema è originale o almeno non è ancora conosciuto a sufficienza

L’IPOTESI DI RICERCA

2.3 CREARE 8

(una persona quando c’è un problema tende a immaginare la soluzione) anche il ricercatore cerca di

immaginare una risposta possibile alla sua questione problema. Egli è tenuto a formulare, cioè

anticipare una risposta plausibile alla questione problema e a verificarle scientificamente nelle tappe

successive della ricerca. IPOTESI = risposta provvisoria che il ricercatore propone a priori alla

questione di ricerca è una creazione originale del ricercatore. [dopo aver definito il problema create

una o più ipotesi generali, che poi si tradurranno in ipotesi specifiche. La formulazione di un’ipotesi

specifica assume precisione e concretezza rispetto all’ipotesi generale. [le ipotesi specifiche sono

necessarie per costruire il piano di ricerca, scegliere gli strumenti…].

Criteri di elaborazione di una ipotesi:

­ PERTINENZA

­ VALORE PREDITTIVO (perché l’ipotesi è una risposta a priori, essa anticipa ciò che sarà

oggetto di osservazione)

­ VALORE DIRETTIVO ORIENTATIVO (il più possibile precisi)

­ VALORE PRODUTTIVO (la ricerca deve portare un contributo originale al problema studiato

­ VERIFICABILITA’

­ PRECISIONE (non sono ammesse ambiguità o confusioni)

­ COMUNICABILITA’ (l’ipotesi deve essere capita da tutti quelli che la leggono)

Per formulare l’ipotesi:

• L’ipotesi individua almeno due oggetti (due variabili)

• Una relazione fra le due variabili

È importante capire la relazione tra le variabili perché da essa dipende la scelta del piano d’indagine e

degli strumenti per analizzare poi i dati raccolti.

∼ IPOTESI DI CORRELAZIONE: tra x e y c’è una correlazione, può essere positiva (se le

fluttuazioni di x vanno nelle stessa direzione di quelle di y, cioè più elevato è il numero di x più

elevato sarà quello di y) o negativa (se le fluttuazioni di x e y seguono direzioni opposte). Nella

correlazione non c’è rapporto di causalità, ma si osserva solo che le fluttuazioni di una

corrispondono in modo regolare a quelle dell’altra.

∼ IPOTESI DI CAUSALITA’: x è la causa di y, le fluttuazioni della variabile di y sono gli effetti

generati dalle fluttuazioni della variabile x.

IPOTESI è l’esito del processo di teorizzazione e di concettualizzazione e il punto di avvio della fase

successiva d’osservazione e operazionalizzazione.

2.4 DALLA TEORIA ALL’OPERAZIONALIZZAZIONE

9

Decidere in che modo il ricercatore determina se le informazioni tratte dalla teoria confermano o no

tale ipotesi. Egli ha da pianificare le modalità con le quali condurrà osservazioni necessarie stabilire

come misurare le variabili selezionate: necessario un linguaggio OPERAZIONALE. Una variabile è

operazionale quando essa indica come questa sarà osservata e misurata. Questo viene fatto

rispettando la pertinenza e la validità oltre alla precisione.

DIFFERENZA TRA QUADRO CONCETTUALE = articolazione di concetti connessi con il tema della

ricerca (ambito teorico di riferimento) e QUADRO OPERAZIONALE = introduce le fasi di ricerca dove

sono messe in atto l’osservazione e la verifica delle ipotesi (le variabili sono operazionalizzate, in modo

da poter definire come si possono misurare e osservare).

NB. Mantenere la coerenza tra PIANO CONCETTUALE e quello OPERAZIONALE della ricerca.

[Suggerimenti: fare una recensione degli indicatori, valutare gli indicatori, giustificare la scelta facendo

riferimento alla letteratura scientifica e alla caratteristiche specifiche dell’oggetto di studio].

CAPITOLO TERZO:

SCEGLIERE IL CAMPIONE E STRUTTURARE IL PIANO DI RICERCA

Obiettivo è scegliere le operazioni necessarie affinchè l’osservazione sistematica sia condotta con

successo e garanzie di validità. (come e dove cercare le informazioni, quali criteri utilizzare, e quali

metodi, dove raccogliere i dati)

1. IL CAMPIONAMENTO

Scegliere il campione in modo accorto.

• CAMPIONAMENTO = è una procedura = complesso di operazioni che il ricercatore attua per

selezionare il campione dalla popolazione di riferimento. (le informazioni che verranno dedotte

dal campionamento saranno estese a tutta la popolazione)

• POPOLAZIONE DI RIFERIMENTO = gruppo al quale il ricercatore si interessa, insieme di

individui, dei quali si vogliono conoscere alcune caratteristiche.

• CAMPIONE = è una selezione di soggetti da una popolazione di riferimento la selezione

deve essere rappresentativa della popolazione totale. [costituisce un’immagine in formato

ridotto della popolazione]. Quanto più l’immagine è conforme alla popolazione reale, tanto più i

RAPPRESENTATIVO

risultati possono essere generalizzabili alla popolazione intera. se gli

10

individui che lo compongono ripartiscono un determinato numero di caratteristiche secondo le

medesime proporzioni.

1.1 TIPI DI CAMPIONI

CAMPIONE PROBABILISTICO = tutti i soggetti della popolazione hanno la stessa probabilità di far

parte del campione. La selezione è CAUSALE.

• CAMPIONAMENTO CASUALE : i soggetti vengono scelti con estrazione. L’elenco deve

essere completo, senza ripetizioni o lacune, in modo tale che ogni soggetto abbia la stessa

probabilità di essere scelto.

­ TECNICA DELLA URNA: si inseriscono in un’urna N biglietti di carta e si estraggono.

Due possibilità CON REINSERIMENTO = i soggetti estratti non sono esclusi dall’urna

(vengono rimessi dentro) o SENZA REINSERIMENTO = i soggetti estratti NON vengono

reinserititi. [ai fini della casualità e dell’uguaglianza è più corretta la tecnica del

reinserimento]

­ LA TAVOLA DEI NUMERI CASUALI: un numero distinto è attribuito a ciascuno dei

soggetti della popolazione, e n numeri (corrispondenti alla popolazione) saranno poi

scelti per creare il campione. 11


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione e della formazione (BRESCIA - PIACENZA - MILANO)
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