Sociologia dei lifestyles
Berzano – Genova
Parte prima – I lifestyles dagli stili di vita
Stili di vita e posizione sociale
La tradizione teorica e di ricerca sugli stili di vita sviluppatasi per prima, a partire dagli anni Novanta dell’Ottocento, è quella comprensiva dei modelli che secondo diverse prospettive li considerano espressione diretta della stratificazione sociale. In tali ricerche lo stile di vita è la variabile dipendente dello Standing (posizione sociale, prestigio, reddito). Questo è quindi l'approccio che più direttamente accosta il concetto di stile di vita a quello di classe, di strato sociale, ovvero più in generale di posizione sociale, assumendo che il sistema delle disuguaglianze e degli stili di vita sia dipendente dalla struttura sociale. In questo modello teorico, indicatori oggettivi sarebbero l'occupazione, l'istruzione, il reddito, la disponibilità di beni. Le varie principali proposte sviluppate in questa prospettiva pongono lo sguardo sull'analisi dello stile di vita come espressione visibile delle dotazioni dei modelli culturali caratterizzanti lo Standing del soggetto. Se è vero che la posizione sociale si esprime e si rende visibile anche proprio attraverso lo stile di vita, allo stesso modo è anche vero che tale posizione è la stessa per certi versi definita da tale stile di vita.
Emulazione
Alla base della prospettiva di Veblen vi è una critica dell'economia classica poiché le categorie non tengono conto in grado sufficiente del contesto sociale e della variabilità storica e culturale dei modelli economici. Ai suoi occhi, in particolare, tale approccio considera l'individuo come un efficiente calcolatore di costi e benefici, mentre la realtà mostra un individuo portatore di un insieme di atteggiamenti e modi di agire che tendono esprimersi e realizzarsi attraverso un'attività multiforme e continua di adattamento tra mezzi e obiettivi influenzata dalle esperienze acquisite dal contesto sociale e culturale in cui si trova ad agire. Gli schemi di pensiero e di conoscenza sono in tal senso in buona parte il riflesso degli schemi di vita, a seconda del modello produttivo preponderante all'interno di una società e a seconda dei ruoli occupazionali ricoperti dei singoli individui si può osservare una elaborazione di abiti mentali diversificati.
Veblen sottolinea come sia centrale nei diversi contesti anzitutto il carattere di competizione che connota le vicende umane. Egli afferma che gli individui valutino se stessi solo o anzitutto attraverso il confronto con i propri simili, dunque questi saranno costretti a operare costantemente nel tentativo di mostrarsi superiori agli altri punto se tutti gli individui desiderano infatti la stima altrui. Questa è tuttavia in tal senso oggetto di competizione poiché per definizione non tutti possono raggiungere uno status elevato. Ma agli occhi di Veblen alla base dell'evoluzione umana vi sono anzitutto le innovazioni tecnologiche ed economiche; è la posizione dell'individuo rispetto a queste che definisce il suo modo di agire e di pensare.
Per quanto riguarda in particolare la società occidentale, quel che in tal senso ne definisce l'organizzazione è l'istituzione della proprietà privata: quest’ultima diventa così un'istituzione umana a partire dalle necessità legate non tanto alla sussistenza quanto alle esigenze di distinzione antagonistica. Infatti, il desiderio di possesso non deriva da bisogni biologici bensì da un bisogno di superiorità nei confronti degli altri individui. Il desiderio di apparire economicamente potenti influenza quindi fortemente l'agire degli individui, muovendosi attraverso una continua emulazione competitiva nei confronti di quei settori sociali che percepiscono come superiori.
La classe agiata si trova al vertice della struttura sociale in fatto di rispettabilità e per questo il suo modo di vivere secondo criteri di valutazione forniscono il canone di rispettabilità per la comunità e per tutte le classi inferiori, ma, per acquisire e conservare la stima altrui, è necessaria la messa in evidenza attraverso il consumo. L'ostentazione di quanto simboleggia un alto livello di vita e in particolare il consumo vistoso, sono così mezzi fondamentali attraverso cui gli individui cercano di superare i propri simili e di migliorare la propria valutazione di se stessi.
Inizialmente il consumo vistoso era caratteristico proprio della classe agiata, ma nel tempo è diventato anche punto di riferimento per l'intera struttura sociale, poiché anche se con minore possibilità, le classi più basse cercano di imitare le pratiche di quelle superiori. Alla base del consumo vistoso vi è dunque l'emulazione, un confronto antagonistico che spinge a superare coloro con i quali si tende a classificarsi, definito a partire dalle consuetudini di che immediatamente superiore nella gerarchia, fino ad arrivare alla classe sociale più alta, la quale definisce lo schema di vita. Alla base del processo di emulazione bisogna ovviamente calcolare anche altri criteri di reputazione regole di condotta: anzitutto non conta soltanto la quantità di beni consumati oltre quanto richiesto per il sostentamento ma anche la loro qualità, inoltre sono un utile segno di distinzione anche i gusti raffinati, le buone maniere e le abitudini di vita, poiché la buona educazione richiede tempo, applicazione spesa, e non può essere raggiunta da coloro che passano le giornate al lavoro.
Più in generale a essere elemento di distinzione è un più ampio e complessivo schema di vita, composto da attività, valori e giudizi riguardo a ciò che è giusto, buono, vantaggioso e bello, uno schema che incorpora abitudini, convenzioni e ideali.
Classi e ceti
Si deve però a Weber l’aver utilizzato per primo in modo esplicito il concetto di stile di vita quale forma sociale attraverso cui si esprime il prestigio di un ceto sociale. Lo stile di vita è condizionato e dipendente sia dalla classe sociale che dall’agire dell'individuo, tanto da stratificare i ceti al loro interno. Per il sociologo i ceti si formano all'interno delle classi sociali, sulla base di particolari forme di istruzione, educazione e formazione. Per questo secondo lui le società fondate sul ceto sono ordinate convenzionalmente mediante regole di condotta più individuali e creano condizioni di consumo economicamente meno razionali. Questa situazione condiziona il libero mercato perché influenza i consumi subordinandoli alle regole che lo stile di vita dei ceti impone a chi vi appartiene.
La situazione di ceto si fonda su due parametri distinti: lo stile di vita e il prestigio. Il primo si basa sull'educazione formale e sul possesso delle forme di vita corrispondenti, il secondo deriva dalla nascita o dalla professione svolta. Il concetto di ceto, diversamente da quello di classe, tiene più conto degli elementi culturali e della complessità sociale. La distinzione di Weber tra classe e ceto rimane un contributo significativo per la conoscenza delle società contemporanee. Mentre le classi si suddividono in relazione alla produzione e l'acquisto dei beni, i ceti si suddividono secondo le forme dei loro consumi ed i loro specifici modi di condotta di vita.
Secondo Weber la situazione di classe e l'articolazione di ceto si alternano in relazione a periodi di stabilità (ceti) o di instabilità (classi). Le situazioni di classe corrispondono ai periodi di trasformazione tecnico-economica, mentre il periodo del rafforzamento dei ceti è prodotto dal rallentamento di tali trasformazioni. I ceti, secondo lui, in quanto sviluppano stili di vita specifici, risiedono nella sfera dell’onore e dell'ordinamento sociale, mentre le classi stanno nell'ordinamento economico: in questa visione le classi si riducono a status, cioè a classi di gradazione aperta, con alta mobilità individuale.
In questa visione lo stile di vita risulta la manifestazione più visibile di differenziazione sociale, anche all'interno di una stessa classe sociale, e questo indica il prestigio di cui individuo sente di godere o a cui ambisce. Secondo Weber attraverso diversi contrassegni e simboli, lo status e i ceti si riconoscerebbero appunto attraverso gli stili di vita cioè l'abitazione, l'abbigliamento, i consumi, l'uso del tempo libero, la cura del corpo e i modi di parlare. Il concetto di stile di vita di Weber non misura la quantità di beni consumati o disponibili, ma il modo in cui gli stessi beni sono consumati. Lo stile di vita in Weber è dunque molto variabile, lo stile di vita è condizionato e dipende sia dalla classe sociale che dall'agile dell'individuo, tanto da stratificare i ceti al suo interno. Per Weber dunque la classe sociale è solo una dimensione lungo la quale la società può essere divisa e classificata, perché un'altra dimensione è lo status, e mentre la classe è definita a partire dalle relazioni con i mezzi di produzione e dalla posizione del sistema economico, il gruppo di status è determinato a punto dallo stile di vita e quindi dal consumo di beni e dal prestigio. Gruppi di status sarebbero quindi definiti al loro interno da un comune stile di vita e al loro esterno da un conflitto costante per il controllo dei mezzi di produzione simbolica attraverso i quali la loro realtà è costruita.
Individualizzazione, identificazione e differenziazione
Una delle più ampie trattazioni del concetto di stile di vita in sociologia è quella di Simmel. Un filo conduttore della sua opera è che lo stile di vita è qualcosa di egoistico, in quanto mette in evidenza il suo portatore, sorregge il suo senso di sé, ma è anche qualcosa di altruistico perché la soddisfazione che procura è destinata appunto a questi altri. Sono dunque compresenti due opposte esigenze: l'essere per sé e l'essere per altri, che dipendono reciprocamente l'una dall'altra in quanto scopo e mezzo.
Il senso dell'ornamento è appunto l'insieme di queste due parti, ci si orna per sé ma mettendo in evidenza la propria potenza, il portatore raggiunge il proprio fine esclusivamente mediante lo spettacolo che porta agli occhi degli altri. Stili di vita tra differenziazione e individualizzazione, processi sociali attraverso i quali le parti di una collettività acquistano identità distinte. In Simmel si parla proprio di cerchie sociali, quanto più individuabile è il gruppo in quanto tale, tanto meno lo sono i suoi membri. Il livello di sviluppo dell'individualità aumenta con l'ampliamento della cerchia sociale, d'altro canto l'ampliamento di un gruppo sociale inizialmente omogeneo al suo interno ha come conseguenza quella di aumentare le differenziazioni interne e al tempo stesso di accrescere il numero di formazioni che sono simili a quelle di un altro gruppo. Quanto più un gruppo presenta un carattere distintivo tanto più i singoli appartenenti saranno simili tra loro mentre, al contrario, in un gruppo poco caratterizzato saranno i singoli individui a possedere stili di vita distintivi.
Nelle società contemporanee, inoltre, entra in gioco un altro fattore che determina gli stili di vita, ovvero l’economia monetaria. In tale condizione l'uomo si trova circondato sempre di più da cose che non domina autonomamente. I beni materiali assumono una rilevanza simbolica. La causa principale della separazione tra mondo oggettivo e soggettivo è il denaro, la divisione del lavoro, nella specializzazione produttiva e nella conseguente diffusione dei consumi. Anche se il rapporto tra cultura soggettiva e cultura oggettiva viene indicato dal sociologo come strettamente interdipendente, ormai la cultura oggettiva è quella fissata e incorporata nelle opere dell'uomo, compresi i comportamenti e le pratiche di routine. Dunque, esiste indipendentemente dalla vita di chi l'ha prodotta. La cultura soggettiva è quella prodotta dagli individui nelle loro esperienze nel lavoro quotidiano. La prevalenza di cultura oggettiva e la conseguente mancanza di stile è compensato dalla stilizzazione dell'interiorità con cui gli individui tendono ad esprimere la loro soggettività.
La figura emblematica di questo contesto è l'individuo della metropoli che conosce, insieme alla frammentazione degli stili di vita, la sovreccitazione disorientante delle mode e dei consumi. Il Blasé è l’individuo nel quale la venalità delle cose e l'oggettività dei rapporti si impongono in misura ben diversa che nel quadro dei rapporti tradizionali più ristretti. Nella metropoli i nervi scoprono l'ultima possibilità di venire a compromesso con i contenuti e con la forma della vita. Stili di vita, mode e consumi sono un'ulteriore nesso sociale che ha in Simmel indicazioni significative. Stili di vita e moda possono essere considerati equivalenti e funzionali, poiché entrambi svolgono funzioni di socializzazione e di individualizzazione, di coesione e di separazione. Da un lato c'è la tendenza all’imitazione che rassicura l'individuo di non essere solo e lo libera dal tormento della scelta, dall'altro c'è la distinzione individuale dalla generalità. La moda è imitazione di un modello dato e appaga il bisogno di consonanza sociale, di ripetizione di quanto gli altri stanno facendo. Allo stesso modo la moda appaga anche il bisogno di diversità, distinzione e cambiamento.
Simmel affermava che le mode sono come ponti e porte per unire e per escludere. In questo frangente si sviluppa anche il pensiero di Veblen che indicava la moda come ruolo fondamentale, non appena le classi inferiori raggiungono il livello di quelle superiori, queste ultime cercano di differenziarsi nuovamente con nuove mode. A differenza di Veblen, tuttavia, Simmel crede che la distinzione si sviluppi anche a livello orizzontale, all'interno di processi di identificazione e distinzione tra individui collocati su livelli sociali omogenei. Da questo punto di vista l'analisi della moda di Simmel esprime una posizione vicina a quella di Veblen, un bisogno di appropriarsi di oggetti posseduti da altri individui per distinguersi. All'interno di tali fenomeni si sviluppa la dinamica tra uniformità e differenziazione a livello individuale.
Dunque, quanto più due classi sociali sono vicine, tanto più la classe superiore cercherà una nuova moda. Ma allora come acquistare all'ultima moda se cambia così velocemente? Secondo Simmel si crea un vero e proprio circolo, la moda cambia rapidamente quindi, gli oggetti devono diventare economici, ma più diventano economici più i consumatori costringono i produttori a un rapido cambiamento della moda. La modernità può essere considerata come declino e relativizzazione di questo ideale. Oggi dicono che non esiste più la moda, ma le mode.
Campo, habitus e pratiche sociali
Un apporto più complesso per lo studio degli stili di vita da questo punto di vista è quello sviluppato da Bordieu nelle sue opere sulla distinzione il gusto nelle scelte nei costumi. Il costruttivismo strutturalista del sociologo favorisce sia l'analisi delle interazioni faccia a faccia nel riprodurre l'agire degli individui tra di loro, sia l'analisi dello stile di vita come prodotto sistematico degli habitus e con funzione disegno di una qualifica sociale. Egli propone un modello teorico basato sull'osservazione di due elementi la vita oggettiva, ovvero le strutture, la vita soggettiva, gli individui. Questo perché secondo lui le azioni degli individui dipendono da cause esterne (rapporti di forza, costrizioni della vita pratica) sia dalle credenze, aspettative, emozioni e interessi degli individui stessi. Le prime costituiscono il campo, le seconde l’habitus. I concetti di campo e di habitus permettono di evitare sia l'inutile distruzione tra spontaneità personale e vincoli sociali, tra libertà e necessità, sia le consuete alternative tra l'individuale e la struttura, tra il micro e il macro.
Compito della sociologia è quello di chiarire le strutture del mondo sociale e i meccanismi che le producono o le trasformano. Queste strutture hanno due livelli: una è l'oggettività di primo ordine e una è l'oggettività di secondo ordine, sotto forma di schemi mentali e corporali che funzionano come matrice simbolica delle attività pratiche, dei pensieri, sentimenti, giudizi degli individui sociali. Nella visione di Bordieu questi due livelli corrispondono rispettivamente allo strutturalismo e al costruttivismo, motivo per cui la sua analisi è caratterizzata da quello che si definisce un costruttivismo strutturalista. Parlando di strutturalismo egli intende dire che esistono nel mondo sociale delle strutture oggettive indipendenti dalla sofferenza e dalla volontà degli individui sociali, le quali sono capaci di orientare o costringere le loro pratiche e rappresentazioni. Parlando di costruttivismo, egli intende dire che c'è una genesi sociale da un lato degli schemi di percezione, di pensiero e di azione che sono costitutivi di ciò che definisce l’habitus e dall'altro lato delle strutture sociali, in particolare di ciò che chiama campi.
La società è costantemente costituita dagli individui attraverso le loro pratiche della vita quotidiana: da ciò che egli chiama habitus è capace di orientare o costringere le loro pratiche e rappresentazioni, i campi. Il suo concetto di habitus dà modo di comporre insieme gusti, pratiche sociali e stili di vita.
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