Schiavi- Una Storia Mediterranea
(XVI-XIX sec) S. BONO
RELIGIONE E POLITICA IN EUROPA E NEL MEDITERRANEO
P. Delpiano a.a 2017/2018
S. BONO
SCHIAVI- UNA STORIA MEDITERRANEA (XVI-XIX SEC)
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Cap.1 Una storia mediterranea
Schiavitù sin da antichità e lungo età medievale; da età moderna (caratteristiche nuove, profondi mutamenti);
XV sec (schiavi neri nella penisola iberica trasportati da portoghesi da coste occidentali africane); ‘500
→ →
(confronto fra Spagna vs Impero Ottomano guerra corsara incremento da entrambe le fazioni della
cattura e riduzione in schiavitù di esseri umani e quindi estensione presenza servile).
→
“Storia Mediterranea” Mediterraneo scenario centrale, anche se quelle vicende si sono irradiate in uno
spazio maggiore →
Da Basso Medioevo a inizi ‘800 protrarsi di presenza schiavi nel mondo mediterraneo “presenza di schiavi”
e NON “schiavitù” x dare senso della diversità della realtà schiavile nel Mediterraneo in età moderna rispetto
ad altre realtà. → → →
più diffusi “schiavitù” e “servaggio”
Forme dipendenza essere umano da un altro diversi termini
discussione differenze fra le due e quando è opportuno parlare di schiavi nel mondo mediterraneo.
Insieme delle “servitù” in età moderna (Michael L. Bush) 5 concetti:
1- Schiavitù
2- Servaggio
3- Lavoro forzato
4- Asservimento per debiti
5- Servitù penale
Queste forme istituzionali si differenziano in:
- Permanenti / temporanee
- Originate dalla nascita / originane da circostanze sopravvenute
- Con carattere pubblico / con carattere privato o duplice
Schiavitù e servaggio sono condizioni trasmesse ai discendenti, le altre forme di dipendenza (3, 4, 5) durano
usualmente per un certo periodo. →
Mondo Mediterraneo in età moderna si parla di schiavi per fedeltà al termine prevalentemente usato dalle
fonti occidentali e per altre considerazioni
Schiavitù concetto senza definizione rigorosa e unanime a causa della diversità di situazioni nel corso del
tempo. Per il Mondo Mediterraneo in età moderna consideriamo il termine “schiavo” come appellativo
generico per varietà di condizioni umane. Tratto distintivo: condizione della persona come proprietà di un
altro individuo (gruppo, istituzione) che abbia il potere di imporgli con pieno arbitrio condizioni di vita e di
→ in pratica l’essere oggetto di
attività con il diritto di cederla ad altri, in forme definitive o temporanee
compravendite e riscatto.
Lo schiavo però conservava facoltà giuridiche e restava un soggetto umano, capace di relazionarsi in vario
modo con il padrone stesso e con altri. Si parla di negoziato fra padrone e schiavo.
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Schiavitù mediterranea →
Schiavitù mediterranea appare per le sue dimensioni e caratteristiche una realtà sociale
Alessandro Stella ha confermato una distinzione avanzata da Pryor che discuteva di schiavitù a livello etno-
antropologico e nel farlo ha distinto:
- Schiavitù come sistema economico: società schiaviste
→
- Schiavitù come realtà sociale: società mediterranea schiavitù mediterranea = insieme di presenze
schiavili segnato da almeno due caratteristiche (reciprocità e reversibilità) grazie alle quali la schiavitù
mediterranea appare diversa dalle altre
Reciprocità: stava nel fatto che tutte le popolazioni del mondo mediterraneo condividevano potenzialmente
la sorte di diventare schiavi o padrone di schiavi gli uni degli altri.
Reversibilità: attraverso vari percorsi e possibili circostanze occasionali, la maggioranza degli schiavi
uscivano prima o poi dalla schiavitù e tornava nella patria di origine, cioè veniva assimilata come libera nella
società di adozione spesso con permanenza di legame residuale con ex padrone.
→
‘800-‘900: inizio studi sulla schiavitù mediterranea considerata prevalentemente la funzione ostentatoria o
→
ludica degli schiavi proprietari = regnanti, personaggi altolocati delle corti, membri di ceti elevati.
Successivamente evidenziata diffusa presenza di schiavi in ceti socialmente modesti che ne facevano uso
domestico (presso artigiani schiavo = lavoratore o collaboratore a vari livelli).
Con sempre maggiore chiarezza ci si è resi conto dello sfruttamento sessuale di schiavi di ambo i sessi
(soprattutto maschi da 10-12 anni in su e di giovani fino ai 25-30 anni).
Cattura e importazione di popolazione servile e di riduzione in schiavitù: attività corsara, navigazione
mercantile e vita di pescatori e gente di mare, anche riduzioni in schiavitù in contesti di violenza e di
repressione nelle vicende della reconquista spagnola e della repressione dei moriscos a seguito della loro
insurrezione (1569 e 1571) cioè come conseguenza di condanne per infrazione di pesanti divieti, sotto pena di
schiavitù. In contesti europei in età moderna riduzione in schiavitù x insolvenza di debiti, x vendite effettuate
da qualcuno in situazioni di indigenza, x volontaria consegna di sé stessi come schiavi x assicurarsi un
sostentamento in occasione di gravi carestie.
Fra i due versanti della schiavitù mediterranea prevalgono somiglianze nelle condizioni della popolazione
→
schiavile e nell’evoluzione della loro sorte ma c’è una differenza: i maghrebini e in minor misura i
musulmani del Levante miravano a ottenere degli elementi servili in proprio possesso un prezzo di riscatto
dall’altra parte. all’inverso fra
Studiosi statunitensi analogia white masters e african slaves nel continente americano e white
dei paesi islamici del mondo mediterraneo. L’accostamento una
slaves e african/muslim masters
motivazione ulteriore nella reazione ideologica dopo 11 settembre x disprezzare la barbarie terroristica
→ come l’attività corsara maghrebina estrapolata dal suo contesto
islamica cercando precedenti storici
mediterraneo e vista come riduzione in schiavitù e commercio di schiavi. L’accostamento però appare
infondato, soprattutto perché il contesto della schiavitù atlantica è diverso da quella mediterranea. NON erano
neri africani a esercitare attività corsara e i magrebini non andavano a catturare bianchi americani sulle coste
degli USA. 2
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Nel Mondo Mediterraneo il passaggio da schiavitù medievale a schiavitù moderna avviene con il primo arrivo
→
di schiavi neri a Lisbona nel 1444 portoghesi dal 1434 per impulso del principe Enrico il Navigatore
Questa corrente di “merce
avevano iniziato per primi a discendere più a sud lungo la costa africana occidentale.
→
umana” si diresse verso i porti di Lisbona e Lagos i neri venivano smistati verso varie destinazioni di
Spagna, Italia e altrove. →
Un’altra tratta era quella che partiva nelle regioni sub-sahariane (Ciad, regioni del Sahel, inizio Sudan) con
tradizionali percorsi carovanieri trans-sahariani i contingenti schiavili neri giungevano agli sbocchi
mediterranei in Tripolitania, Cirenaica, Tunisia, Algeria per venire inoltrati verso l’impero ottomano.
Un’altra seguiva vie marittimo-terrestri dai paesi costieri dell’Africa orientale verso il mar Rosso e poi via
terra verso Il Cairo e Alessandria, la penisola arabica, l’Iraq o verso Persia e altri paesi musulmani dell’Asia.
Nell’insieme della presenza schiavile nel mond.medit. si possono distinguere 3 componenti principali:
→
1. Europei paesi occidentali e Balcani / Est
2. Arabi e ottomani →
3. Componente nero-africana vittima di entrambi 1 e 2
Occasioni principali di rifornimento di schiavi erano le azioni belliche fra i due grandi blocchi contrapposti
all’epoca:
- Impero ottomano e i suoi alleati barbareschi
- La Spagna (+Portogallo dal 1580-1640)
Questa contrapposizione rispecchia anche il confronto fra cristianità e islam, fra cristiani e musulmani, ovvero
guerra santa e jihad. a una tradizione mediterranea antica più di 2 millenni, quando non c’erano ancora
La guerra corsara risale
cristiani e musulmani.
Opinioni diverse fra studiosi x uso di alcuni termini: →
“Schiavo” riferito a condizioni anche molto diverse (già visto in precedenza) in Francia nel secolo scorso
si è ritenuto opportuno distinguere fra “schiavo” (chi non avesse possibilità e speranze di riscatto) e “captivo”
(chi era destinato ad essere riscattato e a ritornare in patria).
Il termine “schiavi” continuò a essere usato soprattutto x musulmani, maghrebini o ottomani perché si pensava
→
che i loro riscatti o ritorni in patria fossero eccezionali in realtà le ricerche hanno poi rivelato sempre più
casi di effettivo ritorno alla libertà e in patria. →
I neri africani invece sono sempre stati designati come schiavi anche da parte di chi usa molteplici termini
il ritorno in patria x loro è praticamente una rarità. →
Pertanto, non c’è un motivo sufficiente per distinguere fra schiavi e captivi può tradursi anche in una
discriminazione il riservare il termine “captivi” solo agli europei.
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evitano il termine “schiavi” e “schiavitù” per il fenomeno
Alcuni studiosi maghrebini e musulmani nell’averla praticata. Il termine
mediterraneo x vergogna di aver subito la schiavitù e x un senso di colpa
“captivo” sembra essere meglio.
Parlando di schiavitù mediterranea in età moderna, a lungo si conosceva maggiormente la schiavitù di europei
o nordamericani nei paesi del Maghreb e dell’impero ottomano. Quanto all’Europa si pensava che il
cristianesimo avesse cancellato ogni fenomeno schiavile, mentre se ne conosceva il ruolo nell’antica Grecia e
Roma (grandi valori ma società schiaviste). A fine ‘800 gli storici iniziarono a indagare la schiavitù nei paesi
persistenza di forme servili nell’Alto Medioevo e ripresa schiavitù nel secolo XIII e XV.
europei e videro Gli
studiosi ebbero tendenza a circoscrivere e sminuire o negare addirittura la presenza di schiavi nell’età
moderna, si riteneva che la colonizzazione del Nuovo Mondo avesse estinto quel fenomeno in Europa entro il
→
‘500. C’era un disagio nell’ammettere la prosecuzione di questo fenomeno il principio stesso della
nell’età
legittimità della schiavitù contraddiceva i valori religiosi e laici vantati come acquisizione europea
moderna. →
Méditerranée di Fernand Braudel (1949) pose in primo piano la guerra corsara e anche la schiavitù da
allora il tema ha acquisito + rilievo e la massa di studi è aumentata. Nelle storie generali della schiavitù non
ve n’è menzione, anzi permane lo schema ottocentesco:
- Antichità: trattazione estesa su mondo greco e romano
- Schiavitù medievale in Europa
- Arrivo primi schiavi neri nella penisola iberica come conseguenza dei viaggi portoghesi lungo la costa
occidentale africana
- Tratta atlantica e schiavitù nel continente americano
Historien de l’esclavage di Christian Delacampagne (2002) afferma che in Eu occidentale dopo il 1492 non
vi era più schiavitù domestica.
Segno di novità: Cambridge World History of Slavery presenta un capitolo sulla White Servitude in cui si pone
l’attenzione sulla schiavitù nel mond.medit. nell’età moderna.
Ma perché questo silenzio? Non è mancanza di informazione perché gli autori parlano di schiavitù e non
nascondono la gestione europea della tratta degli schiavi. Forse la ragione è che gli studiosi che studiano la
→
schiavitù analizzano e descrivono “sistemi” ma la schiavitù mediterranea NON è riconducibile a un sistema,
semmai ad una molteplicità di sistemi:
- Protrarsi residuale della schiavitù medievale domestica e di piantagione
Nuova tratta dall’Africa verso penisola iberica
-
- Interruzione tratta del mar Nero a causa della presenza ottomana
- Estendersi a causa guerra corsara di schiavitù di prossimità (ruolo imp cattura)
In alcuni paesi islamici presenti diversi sistemi di selezione e formazione di personale sottoposto ad una
condizione di piena dipendenza:
- Immissione nel corpo dei mamelucchi
- Reclutamento giovani del devshirme ottomano
delle donne dell’harem
- Scelta e addestramento
Le società del mond.medit. moderno non sono state società schiaviste ma solo società con schiavi.
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SCHIAVI- UNA STORIA MEDITERRANEA (XVI-XIX SEC)
Schiavi e schiave, padroni e padrone
Una delle prime e complete esposizioni delle condizioni degli schiavi europei la offre il Tratado de la
redenciòn de cautivos en que se cuentan las grandes miserias que padecen los cristianos del padre carmelitano
→
Jéronimo Graciàn de la Madre de Dios sofferenze, disagi materiali (fame, malattie) e spirituali.
Nella Histoire de Barbarie il padre Dan elenca 23 diversi tipi di supplizi con cui i turchi e i barbareschi fanno
→
crudelmente morire gli schiavi cristiani riconosce però che sono punizioni inflitte anche a musulmani e a
persone libere.
→
Iconografia schiavo (europeo, africano o musulmano) viene quasi sempre rappresentato con catene o simili
→ →
e con marchi corporali distintivi segni di identificazione e prevenzione alla fuga in realtà catene, collari
e pesanti anelli alle caviglie rendevano sì identificabile lo schiavo, ma allo stesso tempo impacciavano ogni
normale svolgimento di attività lavorative e di ogni prestazione in generale. Le marchiature del corpo
dovevano essere ben visibili, per esempio sul viso così da deturparlo e da sminuirne il valore commerciale. Il
marchio impresso sulle guance con un ferro rovente era di solito costituito da una S e dalla figura di un chiodo
(clavo) così da comporre una specie di rebus (es-clavo). La pratica della marchiatura, secondo Alessandro
Stella, tendeva alla animalisation dello schiavo cioè a trattarlo e farlo sentire come un animale, degradato
nella sua stessa dignità di essere umano.
Johann Michael Kuhn (nativo di Gotha, schiavo ad Algeri dai suoi 25 ai 40 anni (1724-1739)) scrisse
(1741). Questa fu messa a dura prova dall’analisi di
Merkwurdige Lebens-und Reise-Beschreibung Ernstpeter
Ruhe che per primo indagò memorie di schiavi in lingua tedesca.
Testimonianze di schiavi che ricordano in termini positivi le loro condizioni di vita sono più rare e quindi più
→ (umile contadino tedesco finito schiavo dall’Ungheria in Egitto nel 1610 circa)
interessanti Johann Wild
era abituato anche in patria ad una vita di continue ristrettezze, soffriva dunque per la dipendenza cui era
sottoposto ma si consolava perché faceva un “lavoro facile”, e non gli mancava mai nulla quanto al mangiare
e al bere. Affermò che uno dei suoi primi padroni gli voleva bene “quasi come a un figlio”.
→
Più affidabili possono essere i giudizi di osservatori in condizione libera Giovambattista Salvago nella sua
relazione al Senato sul viaggio nei paesi barbareschi nel 1625 dice che non se la passavano male gli schiavi.
Un limite allo sfruttamento e maltrattamento degli schiavi è che nessuno voleva danneggiare la sua “proprietà”
→
e si preoccupava di mantenerla sana, efficiente per questo alcuni padroni facevano curare i propri schiavi
sostenendone le spese.
Interessante testimonianze che esprimono un confronto fra il trattamento di schiavi in Europa e in
→
Maghreb/impero ottomano Johann Michael Heberer von Bretten in Aegyptiaca Servitus (1610) disse che i
prigionieri stavano meglio nelle galere turche che in quelle spagnole e cristiane.
→
Dal XVIII sec le condizioni migliorarono dappertutto giudizio di William Shaler (americano console
generale USA ad Algeri 1815-1824) sulla condizione degli europei non disse nulla di drammatico, alcuni
schiavi se ne andavano con rammarico, altri con somme ingenti di denaro. William Lithgow afferma che a
Malta a inizio ‘600 molti turchi erano maltratta
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