Le condizioni sociali del pensiero
Parte prima: Il quadro teorico
L'autore intende ripercorrere le tappe significative della psicologia dello sviluppo, soffermandosi soprattutto sulla cosiddetta sociogenesi del pensiero, ossia sul modo in cui lo sviluppo cognitivo sia influenzato dalle interazioni sociali. L'autore parte dalla nozione di conflitto cognitivo proposta da Piaget per spiegare lo sviluppo cognitivo dei bambini e cerca di adattarla al mondo sociale, sottolineando come il pensare costituisca l'esito dell'intreccio fra le attività che gli esseri umani realizzano nella vita quotidiana e le regole e le caratteristiche del mondo sociale.
Alla ricerca della dimensione sociale della mente
Le ricerche esposte in questo manuale intendono chiarire ciò che accade in quelle situazioni in cui il confronto fra individui impegnati nella difesa di punti di vista contrapposti sembra provocare autentiche ristrutturazioni cognitive.
La scuola post-piagetiana
Lo studio delle interazioni sociali come condizione di sviluppo cognitivo si evolve soprattutto all'interno della scuola post-piagetiana a partire da una lettura sociogenetica della nozione di conflitto. Gli autori sostengono che la funzione del conflitto nello sviluppo cognitivo dipende dal fatto che la tensione fra il modo di concepire e vedere il mondo da parte del bambino e le caratteristiche del mondo stesso inducono un cambiamento, spingendo l'individuo a cercare una spiegazione più congrua di quanto accade sotto i suoi occhi.
L'idea di conflitto come promotore dello sviluppo cognitivo, inoltre, si contrappone sia alle teorie innatiste (che sottolineavano l'importanza di elementi esterni nello sviluppo) sia a quelle empiriste (che definivano lo sviluppo in termini di semplice accumulo di esperienza). Infine, i modelli di apprendimento basati sul conflitto mettevano anche in evidenza il ruolo attivo dell'individuo nei processi di acquisizione della conoscenza.
La psicologia sociale genetica
Negli stessi anni emergeva anche la psicologia sociale genetica, branca della psicologia che studia l'interazione fra l'individuo e i gruppi sociali e che sostiene che la genesi delle operazioni mentali fosse, in realtà, una vera e propria sociogenesi. Il primo studio può essere considerato la psicologia dei popoli di Wundt (1900 e 1920). L'idea era quella di studiare l'impatto delle interazioni sociali sul pensiero logico, facendo l'ipotesi che il meccanismo di cambiamento evolutivo nella logica mentale avesse a che fare proprio con tali processi comunicativi e di adattamento interpersonali, tipici delle situazioni quotidiane. Da questi presupposti nasce l'idea di un modello a spirale dello sviluppo, dove gli elementi cognitivi e quelli sociali risultano mirabilmente intrecciati.
Ricerche della prima generazione
Le ricerche sul conflitto socio-cognitivo vennero realizzate in riferimento a setting sperimentali piagetiani (pre-test, fase di interazione, post test), generando, a causa del modificarsi repentino dei livelli cognitivi dei bambini coinvolti, una revisione del rapporto fra apprendimento e sviluppo. Tuttavia, la nozione di conflitto socio-cognitivo forniva risultati contraddittori, in quanto questi ultimi non riguardavano tutti i partecipanti coinvolti nella situazione di conflitto. I ricercatori così iniziarono a far luce su quanto concretamente accadeva nel corso delle interazioni sociali, analizzando in dettaglio la natura degli scambi comunicativi.
La connotazione sociale
La nozione di connotazione sociale costituì uno dei primi interessanti tentativi di situare le interazioni studiate nell'ambito del conflitto socio-cognitivo in una dinamica di intersezione con le conoscenze e l'esperienza sociale degli individui. La connotazione sociale si riferisce alle possibili corrispondenze tra le regolazioni sociali che caratterizzano i rapporti tra i protagonisti realmente o simbolicamente presenti in una situazione specifica e le operazioni cognitive riguardanti certe proprietà degli oggetti che mediano tali relazioni sociali. Una corrispondenza di questo genere esiste, per esempio, quando una norma sociale richiede l'equa ripartizione di un liquido in due recipienti.
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