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Stato e relazioni internazionali

I confini della disciplina

Le relazioni internazionali designano sia una realtà che la disciplina che la studia e tra le due non c’è alcuna coincidenza. Come realtà: possono sembrare storicamente onnipresenti, almeno in quanto unità politiche indipendenti sufficientemente legate da riuscire a distinguere tra le relazioni interne e quelle con unità esterne.

Non possono essere indipendenti dalla storia: cambiano continuamente a seconda della natura degli attori principali e delle diverse entità che compongono il sistema. Inoltre, se l’esistenza di relazioni internazionali presuppone una distinzione fra sfera interna e esterna, allora relazioni internazionali proprie non possono sussistere in tutti quei contesti in cui non esistono territori chiaramente delimitati con confini precisi (dove gli uomini sono legati da fedeltà multiple). Un contesto di questa natura era la combinazione tra universalismo e particolarismo propria del Medioevo europeo. Solo con il suo superamento, ha potuto imporsi la distinzione tra ordine interno e internazionale, un prodotto moderno che spiega l’esistenza di due ambienti sociali politicamente e giuridicamente distinti.

Teoria delle relazioni internazionali è una disciplina recente, sviluppatasi nei primi decenni del Novecento a partire dalla Gran Bretagna e trasmigrata soprattutto negli Stati Uniti. La Teoria si è programmaticamente rivolta al secolo militare della Guerra Fredda. Essa ha trascurato il rapporto del Novecento con i secoli che l’hanno preceduto, le loro eredità; è andata smarrita la consapevolezza che la politica internazionale come la conosciamo noi non è affatto la politica internazionale nella sua interezza, bensì solo un modello storicamente e geograficamente determinato.

Il sistema politico internazionale moderno

Quando si parla di relazioni internazionali oggi si dà per scontato che la politica internazionale contemporanea sia una politica interstatale su scala planetaria, ma ciò è il risultato di un processo storico relativamente recente e reversibile.

  • Fine Quattrocento mondo diviso in diversi sistemi internazionali pre-globali privi di rapporti fra loro.
  • Solo tra XVI e XVIII il mondo cominciò ad essere percepito come un’unità limitata sul piano politico (un intreccio poco profondo di commercio, guerra e religione) e sul piano economico (lenta formazione di un’economia-mondo che comprendeva un centro monetario e finanziario ma che riguardava una piccola frazione di popolazione e di forza lavoro).
  • Metà Ottocento accelerazione decisiva per l’unificazione del sistema e della società internazionale, con il definitivo consolidamento del sistema capitalistico mondiale e con la progressiva integrazione delle diverse aree regionali in un unico teatro politico-strategico.

Il passaggio dalla convivenza medievale a quella moderna avvenne in modo lento e discontinuo in stretta connessione con l’affermarsi dello Stato, caratterizzato dalla piena sovranità e dal non riconoscimento di autorità superiori a sé, dalla pretesa di una fedeltà esclusiva da parte della propria popolazione e dalla territorialità di tale obbligazione. Si individua nella pace di Westfalia del 1648 l’atto di nascita definitivo del sistema internazionale moderno (sistema vestfaliano). Si vede proprio nella pace di Westfalia il luogo di confluenza dell’insieme dei processi storici che condussero alla nascita di un nuovo ordine politico e giuridico specificamente moderno.

Anarchia, insicurezza e guerra

La prima caratteristica del sistema politico internazionale moderno è la mancanza di governo, in ciò la differenza costitutiva tra politica interna e politica internazionale: tra un ambiente sociale nel quale un’agenzia dotata di monopolio dell’uso della forza legittima fornisce sicurezza e benessere in cambio di entrate fiscali e tra un ambiente nel quale la mancanza di un’agenzia dotata dello stesso potere condanna tutti i soggetti a procurarsi gli stessi beni da sé. La condizione di mancanza di governo viene chiamata anarchia internazionale.

Il sistema politico è privo di governo ma non per questo è sempre disordinato: il problema principale della teoria delle relazioni internazionali è stabilire come sia possibile e a quali condizioni ottenere l’ordine malgrado l’anarchia.

Cosa comporta trovarsi in un ambiente privo di governo? Secondo lo stato di natura di T. Hobbes: la mancanza di autorità a cui rivolgersi per tutelare, promuovere o ristabilire i propri diritti condanna ciascuno a preoccuparsi delle intenzioni degli altri. La mancanza di un organo in grado di garantire il soddisfacimento delle promesse fa in modo che le azioni degli altri possano apparire sempre sospette o addirittura possano essere fraintese.

Sebbene nella politica internazionale questo gioco risulti spesso attenuato o del tutto disinnescato grazie a produttori pubblici di fiducia, ogni volta che questi freni non operano o cessano di operare l’anarchia piega su quella condizione chiamata dilemma della sicurezza. Anche quando nessuno tra gli altri Stati ha intenzione di attaccare gli altri, essi possono temere che le rispettive intenzioni non siano destinate a rimanere pacifiche e possono dunque essere costretti ad accumulare in anticipo potenza per difendersi.

  • Condanna generalizzata all’autodifesa: tutti i soggetti sono obbligati a procurarsi risorse quali armi e questa condizione è patologica nel sistema internazionale. Si arma chiunque abbia qualcosa da difendere, ma la condanna all’autodifesa riguarda anche l’interesse ad ottenere qualcosa in più, come il potere, per giungere il proprio obiettivo di sicurezza. Ciò non significa autarchia.
  • Incertezza continua sulle intenzioni altrui: poiché manca un garante esterno a cui ci si può rivolgere in caso di controversie, c’è una maggior propensione alla diffidenza. In un contesto anarchico si tenta sempre di tradurre i segnali con il rischio di vedere intenzioni aggressive anche dove non ci sono. A scatenare una competizione interna è sufficiente che un paese tema l’altro; non è tanto una paura legata al rischio immediato ma il problema sono le intenzioni future dell’avversario.
  • Rischio di innescare competizioni: le due parti rischiano di innescare competizioni senza volerlo solo per la paura reciproca: il cd dilemma della sicurezza è quella relazione, quel meccanismo che nasce quando un soggetto che teme l’altro decide di prepararsi in anticipo e accumulare risorse.
  • Difficoltà nella cooperazione internazionale: l’anarchia crea degli ostacoli alla competizione perché si ha paura dell’inganno e perché si teme che l’altro soggetto ci ha fatto una promessa che non manterrà.
  • Forma di competizione: qualsiasi sistema politico è competitivo ma i sistemi politici interni risolvono le questioni in via istituzionale senza ricorrere all’uso della violenza mentre i sistemi politici internazionali prevedono l’utilizzo della violenza o della guerra. Guerra non è onnipresente ma esiste la possibilità di ricorso (extrema ratio).

La mancanza di un’agenzia, che detiene il monopolio dell’uso legittimo della violenza, legittima l’uso della forza da parte dei singoli stati, in nome del principio dell’autodifesa. Il contesto anarchico offre alla violenza una condizione permissiva. Il contesto anarchico offre alla violenza una condizione permissiva, un insieme di peculiari di limiti e una possibile via di uscita che rispecchiano le tre grandi tradizioni di pensiero:

  • Hobbesiana: ogni qualvolta che manca un’agenzia per promuovere i propri diritti, ciascuno potrà fare assegnamento sulle proprie forze e sulla propria capacità di premunirsi contro gli altri. La condizione che vige normalmente nella vita internazionale richiama la condizione che subentra ogni volta che un ordine politico interno viene meno; mentre l’una e l’altra insieme (anarchia internazionale e guerra civile) rimanderebbero a propria volta alla loro più fortunata proiezione intellettuale, lo stato di natura. L’anarchia internazionale non è condannata all’onnipresenza della violenza per due motivi: 1) la guerra come la intende Hobbes “non consiste solo nella battaglia o nell’atto di combattere, ma in uno spazio di tempo in cui la volontà di affrontarsi è sufficientemente dichiarata”; 2) la ragione più importante sta nel fatto che ciò che davvero distingue la politica internazionale dalla politica interna non è l’uso effettivo della forza, ma la diversità dei modi di organizzarsi per impiegarla nel contesto internazionale si deve provvedere da sé alla sicurezza, senza per questo condannare a una guerra senza fine.
  • Groziana: ha definito come obiettivi fondamentali di qualunque convivenza la limitazione della violenza, il mantenimento delle promesse e la nascita di un sistema di istituzioni necessarie per potere mantenere l’ordine. Il sistema internazionale ha sviluppato sin dalla sua nascita un tessuto di queste istituzioni, a cui appartengono la prassi delle conferenze internazionali, un sistema diplomatico istituzionalizzato, la formalizzazione del principio di equilibrio, il diritto internazionale. Tali istituzioni sarebbero già sufficienti a discostare l’anarchia internazionale dalla raffigurazione hobbesiana dell’anarchia. Ma il vero punto di fuga tra l’una e l’altra è la guerra: se l’anarchia rende ineliminabile la possibilità della guerra questa può figurare come il contrario del disordine (chiamata a svolgere un ruolo nel mantenimento dell’ordine internazionale e perché è vincolata a precisi limiti di legittimità, di conduzione, di titolarità).
  • Kantiana: si basa sul progetto per la pace perpetua (dal nome dell’opera di Kant del 1795). Al centro di questa teoria c’è la tentazione di liberarsi del tutto della guerra superando la forma anarchica della convivenza internazionale. Ad esempio, la Carta delle Nazioni Unite ha drasticamente limitato il ricorso legittimo alla forza da parte dei singoli stati e riprende la costituzione di un governo mondiale che replica su scala planetaria l’opera di pacificazione compiuta al proprio interno dai singoli stati.

Anarchia o anarchie? La politica internazionale come politica intestatale

Ricapitolando, abbiamo tre visioni dell’anarchia internazionale:

  1. Hobbes —> Condizione irrimediabile
  2. Grozi —> Sfondo di una intelaiatura di istituzioni
  3. Kant —> Problema superabile

Tuttavia, possiamo individuare delle differenze tra lo stato di natura di Hobbes e le altre forme di anarchia e il sistema politico internazionale moderno:

  • Dimensione del potere: la mancanza di governo è indipendente dal modo in cui è distribuito il potere tra gli attori: un contesto anarchico può comprendere soggetti egualmente in grado di nuocersi o meno. Lo stato di natura di Hobbes era anarchico nel senso che comprendeva soggetti egualmente in grado di nuocersi (invivibile non solo perché non c’era governo ma anche perché c’era eguale capacità di uccidersi). L’anarchia internazionale non somiglia mai a questa condizione, qui la soglia per uccidere gli altri attori può risultare più o meno alta, ma mai tale da poter essere attraversata da tutti nella stessa misura. Questa disuguaglianza di potere è quello che Aron e Waltz hanno definito come la natura oligopolistica della politica internazionale: l’ineguaglianza tra gli stati ha fatto sì che il numero dei giocatori competitivi sia sempre molto più piccolo. Le grandi potenze possono determinare il sistema piuttosto che essere determinate da essi. In questo senso, la disuguaglianza di potere ha potuto essere vista come il surrogato del governo in un ambiente anarchico.
  • Densità delle relazioni dei soggetti: gli attori che si muovono in un ambiente anarchico possono avere relazioni più o meno continue tra loro. Lo stato di natura di Hobbes si avvicina all’estremo di attori che sono isolati, si incontrano occasionalmente ma rimangono isolati. Il sistema internazionale degli stati si avvicina sempre di più all’estremo in cui gli attori sono condannati a non potersi isolare gli uni dagli altri.
  • Diritto: oltre ad essersi imposti come principali attori sul terreno dell’effettività, gli stati si sono progressivamente imposti come gli unici titolari della piena legittimità internazionale e come gli unici soggetti autorizzati a creare norme comuni, amministrarle, interpretarle, legittimarle, adattarle al mutamento o imporle. Il principio di sovranità ha potuto imporsi come il principio fondamentale della politica internazionale moderna.

Al posto della guerra di tutti contro tutti dello stato di natura di Hobbes, nell’anarchia internazionale moderna non tutti i soggetti sono ammessi all’universo della pace e della guerra perché per potere negoziare la pace e combattere la seconda legittimamente sono tenuti ad assumere una forma determinata, cioè diventare stati, e a rispettare certe procedure, cioè quelle della società e del diritto interstatale. Nell’ultimo secolo la statualità ha continuato ad essere avvertita come soglia di accesso alla piena soggettività internazionale (decolonizzazione, Palestina, Kosovo).

Il sistema intestatale come eccezione storica

Sistema politico internazionale moderno = sistema privo di governo (in questo senso anarchico); la mancanza di un’agenzia dotata del monopolio dell’uso della forza legittima fa sì che tutti gli attori siano condannati all’autodifesa e per questo rende ineliminabile la possibilità della guerra. A controbilanciare questa condizione permissiva e ad allontanare l’anarchia internazionale da altre forme più distruttive di anarchia, i soggetti a pieno titolo del sistema sono soltanto gli stati, solo gli stati hanno il diritto di usare legittimamente la violenza e di difendere o imporre il diritto con la forza; infine, a perfezionare questo scostamento, nello svolgimento delle proprie funzioni gli stati si valgono di un insieme comune di istituzioni, che danno sostanza e permanenza alla loro collaborazione ma fanno delle relazioni tra di loro non più soltanto un sistema, bensì una società internazionale, dunque una società anarchica (H. Bull). L’equiparazione tra politica internazionale e intestatale continua a dominare il nostro modo di praticare e concepire relazioni internazionali, costituisce una quasi assoluta eccezione storica. Per Wight il sistema interstatale moderno presuppone che 1) ci siano unità politiche indipendenti che non riconoscono alcun superiore politico e che si proclamano sovrane; 2) ci siano relazioni continue e organizzate fra loro (politiche, economiche, diplomatiche). Questo stato di cose non è stato la regola nella storia. L’attuale sistema interstatale esiste dal XVI secolo ed è stato preceduto da qualcosa di diverso.

Se si confronta la politica internazionale di oggi con i modelli di convivenza del passato si nota che al posto del complesso di prerogative e di diritti proprio del concetto di sovranità moderna, convivevano molteplici forme di omaggio, dipendenza e semi dipendenza; al posto dell’idea moderna di confine, il potere di ciascuna unità politica degradava a poco a poco fino ad intrecciarsi con quello di altre; al posto dell’omogeneità istituzionale e dell’eguaglianza funzionale tra gli stati, la convivenza “internazionale” comprendeva contemporaneamente soggetti diversi tra loro (es imperi, città-stato…). Wight non trova qualche precedente storico assimilabile al sistema internazionale moderno (simili solo sistemi interstatali come quello greco-ellenistico del VI-IV secolo a.C., quello cinese dei regni combattenti e quello italiano della seconda metà del Quattrocento).

Il sistema moderno presenta caratteristiche che gli altri non posseggono, come per esempio un sistema diplomatico altamente istituzionalizzato, una classe formalmente riconosciuta di grandi potenze e il diritto internazionale. L’attuale sistema internazionale ha un orizzonte globale ma esso è il risultato dell’espansione mondiale dell’esperienza europea; così come è europeo il diritto internazionale sorto dalle categorie del diritto romano, ma soprattutto è europeo il protagonista centrale di tale sistema, lo stato, la più straordinaria eredità istituzionale dell’impatto europeo sul resto del mondo.

Il carattere circoscritto e parziale della politica interstatale

Le relazioni interstatali non hanno mai esaurito il complesso delle relazioni internazionali. L’aspetto interstatale delle relazioni internazionali ha sempre circoscritto uno spazio chiuso e circoscritto, dominato dal monopolio statuale sui due strumenti classici della politica estera, cioè la diplomazia e la forza. Intorno a questo spazio ha sempre continuato a fiorire una società transnazionale fatta di scambi commerciali, migrazioni, credenze comuni, istituzioni indifferenti ai confini e composta, oltre che dagli stati, da una varietà di altri soggetti (compagnie commerciali, chiese, imprese multinazionali).

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giorgiaaka1997 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Parsi Vittorio Emanuele.
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