Lanterna magica - Ingmar Bergman
Presentazione
Questo libro è una prova di regia. Gli attori di Bergman sono i fantasmi della memoria, legati alla sua infanzia. Il percorso tra i ricordi non è lineare, intreccia la ricostruzione della regia teatrale con la difficile realtà cinematografica. Ingmar Bergman è nato a Uppsala nel 1918 e morto nell'isola di Faro nel 2007. È uno dei maggiori registi teatrali e cinematografici del '900. Era figlio di un pastore protestante. Ha pubblicato vari libri.
Lanterna magica
Bergman nacque nel 1918 in cattive condizioni in quanto la madre era malata di spagnola. Fu spesso malato nel corso della vita. Il suo primo ricordo erano i riflessi dello smalto di un piatto appoggiato sulla tovaglia bianca della sala da pranzo visti durante una giornata di malattia. Dopo un trasferimento di casa andarono ad abitare in una casa che sembrava splendida dal profumo di pittura e allegria. Giocava spesso con la vicina di casa.
Quando Bergman ha quattro anni nasce la sorella e la situazione cambia in maniera drastica a causa della gelosia di lui nei confronti della neonata, tanto da portarlo ad un tentato omicidio. Il padre era un predicatore popolare e gli venne infatti assegnata una grande chiesa nel centro di Stoccolma. Si interessava molto ai suoi fedeli e per questo era benvoluto. Tutto ciò però non rifletteva la sua figura di padre. L'uomo era infatti angosciato, irriflessivo e non concedeva frivolezze in casa. La madre svolgeva un doppio carico di lavoro, era molto tesa e aveva problemi a dormire, tanto da dover prendere forti medicine.
Voleva molto bene alla madre, appassionata di viaggi e teatro, che tuttavia non apprezzava la devozione e le dimostrazioni d'affetto del figlio, anche sotto consiglio di un pediatra che lo visitò dati i problemi del bambino ad andare a scuola. Solo la malattia lo aiutava ad avere un minimo affetto da parte sua e quando venivano simulate venivano subito smascherate e punite visto che la madre aveva studiato da infermiera. Un altro metodo che sperimentò per ricevere l'amore era quello di essere arrogante e freddo, caratteristiche del carattere della madre. Queste continue simulazioni gli impedivano però di ricevere un amore puro corrisposto.
Il padre non risparmiava i figli, soprattutto il fratello, a un’educazione rigida fatta anche di punizioni corporali. Con lui non aveva un buon rapporto tanto che non lo voleva andarlo a trovare neanche in ospedale quando il padre venne ricoverato per un tumore all'esofago e cambiò idea spinto dalla madre. Quest'ultima morì qualche giorno dopo improvvisamente senza che lui potesse arrivare in tempo all'appartamento per dirle addio. Nello stesso pomeriggio andò a trovare il padre.
L'educazione che gli era stata impartita si basava sul peccato, la confessione, la punizione, il perdono e la grazia. Il ruolo dei genitori e di Dio era fondamentale. Quest'educazione forse favorì alla loro accettazione del nazismo. Le punizioni erano scontate e andavano dagli schiaffi a cose più sofisticate (se si fosse fatto pipì addosso avrebbe dovuto portare una corta gonna rosa per il resto della giornata). Il "reato" doveva essere prima confessato alle domestiche o alla mamma Karin. Questo causava gelo in tutta la casa. Dopo cena si dovevano dare spiegazioni al padre e il colpevole decideva quanti colpi di battipanni ricevere. Più che il dolore dei colpi il problema era l'umiliazione. In alternativa venivano imprigionati al buio dentro ad un guardaroba. Le vite dei fratelli Bergman erano poi costellate da divieti e imposizioni.
Un giorno, invaghitosi di una giovane circense, disse ad un compagno di classe di essere stato venduto al circo. La voce si sparse e Ingmar si dovette giustificare sia a scuola che a casa. Era difficile per lui distinguere la fantasia dal reale con tutte le storie e leggende che circolavano. Da bambino era molto credulone e spesso cadeva negli scherzi del fratello. Inoltre, la sua fantasia era già particolarmente spiccata tanto che disse di aver visto da bambino una notte degli gnomi.
Alcune scene del Settimo sigillo vennero riprese dalle osservazioni che Bergman aveva fatto da bambino osservando i dipinti al di sopra dell'altare della chiesa. Lì erano ritratti Gesù e i ladroni, Maria appoggiata a Giovanni, Maria Maddalena, il Cavaliere che gioca a scacchi con la morte, più la morte che sega l'albero della vita su cui un poveretto terrorizzato è seduto, la morte conduce la danza verso la terra oscura, la morte conduce la danza verso la terra oscura tenendo la falce come una bandiera e dietro di lei tutti quanti ballano formando una lunga fila e dietro tutti viene il giullare, ecc. L'idea andò avanti quando andò ad insegnare alla scuola d'arte drammatica di Malmo e vi scrisse un breve dramma che intitolò Pittura su legno che pian piano si trasformò nell'opera finale. Settimo sigillo fu girato con mezzi poverissimi facendo appello alla vitalità e l'amore. La scena della danza macabra fu improvvisata quando la maggior parte degli attori avevano già finito la giornata e vennero quindi presi come personaggi alcuni tecnici, truccatori, ecc. che si dovettero vestire con i costumi dei condannati a morte.
Durante un Natale in casa arrivò un proiettore Forsners e da lì cambiò tutto. Si trattava di una macchina con lampada a petrolio e utilizzava le diapositive a colori o pellicole 35 mm. La prima immagine che vide fu quella di un prato con una giovane donna in costume tradizionale. Un'emozione indescrivibile. L'infanzia, già non idilliaca, era complicata dalla relazione extraconiugale della madre, che voleva divorziare, e la depressione del padre, il quale minacciò di togliersi la vita. In giovane età vide anche, per caso, i genitori litigare violentemente. I bambini andarono a convivere per un po' con la nonna a Uppsala. La nonna era amata e temuta dai bambini. La casa era un concentrato di sicurezza e magia, con numerosi orologi e tappeti, mobili antichi e quadri cupi. Vi era anche un'istanza con la tappezzeria rossa con un trono di mogano e ottone. Bergman ricorderà per sempre ogni minimo dettaglio e odore di quella casa e di chi ci abitasse dentro. Il soggiorno ristabilì l'ordine e la regolarità nella vita dei bimbi. Lì riscoprì anche una parte della sua famiglia attraverso le fotografie, osservandole con la lente d'ingrandimento. Nonostante non fosse particolarmente apprezzata dai genitori, con la nonna Bergman visse i momenti più felici della sua infanzia, con lei i bambini parlavano del mondo, della vita e della morte (argomento che interessava molto l'autore). Era una grande amante del cinema e lo concedeva ben volentieri ai bambini. Non apprezzava le scene d'amore, a differenza di Bergman. Raccontava storie ai bambini e costruivano a turno il racconto. Le giornate erano organizzate in maniera abbastanza strutturata.
È molto affezionato alla casa di campagna in Dalecarlia. La casa si chiamava Varoms ("nostra") e Bergman era spesso andato lì in infanzia. Era molto affezionato alla cameriera, gentile e silenziosa. È molto simile alla casa che ritroviamo ne Il posto delle fragole. La ragazza rimase incinta e l'uomo non aveva riconosciuto la paternità quindi la famiglia Bergman si vide costretta a licenziarla.
L'unico episodio di amore felice, Bergman lo visse nella casa di campagna della sua infanzia nei confronti di Marta, la sorella di alcuni amici del fratello di Bergman. Con lei passò molto tempo in estate raccontandole anche di essere il figlio di un attore (e non del pastore) di cui la madre era ancora innamorata. Quando l'estate finì dovettero però lasciarsi.
A casa della nonna conosce zia Lotten, la quale Bergman non voleva frequentare in quanto di odore sgradevole e non bella (non aveva un occhio e i denti) e veniva costretto a sederle vicino la domenica. Lei portava sempre una cassetta di legno giallo, un gioco di ombre cinesi. Le donne che frequentavano la casa erano molto diverse dalla madre dei bambini, per quanto fossero tutte mamme. Diverso era invece lo zio Carl. Quest'ultimo non prendeva una posizione concreta e spesso rimaneva zitto durante le discussioni. La nonna era in realtà la tutrice di Carl in quanto incapace di badare a sé stesso. Era un uomo pacifico e un inventore, anche se con poco successo. Era lui che inventava sempre qualcosa di nuovo per la lanterna magica e il proiettore di Bergman, modificandone il sostegno per le lastre e l'obiettivo e realizzò alcune lastre di vetro sovrapponibili dipinte a mano da lui stesso. Inoltre, lavorava molto su spezzoni di pellicole. Quando la nonna morì la mamma acquisì anche la tutela su Carl.
Durante un viaggio per andare a trovare i suoceri si fermerà a Uppsala dove rivedrà la casa della nonna della sua infanzia. Girò un po' per l’Europa prima a Parigi e poi in Germania, visitando anche Berlino Ovest e raccontandone il triste scenario. Da lì poi ripartì per Faro. A 12 anni sperimentò per la prima volta la magia del teatro quando accompagnò un musicista di celesta dietro le quinte del Sogno di Strindberg.
La pace, l'ordine e la cortesia saranno sempre fondamentali nella regia di Bergman. La sua professione consiste nell'amministrare testi e tempi di lavoro. Anche qui non vi è spontaneità, Bergman indossa sempre una maschera che non fa trasparire i suoi sentimenti. Nonostante la maschera però non c'è finzione, ma il tutto viene filtrato. Il sesso fu un elemento centrale fin dalla sua infanzia per quanto l'autore si dicesse intimorito dal provare piacere. Da ragazzo era poco...
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